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Iscritto il: 21/06/2004
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Regeneration One nr. 100
Regeneration One # 100
The War To End All Wars - part 5
[La guerra per porre fine a tutte le guerre - Parte 5]
Storia di Simon Furman
Disegni di Andrew Wildman (pagg. 1-10), Geoff Senior (11-20) e Guido Guidi (21-32)
Rifiniture di Stephen Baskerville (pagg. 1-10, 21-32)
Colori di John-Paul Bove
The War To End All Wars - part 5
[La guerra per porre fine a tutte le guerre - Parte 5]
Storia di Simon Furman
Disegni di Andrew Wildman (pagg. 1-10), Geoff Senior (11-20) e Guido Guidi (21-32)
Rifiniture di Stephen Baskerville (pagg. 1-10, 21-32)
Colori di John-Paul Bove
[img=center]http://tfwiki.net/mediawiki/images2/a/af/RG1_100_cvrA.jpg[/img]
Storia
Le forze Autobot di Rodimus Prime tornano su Cybertron, solo per trovare il pianeta totalmente trasformato in un mondo morto, dominato da ombre viventi che risucchiano la vita da tutto ciò che toccano.
Rodimus Prime comprende che i recenti eventi extraplanetari sono stati orchestrati proprio allo scopo di dare via libera a questa mutazione, attuata da un’entità oscura che si è sadicamente spacciata per Primus, rivelando alternatamente menzogne e verità in un gioco di manipolazioni cosmico.
Le ombre viventi (Shadow Leeches) si rivelano essere Cybertroniani orribilmente trasmutati, cui solo due cose possono tenere testa: la spada di Primus e, incredibilmente, Grimlock, immune al loro tocco a causa della breve possessione da parte dell’entità oscura di cui è stato oggetto.
Oltre ai Dinobot, sembra che nessuno sul pianeta sia sopravvissuto all’improvvisa metamorfosi globale, ma non è finita: Galvatron, a sua volta posseduto, ha preso controllo della Rete dei Ponti Spaziali, chiudendoli tutti tranne quello che collega la triade planetaria Terra-Cybertron-Nebulos.
Per Rodimus Prime, ora tutto è chiaro: quella Trinità di Pianeti, citata nel Covenant Of Primus, è la chiave di un rituale per avere accesso all’intero Multiverso.
Nello Spazio Zero, l’entità oscura è impegnata a tormentare l’incarnazione fisica della Trinità Planetaria, cioè Spike Witwicky, rievocandone i traumi personali per ampliare la lacerazione nella struttura dello Spazio Zero, attraverso la quale si possono già cogliere scorci di altre realtà.
Su Nebulos, il caos propagato dall’attacco di Galvatron contribuisce ad ampliare il suddetto squarcio nello Spazio Zero.
Usando le conoscenze ancestrali del Convenant, Rodimus Prime accede allo Spazio Zero, dove l’entità ostile finalmente si rivela.
Si tratta del ben noto frammento di Matrice della Creazione corrotta che sopravvisse alla morte del Deathbringer sulla Terra: tornato su Cybertron, il Frammento sfuggì alla volontà unificatrice di Primus, possedette un Accolito di Unicron e discese negli abissi del pianeta, scoprendo i resti della tomba di Primus e dei Cybertroniani che lo avevano adorato. Nutrendosi dei residui di Scintilla dei loro corpi, il Frammento crebbe in forza e assoggettò i Primordiali, che inviò in superficie per procurarsi altre Scintille viventi.
Con la rinascita del pianeta, il Frammento divenne parte intrinseca del nuovo mondo, prendendo letteralmente il posto di Primus nella sua struttura. Infastidito dall’improduttiva epoca di pace successiva, esso manipolò sottilmente Soundwave per riaccendere il conflitto, annientando l’Ultimo Autobot. Riattivato Galvatron sulla Terra (che era nel frattempo stata distrutta da Megatron, come richiedeva il vitato rituale di ascensione basato sulla Trinità Planetaria), spinse poi Scorponok a seminare caos a livello sociale tramite la Chiave Genetica.
E ora, giunto al suo massimo sviluppo, l’Anti-Primus è pronto ad ascendere al Multiverso, per continuare a crescere. Ma per riuscirci, è necessario aggiungere la forza della Matrice, al rituale in corso, sacrificando Rodimus Prime.
L’Anti-Primus evoca tre versioni temporali diverse di Optimus Prime (quello le origini, il Powermaster e quello attuale che è stato ferito a morte da Fortress Maximus) e le scaglia contro Rodimus Prime.
Il resto degli Autobot superstiti, guidati da Ultra Magnus, Kup e Roadbuster, riprende il controllo della Camera Stellare, e così raggiunge Nebulos e la Terra, per riunirsi alle forze umane di Linda Chang e tenere testa ai due servi dell’Anti-Primus, Galvatron e Fortress Maximus.
In difficoltà contro gli Optimus e incapace di risvegliare Spike, Rodimus Prime sfrutta la stessa lacerazione nello Spazio Zero contro il nemico, causando un disturbo cosmico tramite il Covenant. Come conseguenza, dal Multiverso giungono diverse varianti di Hot Rod, pronte a rispondere al suo richiamo e a dargli man forte.
