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Iscritto il: 14/08/2007
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All Hail Megatron #4 (di 12)
“All Hail Megatron” (#4 di 12)
Storia: Shane McCarthy
Arte: Guido Guidi
Colori: Josh Burcham
Copertine di Guido Guidi e Trevor Hutchinsons
Pubblicato dalla casa editrice IDW nell’Ottobre 2008.
La storia
Megatron si congratula con i suoi Decepticon per la conquista del pianeta Terra e il totale annientamento delle forze militari indigene.
Quando Megatron nomina l'ormai sconfitta resistenza Autobot, la storia si sposta Cybertron. Jazz guarda sconsolato, da un balcone, i resti di un pianeta semi-distrutto. All'interno del palazzo, Ironhide e Prowl discutono animatamente sulla possibile identità del traditore che si annida fra di loro. Ironhide, spinto al limite dallo stress, colpisce Prowl. Jazz interviene immediatamente per placare il litigio e allontana Ironhide. Jazz e Prowl cominciano a discutere della carenza di Energon. Non ne è stato trovato sul pianeta, e tutto quello che hanno viene usato per tenere in vita Optimus Prime. Prowl specifica che se Prime morisse sarebbe tutto perduto, e che gli altri Autobot ancora "non sanno".
All’esterno, Bumblebee e Wheeljack sono in ricognizione, quando si rendono conto che, in lontananza, qualcuno li sta osservando. Impossibilitati a fuggire, Wheeljack decide di inviare un segnale a corto raggio alla base Autobot, destinato però a durare soltanto un centesimo di secondo.
Alla base Autobot, Cliffjumper vede il segnale di Wheeljack e decide di andare in suo soccorso.
Contemporaneamente, Ironhide ha una discussione con Jazz perché vuole sapere cosa sta tenendo nascosto. Demoralizzato, decide di accompagnare Cliffjumper nella sua missione di salvataggio, e ordina a Sunstreaker di tenere d'occhio la situazione nella base.
Senza che venga mai detto, uno sguardo rivela che il sospetto di Ironhide altri non è che Mirage.
Arrivati sul luogo, Ironhide e Cliffjumper aiutano Bumblebee e Wheeljack a scoprire l'identità del misterioso osservatore, che si rivela essere Hot Rod.
Hot Rod spiega poi ai suoi compagni che su Cybertron sono naufragati altri Autobot..
Note
Questo albo, a differenza dei primi 3, è incentrato quasi esclusivamente sugli Autobot, con solo una manciata di pagine dedicate ai Decepticon e agli umani.
Sunstreaker sembra non essere più un Headmaster.
Gli Autobot che avevano subito un restyling per il nuovo Tf-verso della IDW sono ora stati ricondotti a un look molto più G1.
Jazz è al comando, anche se, teoricamente, a Prime sarebbe dovuto subentrare Prowl; il motivo di questa anomalia verrà spiegato nel numero successivo.
Ironhide sembra pensare che il traditore sia Mirage: è una citazione dell’episodio "Traitor" della serie animata G1, ma nello stesso tempo anche di qualunque genere di trama abbia coinvolto Mirage in tutte le sue apparizioni (dai fumetti Dreamwave ai cartoni di Robots In disguise).
Viene lasciato in sospeso il segreto che Prowl e Jazz stanno tenendo nascosto agli altri Autobot.
Cybertron non è più un posto su cui sia impossibile vivere, come descritto in Stormbringer. Non viene spiegato il motivo, né si accenna a un uso di schermi personali per gli Autobot.
Il primo uomo che parla nel nascondiglio degli umani somiglia fortemente ad Andy, ma è un altro personaggio.
Wheeljack e Bumblebee usano ore e minuti come unità di misura temporali.
Senza una spiegazione, Hot Rod regredisce, non solo come aspetto, ma anche come caratterizzazione, al suo omonimo G1: molto diverso dal personaggio disincantato di Spotlight: Hot Rod.
Osservazioni
Finalmente, dopo tre numeri di Decepticon che distruggono New York (mentre il 99,999% del resto delle loro gesta è liquidato come “fuori scena”), si cambia un po’ aria. Peccato che la qualità della storia e dei dialoghi non cambi affatto.
I litigi degli Autobot, che nei numeri successivi non faranno che aumentare, li fanno apparire infantili ed eccessivamente emotivi. Sarebbe una caratterizzazione credibile se si parlasse di un plotone di soldati poco più che ventenni, ma qui si parla di robot alieni che hanno milioni di anni di esperienza alle spalle.
La caratterizzazione di Jazz, che tutt'un tratto è il leader più figo dell'universo, e quella di Ironhide, che "ricorda Prime quando era un ragazzino" (???) sono le più risibili. Mi trovo costretto a scagionare McCarthy dall'accusa di essere tornato alle caratterizzazioni della serie animata anni 1980: queste sono molto più infantili, forzate e fuori luogo.
La storia cerca di incuriosire lasciando parecchie domande in sospeso ("Chi è il traditore? Cosa tengono nascosto Jazz e Prowl?"), ma i dialoghi atroci, la mancanza di contesto e la bassa qualità delle caratterizzazioni e della trama stessa rendono un impresa quasi impossibile rimanere interessati ad All Hail Megatron.
Infine, mi sfugge il motivo del ritorno di ogni personaggio al suo design G1: è un idea della IDW per guadagnare lettori o una preferenza personale di McCarthy? Poco importa, comunque, dato che i miei tentativi di capire dove voglia andare a parare questa miniserie si sono ormai persi nelle profondità dello spazio, ben al di là di Cybertron.
