Newser

Messaggi: 4.093
Iscritto il: 18/04/2005
Località: Terra-616
Iscritto il: 18/04/2005
Località: Terra-616
Guida alla lettura e storia dei fumetti Marvel US
-PREMESSA-
Il seme che portò alla nascita dei Transformers fu piantato nel 1964, quando la Hasbro iniziò la produzione di una linea di action figures militaresche chiamate G.I. Joe, che successivamente Takara decise di importare nel mercato giapponese con il nome di Combat Joe. La serie ebbe successo ma, visto l'aumentare dei costi di produzione, Takara decise in seguito di ridurre le dimensioni dei giocattoli mutandone anche il nome in Microman.
Successivamente, alla serie New Microman fu affiancata la sottoserie Micro Change che presentava riproduzioni in scala 1:1 di oggetti della vita reale come automobiline giocattolo, pistole o macchine fotografiche. Con il passare del tempo arrivarono anche i Diaclone: nacquero così gli antesignani di quelli che sarebbero diventati i Transformer.
-LA NASCITA E LA STORIA DELLA COLLANA-
Durante il Tokyo Toy Show del 1983 una delegazione della Hasbro scopre l'esistenza di alcuni giocattoli potenzialmente molto interessanti chiamati Diaclone. Avviene così un incontro con Takara, che li produce per il mercato giapponese, e viene siglato un accordo che permette alla multinazionale americana di esportarli al di fuori del paese del sol levante.
Verso la fine del 1983 la Hasbro contatta la Marvel, una importantissima casa editrice americana, che in passato ha già realizzato con successo fumetti per conto di ditte esterne. Uno dei suoi delegati, Bob Pruips, incontra Jim Shooter, all'epoca editor-in-chief della Casa delle Idee, mostrandogli alcuni dei giocattoli che vogliono lanciare sul mercato e chiedendogli di creare una valida storia che li caratterizzi, dal momento che quella realizzata per il mercato giapponese non viene ritenuta abbastanza interessante.
Shooter, che poco prima aveva ricevuto un incarico simile dalla Knickerbocker Toys per alcuni robot giapponesi chiamati Mysterions, accetta. Curiosamente il progetto appena menzionato, ancora nella fase iniziale di sviluppo, era stato abbandonato in quanto Hasbro aveva appena acquistato proprio la Knickerbocker.
Shooter, per i Transformer, vuole realizzare un trattamento simile a quello già proficuamente adottato per un altro marchio della stessa Hasbro, ovvero i G.I. Joe. Affida così l'incarico Denny O'Neil ma ciò che produce questo editor non viene ritenuto valido e lo stesso Shooter scrive la bozza di quello che può essere considerato il background dei Transformer (script che conserva ancora a casa e che pensa, prima o poi, finirà sul web). Del lavoro di O'Neill vengono salvati solo i nomi "Auntie" e "Optimus Prime", mentre "Transformers", "Autobots" e "Decepticons" provengono successivamente da Hasbro o da Griffin-Bacal.
Dato che alla Hasbro approvano il background scritto da Shooter, questi passa la palla a Bob Budiansky, incaricandolo di procedere con la parte creativa del progetto, in collaborazione (almeno iniziale) con l'ufficio marketing della Hasbro e la Griffin-Bacal, un'agenzia pubblicitaria che faceva parte del progetto. Budiansky crea così i nomi di moltissimi personaggi e fornisce loro delle personalità ben delineate (inizialmente con il solo "supporto" di uno scatolone contenente alcuni Transformer) mentre gli altri componenti del team realizzano i loghi Autobot e Decepticon, le grafiche eccetera.
La Marvel, contemporaneamente, sviluppa anche una serie animata inerente i Transformer ma pare che ci fossero delle divergenze tra la parte che seguiva i fumetti e la Sunbow, così che i due team, dopo essere partiti da uno stesso nucleo comune, dividono le proprie strade e sviluppano le storie autonomamente. E' questo un segno premonitore della miriade di continuità che avrebbero caratterizzato il marchio nel futuro.
