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Iscritto il: 21/06/2004
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Saga of the AllSpark #3
“Saga of the AllSpark” (3)
Copertina A con modello in CGI di Jazz; copertina B con modello in CGI di Ironhide.
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel Settembre 2008.
Ristampa le storie inedite pubblicate dalla Titan nei magazine britannici Transformers #5 e Transformers #6.
“Lost In Space – Part 3: Ironhide”
Storia: Simon Furman
Arte: Guido Guidi
Colori: Jason Cardy
La storia
Dopo numerosi Cicli Solari in cui ha continuato a saltare da un pianeta a un altro, Ironhide riceve il segnale interstellare di Ratchet e si getta nello spazio per ritrovare il compagno.
La sua modalità di meteora viene però catturata dal raggio traente di una colossale nave spaziale.
All’interno del vascello, Ironhide viene affrontato da tre colossali alieni, che dichiarano di essere i veri proprietari del Cubo dell’OmniScintilla (AllSpark Cube) e di rivolerla indietro.
Siccome su di lui ne rilevano i segni, sottopongono la sua mente a una sonda mnemonica.
Ironhide resiste rievocando un ricordo di guerra. Rivive così un attacco a una prigione automatizzata Decepticon, svolto con cinque guerrieri Autobot ai suoi ordini (Skyblast, Strongarm, Signal Flare, Slipstream e Bumper). Iniziato come un addestramento, si era trasformato in una missione di soccorso, alla fine della quale era emerso che le apparenze li avevano ingannati.
E Ironhide si rende conto di essere in una situazione analoga. Con un assalto diretto, scopre che i tre alieni giganti sono in realtà spettri elettronici di un passato da tempo morto. La nave stessa è un relitto, camuffato da abili illusioni.
Esiste solo una piccola porzione di nave ancora in funzione. Quando vi fa irruzione, Ironhide scopre un gruppo di alieni di dimensioni molto più ridotte: si tratta di cacciatori di relitti, che su quella nave avevano trovato un congegno capace di ritrovare l’OmniScintilla. Il congegno li aveva condotti a lui, spingendoli a cambiare i loro piani e a tentare di sfruttare lo stesso Ironhide per rintracciare l’OmniScintilla.
Sistemati gli alieni, Ironhide riprende la via dello spazio, chiedendosi chi abbia realmente costruito quella nave spaziale e che connessioni abbia con il Cubo dell’OmniScintilla.
Note
Il diverso aspetto di Ironhide può essere spiegato dal fatto che in questi Cicli Solari ha già visitato più di un pianeta.
La bocca a diaframma dell’astronave (e la sua inquadratura dall’interno) sono una citazione dell’analoga bocca posseduta dalla modalità planetaria di G1 Unicron. Geoff Senior propose un’immagine analoga nell’albo G1 Marvel US #75.
E’ la prima volta che nei fumetti si affronta, anche se marginalmente, il mistero delle origini dell’OmniScintilla. Non vi sono altre informazioni, dato che lo stesso TFTM07 trascura totalmente la questione.
La prima inquadratura dei tre colossali alieni e le loro proporzioni ricordano vagamente il Consiglio Tripredacus, come visto nella serie animata di Beast Wars.
Ironhide resiste alla sonda mentale usando il trucco impiegato dal dottor Zarkov nel film Flash Gordon del 1981. Ma anche Hunter O’Nion fa altrettanto in Devastation #2.
Skyblast, Signal Flare, e Strongarm sono tre dei tanti Repaint esclusivi di Target o Toys R Us con cui la Hasbro ha integrato la linea di modellini di TFTM07.
Se qui i tre sono raffigurati in modo estremamente fedele al modellino, non altrettanto si può dire di Reign Of Starscream #4, dove invece sono stati ristrutturati per avere un aspetto più in linea con le barocca grafica Cybertroniana di TFTM07.
Non risulta invece che Slipstream e Bumper abbiano un modellino corrispondente.
La prigione automatizzata è gestita da Swindle (o da un suo clone), in linea con Movie Prequel #1, dove Swindle deve occuparsi del prigioniero Bumblebee.
Intorno alla prigione Cybertroniana compaiono grappoli di cristalli (di Energon?) che ricordano molto quelli visti nella serie animata di Beast Wars.
Ironhide usa l’espressione “duck and cover”, che però sarà coniata sulla Terra solo molte migliaia di anni dopo, durante la Guerra Fredda.
