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Iscritto il: 21/06/2004
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Saga of the AllSpark #2
“Saga of the AllSpark” (2)
Copertina A di Nick Roche; copertina B con modello in CGI di Ratchet.
Pubblicato dalla casa editrice IDW nell’Agosto 2008.
Ristampa le storie inedite pubblicate dalla Titan nei magazine britannici Transformers #3 e Transformers #4.
“Lost In Space – Part 1: Ratchet”
Storia: Simon Furman
Arte e colori: Andrew Wildman
La storia
Ratchet si ritrova su un altro pianeta, nel bel mezzo di una guerra tra due fazioni dotate di mezzi altamente tecnologici.
Coinvolto nello scontro, sceglie di amalgamarsi assumendo una modalità locale, per non aumentare il numero delle vittime. Ricavando informazioni dal computer di un veicolo, Ratchet apprende che i numerosi Thraal stanno avendo la meglio su un ridotto manipolo di A’Ovan, prossimi a essere sterminati.
La faccenda gli è fin troppo familiare. E Durguth, il brutale e spietato capo dei Thraal, gli ricorda Megatron.
Doo aver impiantato un ripetitore che invia un segnare iperspaziale, nel tentativo di contattare i suoi due compagni smarriti nello spazio (Jazz e Ironhide), continua ad assistere al conflitto. A causa dell’identificazione con la fazione più debole, gli è difficile restare neutrale come vorrebbe. E viene scoperto.
Dalle leggi del luogo, Ratchet scopre che i Thraal si scelgono un capo tramite un’etica basata sul combattimento.
Ratchet sfida in duello Durguth e lo sconfigge, divenendo così il nuovo comandante di questa fazione.
Ottenuta una tregua, Ratchet dà inizio a un’alleanza tra le due fazioni nemiche.Promettendo di tornare a controllare la situazione, lascia il pianeta alla ricerca dei suoi compagni scomparsi.
Note
Il capitolo di esordio di Lost In Space è il più fiacco dell’intero ciclo, sia come testi che come arte.
Sulle due fazioni in guerra (e sullo stesso Ratchet) si apprende ben poco, tanto che per decidere da che parte stare, a Ratchet basta scegliere chi sta avendo la peggio (o almeno è così per il lettore, che deve fidarsi di Ratchet e della valutazione dei dati del computer di bordo).
La sua scelta è legata soprattutto a un fattore personale (ed emotivo, se vogliamo), che però deriva da una situazione analoga a quella artificiale inscenata in G1 Marvel UK #100. Se in quel caso la risposta era per quella di restare neutrali, qui Ratchet trova una soluzione più immediata.
Dal suo ritorno sui Transformer, Andrew Wildman ha dato prestazioni oscillanti. Qui siamo sul lato piĂą negativo della sua opera: disegno dei personaggi debole e sommario (in netto contrasto con la complessitĂ dei modelli di TFTM07) e colori fiacchi.
La scelta di dare inizio a una storia in piĂą parti fa pensare che la Titan abbia valutato le vendite dei primi due numeri del suo magazine e le abbia trovate sufficientemente solide.
Il titolo non si limita piĂą a presentare il nome di un personaggio.
Lost In Space è il titolo di un telefilm fantascientifico USA degli anni 1960.
Il nome Thraal potrebbe essere un omaggio ai Thral della serie televisiva britannica Doctor Who. A'Ovan potrebbe essere un riferimento ad Avon di Blake's 7.
Per chi segue le statistiche, Andrew Wildman ha ora lavorato sui Transformer per ben sette compagnie diverse, come lo stesso Simon Furman.
Rispetto alla conclusione dell’albo precedente, vengono forniti nuovi dettagli: la bomba a piega spaziale può disperdere le vittime a distanze assai elevate (spedendo i quattro soggetti su quattro mondi assai remoti tra loro); l’esplosione ha avuto luogo sulla seconda Luna di Cybertron e non su Cybertron stesso.