Con l’esitazione dell’Anti-Primus, giungono la sconfitta di Galvatron e Fortress su Nebulos. Contemporaneamente, l’Optimus Prime del presente si libera dal controllo del nemico e indirizza Rodimus Prime sull’unica strada percorribile: l’Anti-Primus non può essere distrutto, solo contenuto. Perché non corrompa il piano finale di Primus (una sintesi di tutte le realtà parallele esistenti), non resta che separare per sempre questo universo da tutti gli altri, chiudendo ogni accesso dallo Spazio Zero al Multiverso.
Rodimus Prime esita: significherebbe isolarsi per sempre dalla forza poliversale di Primus, imboccando la strada dell’estinzione.
Ma non c’è davvero altra scelta e Rodimus Prime agisce: risvegliato Spike e usata la Spada di Primus, la fessura verso il Multiverso si chiude definitivamente, rimandando tutti gli altri Hot Rod “a casa”.
Rodimus Prime e Spike ricompaiono su Cybertron, nella Camera di Primus, insieme a un morente Optimus Prime che spira dopo aver ringraziato il suo erede.
Trascorrono i millenni. In un remoto futuro, un consunto e vetusto Rodimus Prime cammina sulla superficie di un Cybertron morente, fuso e consumato.
Tagliati fuori dal Multiverso, i Cybertroniani della sua realtà sono lentamente morti, ma non invano: la Terra e Nebulos, finalmente alleati, sono rinati e tornati fiorenti; perduto Cybertron (regno dell’Anti-Primus), i Cybertroniani si sono dispersi per la galassia, portando pace e conoscenza ovunque. Persino vecchi nemici come Starscream e Shockwave hanno scelto questa strada, dopo millenni di guerra.
Ma ormai tutti loro si sono spenti. Rodimus Prime, ultimo della sua specie, è tornato su Cybertron per morire a sua volta dove tutto ebbe inizio.
Il suo corpo collassa nella materia primordiale, liberando l’ultimissima traccia di energia della Matrice, che fluisce fino ai Bozzoli in cui (millenni prima) i Primordiali si erano rinchiusi.
Così rivitalizzati, i bozzoli si spalancano, rivelando al loro interno una nuova forma di vita Cybertroniana, che prende così vita.
Perché non c’è mai-
Note
- Nell'albo è presente una cover gallery con tutte le copertine della testata. Se quelle IDW sono immutate rispetto alle pubblicazioni originali, stessa cosa non accade per quelle che uscirono in epoca Marvel. In alcuni casi vengono rimaneggiate, come ad esempio quella di US #22, che presentava una cornice con numerosi personaggi Marvel che, in questo caso, vengono cancellati. Stessa cosa non accade invece per la copertina di US #3, che presenta Spider-Man in bella evidenza.
- Furman non ha citato apertamente il fatto che l'Anti-Primus ha anche risvegliato Galvatron sulla Terra. Sul blog[/i], ha detto che si pente di non averci pensato subito.
- Ulteriore citazione nascosta: l'universo G1, isolato dagli altri universi e quindi prossimo a un passo dall'entropia perché non alimentato da Primus, giunge vicinissimo a diventare l'Universo Morto[/i] del ciclo -Ation. E' possibile che Furman abbia voluto alludere proprio a questa trama irrisolta, suggerendo che il Dead Universe sia una realtà in cui l'Anti-Primus nato dal Frammento Corrotto ha "divorato" ogni cosa e si è poi evoluto nella famelica "Darkness" che alberga in [b]Nemesis Prime.
- L'entità oscura ha posseduto Grimlock nei numeri #93 e #94 ed ha inoltre risvegliato Gavaltron nell'#85.
- Nello Spazio Zero, Sparkplug Witwicky incontra proprio figlio Spike rimproverandolo, tra le altre cose, di aver lasciato morire sia lui che il fratello. Nella serie Marvel originale l'ultima apparizione del padre risale a US #51, albo nel quale è ancora vivo e vegeto. Sparkplug è stato quindi ucciso dagli Ex ‘Bot di Megatron, come Buster.
- Quando Rodimus usa la spada per creare un campo di forza che protegga lui e i compagni dice "…if i can light our darkest hour". E proprio la "darkest hour" è un tema ricorrente nella mitologia dei Transformer, essendo già stata citata in TFTM86, The Return of Optimus Prime, Nemesis part 2, Darkness Rising part 5 e Darkest Hour.
- I Transformer sono stati richiamati su Cybetron da Primus in US #73. In quell’occasione, il Frammento di Matrice Corrotto li ha seguiti.
- Rodimus Prime ha trovato la tomba di Primus nel #93.
- L'entità derivante dalla Matrice Oscura riferisce a Rodimus di essere la mandante degli attacchi effettuati dai Primordiali in US #75 e 76. Queste scene di flashbak vengono colorate con la tecnica dei punti Ben-Day, per simulare la colorazione dell'epoca.
- Viene anche ridisegnata la scena in cui Dreadwind e Darkwing corrono sulla superficie di Cybertron, che si vide a pagina 1 di US #77.
- Sempre a proposito di flashback, Soundwave viene colorato di viola, come accadeva negli originali albi Marvel, e come già fatto nell'albo #80.5. Nelle successive storie di Regeneration One è invece stato colorato di blu, ovvero con lo schema cromatico che meglio lo contraddistingue.
- L'entità dice di voler ascendere nel Multiverso. Si tratta di un riferimento all'ascensione di Liege Maximo, tentata nel racconto Alignment.