Il congegno usato dagli alieni per rintracciare l’OmniScintilla è ispirato al Driver Transmetal 2 visto nella serie animata di Beast Wars.
Non è chiaro in che modo Ironhide si occupi degli alieni, alla fine del racconto. Li ha lasciati a bordo di un’astronave tanto pericolosa?
Può anche darsi che li abbia uccisi: come nel successivo caso di Jazz, sembra che Simon Furman stia tentando di attribuire agli Autobot una vena più crudele, in linea con le atmosfere di TFTM07.
La trama riecheggia un po’ troppo il capitolo di Devastator visto in Saga Of The All Spark #2: il personaggio cade trappola di un vasto luogo di tecnologia in rovina e abbandonata, dove si annidano spettri aggressivi che celano qualcosa di ostile.
La storia si rivela comunque molto godibile, anche grazie all’ottima arte di Guido Guidi. L’idea di sfruttare i flashback per mostrare scene della guerra su Cybertron ed espandere il cast dei personaggi aggiunge ulteriore interesse.
Come nel caso delle storie G1 Marvel UK, Simon Furman non può permettersi troppe libertà narrative, per non contraddire la continuità principale. Da ciò deriva l’apparente mancanza di direzione di questa serie. Le cose cambiano nel #9 del magazine Titan, dove viene compiuta una drastica scelta narrativa che dà alla serie UK una fisionomia assai personale.
Copertina dell'edizione Titan.
“Lost In Space – Part 4: Jazz”
Storia: Simon Furman
Arte: Marcelo Matere
Colori: Liam Shalloo
La storia
Jazz ha rilevato il segnale inviato da Ratchet, ma ha scelto di ignorarlo, dato che l'esplosione a Piega Spaziale (FoldSpace) lo ha condotto in un luogo dove c'è tutto ciò che ha sempre desiderato: un pianeta che è una sola e sterminata Autostrada delle Informazioni (Information Highway), colma di conoscenze su innumerevoli culture aliene.
Lontano dalla guerra, è libero di continuare a immagazzinare quantità smisurate di dati; e, siccome il pianeta stesso continua a cambiare, non c’è mai fine alle nuove esperienze da assimilare. Jazz è ignaro di qualcosa che lo sta studiando di nascosto: una sorta di bocca zannuta e tentacolare, celata nella superficie planetaria stessa.
Durante un’interfaccia con una delle varie unità fungoidali che forniscono informazione, Jazz si rende conto che questa volta le cose sono diverse: invece che dare, il pianeta ha deciso di prendere.
Spore luminose lo aggrediscono, atterrandolo. Jazz non riesce a difendersi, perché ha convertito la maggior parte dei suoi sistemi all’immagazzinamento di informazioni.
Il pianeta comincia ad attingere ai suoi ricordi. In particolare, emerge una battaglia su Cybertron in cui Jazz fu ferito da Bonecrusher a causa della sua vanitĂ (aveva voluto esternalizzare il campo di forza del Nucleo di Scintilla, per avere un aspetto piĂą elegante); fu Clocker a salvargli la vita, a scapito della propria.
Jazz comprende che non c'è via di scampo e, prima di essere assorbito nella superficie del pianeta, lancia una boa d'avvertimento orbitale, per tenere lontani gli altri, prima di svenire.
Qualche tempo dopo, quando la sua coscienza ritorna temporaneamente, scopre che Ratchet e Ironhide hanno seguito il segnale della boa e sono accorsi per soccorrerlo.
Ratchet identifica la struttura vivente del pianeta e Ironhide comincia a bombardare le escrescenze nervose fungoidali, finché l'intelligenza planetaria non libera Jazz.
Fuggendo dal pianeta senziente, i tre Autobot riuniti si dirigono verso Cybertron.
Note
Nel magazine Titan, questa storia chiudeva il primo arco narrativo della serie di racconti ambientati prima di TFTM07. La successiva, nel #7, era ambientata nel presente.
Il personaggio di Jazz è piuttosto interessante qui, dato che l’epoca della narrazione impedisce di usarne la personalità che in TFTM07 acquisirà in seguito all'influenza della cultura della Terra.
Simon Furman sfrutta la passione di Jazz per l'assimilazione di culture aliene, ma gli attribuisce anche una vanità degna di G1 Sunstreaker, dato che Jazz giunge a lasciare il suo Nucleo di Scintilla esposto perché pensa che così stia meglio.