La fase di sviluppo continua e così viene progettata una miniserie bimestrale composta di quattro albi, con prima uscita prevista per il maggio 1984, scritta a più mani da Bill Mantlo, Ralph Macchio e Jim Salicrup. La supervisione viene affidata a Bob Budiansky, che sistema abbondantemente i testi dei colleghi. Il dovuto battage pubblicitario è garantito anche grazie ad uno spot di 30 secondi, in onda sulle principali emittenti americane, che introduce per la prima volta i protagonisti al grande pubblico. Il successo commerciale è sorprendente, grazie anche all'arrivo dei giocattoli nei negozi nell'autunno di quello steso anno, tanto che la Marvel decide di promuovere la serie a mensile regolare, scritto direttamente da Budiansky, dopo che il finale inizialmente previsto per la serie limitata viene rimaneggiato.
L'opera di Budiansky è notevole, soprattutto considerato che essendo il primo scrittore ad avventurarsi in certi temi, non aveva la possibilità di fare riferimento ad altri. E' grazie a lui che vediamo i Transformer comportarsi come razza aliena, dotata di cultura e tradizioni proprie, che fa fatica a comprendere un nuovo mondo e ad integrarsi con esso e le creature organiche che lo popolano. L'autore ha una visione globale degli eventi che possono accadere ad Autobot e Decepticon e le reazioni che avrebbe potuto causare la loro presenza: la nascita di un'umana potenziata come Circuit Breaker, la creazione di un gruppo segreto governativo come il RAAT o il passaggio della Matrice da Optimus Prime a Buster dimostrano la sua propensione ad esplorare aspetti che altri, al suo posto, avrebbero ignorato. Tuttavia lo scrittore, a volte, lascia un po’ perplessi a causa di storie controverse e sopra le righe come ad esempio l'occasione in cui Megatron si "inceppa" e viene comandato da un criminale umano di bassa lega.
Intanto, sull'altra sponda dell'oceano, in Inghilterra, la Marvel UK propone una propria testata dedicata ai Transformer. La collana non si limita a ristampare solo il materiale americano (a volte rimaneggiandolo) ma presenta molteplici storie inedite che vanno a integrare gli eventi della collana principale. E' proprio grazie a questi racconti che un giovane autore fa il suo esordio scrivendo qualcosa per il marchio Hasbro: si tratta di Simon Furman. Inizialmente lo scrittore lo considera un lavoro come un altro ma poi, con il passare del tempo e la crescente libertà di scrittura che ottiene, si affeziona ai personaggi sino a sentirsi una sorta di "guardiano" del fato dei vari protagonisti. [Rimando ad una futura guida alla lettura dei fumetti Uk per maggiori dettagli su questa continuità]
Ritornando all'operato di Budiansky, dopo qualche numero di "assestamento" viene finalmente affiancato da artisti che disegnano i suoi racconti con una certa regolarità, tanto che il crescente affiatamento pare evidente e la testata beneficia di una migliore qualità realizzativa. L'autore, che si presuppone di realizzare storie per un target adolescenziale, si trova tuttavia di fronte ad un grosso problema: dato che la Hasbro intende la serie come un mezzo promozionale per i modellini che si trovano sugli scaffali dei negozi di giocattoli, spesso interviene "costringendo" l'autore a inserire nuovi personaggi non previsti o modificando le trame a lunga gittata che aveva progettato.
Il successo della collana è talmente grande che le vengono affiancate alcune miniserie. Tutto sembra andare a gonfie vele per i fumetti del brand Transformer! Tuttavia, successivamente, arriva una prima avvisaglia che, forse, il vento sta iniziando a soffiare in un altra direzione. La già progettata seconda miniserie "Universe" viene abortita prima dell'uscita nelle edicole e le schede che avrebbe dovuto contenere vengono presentate in appendice agli albi del mensile regolare, quando questi non raggiungono le canoniche 22 tavole di fumetti.
L'ingerenza esterna della Hasbro è evidente in molti racconti: in essi vediamo una caterva di nuovi personaggi che sembrano inseriti di peso nelle storie, caratterizzati alla bene e meglio con poche battute e presenti in altrettanto poche vignette. Al contrario, quando a Budiansky viene concessa una certa libertà, egli si riprende subito e alla grande. Il ciclo di racconti presente sui numeri #47-50,noti come "The Underbase Saga", è qualcosa di epico e raramente visto nella storia ultra decennale del marchio.
