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Iscritto il: 19/10/2008
LocalitĂ : Cremona
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Lancia Stratos Turbo
Dati tecnici prima della trasformazione
Cilindrata: 2400 CC
Potenza: 870 CV (motore Ferrari v6)
Dati tecnici dopo la trasformazione
Potenza: 760 CV
VelocitĂ massima: 530 Km/h
Recensione di Flame Convoy (e Gianni)
Una recensione, oltre ad una descrizione dei vari particolari di un modello, deve essere anche costituita da impressioni e commenti possibilmente imparziali e distaccati…
A volte è molto difficile, ai limiti dell’impossibile, nell’accezione piena del termine: si mette davanti ai propri occhi la storia, cercando in qualche modo di ergersi a suo giudice, la storia… carica di emozionanti impulsi e carisma incondizionato, racchiusa in un modello che si esibisce sotto il suo mantello impregnato di passato…
Dopo un difficile ritrovamento, mi appresto a recensire questo Diaclone, uno dei miei preferiti, soprattutto per i ricordi che associano la Lancia Stratos a mio padre (scusate l’OT).
La scatola, con il famoso marchio della GIG, ha il classico stile della serie: molto colorata e con la scritta “Trasformer Auto Robot”.
La parte anteriore comprende una “vetrina”, con in bella vista la Lancia Stratos, una graziosa banda verde e l'immagine di Wheeljack in versione robot; la parte superiore mostra la trasformazione, sul retro c'è la Lancia Stratos in entrambe le sue forme ed altri personaggi della serie; nella parte inferiore ci sono le caratteristiche, con le immagini del modellino in versione auto.
All'interno della scatola troviamo, nel polistirolo: Wheeljack, 4 missili gommati (sulle istruzioni è scritto che ne ha solo 2), due ali per il robot, due cannoni da mettere sulle spalle ed un piccolo catalogo con istruzioni sul retro.
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L’auto è lunga 10 cm e larga 6, con la carrozzeria caratterizzata da fantastiche e ben dettagliate bombature.
Come già scritto, l'alt mode del modellino rappresenta la mitica Lancia Stratos: il colore è interamente bianco, con sfumature di grigio sul vetro, nero sulle ruote e sul pezzo centrale posteriore, con gli adesivi del logo Alitalia.
Il dettaglio che più si apprezza è il “tettuccio” apribile, che apporta una grande componente realistica.
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La trasformazione è molto semplice: si divide in due la parte posteriore, si allunga e si divide la parte anteriore, si aprono le due portiere, dove la parte posteriore costituirà le braccia e quella anteriore le gambe; si ruota la testa, ormai ben visibile; infine, si inseriscono i lanciamissili sulle spalle (con molta cura, per via della fragilità dei gancetti) e le ali (di colore grigio scuro trasparente) sulla schiena.
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In modalità robot, lo schema cromatico cambia leggermente, in quanto si può notare una maggiore presenza del colore nero, sulle giunture e sulle mani.
Il volto del Transformer è totalmente inespressivo, costituito da una mascherina grigia e le grandi “orecchie”, del medesimo colore.
La stabilità è buona, ma si devono divaricare bene le gambe per renderla ottimale.
La posabilità è ridotta al minimo, caratteristica rinomata di questa serie: le gambe sono fisse, le braccia presentano due perni per ognuna e la testa si può chiaramente ruotare.
Il robot è vistosamente sbilanciato in avanti: ciò non incide sulla stabilità , grazie ai grandi piedi, ma esteticamente lo penalizza pesantemente.
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Il modellino vede la sua forma piĂą felice in quella veicolare.
Probabilmente piacerà solo agli amanti del vintage “estremo” e non nascondo una grande gioia nel possederlo, sicuramente custodendolo gelosamente all’interno della sua preziosa scatola.