Notevolmente, sebbene sia costretto a rivivere l'evento della morte di Clocker, Jazz sembra solo marginalmente turbato dall'aver causato una morte prematura.
Alcuni fan si sono chiesti perché il pianeta attenda così tanto prima di attaccare Jazz. La risposta è nella storia stessa: il pianeta attende che Jazz si sia rimpinzato di informazioni a tal punto da non essere più in grado di difendersi e reagire a un attacco.
Come dimostrato in seguito da Ironhide, infatti, il pianeta non ha capacitĂ offensive rilevanti e non sarebbe in grado di abbattere un Jazz al massimo della forma.
Anche il modellino di Clocker è uno dei tanti Repaint esclusivi di Target o Toys R Us con cui la Hasbro ha integrato la linea di modellini di TFTM07.
La sua morte segna ulteriormente la distinzione narrativa tra questo universo di TFTM07 e quello dei fumetti USA: in Reign Of Starscream #4, infatti, Clocker compare vivo e vegeto su Cybertron nel presente (con tanto di struttura corporea Cybertroniana, diversa da quella del modellino).
Alla fine dell'episodio i personaggi tornano su Cybertron, suggerendo che, in questa fase, il pianeta debba ancora essere abbandonato.
Ratchet è di nuovo verde.
E' un peccato che le modalitĂ ante-Terra vengano accantonate prima che chiunque possa fare un progetto standard su cui gli artisti possano basarsi.
Anche questa trama contiene un paio di elementi già visti in Lost In Space: un antico e disabitato luogo/trappola che cattura viandanti spaziali ignari per i propri scopi; l’emersione di ricordi della vita del protagonista.
A questa ripetitività , Simon Furman sopperisce facendo ricorso alla sua brillante capacità inventiva, che gli consente di delineare panorami fantascientifici visionari ed estremamente densi di dettagli. Per certi versi, il lettore delle sue storie vive un’esperienza analoga a quella di Jazz sull’Autostrada dell’Informazione.
Copertina e tavole diffuse in rete. Copertina dell'edizione Titan. Tavola 1, Tavola 2, Tavola 3 (a colori), Tavola 3, Tavola 4, Tavola 5, Tavola 6, Tavola 7, Tavola 8, Tavola 9, Tavola 10.
Copertina A con modello in CGI di Jazz; copertina B con modello in CGI di Ironhide.
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel Settembre 2008.
Ristampa le storie inedite pubblicate dalla Titan nei magazine britannici Transformers #5 e Transformers #6.
“Lost In Space – Part 3: Ironhide”
Storia: Simon Furman
Arte: Guido Guidi
Colori: Jason Cardy
La storia
Dopo numerosi Cicli Solari in cui ha continuato a saltare da un pianeta a un altro, Ironhide riceve il segnale interstellare di Ratchet e si getta nello spazio per ritrovare il compagno.
La sua modalità di meteora viene però catturata dal raggio traente di una colossale nave spaziale.
All’interno del vascello, Ironhide viene affrontato da tre colossali alieni, che dichiarano di essere i veri proprietari del Cubo dell’OmniScintilla (AllSpark Cube) e di rivolerla indietro.
Siccome su di lui ne rilevano i segni, sottopongono la sua mente a una sonda mnemonica.
Ironhide resiste rievocando un ricordo di guerra. Rivive così un attacco a una prigione automatizzata Decepticon, svolto con cinque guerrieri Autobot ai suoi ordini (Skyblast, Strongarm, Signal Flare, Slipstream e Bumper). Iniziato come un addestramento, si era trasformato in una missione di soccorso, alla fine della quale era emerso che le apparenze li avevano ingannati.
E Ironhide si rende conto di essere in una situazione analoga. Con un assalto diretto, scopre che i tre alieni giganti sono in realtà spettri elettronici di un passato da tempo morto. La nave stessa è un relitto, camuffato da abili illusioni.
Esiste solo una piccola porzione di nave ancora in funzione. Quando vi fa irruzione, Ironhide scopre un gruppo di alieni di dimensioni molto più ridotte: si tratta di cacciatori di relitti, che su quella nave avevano trovato un congegno capace di ritrovare l’OmniScintilla. Il congegno li aveva condotti a lui, spingendoli a cambiare i loro piani e a tentare di sfruttare lo stesso Ironhide per rintracciare l’OmniScintilla.
