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Iscritto il: 21/06/2004
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Spotlight: Sideswipe (Revelation #4 di 4)
“Spotlight: Sideswipe” (Revelation #4 di 4)
Storia: Simon Furman
Arte: E.J. Su
Copertine di E.J. Su e Nick Roche
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel Settembre 2008.
Introduzione
L’inazione grava pesantemente su Sideswipe.
Vuole essere là fuori, nel mezzo dell’azione, con le insicurezze e i difetti immaginari annegati e soffocati dal rombo della battaglia.
Amaro, rancoroso, porta il peso dello sdegno sprezzante con cui un altro lo ha liquidato; più di ogni cosa, desidera disperatamente dimostrare il proprio valore, per essere visto dagli altri, e da uno in particolare, come qualcosa di più del soldato principiante che un tempo era.
Fracassone, antagonistico e tormentoso, porta un chip che gli rende difficile piacere agli altri.
Ma, forse, tutto ciò di cui aveva bisogno era una buona causa…
La storia
Nella provincia dello Jiangxi, in Cina, Fortress Maximus e la squadra di Hound (Road Racket, Skram, Warpath, Sideswipe) si scagliano contro Straxus e Grindcore dell’Universo Morto, che difendono i Ponti Spaziali appena costruiti.
Sideswipe, ansioso di dimostrare il proprio valore e di riscattarsi nei confronti dell’assente Sunstreaker, affronta personalmente Grindcore, lasciando Straxus agli altri.
Fortress Maximus e Hound raggiungono il nesso dei Ponti Spaziali.
Contattato via radio, Ultra Magnus (che, dalla sua nave spaziale, ha preso il comando delle operazioni) spiega la situazione: i Ponti Spaziali collegano i tre pianeti che ospitano i Nega-Nuclei, la cui esplosione simultanea accelererà l’Espansione dell’anomalia della Distesa Benzuli.
Siccome ogni base dei Nega-Nuclei è sorvegliata da un guardiano pressoché invincibile (Thunderwing, Monstructor e Sixshot), sarà necessario trovare il modo di aggirarli.
Le forze Autobot sono già entrate in azione, ma sicuramente Jhiaxus (che sorveglia e coordina tutto dalla sua roccaforte sul pianeta/crisalide, Gorlam Prime) non se ne starà a guardare. Ultra Magnus ha comunque in serbo una sorpresa anche per lui.
Nella Distesa Benzuli, Cyclonus ha finalmente ragione del vascello scientifico Autobot Mirror Manifold, che esplode.
Il suo equipaggio (Cloudraker, Landmine, Groundbreaker, Waverider) viene però salvato grazie a un teletrasporto di emergenza, che lo trasferisce a bordo del cargo Autobot Nightbird.
Qui, i Technobot possono finalmente consegnare ai quattro compagni il loro prezioso carico: quattro Involucri derivati dalla tecnologia di Thunderwing.
Indossati questi Involucri, il quartetto di Cloudraker, Landmine, Groundbreaker, Waverider esce nello spazio e affronta Cyclonus: con questa protezione, che aumenta potenza e resistenza, sono in grado persino di resistere alla furia distruttrice che nell’Universo Morto disintegra ogni cosa.
Su Garrus-9, nei laboratori del Penitenziario Autobot Last Resort, Jetfire riesce finalmente a sfruttare la tecnologia di Bludgeon per assumere il controllo del corpo di Thunderwing, il primo dei tre guardiani dei Nega-Nuclei.
Su Corata-Vaz, Thunderwing si blocca e i Wrecker di Springer possono aggirarlo, per raggiungere il Nega-Nucleo da lui protetto.
Ma il successo di Jetfire ha vita breve: Jhiaxus ha intuito i suoi piani e, per fermarlo, gli manda contro il corpo comandato a distanza di Bludgeon.
Nei livelli inferiori del penitenziario Last Resort, Optimus Prime affronta il suo predecessore, convertitosi al male: è Nemesis Prime (ex Nova Prime), che porta in sé la letale Oscurità, una sorta di Anti-Matrice.