Ma ormai qualcosa si è rotto e Bob Budiansky è davvero stanco: decide di abbandonare la testata, suggerendo il suo sostituto: Simon Furman. Budiansky è infatti rimasto colpito dai lavori del collega sulla testata inglese e lo ritiene il suo degno erede. Alla Marvel acconsentono ed ecco che lo scrittore inglese diventata titolare anche della collana principale.
Grazie anche ad una maggiore libertà che gli viene concessa da Hasbro, egli inizia fin da subito a imbastire trame a lunga gittata, caratterizzare i protagonisti con dialoghi brillanti e mai scontati, introdurre - revisionandoli - alcuni concetti visti nel film animato del 1986, continuando al tempo stesso ad espandere la mitologia dei Transformer. Furman, a differenza di Budiansky, ha una visione più "cosmologica" delle avventure dei nostri beniamini. Importando tematiche già mostrata sul mensile UK, egli porta Autobot e Decepticon su altri pianeti sparsi per il cosmo e va a cercarne le origini illustrando il conflitto tra Unicron e Primus.
Furman ha anche una possibilità che era preclusa a Budiansky, il quale era in un certo modo vincolato ai cartoni animati: essendo terminata la trasmissione televisiva degli stessi, al buon Simon viene data la possibilità di gestire con discreta libertà personaggi come Bludgeon, Nightbeat e Thunderwing che appaiono solo nei fumetti e che lui rende indelebili nelle menti e nei cuori dei fan.
La qualità degli albi di questo periodo è davvero pregevole, grazie anche al supporto di validi artisti quali Geoff Senior e Andrew Wildman. Ma il valore artistico deve purtroppo confrontarsi con il calo di popolarità del marchio Transformers: i giocattoli spariscono dagli scaffali dei negozi e la serie animata chiude i battenti: anche questo porta ad una considerevole riduzione del numero di copie vendute. Alla Marvel decidono così di chiudere al testata con l'ottantesima uscita, nella primavera del 1991: un lunga corsa, davvero imprevista, per una collana di supporto ad un marchio di giocattoli.
- CURIOSITA'-
- "Generation 1" è un nome postumo, utilizzato inizialmente dai fan dopo che venne proposta la Generation 2. Successivamente è stato utilizzato anche ufficialmente.
- I due principali scrittori della serie sono stati Simon Furman e Bob Budiansky: rispettivamente hanno scritto 48 e 24 racconti. Nel caso di Budiansky ci sono da sommare anche i quattro racconti di Headmasters.
- Bob Budiansky è l'unico creativo ad aver rivesto sia il ruolo di scrittore che quello di disegnatore interno, copertinista e supervisore.
- Pare che inizialmente il protagonista umano avrebbe dovuto chiamarsi Butch Witwicky ma, successivamente, il nome venne cambiato in Buster.
- Sempre riguardo al protagonista umano , sembra che alla Sunbow abbiano scelto di usare il nome Spike in quanto Buster suonava troppo "violento". Successivamente anche nei fumetti Marvel sarebbe apparso uno Spike Witwicky.
- Nonostane Stan Lee lavorasse anche per le produzioni televisive animate dell'epoca, pare che non abbia avuto alcun ruolo attivo nella creazione/sviluppo della serie animata. Tuttavia leggeva i fumetti dei Transformers, tanto che una volta scrisse una lettera di complimenti a Budiansky.
- Inizialmente la serie US era ambientata nell'Universo Marvel vero e proprio, ovvero la Terra-616. Successivamente, nella pagina della posta, fu detto che non era così e venne chiesto ai lettori di "dimenticare" gli iniziali riferimenti. Nel 2006, grazie all'Official Handbook of the Marvel Universe, abbiamo appreso che tutto si è svolto sulla Terra-120185.