Su richiesta della Hasbro, lo schema cromatico delle modalità alternative dei Transformer è stato reso più tenue di quello che adotteranno sulla Terra.
Quando esegue la scansione di un veicolo, Ratchet può anche scaricarne i contenuti del computer di bordo.
Ratchet ha occasione di usare la lama ruotante nelle sue braccia.
Nel numero precedente, Ratchet era verde come in TFTM07. Ora è inspiegabilmente pallido.
La struttura della sua testa è a sua volta molto diversa (e ricorda vagamente il Micromaster Big Shot).
Anche Ratchet e Ironhide sono leggermente diversi.
L’arma che Megatron ha fatto usare a Devastator non uccide, ma scaglia a grande distanza le vittime. Non è esattamente una gentilezza che ci aspetteremmo da lui.
Ma, visto che si tratta di una sorta di contrappasso, che ha lo scopo di punire gli Autobot del loro “crimine”, questa scelta deliberata ha in sé una sorta di poetica simmetria, che conferisce a Megatron una sfaccettatura abbastanza inedita (e istrionica?).
Matite di una tavola.
“Lost In Space – Part 2: Devastator”
Storia: Simon Furman
Arte: Don Figueroa
Colori: Robin Smith
La storia
Devastator è piombato su un pianeta morto, le cui città sono deserte e disabitate.
Deliziato, si scatena in un’orgia di distruzione sfrenata. Sa che dovrebbe risparmiare risorse e ripartire alla ricerca dei suoi compagni, ma non potrebbe importargli di meno.
Quando finalmente la sua furia si placa, si rende conto di aver consumato troppe energie. Assume quindi una modalità veicolare locale (una sorta di carro armato) e si mette alla ricerca dell’unica fonte di energia su tutto il pianeta che possa alimentarlo e permettergli di ripartire per lo spazio.
Un ologramma tenta di avvertirlo: la pacifica razza che popolava quel pianeta è stata spazzata via dalla furia bellicosa e distruttrice di una sua stessa invenzione, la Fiamma (The Flame).
La Fiamma istiga gli istinti piĂą violenti di chiunque le giunga a tiro, scatenando guerre suicide.
A Devastator non importa e continua nella sua marcia verso questa Fiamma.
Sulla sua strada si parano Starscream, Bonecrusher e Barricade.
Ologrammi? Allucinazioni? Reali?
A Devastator non importa e si limita a farli a pezzi.
Giunto davanti alla Fiamma Al Plasma, si chiese se quelle apparizioni siano state opera sua. Ma non gli importa: con un ultimo atto di violenza, si impossessa delle energie della Fiamma, si ricarica e può finalmente decollare, tornando nello spazio.
Note
Brillante storia che, pur non presentando nulla di particolarmente originale e complesso, gioca egregiamente sulla resa della caratterizzazione del personaggio, tanto gustosa quanto ben realizzata.
L’arte di Don Figueroa è di ottimo livello e sperimenta uno stile molto netto e deciso (come se fosse scolpito nel legno) che si distacca parecchio da quello abituale dell’artista.
I dettagli sulla Fiamma e la razza che l’ha costruita (come anche le risposte alle molte domande che ne conseguono) restano purtroppo un mistero.
L’idea di un fattore esterno che stimoli tendenze violente nei Transformer è già stata usata da Simon Furman in G1 Marvel UK #100 e in G2 Marvel US #3.
Questa volta, però, la vittoria arriva dal fatto che la vittima è già uno psicopatico violento cui non importa di ciò che gli sta accadendo.
Devastator (che dovrebbe chiamarsi Brawl) è completamente diverso da come è apparso in Saga Of The AllSpark #1 (capitolo Megatron).
Un errore di grafica fa sì che nella penultima vignetta sembri che sia la sola testa di Devastator a decollare. In realtà , la vignetta avrebbe dovuto mostrare la sequenza di trasformazione da robot a meteora, in più livelli sovrapposti e sfumati.