- Gli echi narrativi di questo albo includono alcuni elementi delle trame degli episodi inediti di Energon, sempre di Simon Furman (il completto di risonanza per aprire un varco dimensionale di invasione, il ruolo di un umano "speciale" come Kicker).
- Rodimus Prime viene attaccato da tre diverse versioni di Optimus Prime: quella originale dell'epoca Marvel, la sua successiva forma Powermaster e infine la versione attuale (che presenta minime differenze rispetto a quella Marvel).
- Tra i veicoli che gli umani usano per attaccare Prowl e compagni si vede chiaramente una V.A.M.P, jeep utilizzata dai G.I. Joe nelle loro varie serie.
- Verso la fine dell'albo si vede Ravage in compagnia di Shockwave e Starscream. Per maggiori dettagli su questa apparizione bisogna leggere il racconto di solo testo "King of Shadows", pubblicato in appendice al fumetto.
- Nell'ultima vignetta del racconto appare la silhouette di un personaggio che non viene nominato esplicitamente. I fan l'hanno identificato in Botanica, personaggio apparso durante gli ultimi episodi di Beast Machines.
- Il finale è letteralmente coerente col titolo della serie: se questa non è una Rigenerazione, non sappiamo cosa possa esserlo!
Errori
- Il numero di Autobot protagonisti della storia non è meglio definito: a seconda dei momenti dai dieci iniziali sembra lievitare a cinquanta quando essi si trovano nella Star Chamber!
- Non è ben chiaro il destino di Sludge. Nel #97 sembrava fosse stato ucciso salvo poi riapparire nel #99 senza spiegazioni. Nel presente albo, invece, non è tra i Dinobot.
- La presenza di Scattershot alla Star Chamber sembra essere un errore, dato che era già presente durante l'assalto all'Hub visto nel #98.
Riferimenti
- Durante il suo scontro con le ombre viventi, Grimlock dice "Me have the Touch", un chiaro riferimento alla canzone "The Touch" di Stan Smith, scritta per TFTM 1986.
- Altro riferimento al film avviene sempre per mezzo di Grimlock quando dice a Slag "Melt metal!" per farsi largo attraverso una porta chiusa. E' una parafrasi della frase "Munch metal!" già utilizzata nel lungometraggio animato.
- Ricompaiono i vari Rodimus già visti in R1 #93, con una sola eccezione: Exillion Red Version sostituisce Powerlinx Hot Shot.
- Mentre impugna la Spada di Primus, Rodimus dice: "I am Alpha. I am Omega. I am the beginning... and the end!" Oltre a essere una citazione della Bibbia, più precisamente un verso dell'Apocalisse, è anche una citazione di Nemesis parte 2, ovvero l'ultimo episodio della saga di Beast Wars, nel quale questo verso era presente nel Covenant of Primus.
- Il "Do not grieve" che pronuncia il morente Optimus Prime è l'ennesima citazione di una analoga battuta del film animato del 1986.
- L'idea di un vecchio Rodimus che riflette sulle vicende passate dei Transformer richiama la miniserie G1 Marvel UK “Aspetti del male!” ("Aspects of Evil!").
- Quando Grimlock dice a Kup, "This my specialty! Go!" , la sua energo-spada emette il suono "Zarak". Non è la prima volta che compare un onomatopea del genere: avevamo visto un "Zaraaakc" in Spotlight: Sixshot, anch'esso scritto da Furman.
- Nel varco interdimensionale si scorgono personaggi provenienti da varie continuità. Vediamo infatti (Robots In Disguise) Gas Skunk, (Beast Wars) Blackarachnia, (Animated) Jetstorm, (Cybertron) Leobreaker e (Prime) Starscream.
Commento
Trasformando Rodimus Prime nella forza vitale che dà origine a una nuova specie Cybertroniana, Simon Furman chiude il cerchio dell’epopea G1 come solo lui poteva fare, spiegando nella maniera più sorprendente e inattesa perché il Primus delle antiche saghe avesse un aspetto così simile al moderno Rodimus Prime: come dice Mark Twain, la storia non è un ciclo che si ripete, ma fa rima. E quindi la fine è assonante con l’inizio. Da qui anche la chiusura incompleta con autocitazione che è tanto ironica quanto commovente nelle sue immense implicazioni e suggestioni: “but it never-”, frase troncata prima della parola “ends”.
Malinconia e tristezza per la conclusione di una saga storica si mescolano alla sensazione vertiginosa e appagante di aver assistito a questo momento cruciale di un’infinita epopea in cui ogni elemento è stato fatto convergere con metodo quasi ossessivo verso un finale densamente simbolico, dove il “citazionismo” è stato discretamente onnicomprensivo, spaziando dalle origini dei Transformer alle loro ultimissime evoluzioni: e non stiamo parlando degli aspetti più palesi come la presenza di tanti Hot Rod, ma della risonanza di idee e i concetti che costruiscono l’ossatura della mitologia trentennale dei Transformer, in tutte le sue declinazioni possibili e immaginabili (come sottolineato dalle nostre note, c’è “molto più di ciò che appare” in quest’ultima opera di Furman, che da sempre ama lavorare su più livelli narrativi, tracciando fini connessioni e allusioni, e lascia al lettore il piacere di scoprire da solo questo gioco di rimandi, invece che sbatterglieli in faccia la spiegazione).