- Sotto l'etichetta Marvel Books vennero presentati alcuni racconti per un pubblico di bambini: essi erano dei "coloring book", contenenti tavole da colorare e passatempi vari. Spesso contenevano errori ed imprecisioni varie: ad esempio, tra i protagonisti di uno dei racconti, si trova Butch Witwicky.
- Nel caso il team creativo regolare non fosse stato in grado in rispettare le scadenze, era stato preparato un fill-in da pubblicare per concedere loro un po’ di respiro. La particolarità è che il primo di questi tappa-buchi fu scritto addirittura da Peter David. Purtroppo la sceneggiatura non vide mai la luce in quanto andò persa negli archivi della Marvel.
- Il disegnatore più famoso ad aver lavorato sulla testata è stato Jim Lee. Tuttavia il suo apporto è stato minimo in quanto ha realizzato solo due copertine.
- Dopo il breve revival della G2 le strade della Marvel e dei Transformers si sono separate. L'unica altra produzione della Casa delle Idee legata al marchio è stato il crossover del 2007 con i Nuovi Vendicatori.
- Nonostante alcune fonti indichino in Danny O'Neil il creatore del nome "Optimus Prime", in un intervista del 2014 quest'ultimo ha dichiarato di non ricordare se l'abbia fatto o meno.
- Tutti gli albi US furono colorati dal Nelson "Nel" Yomtov. Nonostante questo il colorista ci mise un po’ di tempo a "ingranare": nei primi racconti, infatti, c'erano numerosi errori di colorazione.
- Circuit Breaker, personaggio umano potenziato, piacque talmente tanto a Jim Shooter che volle inserirla con un ruolo importane in Secret Wars 2.
- Anche Death's Head è entrato a far parte dell'Universo Marvel ufficiale, seppure non sia mai apparso nelle storie US.
- In US #15 apprendiamo dell'esistenza di una casa editrice di fumetti che ha la sede proprio dove la aveva la Marvel all'epoca. Tuttavia, nel racconto, Budiansky non la nomina mai esplicitamente.
Ricostruzione degli eventi tramite: intervista a George Dunsay; blog di Jim Shooter; dichiarazioni di Bob Pruips a BotCon 2004; interviste a Bob Budiansky; interviste a Simon Furman; TFwiki; Transformers: Vault.
Il seme che portò alla nascita dei Transformers fu piantato nel 1964, quando la Hasbro iniziò la produzione di una linea di action figures militaresche chiamate G.I. Joe, che successivamente Takara decise di importare nel mercato giapponese con il nome di Combat Joe. La serie ebbe successo ma, visto l'aumentare dei costi di produzione, Takara decise in seguito di ridurre le dimensioni dei giocattoli mutandone anche il nome in Microman.
Successivamente, alla serie New Microman fu affiancata la sottoserie Micro Change che presentava riproduzioni in scala 1:1 di oggetti della vita reale come automobiline giocattolo, pistole o macchine fotografiche. Con il passare del tempo arrivarono anche i Diaclone: nacquero così gli antesignani di quelli che sarebbero diventati i Transformer.
-LA NASCITA E LA STORIA DELLA COLLANA-
Durante il Tokyo Toy Show del 1983 una delegazione della Hasbro scopre l'esistenza di alcuni giocattoli potenzialmente molto interessanti chiamati Diaclone. Avviene così un incontro con Takara, che li produce per il mercato giapponese, e viene siglato un accordo che permette alla multinazionale americana di esportarli al di fuori del paese del sol levante.
Verso la fine del 1983 la Hasbro contatta la Marvel, una importantissima casa editrice americana, che in passato ha già realizzato con successo fumetti per conto di ditte esterne. Uno dei suoi delegati, Bob Pruips, incontra Jim Shooter, all'epoca editor-in-chief della Casa delle Idee, mostrandogli alcuni dei giocattoli che vogliono lanciare sul mercato e chiedendogli di creare una valida storia che li caratterizzi, dal momento che quella realizzata per il mercato giapponese non viene ritenuta abbastanza interessante.
Shooter, che poco prima aveva ricevuto un incarico simile dalla Knickerbocker Toys per alcuni robot giapponesi chiamati Mysterions, accetta. Curiosamente il progetto appena menzionato, ancora nella fase iniziale di sviluppo, era stato abbandonato in quanto Hasbro aveva appena acquistato proprio la Knickerbocker.
