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Iscritto il: 18/04/2005
Località: Terra-616
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Spotlight (23): Cliffjumper
“Spotlight: Cliffjumper”
Storia: Shane Mc Carthy
Arte: Robby Musso
Colori: Joana Lafuente
Copertine di Robby Musso, Don Figueroa e Casey Collier
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel giugno 2009.
Storia: Shane Mc Carthy
Arte: Robby Musso
Colori: Joana Lafuente
Copertine di Robby Musso, Don Figueroa e Casey Collier
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel giugno 2009.
INTRODUZIONE
E’ l’esercito di un solo uomo Autobot. Sempre pronto per un combattimento, non si fermerà finché ogni Decepticon non giacerà battuto davanti a lui. Un maestro di tutte le armi, è inarrestabile, imbattibile… è CLIFFJUMPER!
LA STORIA
ORA. Cliffjumper è avvolto nel buio e prometto aiuto a qualcuno che non vediamo.
ALLORA. Cliffjumper si trova in una radura, mentre sta utilizzando un trasmettitore, quando incontra Kita e Coll che sono fratello e sorella. Questi lo avvicinano e socializzano con lui, raccontandogli anche che sono orfani. L’Autobot viene accolto nella loro fattoria dove trascorrono del tempo continuando a conoscersi reciprocamente e ad aiutarsi vicendevolmente.
L’idilliaco quadretto viene “sorprendentemente” interrotto dall’arrivo di un vascello Decepticon alla fattoria. Qui una squadra composta da sei di loro (di cui l’autore non ci mette a conoscenza del nome) circonda Coll con intenzioni minacciose. Kita interviene per proteggerlo ma uno di loro la blocca prendendola per il collo.
Il buono e pacifico Cliffjumper diventa uno spietato assassino e grazie a una lancia, prima perfora, attraverso il mento, la testa di un Decepticon e poi la lancia verso il secondo, perforandogli il cranio.
Nonostante gli altri quattro se ne accorgano, l’Autobot non ha problemi a prendere alle spalle uno di loro e a trapassargli il petto. I superstiti, convinti di essere attaccati da un esercito di nemici li invitano a uscire. Cliffy esce allo scoperto e dopo un botta e risposta in cui uno dei Decepticon rivela a Kita che l’Autobot non è un eroe ma è un assassino che ha già fatto fuori sei avversari, i cattivi lanciano una bomba verso i due indigeni e Cliffjumper si lancia per fargli da scudo. I due sono storditi e lui li trascina nella fattoria.
ORA. Kita è gravemente ferita e l’Autobot, dopo aver detto al fratello di prendersi cura di lei, esce allo scoperto armato di tutto punto. Nel frattempo un’altra nave Decepticon è arrivata ma il nostro eroe non ha certo problemi a fare fuori tutti.
DOPO. Cliffjumper accompagna Coll alla tomba di Kita (che sistema usando la testa di uno dei Decepticon, sic.) a porgerle dei fiori. Abbandona infine il pianeta con la nave spaziale dei suoi defunti avversari mentre il ragazzino ha trovato una nuova famiglia.
NOTE
- Nessuno dei Transformers si trasforma.
- Kita e Coll sono disegnati con uno stile che richiama molto i manga, ad esempio notiamo l’enfatizzazione dei loro sentimenti grazie alle espressioni degli occhi.
- I classici protocolli di azione degli Autobot illustrati nelle precedenti miniserie non vengono adottati dal Rambo-Cliffjumper “caratterizzato” in questo albo.
- Nessuno dei Decepticon viene mai identificato con un nome, l’unica cosa deducibile è che abbiano delle gerarchie in quanto c’è qualcuno che stabilisce come devono procedere.
- Il Decepticon marrone, che si deduce essere il comandante del primo vascello atterrato, ha una forma robotica che ricorda i classici seeker.
PERSONAGGI (in ordine di apparizione)
Cliffjumper, Kita, Coll, svariati Decepticon senza nome, i nuovi genitori di Coll.
OSSERVAZIONI
Avete presente Transformers Universe della Marvel? Bene, prendete la scheda dedicata a Cliffjumper e strappatela! Non esiste più niente del personaggio originale che avevamo amato all’epoca.