C’è un senso di inesorabilità e di destino, in questo intenso capitolo finale, che ci spinge immediatamente a ripensare all’intera Regeneration One, rimettendone insieme i pezzi e vedendola finalmente nell’ottica dell’autore: il confronto con la nostra interpretazione di lettori è inevitabile, e porta a sorprese, magari anche a qualche disappunto, ma si conclude comunque con un inevitabile (inesorabile?) senso di completezza, quando vediamo i tasselli del mosaico collocarsi al loro posto, agganciandosi non solo agli eventi G1 Marvel originali ideati da Furman, ma anche al lavoro e allo stile di chi venne prima dello stesso Furman. Che questo finale non fosse l’intenzione originale è noto (dalle interviste, sappiamo che la vicenda doveva prendere pieghe diverse), è logico (essendoci stata anche una G2) ed è inevitabile (trenta anni di varianti della saga G1 hanno lasciato un segno narrativo, che lo si voglia o meno), ma nello stesso tempo c’è una fedeltà intrinseca allo stile Marvel originale, riconoscibile nell’uso dei tanti topoi della casa delle idee, dal nemico “minore” scaturito da un avanzo della battaglia precedente fino al concetto cosmico su cui si basa tutto, con ecatombe obbligatoria dei personaggi e risoluzione sbrigativa di sotto-trame che non avevano più spazio (uno sberleffo alle decennali pretese della Hasbro, se vogliamo). E, ciliegina sulla torta, la “retcon” relativa ai Primordiali, con tanto di invenzione dell’intero apparato narrativo del Frammento che si evolve nell’Anti-Primus, ci ricorda non poco quanto Chris Claremont ha fatto con Tempesta in X-Men Forever: essendo Claremont uno dei numi-guida di Furman, il parallelo non sembra nemmeno troppo peregrino!
Ma è davvero finita, e soprattutto è davvero finita in sordina, come sembra a una prima impressione?
Dipende da quanto a fondo ci si spinge nello speculare sui possibili livelli di lettura (e da quante volte si rilegge la storia!).
Apparentemente un nemico di scarto, il Frammento Corrotto di Matrice non resta tale, essendo cresciuto in dimensioni e portata fino a sostituire Primus e ad avvelenare l’intero Cybertron (da qui il nome di Anti-Primus che gli abbiamo attribuito). Nella sua incarnazione finale, che non può nemmeno essere uccisa, è ormai paragonabile a Unicron. Sebbene il Multiverso le sia precluso, questa entità ha comunque un intero universo inerme su cui scatenarsi: anca solo che mobilitare Cybertron per divorare altri mondi.
Specularmente, Rodimus Prime, che si sacrifica per dare vita a una specie animata da energia della creazione, è davvero un emulo di Primus, del quale ripete “parafrasandole” le gesta più importanti, creando quindi una nuova “ultima linea di difesa” contro il nemico incombente. Una situazione fin troppo familiare per non suggerire una portata narrativa che va ben oltre la singola storia a fumetti.
Nell’ecatombe definitiva, in cui riecheggiano tutte le altre narrazioni dei Transformer che sono derivate dalla saga originale, c’è una rinascita che ripropone l’archetipo del mito: per quel che ci riguarda, non si può essere più epicamente magniloquenti e potentemente trionfali di così.
Personaggi (in ordine di apparizione)
Corpo di Jhiaxus, Rodimus Prime, Blaster, Blurr, Jetfire, Ultra Magnus, Prowl, Kup, Wheeljack, Nightbeat, Bumblebee, Hosehead, Slingshot, Mirage, Highbrow, Perceptor, Tailgate, Iguanus, Swoop, Slag, Grimlock, Snarl, Galvatron, Scattershot, Circuit Smasher, Sparkplug Witwicky, (RID) Gas Skunk, (BW) Blackarachnia, (Animated) Jetstorm, (Cybertron) Leobreaker, (Prime) Starscream, Demoni, emanazione della Matrice Oscura, Jazz, Red Alert, Hardhead, Streetwise, Topspin, Optimus Prime, Accoliti di Unicron, Runabout, Dreadwind, Darkwing, Soundwave, l'Ultimo Autobot, Roadbuster, Backstreet, Linda Chang, (Animated) Rodimus Prime, (Galaxy Force) Exillion Red Version, (IDW) Rodimus, (Classics) Rodimus, Fortress Maximus, Gordon Kent, G.B. Blackrock, Borx, Starscream, Ravage, Shockwave, Botanica.
Copertine
Cover A: di Andrew Wildman e Jason Cardy
Cover B: di Guido Guidi
Cover RI-A: di Geoff Senior e Josh Burcham
Cover RI-B: spazio vuoto per i disegni di Herb Trimpe
Subscription cover: di Robert Atkins, Juan Castro e Romulo Fajardo Jr.
Convention cover: di Andrew Wildman, Stephen Baskerville e John-Paul Bove
Extra
L'albo, di lunghezza superiore al normale, contiene svariati extra:
- Lineart e sceneggiatura di un pannello di Regeneration One #85 riguardante lo scontro tra Optimus Prime e Megatron;
- "King of Shadows", un racconto breve di solo testo scritto da Simon Furman riguardante le attività di Ravage, con una illustrazione di John-Paul Bove;
- una pin-up di Stephen Baserkville;
- "It Never Ends", una lettera di Andrew Wildman;
- "The Feeling", riflessioni sulla serie a cura di John-Paul Bove;
- Pin-up di Jason Cardy;
- Cover gallery completa sia delle copertine Marvel che di quelle IDW;
- "End Words", lettera finale di Simon Furman.