Copertina A di Nick Roche; copertina B con modello in CGI di Ratchet.
Pubblicato dalla casa editrice IDW nell’Agosto 2008.
Ristampa le storie inedite pubblicate dalla Titan nei magazine britannici Transformers #3 e Transformers #4.
“Lost In Space – Part 1: Ratchet”
Storia: Simon Furman
Arte e colori: Andrew Wildman
La storia
Ratchet si ritrova su un altro pianeta, nel bel mezzo di una guerra tra due fazioni dotate di mezzi altamente tecnologici.
Coinvolto nello scontro, sceglie di amalgamarsi assumendo una modalità locale, per non aumentare il numero delle vittime. Ricavando informazioni dal computer di un veicolo, Ratchet apprende che i numerosi Thraal stanno avendo la meglio su un ridotto manipolo di A’Ovan, prossimi a essere sterminati.
La faccenda gli è fin troppo familiare. E Durguth, il brutale e spietato capo dei Thraal, gli ricorda Megatron.
Doo aver impiantato un ripetitore che invia un segnare iperspaziale, nel tentativo di contattare i suoi due compagni smarriti nello spazio (Jazz e Ironhide), continua ad assistere al conflitto. A causa dell’identificazione con la fazione più debole, gli è difficile restare neutrale come vorrebbe. E viene scoperto.
Dalle leggi del luogo, Ratchet scopre che i Thraal si scelgono un capo tramite un’etica basata sul combattimento.
Ratchet sfida in duello Durguth e lo sconfigge, divenendo così il nuovo comandante di questa fazione.
Ottenuta una tregua, Ratchet dà inizio a un’alleanza tra le due fazioni nemiche.Promettendo di tornare a controllare la situazione, lascia il pianeta alla ricerca dei suoi compagni scomparsi.
Note
Il capitolo di esordio di Lost In Space è il più fiacco dell’intero ciclo, sia come testi che come arte.
Sulle due fazioni in guerra (e sullo stesso Ratchet) si apprende ben poco, tanto che per decidere da che parte stare, a Ratchet basta scegliere chi sta avendo la peggio (o almeno è così per il lettore, che deve fidarsi di Ratchet e della valutazione dei dati del computer di bordo).
La sua scelta è legata soprattutto a un fattore personale (ed emotivo, se vogliamo), che però deriva da una situazione analoga a quella artificiale inscenata in G1 Marvel UK #100. Se in quel caso la risposta era per quella di restare neutrali, qui Ratchet trova una soluzione più immediata.
Dal suo ritorno sui Transformer, Andrew Wildman ha dato prestazioni oscillanti. Qui siamo sul lato piĂą negativo della sua opera: disegno dei personaggi debole e sommario (in netto contrasto con la complessitĂ dei modelli di TFTM07) e colori fiacchi.
La scelta di dare inizio a una storia in piĂą parti fa pensare che la Titan abbia valutato le vendite dei primi due numeri del suo magazine e le abbia trovate sufficientemente solide.
Il titolo non si limita piĂą a presentare il nome di un personaggio.
Lost In Space è il titolo di un telefilm fantascientifico USA degli anni 1960.
Il nome Thraal potrebbe essere un omaggio ai Thral della serie televisiva britannica Doctor Who. A'Ovan potrebbe essere un riferimento ad Avon di Blake's 7.
Per chi segue le statistiche, Andrew Wildman ha ora lavorato sui Transformer per ben sette compagnie diverse, come lo stesso Simon Furman.
Rispetto alla conclusione dell’albo precedente, vengono forniti nuovi dettagli: la bomba a piega spaziale può disperdere le vittime a distanze assai elevate (spedendo i quattro soggetti su quattro mondi assai remoti tra loro); l’esplosione ha avuto luogo sulla seconda Luna di Cybertron e non su Cybertron stesso.