Prossimo a uccidere Optimus, Nemesis scopre con stupore oltraggiato che l’Oscurità sta tentando di abbandonarlo, per trasferirsi nel corpo di Optimus.
Optimus capisce immediatamente cosa sta accadendo: l’Oscurità davvero affine alla Matrice e, per questo motivo, cerca di insediarsi nel corpo del Prime che la detiene.
Optimus offre a Nemesis un’ultima possibilità di redenzione, ma Nemesis la rifiuta e ribadisce ancora una volta la sua visione cosmica: i Transformer di Cybertron sono il modello di base a partire dal quale l’intero universo dovrà essere riscritto, perché divenga un meccanismo perfetto, a loro immagine e somiglianza. E Nemesis ne sarà al comando.
Cambiata tattica, Nemesis tenta di uccidere Optimus da lontano.
Nella lotta, nessuno dei due si accorge che un terzo Transformer osserva la scena.
Sulla Terra, mentre Sideswipe tiene a bada Straxus e Grindcore, gli Autobot si dividono in tre gruppi e, attraverso i Ponti Spaziali, raggiungono i loro obiettivi.
Fortress Maximus e Warpath si recano su Rotan, per recuperare un Nega-Nucleo.
Hound e Skram fanno altrettanto dirigendosi sulla quarta luna di Buhl.
Skram, che ha una missione leggermente diversa, va invece in cerca di una certa psicopatica, che sul pianeta Rotan sta affrontando e distraendo Monstructor: è Arcee, alleatasi con le forze Decepticon di Banzai-Tron (comprensive dei quattro Combaticon).
Grazie ai Ponti Spaziali, i gruppetti di Autobot giunti dalla Terra possono aggirare i guardiani dei Nega-Nuclei (impegnati a combattere con forze Autobot/Decepticon che fungono da diversivo).
Sempre sulla Terra, Sideswipe continua a lottare, ben consapevole di come sia impossibile sconfiggere Straxus e Grindcore, che sono già morti. Sa che il suo sacrificio sarà estremo, ma è anche consapevole dell’onore che porterà una morte così eroica.
Su Garrus-9, Bludgeon non riesce a eliminare Jetfire, perché il suo burattinaio, Jhiaxus, si ritrova a dover controllare nello stesso tempo troppe marionette e troppi fronti dello scontro: il grande piano dell’Universo Morto è entrato in crisi.
Nella Distesa Benzuli, la squadra di Cloudraker distrugge Cyclonus (per il momento) e riesce a fare irruzione nell’Universo Morto.
E su ognuno dei pianeti preposti, gli Autobot si impossessano dei Nega-Nuclei.
Su Gorlan Prime, Jhiaxus tenta di disattivare i Ponti Spaziali, ma non vi riesce, perché una lama gli tronca di netto un braccio.
E’ opera di Arcee, che Skram ha convinto (con grande facilità) a svolgere quel compito: Arcee, infatti, non chiede niente di meglio che vendicarsi sul suo più mortale nemico, che l’ha ridotta in quel patetico e tormentato stato di esperimento abortito.
Su Garrus-9, Nemesis Prime sembra in vantaggio, quando viene ucciso da un colpo sparatogli nella schiena. Cadendo, urta contro Optimus, trasmettendogli l’Oscurità contro la volontà di entrambi.
Galvatron esce dalle ombre, rivelandosi come l’assassino di Nemesis e offre a Optimus due scelte: suicidarsi gettandosi nella vicina Vasca Solare (Solar Pool), prima che l’Oscurità lo privi del libero arbitrio, oppure consegnare l’Oscurità stessa a Galvatron.
Galvatron sente infatti che essa è destinata a lui (anche se al primo incontro, essa non seppe resistere al vuoto di Matrice dentro Nova Prime) e ora la desidera: unendosi all’Oscurità, Galvatron diverrà completo e avrà la risposta a tutte le domande di una vita.
Lacerato, Optimus finisce per scegliere entrambe le alternative: in un istante, cede l’Oscurità a Galvatron, per poi afferrarlo e scagliarlo nelle energie ribollenti della Vasca Solare.
Galvatron scompare, in una accecante esplosione.