Discussione
>Recensione di Regeneration One #99
Note, errori, riferimenti, personaggi, copertine ed extra a cura di Predaking
Le forze Autobot di Rodimus Prime tornano su Cybertron, solo per trovare il pianeta totalmente trasformato in un mondo morto, dominato da ombre viventi che risucchiano la vita da tutto ciò che toccano.
Rodimus Prime comprende che i recenti eventi extraplanetari sono stati orchestrati proprio allo scopo di dare via libera a questa mutazione, attuata da un’entità oscura che si è sadicamente spacciata per Primus, rivelando alternatamente menzogne e verità in un gioco di manipolazioni cosmico.
Le ombre viventi (Shadow Leeches) si rivelano essere Cybertroniani orribilmente trasmutati, cui solo due cose possono tenere testa: la spada di Primus e, incredibilmente, Grimlock, immune al loro tocco a causa della breve possessione da parte dell’entità oscura di cui è stato oggetto.
Oltre ai Dinobot, sembra che nessuno sul pianeta sia sopravvissuto all’improvvisa metamorfosi globale, ma non è finita: Galvatron, a sua volta posseduto, ha preso controllo della Rete dei Ponti Spaziali, chiudendoli tutti tranne quello che collega la triade planetaria Terra-Cybertron-Nebulos.
Per Rodimus Prime, ora tutto è chiaro: quella Trinità di Pianeti, citata nel Covenant Of Primus, è la chiave di un rituale per avere accesso all’intero Multiverso.
Nello Spazio Zero, l’entità oscura è impegnata a tormentare l’incarnazione fisica della Trinità Planetaria, cioè Spike Witwicky, rievocandone i traumi personali per ampliare la lacerazione nella struttura dello Spazio Zero, attraverso la quale si possono già cogliere scorci di altre realtà.
Su Nebulos, il caos propagato dall’attacco di Galvatron contribuisce ad ampliare il suddetto squarcio nello Spazio Zero.
Usando le conoscenze ancestrali del Convenant, Rodimus Prime accede allo Spazio Zero, dove l’entità ostile finalmente si rivela.
Si tratta del ben noto frammento di Matrice della Creazione corrotta che sopravvisse alla morte del Deathbringer sulla Terra: tornato su Cybertron, il Frammento sfuggì alla volontà unificatrice di Primus, possedette un Accolito di Unicron e discese negli abissi del pianeta, scoprendo i resti della tomba di Primus e dei Cybertroniani che lo avevano adorato. Nutrendosi dei residui di Scintilla dei loro corpi, il Frammento crebbe in forza e assoggettò i Primordiali, che inviò in superficie per procurarsi altre Scintille viventi.
Con la rinascita del pianeta, il Frammento divenne parte intrinseca del nuovo mondo, prendendo letteralmente il posto di Primus nella sua struttura. Infastidito dall’improduttiva epoca di pace successiva, esso manipolò sottilmente Soundwave per riaccendere il conflitto, annientando l’Ultimo Autobot. Riattivato Galvatron sulla Terra (che era nel frattempo stata distrutta da Megatron, come richiedeva il vitato rituale di ascensione basato sulla Trinità Planetaria), spinse poi Scorponok a seminare caos a livello sociale tramite la Chiave Genetica.
E ora, giunto al suo massimo sviluppo, l’Anti-Primus è pronto ad ascendere al Multiverso, per continuare a crescere. Ma per riuscirci, è necessario aggiungere la forza della Matrice, al rituale in corso, sacrificando Rodimus Prime.
L’Anti-Primus evoca tre versioni temporali diverse di Optimus Prime (quello le origini, il Powermaster e quello attuale che è stato ferito a morte da Fortress Maximus) e le scaglia contro Rodimus Prime.
Il resto degli Autobot superstiti, guidati da Ultra Magnus, Kup e Roadbuster, riprende il controllo della Camera Stellare, e così raggiunge Nebulos e la Terra, per riunirsi alle forze umane di Linda Chang e tenere testa ai due servi dell’Anti-Primus, Galvatron e Fortress Maximus.
In difficoltà contro gli Optimus e incapace di risvegliare Spike, Rodimus Prime sfrutta la stessa lacerazione nello Spazio Zero contro il nemico, causando un disturbo cosmico tramite il Covenant. Come conseguenza, dal Multiverso giungono diverse varianti di Hot Rod, pronte a rispondere al suo richiamo e a dargli man forte.
Con l’esitazione dell’Anti-Primus, giungono la sconfitta di Galvatron e Fortress su Nebulos. Contemporaneamente, l’Optimus Prime del presente si libera dal controllo del nemico e indirizza Rodimus Prime sull’unica strada percorribile: l’Anti-Primus non può essere distrutto, solo contenuto. Perché non corrompa il piano finale di Primus (una sintesi di tutte le realtà parallele esistenti), non resta che separare per sempre questo universo da tutti gli altri, chiudendo ogni accesso dallo Spazio Zero al Multiverso.