Shooter, per i Transformer, vuole realizzare un trattamento simile a quello già proficuamente adottato per un altro marchio della stessa Hasbro, ovvero i G.I. Joe. Affida così l'incarico Denny O'Neil ma ciò che produce questo editor non viene ritenuto valido e lo stesso Shooter scrive la bozza di quello che può essere considerato il background dei Transformer (script che conserva ancora a casa e che pensa, prima o poi, finirà sul web). Del lavoro di O'Neill vengono salvati solo i nomi "Auntie" e "Optimus Prime", mentre "Transformers", "Autobots" e "Decepticons" provengono successivamente da Hasbro o da Griffin-Bacal.
Dato che alla Hasbro approvano il background scritto da Shooter, questi passa la palla a Bob Budiansky, incaricandolo di procedere con la parte creativa del progetto, in collaborazione (almeno iniziale) con l'ufficio marketing della Hasbro e la Griffin-Bacal, un'agenzia pubblicitaria che faceva parte del progetto. Budiansky crea così i nomi di moltissimi personaggi e fornisce loro delle personalità ben delineate (inizialmente con il solo "supporto" di uno scatolone contenente alcuni Transformer) mentre gli altri componenti del team realizzano i loghi Autobot e Decepticon, le grafiche eccetera.
La Marvel, contemporaneamente, sviluppa anche una serie animata inerente i Transformer ma pare che ci fossero delle divergenze tra la parte che seguiva i fumetti e la Sunbow, così che i due team, dopo essere partiti da uno stesso nucleo comune, dividono le proprie strade e sviluppano le storie autonomamente. E' questo un segno premonitore della miriade di continuità che avrebbero caratterizzato il marchio nel futuro.
La fase di sviluppo continua e così viene progettata una miniserie bimestrale composta di quattro albi, con prima uscita prevista per il maggio 1984, scritta a più mani da Bill Mantlo, Ralph Macchio e Jim Salicrup. La supervisione viene affidata a Bob Budiansky, che sistema abbondantemente i testi dei colleghi. Il dovuto battage pubblicitario è garantito anche grazie ad uno spot di 30 secondi, in onda sulle principali emittenti americane, che introduce per la prima volta i protagonisti al grande pubblico. Il successo commerciale è sorprendente, grazie anche all'arrivo dei giocattoli nei negozi nell'autunno di quello steso anno, tanto che la Marvel decide di promuovere la serie a mensile regolare, scritto direttamente da Budiansky, dopo che il finale inizialmente previsto per la serie limitata viene rimaneggiato.
L'opera di Budiansky è notevole, soprattutto considerato che essendo il primo scrittore ad avventurarsi in certi temi, non aveva la possibilità di fare riferimento ad altri. E' grazie a lui che vediamo i Transformer comportarsi come razza aliena, dotata di cultura e tradizioni proprie, che fa fatica a comprendere un nuovo mondo e ad integrarsi con esso e le creature organiche che lo popolano. L'autore ha una visione globale degli eventi che possono accadere ad Autobot e Decepticon e le reazioni che avrebbe potuto causare la loro presenza: la nascita di un'umana potenziata come Circuit Breaker, la creazione di un gruppo segreto governativo come il RAAT o il passaggio della Matrice da Optimus Prime a Buster dimostrano la sua propensione ad esplorare aspetti che altri, al suo posto, avrebbero ignorato. Tuttavia lo scrittore, a volte, lascia un po’ perplessi a causa di storie controverse e sopra le righe come ad esempio l'occasione in cui Megatron si "inceppa" e viene comandato da un criminale umano di bassa lega.