La squadra di Cloudbreaker trasporta i tre Nega-Nuclei nell’Universo Morto, dove persino gli Involucri che indossano i suoi membri cominciano a sgretolarsi.
I Nega-Nuclei esplodono nel nulla privo di vita, senza causare danno a nessuno.
Di conseguenza, l’anomalia della Distesa Benzuli collassa su se stessa e svanisce; l’Espansione dell’Universo Morto nella nostra realtà è stata fermata.
Su Gorlam Prime, Jhiaxus tenta di sfuggire ad Arcee tornando all’interfaccia che mette in contatto con l’Universo Morto. Ma la sua strada gli viene sbarrata da un recente defunto, che riemerge proprio dal misterioso lago di fluido dell’interfaccia.
E’ Hardhead, morto e rinato come Jhiaxus e i suoi simili.
Arcee sopraggiunge e trafigge brutalmente Jhiaxus, uccidendolo.
Ma, in quel luogo dove i due universi si toccano, Jhiaxus non potrà mai restare morto. Arcee è felice di saperlo: dopo aver preso a calci la testa di Jhiaxus, si accanisce sul suo corpo, contenta di avere un’intera eternità per vendicarsi di lui, continuando a ucciderlo all’infinito.
Su Garrus-9, Optimus Prime vorrebbe piangere la morte di Nemesis/Nova, ma non ne ha le forze: dopotutto, Nova era già morto da molto tempo… e cioè da quando, voltando le spalle alla luce, aveva scelto di abbracciare l’Oscurità.
Sulla Terra, Sideswipe vede crollare i corpi dei suoi due avversari. Con stupore, scopre due cose. La prima è che ha vinto. La seconda è che ora sa di valere qualcosa e di non avere più bisogno di dimostrarlo a Sunstreaker. Appagato, se ne va, tornando a bordo della sua astronave tramite un balzo orbitale.
Epilogo.
In un vicino futuro, Jetfire racconta cosa è accaduto a Gorlam Prime. Sebbene per gli Autobot ci siano sempre problemi da affrontare (l’ascesa dell’Impero della Machination, l’attacco generale di Megatron e, soprattutto, l‘insurrezione di Shockwave), Jetfire ha appurato che l’evoluzione dei Gorlamiani ha avuto seguito.
Nei DecaCicli e Metacicli successivi, i Gorlamiani sono emersi dal loro stato di crisalide, divenendo qualcosa di notevole. E, ignari del loro stesso passato, hanno ribattezzato il proprio mondo col nome di Cybertron.
Jetfire ritiene che ormai gli abitanti dell’Universo Morto possano riposare in pace.
Ma, dalle fiamme di una Vasca Solare, emerge una mano dall’aspetto familiare.
Note
Come accade sempre, l’interpretazione che Simon Furman dà dei Transformer è la più logica e coerente, vista la durata della vita di queste creature (e l’inevitabile maturazione che essa comporta), in netto contrasto con altri autori, che buttano in scena certi personaggi trattandoli come se fossero “nati ieri” e ignorandone invece la (implicita) lunga storia che li ha condotti a essere oggi ciò che sono.
Ultra Magnus è un ottimo esempio di questa crescita: abbandonata le insicurezze e le invidie dell’originale, troviamo ora un capo naturale, che subentra spontaneamente a Optimus Prime, assumendo il ruolo del comando senza battere ciglio.
Questa capacità (e la sua efficacia) ricordano molto il personaggio della serie G1 Marvel UK, come visto in “Obiettivo: 2006”.
Straxus ha una maschera da battaglia che ricorda la sua faccia dei fumetti G1 Marvel US.
Il personaggio inedito di Grindcore (il cui nome è stato presumibilmente mutuato dal modellino della linea TFTM07) esce di scena senza che abbia avuto alcuna possibilità di farsi conoscere ai lettori: l’unica cosa che si apprende da questa storia è che si tratta di un Transformer tra i più forti (o almeno così dichiara).
Gli Involucri Pretender Autobot, benché derivati dalla tecnologia originale di Thunderwing, sono stati anche migliorati e presumibilmente depotenziati da Jetfire: la loro caratteristica principale è ora quella della resistenza a condizioni ambientali ostili (in modo letteralmente estremo), oltre ovviamente a quella di potersi sincronizzare neuralmente con l’ospite senza farlo impazzire.