Rodimus Prime esita: significherebbe isolarsi per sempre dalla forza poliversale di Primus, imboccando la strada dell’estinzione.
Ma non c’è davvero altra scelta e Rodimus Prime agisce: risvegliato Spike e usata la Spada di Primus, la fessura verso il Multiverso si chiude definitivamente, rimandando tutti gli altri Hot Rod “a casa”.
Rodimus Prime e Spike ricompaiono su Cybertron, nella Camera di Primus, insieme a un morente Optimus Prime che spira dopo aver ringraziato il suo erede.
Trascorrono i millenni. In un remoto futuro, un consunto e vetusto Rodimus Prime cammina sulla superficie di un Cybertron morente, fuso e consumato.
Tagliati fuori dal Multiverso, i Cybertroniani della sua realtà sono lentamente morti, ma non invano: la Terra e Nebulos, finalmente alleati, sono rinati e tornati fiorenti; perduto Cybertron (regno dell’Anti-Primus), i Cybertroniani si sono dispersi per la galassia, portando pace e conoscenza ovunque. Persino vecchi nemici come Starscream e Shockwave hanno scelto questa strada, dopo millenni di guerra.
Ma ormai tutti loro si sono spenti. Rodimus Prime, ultimo della sua specie, è tornato su Cybertron per morire a sua volta dove tutto ebbe inizio.
Il suo corpo collassa nella materia primordiale, liberando l’ultimissima traccia di energia della Matrice, che fluisce fino ai Bozzoli in cui (millenni prima) i Primordiali si erano rinchiusi.
Così rivitalizzati, i bozzoli si spalancano, rivelando al loro interno una nuova forma di vita Cybertroniana, che prende così vita.
Perché non c’è mai-
Note
- Nell'albo è presente una cover gallery con tutte le copertine della testata. Se quelle IDW sono immutate rispetto alle pubblicazioni originali, stessa cosa non accade per quelle che uscirono in epoca Marvel. In alcuni casi vengono rimaneggiate, come ad esempio quella di US #22, che presentava una cornice con numerosi personaggi Marvel che, in questo caso, vengono cancellati. Stessa cosa non accade invece per la copertina di US #3, che presenta Spider-Man in bella evidenza.
- Furman non ha citato apertamente il fatto che l'Anti-Primus ha anche risvegliato Galvatron sulla Terra. Sul blog[/i], ha detto che si pente di non averci pensato subito.
- Ulteriore citazione nascosta: l'universo G1, isolato dagli altri universi e quindi prossimo a un passo dall'entropia perché non alimentato da Primus, giunge vicinissimo a diventare l'Universo Morto[/i] del ciclo -Ation. E' possibile che Furman abbia voluto alludere proprio a questa trama irrisolta, suggerendo che il Dead Universe sia una realtà in cui l'Anti-Primus nato dal Frammento Corrotto ha "divorato" ogni cosa e si è poi evoluto nella famelica "Darkness" che alberga in [b]Nemesis Prime.
- L'entità oscura ha posseduto Grimlock nei numeri #93 e #94 ed ha inoltre risvegliato Gavaltron nell'#85.
- Nello Spazio Zero, Sparkplug Witwicky incontra proprio figlio Spike rimproverandolo, tra le altre cose, di aver lasciato morire sia lui che il fratello. Nella serie Marvel originale l'ultima apparizione del padre risale a US #51, albo nel quale è ancora vivo e vegeto. Sparkplug è stato quindi ucciso dagli Ex ‘Bot di Megatron, come Buster.
- Quando Rodimus usa la spada per creare un campo di forza che protegga lui e i compagni dice "…if i can light our darkest hour". E proprio la "darkest hour" è un tema ricorrente nella mitologia dei Transformer, essendo già stata citata in TFTM86, The Return of Optimus Prime, Nemesis part 2, Darkness Rising part 5 e Darkest Hour.
- I Transformer sono stati richiamati su Cybetron da Primus in US #73. In quell’occasione, il Frammento di Matrice Corrotto li ha seguiti.
- Rodimus Prime ha trovato la tomba di Primus nel #93.
- L'entità derivante dalla Matrice Oscura riferisce a Rodimus di essere la mandante degli attacchi effettuati dai Primordiali in US #75 e 76. Queste scene di flashbak vengono colorate con la tecnica dei punti Ben-Day, per simulare la colorazione dell'epoca.
- Viene anche ridisegnata la scena in cui Dreadwind e Darkwing corrono sulla superficie di Cybertron, che si vide a pagina 1 di US #77.
- Sempre a proposito di flashback, Soundwave viene colorato di viola, come accadeva negli originali albi Marvel, e come già fatto nell'albo #80.5. Nelle successive storie di Regeneration One è invece stato colorato di blu, ovvero con lo schema cromatico che meglio lo contraddistingue.
- L'entità dice di voler ascendere nel Multiverso. Si tratta di un riferimento all'ascensione di Liege Maximo, tentata nel racconto Alignment.
- Gli echi narrativi di questo albo includono alcuni elementi delle trame degli episodi inediti di Energon, sempre di Simon Furman (il completto di risonanza per aprire un varco dimensionale di invasione, il ruolo di un umano "speciale" come Kicker).
- Rodimus Prime viene attaccato da tre diverse versioni di Optimus Prime: quella originale dell'epoca Marvel, la sua successiva forma Powermaster e infine la versione attuale (che presenta minime differenze rispetto a quella Marvel).