Credo che McCarthy abbia preso spunto dal primo Rambo e/o da Wolverine: abbiamo infatti un protagonista letale, capace da solo di sterminare gli interi equipaggi di più navicelle Decepticon se viene provocato. Ma al tempo stesso dimostra anche un lato sentimentale: non disdegna infatti il contatto “umano” (alieno in questo caso), cerca di adattarsi ad una vita pacifica, addirittura inizia ad apprezzare i fiori, ma puntualmente ecco arrivare i cattivoni che con le loro malvagie azioni risvegliano i suoi istinti più brutali. E li ammazza tutti.
Naturalmente il vecchio Shane non dimentica di inserire anche qui i punti forti del suo modo di scrivere: traumi e lutti (per tutti) che servono a creare un solido background del personaggio. Una tecnica magistralmente utilizzata in All Hail Megatron che qui viene riproposta con successo. Addirittura aggiunge al suo repertorio la tecnica del flashforward in quella prima epica e drammatica pagina della storia…
Parlando seriamente: purtroppo lo scrittore continua a non capire nulla del mondo dei Transformers. Forse ha letto l’intervista di Furman in cui il buon Simon diceva di voler calare i vecchi personaggi in nuove situazioni ma qui andiamo veramente oltre. Usa infatti lo stesso modus operandi di AHM, ovvero il personaggio deve essere reso cool a ogni costo, deve essere una macchina da guerra, deve avere subito lutti e traumi. Eppure è stato dimostrato più di una volta che si possono scrivere bellissime storie sui Transformers senza utilizzare neanche uno di questi clichè. Valga per tutti lo Spotlight Wheelie: anche qui abbiamo un singolo Autobot che è da solo su un pianeta alieno, entra in contatto con forme di vita locali e si trova a contrapporsi ai Decepticon, ma con che maestria Furman & Scherwinski ci illustravano quella storia!
L’arte di Robby Musso, colorata da Joana Lafuente, è invece di buon livello: viene usato uno stile leggermente diverso da solito, che si avvicina al mondo dei manga e che risulta anche gradevole. Il fatto che non siano presenti trasformazioni permette al disegnatore di concentrarsi bene sul design dei protagonisti; l’unica pecca è che durante i dialoghi alcune inquadrature sembrano simili alle precedenti ma questo è un fatto inevitabile a causa della sceneggiatura. Qualche vignetta risulta meno curata della media.
In definitiva una storia assolutamente dimenticabile, che stravolge senza apparente motivo un personaggio amato dai fan della G1. Anzi, a pensarci bene qualunque altro personaggio avrebbe potuto subire questo trattamento al posto di Cliffjumper: McCarthy avrebbe potuto tranquillamente scegliere Beachcomber o Cosmos e il risultato sarebbe stato identico.
State alla larga da questa roba!
E’ l’esercito di un solo uomo Autobot. Sempre pronto per un combattimento, non si fermerà finché ogni Decepticon non giacerà battuto davanti a lui. Un maestro di tutte le armi, è inarrestabile, imbattibile… è CLIFFJUMPER!
LA STORIA
ORA. Cliffjumper è avvolto nel buio e prometto aiuto a qualcuno che non vediamo.
ALLORA. Cliffjumper si trova in una radura, mentre sta utilizzando un trasmettitore, quando incontra Kita e Coll che sono fratello e sorella. Questi lo avvicinano e socializzano con lui, raccontandogli anche che sono orfani. L’Autobot viene accolto nella loro fattoria dove trascorrono del tempo continuando a conoscersi reciprocamente e ad aiutarsi vicendevolmente.
L’idilliaco quadretto viene “sorprendentemente” interrotto dall’arrivo di un vascello Decepticon alla fattoria. Qui una squadra composta da sei di loro (di cui l’autore non ci mette a conoscenza del nome) circonda Coll con intenzioni minacciose. Kita interviene per proteggerlo ma uno di loro la blocca prendendola per il collo.
Il buono e pacifico Cliffjumper diventa uno spietato assassino e grazie a una lancia, prima perfora, attraverso il mento, la testa di un Decepticon e poi la lancia verso il secondo, perforandogli il cranio.
Nonostante gli altri quattro se ne accorgano, l’Autobot non ha problemi a prendere alle spalle uno di loro e a trapassargli il petto. I superstiti, convinti di essere attaccati da un esercito di nemici li invitano a uscire. Cliffy esce allo scoperto e dopo un botta e risposta in cui uno dei Decepticon rivela a Kita che l’Autobot non è un eroe ma è un assassino che ha già fatto fuori sei avversari, i cattivi lanciano una bomba verso i due indigeni e Cliffjumper si lancia per fargli da scudo. I due sono storditi e lui li trascina nella fattoria.