Rispetto ai modellini originari, sono state rimosse le teste umane, che ovviamente non avrebbero avuto alcun senso. Il loro utilizzo resta invece davvero fedele ai giocattoli, dato che si tratta di tute spaziali super-potenziate.
Il rapporto tra Sideswipe e Sunstreaker che si delinea in questo albo non è, probabilmente, quello che Simon Furman aveva messo in cantiere originariamente (come avrà notato chi ricorda il suo vecchio annuncio sulla questione dei “fratelli”).
Il cambio di rotta della serie deve aver presumibilmente spinto Furman ad accantonare la questione (non essendoci spazio per approfondirla) e a ripiegare su un altro aspetto della relazione tra i due.
Anche in questo caso, si tratta comunque di un elemento che affonda le sue radici direttamente nei Profili G1 Marvel, dove Sunstreaker considerava Sideswipe come inferiore a se stesso.
Lo sviluppo del personaggio di Sideswipe in questo Spotlight, per quanto ristretto, punta quindi su un conseguimento anti-climatico della maturità, invece che utilizzare il consunto stereotipo della ricerca del guerriero.
E la caratterizzazione si estende allo stesso Sunstreaker, con un tocco ironico e azzeccato: il suo comportamento arrogante e altezzoso fa sì che, ora che si trova in pericolo, l’unico Autobot che effettivamente vuole correre in suo soccorso lo faccia solo per dimostrare qualcosa a se stesso.
Nova Prime aveva un “Matrix Vacuum”, stando a Galvatron: ciò significa che, quando entrò nell’Universo Morto, era privo della Matrice? Oppure, che l’Oscurità l’ha consumata?
La prima ipotesi sembra la più plausibile, specialmente se si sceglie di considerare la Matrice come oggetto unico. Se invece essa viene creata per ogni Prime, l’ipotesi diviene meno fondata.
Durante la battaglia tra Optimus e Nemesis, Galvatron emerge dalle ombre in un modo che ricalca la sua comparsa in scena davanti a Hot Rod, nelle viscere di Unicron, durante il finale di The Animated Movie del 1986.
Durante la battaglia con Monstructor, i Combaticon sembrano avere assunto modalità terrestri. Che stiano quindi per trasferirsi sulla Terra?
E.J. Su disegna un Blast-Off molto più grande dei compagni, probabilmente per questioni di scala (come aveva fatto con Astrotrain per una copertina di Infiltration).
Impagabile la definizione che Arcee riserva ai Micromaster di Gorlam Prime: “Bite-Sized” (come dire che sono bocconcini da un morso solo).
Che Hardhead dovesse ritornare come zombi era stato anticipato da tutti, vista la sua morte in Spotlight: Hardhead. Più inatteso è invece il suo nuovo ruolo di guardiano del varco tra i due universi.
Cosa può essere mai questa Oscurità, unica superstite di un Universo Morto (e forse causa della sua morte), oltre che tanto simile alla Matrice da essere definita “Anti Matrice”?
Non sarà per caso l’essenza di Unicron?
L’evoluzione di Gorlam Prime in un nuovo pianeta Cybertron, causata dalle continue interferenze di Jhiaxus (citate cripticamente in Spotlight: Nightbeat), riflette le origini di Gobotron e dei Gobot dell’omonima serie animata Gobots.
C’è però anche una vaga somiglianza con la genesi di Cybertron narrata nella serie Beast Machines.
Nell’elenco finale di problemi affrontati dagli Autobot compaiono tre riferimenti ad altrettante miniserie: Maximum Dinobots (che risolve la faccenda della Machination), All Hail Megatron (con l’assalto di Megatron) e infine una misteriosa “insurrezione di Shockwave”, che probabilmente preannuncia il prossimo progetto a cui lavorerà Simon Furman.
Per chi se lo fosse chiesto, dopo l’infelice riorganizzazione narrativa della IDW, il Mosaic intitolato Hail And Farewell non più in continuità.