Intanto, sull'altra sponda dell'oceano, in Inghilterra, la Marvel UK propone una propria testata dedicata ai Transformer. La collana non si limita a ristampare solo il materiale americano (a volte rimaneggiandolo) ma presenta molteplici storie inedite che vanno a integrare gli eventi della collana principale. E' proprio grazie a questi racconti che un giovane autore fa il suo esordio scrivendo qualcosa per il marchio Hasbro: si tratta di Simon Furman. Inizialmente lo scrittore lo considera un lavoro come un altro ma poi, con il passare del tempo e la crescente libertà di scrittura che ottiene, si affeziona ai personaggi sino a sentirsi una sorta di "guardiano" del fato dei vari protagonisti. [Rimando ad una futura guida alla lettura dei fumetti Uk per maggiori dettagli su questa continuità]
Ritornando all'operato di Budiansky, dopo qualche numero di "assestamento" viene finalmente affiancato da artisti che disegnano i suoi racconti con una certa regolarità, tanto che il crescente affiatamento pare evidente e la testata beneficia di una migliore qualità realizzativa. L'autore, che si presuppone di realizzare storie per un target adolescenziale, si trova tuttavia di fronte ad un grosso problema: dato che la Hasbro intende la serie come un mezzo promozionale per i modellini che si trovano sugli scaffali dei negozi di giocattoli, spesso interviene "costringendo" l'autore a inserire nuovi personaggi non previsti o modificando le trame a lunga gittata che aveva progettato.
Il successo della collana è talmente grande che le vengono affiancate alcune miniserie. Tutto sembra andare a gonfie vele per i fumetti del brand Transformer! Tuttavia, successivamente, arriva una prima avvisaglia che, forse, il vento sta iniziando a soffiare in un altra direzione. La già progettata seconda miniserie "Universe" viene abortita prima dell'uscita nelle edicole e le schede che avrebbe dovuto contenere vengono presentate in appendice agli albi del mensile regolare, quando questi non raggiungono le canoniche 22 tavole di fumetti.
L'ingerenza esterna della Hasbro è evidente in molti racconti: in essi vediamo una caterva di nuovi personaggi che sembrano inseriti di peso nelle storie, caratterizzati alla bene e meglio con poche battute e presenti in altrettanto poche vignette. Al contrario, quando a Budiansky viene concessa una certa libertà, egli si riprende subito e alla grande. Il ciclo di racconti presente sui numeri #47-50,noti come "The Underbase Saga", è qualcosa di epico e raramente visto nella storia ultra decennale del marchio.
Ma ormai qualcosa si è rotto e Bob Budiansky è davvero stanco: decide di abbandonare la testata, suggerendo il suo sostituto: Simon Furman. Budiansky è infatti rimasto colpito dai lavori del collega sulla testata inglese e lo ritiene il suo degno erede. Alla Marvel acconsentono ed ecco che lo scrittore inglese diventata titolare anche della collana principale.
Grazie anche ad una maggiore libertà che gli viene concessa da Hasbro, egli inizia fin da subito a imbastire trame a lunga gittata, caratterizzare i protagonisti con dialoghi brillanti e mai scontati, introdurre - revisionandoli - alcuni concetti visti nel film animato del 1986, continuando al tempo stesso ad espandere la mitologia dei Transformer. Furman, a differenza di Budiansky, ha una visione più "cosmologica" delle avventure dei nostri beniamini. Importando tematiche già mostrata sul mensile UK, egli porta Autobot e Decepticon su altri pianeti sparsi per il cosmo e va a cercarne le origini illustrando il conflitto tra Unicron e Primus.
Furman ha anche una possibilità che era preclusa a Budiansky, il quale era in un certo modo vincolato ai cartoni animati: essendo terminata la trasmissione televisiva degli stessi, al buon Simon viene data la possibilità di gestire con discreta libertà personaggi come Bludgeon, Nightbeat e Thunderwing che appaiono solo nei fumetti e che lui rende indelebili nelle menti e nei cuori dei fan.
La qualità degli albi di questo periodo è davvero pregevole, grazie anche al supporto di validi artisti quali Geoff Senior e Andrew Wildman. Ma il valore artistico deve purtroppo confrontarsi con il calo di popolarità del marchio Transformers: i giocattoli spariscono dagli scaffali dei negozi e la serie animata chiude i battenti: anche questo porta ad una considerevole riduzione del numero di copie vendute. Alla Marvel decidono così di chiudere al testata con l'ottantesima uscita, nella primavera del 1991: un lunga corsa, davvero imprevista, per una collana di supporto ad un marchio di giocattoli.