Recensione di Xed
Ha contribuito M3Gr1ml0ck
Fonte per le note: TfArchive.com
Storia: Shane McCarthy
Arte: Guido Guidi
Colori: Josh Burcham
Copertine di Guido Guidi e Trevor Hutchinsons
Pubblicato dalla casa editrice IDW nell’Ottobre 2008.
La storia
Megatron si congratula con i suoi Decepticon per la conquista del pianeta Terra e il totale annientamento delle forze militari indigene.
Quando Megatron nomina l'ormai sconfitta resistenza Autobot, la storia si sposta Cybertron. Jazz guarda sconsolato, da un balcone, i resti di un pianeta semi-distrutto. All'interno del palazzo, Ironhide e Prowl discutono animatamente sulla possibile identità del traditore che si annida fra di loro. Ironhide, spinto al limite dallo stress, colpisce Prowl. Jazz interviene immediatamente per placare il litigio e allontana Ironhide. Jazz e Prowl cominciano a discutere della carenza di Energon. Non ne è stato trovato sul pianeta, e tutto quello che hanno viene usato per tenere in vita Optimus Prime. Prowl specifica che se Prime morisse sarebbe tutto perduto, e che gli altri Autobot ancora "non sanno".
All’esterno, Bumblebee e Wheeljack sono in ricognizione, quando si rendono conto che, in lontananza, qualcuno li sta osservando. Impossibilitati a fuggire, Wheeljack decide di inviare un segnale a corto raggio alla base Autobot, destinato però a durare soltanto un centesimo di secondo.
Alla base Autobot, Cliffjumper vede il segnale di Wheeljack e decide di andare in suo soccorso.
Contemporaneamente, Ironhide ha una discussione con Jazz perché vuole sapere cosa sta tenendo nascosto. Demoralizzato, decide di accompagnare Cliffjumper nella sua missione di salvataggio, e ordina a Sunstreaker di tenere d'occhio la situazione nella base.
Senza che venga mai detto, uno sguardo rivela che il sospetto di Ironhide altri non è che Mirage.
Arrivati sul luogo, Ironhide e Cliffjumper aiutano Bumblebee e Wheeljack a scoprire l'identità del misterioso osservatore, che si rivela essere Hot Rod.
Hot Rod spiega poi ai suoi compagni che su Cybertron sono naufragati altri Autobot..
Note
Questo albo, a differenza dei primi 3, è incentrato quasi esclusivamente sugli Autobot, con solo una manciata di pagine dedicate ai Decepticon e agli umani.
Sunstreaker sembra non essere più un Headmaster.
Gli Autobot che avevano subito un restyling per il nuovo Tf-verso della IDW sono ora stati ricondotti a un look molto più G1.
Jazz è al comando, anche se, teoricamente, a Prime sarebbe dovuto subentrare Prowl; il motivo di questa anomalia verrà spiegato nel numero successivo.
Ironhide sembra pensare che il traditore sia Mirage: è una citazione dell’episodio "Traitor" della serie animata G1, ma nello stesso tempo anche di qualunque genere di trama abbia coinvolto Mirage in tutte le sue apparizioni (dai fumetti Dreamwave ai cartoni di Robots In disguise).
Viene lasciato in sospeso il segreto che Prowl e Jazz stanno tenendo nascosto agli altri Autobot.
Cybertron non è più un posto su cui sia impossibile vivere, come descritto in Stormbringer. Non viene spiegato il motivo, né si accenna a un uso di schermi personali per gli Autobot.
Il primo uomo che parla nel nascondiglio degli umani somiglia fortemente ad Andy, ma è un altro personaggio.
Wheeljack e Bumblebee usano ore e minuti come unità di misura temporali.
Senza una spiegazione, Hot Rod regredisce, non solo come aspetto, ma anche come caratterizzazione, al suo omonimo G1: molto diverso dal personaggio disincantato di Spotlight: Hot Rod.
Osservazioni
Finalmente, dopo tre numeri di Decepticon che distruggono New York (mentre il 99,999% del resto delle loro gesta è liquidato come “fuori scena”), si cambia un po’ aria. Peccato che la qualità della storia e dei dialoghi non cambi affatto.
I litigi degli Autobot, che nei numeri successivi non faranno che aumentare, li fanno apparire infantili ed eccessivamente emotivi. Sarebbe una caratterizzazione credibile se si parlasse di un plotone di soldati poco più che ventenni, ma qui si parla di robot alieni che hanno milioni di anni di esperienza alle spalle.
La caratterizzazione di Jazz, che tutt'un tratto è il leader più figo dell'universo, e quella di Ironhide, che "ricorda Prime quando era un ragazzino" (???) sono le più risibili. Mi trovo costretto a scagionare McCarthy dall'accusa di essere tornato alle caratterizzazioni della serie animata anni 1980: queste sono molto più infantili, forzate e fuori luogo.
La storia cerca di incuriosire lasciando parecchie domande in sospeso ("Chi è il traditore? Cosa tengono nascosto Jazz e Prowl?"), ma i dialoghi atroci, la mancanza di contesto e la bassa qualità delle caratterizzazioni e della trama stessa rendono un impresa quasi impossibile rimanere interessati ad All Hail Megatron.
Infine, mi sfugge il motivo del ritorno di ogni personaggio al suo design G1: è un idea della IDW per guadagnare lettori o una preferenza personale di McCarthy? Poco importa, comunque, dato che i miei tentativi di capire dove voglia andare a parare questa miniserie si sono ormai persi nelle profondità dello spazio, ben al di là di Cybertron.
Recensione di Xed
Ha contribuito M3Gr1ml0ck
Fonte per le note: TfArchive.com
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