- Tra i veicoli che gli umani usano per attaccare Prowl e compagni si vede chiaramente una V.A.M.P, jeep utilizzata dai G.I. Joe nelle loro varie serie.
- Verso la fine dell'albo si vede Ravage in compagnia di Shockwave e Starscream. Per maggiori dettagli su questa apparizione bisogna leggere il racconto di solo testo "King of Shadows", pubblicato in appendice al fumetto.
- Nell'ultima vignetta del racconto appare la silhouette di un personaggio che non viene nominato esplicitamente. I fan l'hanno identificato in Botanica, personaggio apparso durante gli ultimi episodi di Beast Machines.
- Il finale è letteralmente coerente col titolo della serie: se questa non è una Rigenerazione, non sappiamo cosa possa esserlo!
Errori
- Il numero di Autobot protagonisti della storia non è meglio definito: a seconda dei momenti dai dieci iniziali sembra lievitare a cinquanta quando essi si trovano nella Star Chamber!
- Non è ben chiaro il destino di Sludge. Nel #97 sembrava fosse stato ucciso salvo poi riapparire nel #99 senza spiegazioni. Nel presente albo, invece, non è tra i Dinobot.
- La presenza di Scattershot alla Star Chamber sembra essere un errore, dato che era già presente durante l'assalto all'Hub visto nel #98.
Riferimenti
- Durante il suo scontro con le ombre viventi, Grimlock dice "Me have the Touch", un chiaro riferimento alla canzone "The Touch" di Stan Smith, scritta per TFTM 1986.
- Altro riferimento al film avviene sempre per mezzo di Grimlock quando dice a Slag "Melt metal!" per farsi largo attraverso una porta chiusa. E' una parafrasi della frase "Munch metal!" già utilizzata nel lungometraggio animato.
- Ricompaiono i vari Rodimus già visti in R1 #93, con una sola eccezione: Exillion Red Version sostituisce Powerlinx Hot Shot.
- Mentre impugna la Spada di Primus, Rodimus dice: "I am Alpha. I am Omega. I am the beginning... and the end!" Oltre a essere una citazione della Bibbia, più precisamente un verso dell'Apocalisse, è anche una citazione di Nemesis parte 2, ovvero l'ultimo episodio della saga di Beast Wars, nel quale questo verso era presente nel Covenant of Primus.
- Il "Do not grieve" che pronuncia il morente Optimus Prime è l'ennesima citazione di una analoga battuta del film animato del 1986.
- L'idea di un vecchio Rodimus che riflette sulle vicende passate dei Transformer richiama la miniserie G1 Marvel UK “Aspetti del male!” ("Aspects of Evil!").
- Quando Grimlock dice a Kup, "This my specialty! Go!" , la sua energo-spada emette il suono "Zarak". Non è la prima volta che compare un onomatopea del genere: avevamo visto un "Zaraaakc" in Spotlight: Sixshot, anch'esso scritto da Furman.
- Nel varco interdimensionale si scorgono personaggi provenienti da varie continuità. Vediamo infatti (Robots In Disguise) Gas Skunk, (Beast Wars) Blackarachnia, (Animated) Jetstorm, (Cybertron) Leobreaker e (Prime) Starscream.
Commento
Trasformando Rodimus Prime nella forza vitale che dà origine a una nuova specie Cybertroniana, Simon Furman chiude il cerchio dell’epopea G1 come solo lui poteva fare, spiegando nella maniera più sorprendente e inattesa perché il Primus delle antiche saghe avesse un aspetto così simile al moderno Rodimus Prime: come dice Mark Twain, la storia non è un ciclo che si ripete, ma fa rima. E quindi la fine è assonante con l’inizio. Da qui anche la chiusura incompleta con autocitazione che è tanto ironica quanto commovente nelle sue immense implicazioni e suggestioni: “but it never-”, frase troncata prima della parola “ends”.
Malinconia e tristezza per la conclusione di una saga storica si mescolano alla sensazione vertiginosa e appagante di aver assistito a questo momento cruciale di un’infinita epopea in cui ogni elemento è stato fatto convergere con metodo quasi ossessivo verso un finale densamente simbolico, dove il “citazionismo” è stato discretamente onnicomprensivo, spaziando dalle origini dei Transformer alle loro ultimissime evoluzioni: e non stiamo parlando degli aspetti più palesi come la presenza di tanti Hot Rod, ma della risonanza di idee e i concetti che costruiscono l’ossatura della mitologia trentennale dei Transformer, in tutte le sue declinazioni possibili e immaginabili (come sottolineato dalle nostre note, c’è “molto più di ciò che appare” in quest’ultima opera di Furman, che da sempre ama lavorare su più livelli narrativi, tracciando fini connessioni e allusioni, e lascia al lettore il piacere di scoprire da solo questo gioco di rimandi, invece che sbatterglieli in faccia la spiegazione).