- CURIOSITA'-
- "Generation 1" è un nome postumo, utilizzato inizialmente dai fan dopo che venne proposta la Generation 2. Successivamente è stato utilizzato anche ufficialmente.
- I due principali scrittori della serie sono stati Simon Furman e Bob Budiansky: rispettivamente hanno scritto 48 e 24 racconti. Nel caso di Budiansky ci sono da sommare anche i quattro racconti di Headmasters.
- Bob Budiansky è l'unico creativo ad aver rivesto sia il ruolo di scrittore che quello di disegnatore interno, copertinista e supervisore.
- Pare che inizialmente il protagonista umano avrebbe dovuto chiamarsi Butch Witwicky ma, successivamente, il nome venne cambiato in Buster.
- Sempre riguardo al protagonista umano , sembra che alla Sunbow abbiano scelto di usare il nome Spike in quanto Buster suonava troppo "violento". Successivamente anche nei fumetti Marvel sarebbe apparso uno Spike Witwicky.
- Nonostane Stan Lee lavorasse anche per le produzioni televisive animate dell'epoca, pare che non abbia avuto alcun ruolo attivo nella creazione/sviluppo della serie animata. Tuttavia leggeva i fumetti dei Transformers, tanto che una volta scrisse una lettera di complimenti a Budiansky.
- Inizialmente la serie US era ambientata nell'Universo Marvel vero e proprio, ovvero la Terra-616. Successivamente, nella pagina della posta, fu detto che non era così e venne chiesto ai lettori di "dimenticare" gli iniziali riferimenti. Nel 2006, grazie all'Official Handbook of the Marvel Universe, abbiamo appreso che tutto si è svolto sulla Terra-120185.
- Sotto l'etichetta Marvel Books vennero presentati alcuni racconti per un pubblico di bambini: essi erano dei "coloring book", contenenti tavole da colorare e passatempi vari. Spesso contenevano errori ed imprecisioni varie: ad esempio, tra i protagonisti di uno dei racconti, si trova Butch Witwicky.
- Nel caso il team creativo regolare non fosse stato in grado in rispettare le scadenze, era stato preparato un fill-in da pubblicare per concedere loro un po’ di respiro. La particolarità è che il primo di questi tappa-buchi fu scritto addirittura da Peter David. Purtroppo la sceneggiatura non vide mai la luce in quanto andò persa negli archivi della Marvel.
- Il disegnatore più famoso ad aver lavorato sulla testata è stato Jim Lee. Tuttavia il suo apporto è stato minimo in quanto ha realizzato solo due copertine.
- Dopo il breve revival della G2 le strade della Marvel e dei Transformers si sono separate. L'unica altra produzione della Casa delle Idee legata al marchio è stato il crossover del 2007 con i Nuovi Vendicatori.
- Nonostante alcune fonti indichino in Danny O'Neil il creatore del nome "Optimus Prime", in un intervista del 2014 quest'ultimo ha dichiarato di non ricordare se l'abbia fatto o meno.
- Tutti gli albi US furono colorati dal Nelson "Nel" Yomtov. Nonostante questo il colorista ci mise un po’ di tempo a "ingranare": nei primi racconti, infatti, c'erano numerosi errori di colorazione.
- Circuit Breaker, personaggio umano potenziato, piacque talmente tanto a Jim Shooter che volle inserirla con un ruolo importane in Secret Wars 2.
- Anche Death's Head è entrato a far parte dell'Universo Marvel ufficiale, seppure non sia mai apparso nelle storie US.
- In US #15 apprendiamo dell'esistenza di una casa editrice di fumetti che ha la sede proprio dove la aveva la Marvel all'epoca. Tuttavia, nel racconto, Budiansky non la nomina mai esplicitamente.
Ricostruzione degli eventi tramite: intervista a George Dunsay; blog di Jim Shooter; dichiarazioni di Bob Pruips a BotCon 2004; interviste a Bob Budiansky; interviste a Simon Furman; TFwiki; Transformers: Vault.