Sistemati gli alieni, Ironhide riprende la via dello spazio, chiedendosi chi abbia realmente costruito quella nave spaziale e che connessioni abbia con il Cubo dell’OmniScintilla.
Note
Il diverso aspetto di Ironhide può essere spiegato dal fatto che in questi Cicli Solari ha già visitato più di un pianeta.
La bocca a diaframma dell’astronave (e la sua inquadratura dall’interno) sono una citazione dell’analoga bocca posseduta dalla modalità planetaria di G1 Unicron. Geoff Senior propose un’immagine analoga nell’albo G1 Marvel US #75.
E’ la prima volta che nei fumetti si affronta, anche se marginalmente, il mistero delle origini dell’OmniScintilla. Non vi sono altre informazioni, dato che lo stesso TFTM07 trascura totalmente la questione.
La prima inquadratura dei tre colossali alieni e le loro proporzioni ricordano vagamente il Consiglio Tripredacus, come visto nella serie animata di Beast Wars.
Ironhide resiste alla sonda mentale usando il trucco impiegato dal dottor Zarkov nel film Flash Gordon del 1981. Ma anche Hunter O’Nion fa altrettanto in Devastation #2.
Skyblast, Signal Flare, e Strongarm sono tre dei tanti Repaint esclusivi di Target o Toys R Us con cui la Hasbro ha integrato la linea di modellini di TFTM07.
Se qui i tre sono raffigurati in modo estremamente fedele al modellino, non altrettanto si può dire di Reign Of Starscream #4, dove invece sono stati ristrutturati per avere un aspetto più in linea con le barocca grafica Cybertroniana di TFTM07.
Non risulta invece che Slipstream e Bumper abbiano un modellino corrispondente.
La prigione automatizzata è gestita da Swindle (o da un suo clone), in linea con Movie Prequel #1, dove Swindle deve occuparsi del prigioniero Bumblebee.
Intorno alla prigione Cybertroniana compaiono grappoli di cristalli (di Energon?) che ricordano molto quelli visti nella serie animata di Beast Wars.
Ironhide usa l’espressione “duck and cover”, che però sarà coniata sulla Terra solo molte migliaia di anni dopo, durante la Guerra Fredda.
Il congegno usato dagli alieni per rintracciare l’OmniScintilla è ispirato al Driver Transmetal 2 visto nella serie animata di Beast Wars.
Non è chiaro in che modo Ironhide si occupi degli alieni, alla fine del racconto. Li ha lasciati a bordo di un’astronave tanto pericolosa?
Può anche darsi che li abbia uccisi: come nel successivo caso di Jazz, sembra che Simon Furman stia tentando di attribuire agli Autobot una vena più crudele, in linea con le atmosfere di TFTM07.
La trama riecheggia un po’ troppo il capitolo di Devastator visto in Saga Of The All Spark #2: il personaggio cade trappola di un vasto luogo di tecnologia in rovina e abbandonata, dove si annidano spettri aggressivi che celano qualcosa di ostile.
La storia si rivela comunque molto godibile, anche grazie all’ottima arte di Guido Guidi. L’idea di sfruttare i flashback per mostrare scene della guerra su Cybertron ed espandere il cast dei personaggi aggiunge ulteriore interesse.
Come nel caso delle storie G1 Marvel UK, Simon Furman non può permettersi troppe libertà narrative, per non contraddire la continuità principale. Da ciò deriva l’apparente mancanza di direzione di questa serie. Le cose cambiano nel #9 del magazine Titan, dove viene compiuta una drastica scelta narrativa che dà alla serie UK una fisionomia assai personale.
Copertina dell'edizione Titan.
“Lost In Space – Part 4: Jazz”
Storia: Simon Furman
Arte: Marcelo Matere
Colori: Liam Shalloo
La storia
Jazz ha rilevato il segnale inviato da Ratchet, ma ha scelto di ignorarlo, dato che l'esplosione a Piega Spaziale (FoldSpace) lo ha condotto in un luogo dove c'è tutto ciò che ha sempre desiderato: un pianeta che è una sola e sterminata Autostrada delle Informazioni (Information Highway), colma di conoscenze su innumerevoli culture aliene.
Lontano dalla guerra, è libero di continuare a immagazzinare quantità smisurate di dati; e, siccome il pianeta stesso continua a cambiare, non c’è mai fine alle nuove esperienze da assimilare. Jazz è ignaro di qualcosa che lo sta studiando di nascosto: una sorta di bocca zannuta e tentacolare, celata nella superficie planetaria stessa.