C’è un senso di inesorabilità e di destino, in questo intenso capitolo finale, che ci spinge immediatamente a ripensare all’intera Regeneration One, rimettendone insieme i pezzi e vedendola finalmente nell’ottica dell’autore: il confronto con la nostra interpretazione di lettori è inevitabile, e porta a sorprese, magari anche a qualche disappunto, ma si conclude comunque con un inevitabile (inesorabile?) senso di completezza, quando vediamo i tasselli del mosaico collocarsi al loro posto, agganciandosi non solo agli eventi G1 Marvel originali ideati da Furman, ma anche al lavoro e allo stile di chi venne prima dello stesso Furman. Che questo finale non fosse l’intenzione originale è noto (dalle interviste, sappiamo che la vicenda doveva prendere pieghe diverse), è logico (essendoci stata anche una G2) ed è inevitabile (trenta anni di varianti della saga G1 hanno lasciato un segno narrativo, che lo si voglia o meno), ma nello stesso tempo c’è una fedeltà intrinseca allo stile Marvel originale, riconoscibile nell’uso dei tanti topoi della casa delle idee, dal nemico “minore” scaturito da un avanzo della battaglia precedente fino al concetto cosmico su cui si basa tutto, con ecatombe obbligatoria dei personaggi e risoluzione sbrigativa di sotto-trame che non avevano più spazio (uno sberleffo alle decennali pretese della Hasbro, se vogliamo). E, ciliegina sulla torta, la “retcon” relativa ai Primordiali, con tanto di invenzione dell’intero apparato narrativo del Frammento che si evolve nell’Anti-Primus, ci ricorda non poco quanto Chris Claremont ha fatto con Tempesta in X-Men Forever: essendo Claremont uno dei numi-guida di Furman, il parallelo non sembra nemmeno troppo peregrino!
Ma è davvero finita, e soprattutto è davvero finita in sordina, come sembra a una prima impressione?
Dipende da quanto a fondo ci si spinge nello speculare sui possibili livelli di lettura (e da quante volte si rilegge la storia!).
Apparentemente un nemico di scarto, il Frammento Corrotto di Matrice non resta tale, essendo cresciuto in dimensioni e portata fino a sostituire Primus e ad avvelenare l’intero Cybertron (da qui il nome di Anti-Primus che gli abbiamo attribuito). Nella sua incarnazione finale, che non può nemmeno essere uccisa, è ormai paragonabile a Unicron. Sebbene il Multiverso le sia precluso, questa entità ha comunque un intero universo inerme su cui scatenarsi: anca solo che mobilitare Cybertron per divorare altri mondi.
Specularmente, Rodimus Prime, che si sacrifica per dare vita a una specie animata da energia della creazione, è davvero un emulo di Primus, del quale ripete “parafrasandole” le gesta più importanti, creando quindi una nuova “ultima linea di difesa” contro il nemico incombente. Una situazione fin troppo familiare per non suggerire una portata narrativa che va ben oltre la singola storia a fumetti.
Nell’ecatombe definitiva, in cui riecheggiano tutte le altre narrazioni dei Transformer che sono derivate dalla saga originale, c’è una rinascita che ripropone l’archetipo del mito: per quel che ci riguarda, non si può essere più epicamente magniloquenti e potentemente trionfali di così.
Personaggi (in ordine di apparizione)
Corpo di Jhiaxus, Rodimus Prime, Blaster, Blurr, Jetfire, Ultra Magnus, Prowl, Kup, Wheeljack, Nightbeat, Bumblebee, Hosehead, Slingshot, Mirage, Highbrow, Perceptor, Tailgate, Iguanus, Swoop, Slag, Grimlock, Snarl, Galvatron, Scattershot, Circuit Smasher, Sparkplug Witwicky, (RID) Gas Skunk, (BW) Blackarachnia, (Animated) Jetstorm, (Cybertron) Leobreaker, (Prime) Starscream, Demoni, emanazione della Matrice Oscura, Jazz, Red Alert, Hardhead, Streetwise, Topspin, Optimus Prime, Accoliti di Unicron, Runabout, Dreadwind, Darkwing, Soundwave, l'Ultimo Autobot, Roadbuster, Backstreet, Linda Chang, (Animated) Rodimus Prime, (Galaxy Force) Exillion Red Version, (IDW) Rodimus, (Classics) Rodimus, Fortress Maximus, Gordon Kent, G.B. Blackrock, Borx, Starscream, Ravage, Shockwave, Botanica.
Copertine
Cover A: di Andrew Wildman e Jason Cardy
Cover B: di Guido Guidi
Cover RI-A: di Geoff Senior e Josh Burcham
Cover RI-B: spazio vuoto per i disegni di Herb Trimpe
Subscription cover: di Robert Atkins, Juan Castro e Romulo Fajardo Jr.
Convention cover: di Andrew Wildman, Stephen Baskerville e John-Paul Bove
Extra
L'albo, di lunghezza superiore al normale, contiene svariati extra:
- Lineart e sceneggiatura di un pannello di Regeneration One #85 riguardante lo scontro tra Optimus Prime e Megatron;
- "King of Shadows", un racconto breve di solo testo scritto da Simon Furman riguardante le attività di Ravage, con una illustrazione di John-Paul Bove;
- una pin-up di Stephen Baserkville;
- "It Never Ends", una lettera di Andrew Wildman;
- "The Feeling", riflessioni sulla serie a cura di John-Paul Bove;
- Pin-up di Jason Cardy;
- Cover gallery completa sia delle copertine Marvel che di quelle IDW;
- "End Words", lettera finale di Simon Furman.
Discussione
>Recensione di Regeneration One #99
Note, errori, riferimenti, personaggi, copertine ed extra a cura di Predaking

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