Su richiesta della Hasbro, lo schema cromatico delle modalità alternative dei Transformer è stato reso più tenue di quello che adotteranno sulla Terra.
Quando esegue la scansione di un veicolo, Ratchet può anche scaricarne i contenuti del computer di bordo.
Ratchet ha occasione di usare la lama ruotante nelle sue braccia.
Nel numero precedente, Ratchet era verde come in TFTM07. Ora è inspiegabilmente pallido.
La struttura della sua testa è a sua volta molto diversa (e ricorda vagamente il Micromaster Big Shot).
Anche Ratchet e Ironhide sono leggermente diversi.
L’arma che Megatron ha fatto usare a Devastator non uccide, ma scaglia a grande distanza le vittime. Non è esattamente una gentilezza che ci aspetteremmo da lui.
Ma, visto che si tratta di una sorta di contrappasso, che ha lo scopo di punire gli Autobot del loro “crimine”, questa scelta deliberata ha in sé una sorta di poetica simmetria, che conferisce a Megatron una sfaccettatura abbastanza inedita (e istrionica?).
Matite di una tavola.
“Lost In Space – Part 2: Devastator”
Storia: Simon Furman
Arte: Don Figueroa
Colori: Robin Smith
La storia
Devastator è piombato su un pianeta morto, le cui città sono deserte e disabitate.
Deliziato, si scatena in un’orgia di distruzione sfrenata. Sa che dovrebbe risparmiare risorse e ripartire alla ricerca dei suoi compagni, ma non potrebbe importargli di meno.
Quando finalmente la sua furia si placa, si rende conto di aver consumato troppe energie. Assume quindi una modalità veicolare locale (una sorta di carro armato) e si mette alla ricerca dell’unica fonte di energia su tutto il pianeta che possa alimentarlo e permettergli di ripartire per lo spazio.
Un ologramma tenta di avvertirlo: la pacifica razza che popolava quel pianeta è stata spazzata via dalla furia bellicosa e distruttrice di una sua stessa invenzione, la Fiamma (The Flame).
La Fiamma istiga gli istinti piĂą violenti di chiunque le giunga a tiro, scatenando guerre suicide.
A Devastator non importa e continua nella sua marcia verso questa Fiamma.
Sulla sua strada si parano Starscream, Bonecrusher e Barricade.
Ologrammi? Allucinazioni? Reali?
A Devastator non importa e si limita a farli a pezzi.
Giunto davanti alla Fiamma Al Plasma, si chiese se quelle apparizioni siano state opera sua. Ma non gli importa: con un ultimo atto di violenza, si impossessa delle energie della Fiamma, si ricarica e può finalmente decollare, tornando nello spazio.
Note
Brillante storia che, pur non presentando nulla di particolarmente originale e complesso, gioca egregiamente sulla resa della caratterizzazione del personaggio, tanto gustosa quanto ben realizzata.
L’arte di Don Figueroa è di ottimo livello e sperimenta uno stile molto netto e deciso (come se fosse scolpito nel legno) che si distacca parecchio da quello abituale dell’artista.
I dettagli sulla Fiamma e la razza che l’ha costruita (come anche le risposte alle molte domande che ne conseguono) restano purtroppo un mistero.
L’idea di un fattore esterno che stimoli tendenze violente nei Transformer è già stata usata da Simon Furman in G1 Marvel UK #100 e in G2 Marvel US #3.
Questa volta, però, la vittoria arriva dal fatto che la vittima è già uno psicopatico violento cui non importa di ciò che gli sta accadendo.
Devastator (che dovrebbe chiamarsi Brawl) è completamente diverso da come è apparso in Saga Of The AllSpark #1 (capitolo Megatron).
Un errore di grafica fa sì che nella penultima vignetta sembri che sia la sola testa di Devastator a decollare. In realtà , la vignetta avrebbe dovuto mostrare la sequenza di trasformazione da robot a meteora, in più livelli sovrapposti e sfumati.

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