Durante un’interfaccia con una delle varie unità fungoidali che forniscono informazione, Jazz si rende conto che questa volta le cose sono diverse: invece che dare, il pianeta ha deciso di prendere.
Spore luminose lo aggrediscono, atterrandolo. Jazz non riesce a difendersi, perché ha convertito la maggior parte dei suoi sistemi all’immagazzinamento di informazioni.
Il pianeta comincia ad attingere ai suoi ricordi. In particolare, emerge una battaglia su Cybertron in cui Jazz fu ferito da Bonecrusher a causa della sua vanitĂ (aveva voluto esternalizzare il campo di forza del Nucleo di Scintilla, per avere un aspetto piĂą elegante); fu Clocker a salvargli la vita, a scapito della propria.
Jazz comprende che non c'è via di scampo e, prima di essere assorbito nella superficie del pianeta, lancia una boa d'avvertimento orbitale, per tenere lontani gli altri, prima di svenire.
Qualche tempo dopo, quando la sua coscienza ritorna temporaneamente, scopre che Ratchet e Ironhide hanno seguito il segnale della boa e sono accorsi per soccorrerlo.
Ratchet identifica la struttura vivente del pianeta e Ironhide comincia a bombardare le escrescenze nervose fungoidali, finché l'intelligenza planetaria non libera Jazz.
Fuggendo dal pianeta senziente, i tre Autobot riuniti si dirigono verso Cybertron.
Note
Nel magazine Titan, questa storia chiudeva il primo arco narrativo della serie di racconti ambientati prima di TFTM07. La successiva, nel #7, era ambientata nel presente.
Il personaggio di Jazz è piuttosto interessante qui, dato che l’epoca della narrazione impedisce di usarne la personalità che in TFTM07 acquisirà in seguito all'influenza della cultura della Terra.
Simon Furman sfrutta la passione di Jazz per l'assimilazione di culture aliene, ma gli attribuisce anche una vanità degna di G1 Sunstreaker, dato che Jazz giunge a lasciare il suo Nucleo di Scintilla esposto perché pensa che così stia meglio.
Notevolmente, sebbene sia costretto a rivivere l'evento della morte di Clocker, Jazz sembra solo marginalmente turbato dall'aver causato una morte prematura.
Alcuni fan si sono chiesti perché il pianeta attenda così tanto prima di attaccare Jazz. La risposta è nella storia stessa: il pianeta attende che Jazz si sia rimpinzato di informazioni a tal punto da non essere più in grado di difendersi e reagire a un attacco.
Come dimostrato in seguito da Ironhide, infatti, il pianeta non ha capacitĂ offensive rilevanti e non sarebbe in grado di abbattere un Jazz al massimo della forma.
Anche il modellino di Clocker è uno dei tanti Repaint esclusivi di Target o Toys R Us con cui la Hasbro ha integrato la linea di modellini di TFTM07.
La sua morte segna ulteriormente la distinzione narrativa tra questo universo di TFTM07 e quello dei fumetti USA: in Reign Of Starscream #4, infatti, Clocker compare vivo e vegeto su Cybertron nel presente (con tanto di struttura corporea Cybertroniana, diversa da quella del modellino).
Alla fine dell'episodio i personaggi tornano su Cybertron, suggerendo che, in questa fase, il pianeta debba ancora essere abbandonato.
Ratchet è di nuovo verde.
E' un peccato che le modalitĂ ante-Terra vengano accantonate prima che chiunque possa fare un progetto standard su cui gli artisti possano basarsi.
Anche questa trama contiene un paio di elementi già visti in Lost In Space: un antico e disabitato luogo/trappola che cattura viandanti spaziali ignari per i propri scopi; l’emersione di ricordi della vita del protagonista.
A questa ripetitività , Simon Furman sopperisce facendo ricorso alla sua brillante capacità inventiva, che gli consente di delineare panorami fantascientifici visionari ed estremamente densi di dettagli. Per certi versi, il lettore delle sue storie vive un’esperienza analoga a quella di Jazz sull’Autostrada dell’Informazione.
Copertina e tavole diffuse in rete. Copertina dell'edizione Titan. Tavola 1, Tavola 2, Tavola 3 (a colori), Tavola 3, Tavola 4, Tavola 5, Tavola 6, Tavola 7, Tavola 8, Tavola 9, Tavola 10.

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








