Zio Paperone e il salto nel buio
Una storia particolarmente azzeccata nella sua malinconia.
Dalla sequenza notturna con pianto, alla condanna al riso obbligato, passando per il ritorno di Paperone a un luogo della sua avventurosa gioventù, che però è molto cambiato.
Persino le scene solari hanno un qualcosa di gentilmente triste (vedi i vechi colleghi di Paperone, tutti pensionati e 'ghettizzati' ai giardinetti).
Tutto quanto si rivela essere un prologo alla rivelazione del sortilegio del buio, che viene trattato con leggerezza (la gomena fa 'conc' cadendo forse in testa a Paperone), ma che ha ancora una volta implicazioni inquietanti.
Conoscendo Cimino, ben sappiamo che l'astuzia tecnologica di Paperone può aggirare solo temporaneamente l'incantesimo del buio: e infatti, il Riccagno si rovina con le proprie mani, mescolando gli ori dei Tenebrosos a quelli del Deposito, che sprofonda nell'oscurità.
Il finale positivo è un classico di Cimino: lasciare gli ori in un luogo inaccessibile, per Paperone, equivale a possederli
Ma questa volta l'oscurità è rimasta in Paperone, che infatti avverte la nota stonata del ragionamento in questione e, a scanso di ulteriori esperienze analoghe, vuole vendere il Fumarolo, sbarazzandosi quindi di una fetta della sua stessa gioventù.
L'eccellente arte di Soldati coglie pienamente la crepuscolarità di questa storia, e la traduce in ricche vignette che abbondano di dettagli senza danneggiare la leggibilità, e alternano realismo dei panorami e dettagli in "cartoon" Disney (stile Cavazzano).
A suo agio con natura, tecnologia, luoghi classici come il Deposito e ambientazioni nuove da caratterizzare opportunamente, Soldati ci regala anche un abile uso dei neri e delle ombre, che rende la lettura più soddisfacente in quanto "adulta".
Zio Paperone e la corsa su Marte
Geniale soluzione di Pezzin al problema dei tempi di attesa del tragitto Marte-Terra, che si innesta nel suo visionario filone cosmico-imprenditoriale.
La soluzione finale quasi-catastrofista è eccellente, ma lascia un pochetto insoddisfatti, nel senso che fa desiderare almeno altre trenta pagine di storia (in due puntate, come ai tempi d'oro di Pezzin).
Arte gradevole e vivace, ma un tantino troppo comica e "schizzata" per lo stile di Pezzin (che avrebbe beneficiato qui di un Cavazzano più attento alla comicità beffarda dei testi).
Tanti saluti da Brigitta e Battista
Arte di Scala più barocca che mai, con panorami che sembrano inseriti nella vicenda appositamente per dargli modo di sfogarsi (persino il titolo e il testo della cartolina sono un suo ottimo lavoro grafico).
Spiazzante variante del modello grafico di Brigitta, con pettinatura alla "vulcano in eruzione" che la ringiovanisce eccessivamente e la fa anche sembrare pazza.
Storia sempre in bilico sul melenso e lo sdolcinato, con una trama molto "femminile", ma gradevole. Sceneggiatura consapevole della storia dei personaggi.
Battista prepara un "piatto del pioniere" che sembra uscire dritto dal ricettario di Rodolfo Cimino.
Zio Paperone contro Maschera D'Oro
Cimino è consapevole di quanto siano noiose le storie di competizione finanziaria narrate con un piglio realistico: Paperone che va in borsa e compra le azioni, ma una manovra del nemico le fa svalutare, e lui è costretto a ricapitalizzare perchè ha contratto un debito con le banche e gli interessi si sommano eccetera.
Per questo, sceglie di raccontare la tenzone finanziaria fuori scena, mostrandoci solo le premesse e le (esilaranti) conseguenze di Paperone letteralmente fulminato dal suo avversario: lo scontro assume così contorni epici e favolosi da Turbinio magitecnico, ma senza rinunciare alle conseguenze pratiche (pignoramento dei beni).
Ottima l'idea di una storia doppia, con una splendida fase iniziale preparatoria incentrata su Roberta e Amelia, che mescolano scienza e magia con il solito risultato di grande fascino (e ora Roberta ha un'intera isola industriale per i suoi esperimenti di scienza nera!).
Ottima anche l'idea di creare un'antitesi magica-robotica di Paperone che sia un affarista onniscente composto di un'oro che Paperone non può toccare senza soffrirne.
La soluzione finale proposta da Archimede somiglia fin troppo alla creazione di Maschera d'Oro, però, e lascia un po' scontenti: sarebbe stato meglio sorprendere il lettore con una soluzione simbolico-metafisica alla Cimino (la Numero Uno che dà potere a Paperone, Paperino che neutralizza le forze negativi in quanto Papero neutro per eccellenza eccetera).
Arte gradevole, anche se Roberta non ha il look che Cavazzano le aveva conferito e somiglia più a un transfugo del gruppo di ridicoli personaggi sudamericani che orbitano intorno a Paperetta Yè Yè.
Zio Paperone e la guerra all'ultimo spot
Trama ben congegnata, ma la sceneggiatura è troppo lunga e un po' telefonata, specialmente quando si sofferma nuovamente su passaggi della trama che erano già sin troppo chiari.
Interessante satira del mondo dei calciatori e soprattutto degli effetti deleteri del cosiddetto "libero mercato" su tutto ciò con cui viene a contatto. Annotazioni sociali pungenti che sono lo specchio del degrado delle società: "Paperone ci ha ridato le partite! Andiamo al suo centro commerciale!", "Domani [i tifosi] avranno già dimenticato tutto", "vuoi guardare le partite? e allora paga!", "L'audience delle partite di calcio è ora più bassa persino di quella dei programmi culturali".
E' una storia alla Pezzin, dove però le gag azzeccate, dai buoni tempi comici, si alternano a sequenze un po' prolisse o prive di interesse.
Caratterizzazione classica dei personaggi, con un Paperone meno taccagno nell'investire (rispetto ai vecchi tempi), più avido che mai nel recuperare le perdite, e ragionevolmente accorto nel comprendere in tempo che il vento sta cambiando (buggerando Rockerduck come da manuale).
Arte adeguatamente classica e gradevole.
Filo & Brigitta e la rimpatriata degli Sganga
Il finale è sia ruffiano che appagante. L'inizio è un po' trascinato in termini di dialoghi che arrancano, quando una revisione della sceneggiatura avrebbe evitato tutti quei riassunti telefonati mettendo in scena invece gli eventi relativi. La parte centrale della sceneggiatura è quella che funziona meglio, per ritmo e trovate.
La trama è valida e divertente, specialmente per due cose: la creativa famiglia Sganga dove tutti si chiamano FiloQualcosa; la parodia così palese delle bizzarre offerte Lidl di qualche anno fa (che rischia di diventare datata piuttosto in fretta).
Caratterizzazione interessante di entrambi i personaggi, forse un po' ammorbiditi rispetto a qualche decennio fa.
Buone frecciatine sociologiche sul condizionamento del pubblico pecora a opera di un "libero mercato" sempre più pervasivo, avido e manipolatore.
Disegni gradevoli.