ORA. Kita è gravemente ferita e l’Autobot, dopo aver detto al fratello di prendersi cura di lei, esce allo scoperto armato di tutto punto. Nel frattempo un’altra nave Decepticon è arrivata ma il nostro eroe non ha certo problemi a fare fuori tutti.
DOPO. Cliffjumper accompagna Coll alla tomba di Kita (che sistema usando la testa di uno dei Decepticon, sic.) a porgerle dei fiori. Abbandona infine il pianeta con la nave spaziale dei suoi defunti avversari mentre il ragazzino ha trovato una nuova famiglia.
NOTE
- Nessuno dei Transformers si trasforma.
- Kita e Coll sono disegnati con uno stile che richiama molto i manga, ad esempio notiamo l’enfatizzazione dei loro sentimenti grazie alle espressioni degli occhi.
- I classici protocolli di azione degli Autobot illustrati nelle precedenti miniserie non vengono adottati dal Rambo-Cliffjumper “caratterizzato” in questo albo.
- Nessuno dei Decepticon viene mai identificato con un nome, l’unica cosa deducibile è che abbiano delle gerarchie in quanto c’è qualcuno che stabilisce come devono procedere.
- Il Decepticon marrone, che si deduce essere il comandante del primo vascello atterrato, ha una forma robotica che ricorda i classici seeker.
PERSONAGGI (in ordine di apparizione)
Cliffjumper, Kita, Coll, svariati Decepticon senza nome, i nuovi genitori di Coll.
OSSERVAZIONI
Avete presente Transformers Universe della Marvel? Bene, prendete la scheda dedicata a Cliffjumper e strappatela! Non esiste più niente del personaggio originale che avevamo amato all’epoca.
Credo che McCarthy abbia preso spunto dal primo Rambo e/o da Wolverine: abbiamo infatti un protagonista letale, capace da solo di sterminare gli interi equipaggi di più navicelle Decepticon se viene provocato. Ma al tempo stesso dimostra anche un lato sentimentale: non disdegna infatti il contatto “umano” (alieno in questo caso), cerca di adattarsi ad una vita pacifica, addirittura inizia ad apprezzare i fiori, ma puntualmente ecco arrivare i cattivoni che con le loro malvagie azioni risvegliano i suoi istinti più brutali. E li ammazza tutti.
Naturalmente il vecchio Shane non dimentica di inserire anche qui i punti forti del suo modo di scrivere: traumi e lutti (per tutti) che servono a creare un solido background del personaggio. Una tecnica magistralmente utilizzata in All Hail Megatron che qui viene riproposta con successo. Addirittura aggiunge al suo repertorio la tecnica del flashforward in quella prima epica e drammatica pagina della storia…
Parlando seriamente: purtroppo lo scrittore continua a non capire nulla del mondo dei Transformers. Forse ha letto l’intervista di Furman in cui il buon Simon diceva di voler calare i vecchi personaggi in nuove situazioni ma qui andiamo veramente oltre. Usa infatti lo stesso modus operandi di AHM, ovvero il personaggio deve essere reso cool a ogni costo, deve essere una macchina da guerra, deve avere subito lutti e traumi. Eppure è stato dimostrato più di una volta che si possono scrivere bellissime storie sui Transformers senza utilizzare neanche uno di questi clichè. Valga per tutti lo Spotlight Wheelie: anche qui abbiamo un singolo Autobot che è da solo su un pianeta alieno, entra in contatto con forme di vita locali e si trova a contrapporsi ai Decepticon, ma con che maestria Furman & Scherwinski ci illustravano quella storia!
L’arte di Robby Musso, colorata da Joana Lafuente, è invece di buon livello: viene usato uno stile leggermente diverso da solito, che si avvicina al mondo dei manga e che risulta anche gradevole. Il fatto che non siano presenti trasformazioni permette al disegnatore di concentrarsi bene sul design dei protagonisti; l’unica pecca è che durante i dialoghi alcune inquadrature sembrano simili alle precedenti ma questo è un fatto inevitabile a causa della sceneggiatura. Qualche vignetta risulta meno curata della media.
In definitiva una storia assolutamente dimenticabile, che stravolge senza apparente motivo un personaggio amato dai fan della G1. Anzi, a pensarci bene qualunque altro personaggio avrebbe potuto subire questo trattamento al posto di Cliffjumper: McCarthy avrebbe potuto tranquillamente scegliere Beachcomber o Cosmos e il risultato sarebbe stato identico.
State alla larga da questa roba!