Galleria delle tavole di anteprima e delle copertine.
Osservazioni
Liquidiamo immediatamente i due aspetti più noiosi dei commenti a questa storia (già ripetuti per ben tre recensioni):
1. Questo Spotlight Sideswipe non è uno Spotlight dedicato al citato Autobot, perché la frazione di storia dedicata al presunto protagonista è davvero minima.
2. La trama è stata davvero condensata sino all’inverosimile e la storia in certi punti costringe il lettore a riflettere a fondo su ciò che ha letto, per riuscire a comprenderlo.
Entrambi i punti sono stati causati dalla brusca scelta della IDW di cambiare rotta per rilanciare i Transformer e ampliare il bacino dei lettori. La scelta di contrarre Revelation in un ciclo di soli quattro albi è stata demenziale: visto l’ottimo ed epico materiale contenuto, sarebbe stato più che sensato realizzare un albo di 44 pagine, oppure estendere la miniserie ad almeno cinque albi (come accadrà per Maximum Dinobots), tramite un ulteriore Spotlight: Jetfire o Spotlight: Nemesis Prime (per fare due esempi).
Passiamo ora alla storia: nonostante la condensazione e la risoluzione di numerosissime sottotrame, la matassa narrativa si dipana e risolve con sorprendente linearità, dimostrando ancora una volta come il controllo di Simon Furman sulla sua narrazione sia totale.
E nonostante l’affollamento di personaggi e situazione, i tempi dello sviluppo della storia sono tali da concedere in continuazione lo spazio e l’enfasi necessari per i momenti memorabili: senza prezzo sono, in questo senso, certe scene, come il decollo dei Pretender Autobot, l’incombere della selvaggia Arcee su Jhiaxus o l’emersione dello zombi Hardhead dal fluido dell’interfaccia universale.
Si tratta di quel genere di istanti epici che diventa un classico istantaneo, perché è originale e inedito, ma ha anche il sapore familiare di un ricordo che era stato dimenticato.
I ritmi sincopati della narrazione, a volte un poco involuta, hanno causato qualche difficoltà ai lettori più semplici, che hanno stentato a comprendere certi nessi o a dedurre certe scene implicite, ma in ultima analisi, cosa può chiedere di più appagante, un lettore adulto appassionato dei Transformer? Questo Spotlight: Sideswipe è l’apoteosi della vera narrazione per adulti (come abbiamo già ripetuto chissà quante altre volte): non violenza e sesso, ma fantascienza pura e dura, che richiede un cosciente e mirato sforzo intellettivo per essere compresa. E, quando il lettore riesce a seguire lo scrittore nei suoi passaggi più sintetici, la soddisfazione di essere entrato in sintonia con la sua opera e di aver raggiunto le sue stesse vette di capacità di comunicazione non può che essere grande.
I dialoghi sono ancora una volta un punto fermo della narrazione di Simon Furman, e davvero si stenta a comprendere quei lettori che lo definiscono “verboso”: se c’è qualcuno che sa utilizzare l’inglese nella maniera più incisiva e diretta possibile, è proprio Furman.
E questa storia ne è l’esempio più lampante: testi e flusso narrativo sono perfettamente combinati, senza alcuna ridondanza o ripetizione; ciò che viene narrato nelle immagini non viene poi anche descritto nei dialoghi, e viceversa.
Il vocabolario cui Furman attinge è vasto, ricco e preciso: invece che abusare dei phrasal verbs (per esempio combinando to get con tutte le preposizioni possibili e immaginabili), Furman sa sempre individuare il verbo specifico per ogni azione, come anche il sostantivo per ogni concetto.
La scorrevolezza dell’insieme, nella bizantina complessità della trama da risolvere, è la testimonianza più grande (e ineguagliata nell’ambito dei fumetti dei Transfromer) al talento di Furman.
Per certi versi, questa storia si spinge contro la tendenza dei fumetti statunitensi moderni, ritornando alle origini degli anni 1960, dove 22 pagine erano più che sufficienti per narrare un’intera epopea (contro le storie moderne che richiedono sei albi di “brodo allungato” a furia di splash page e vignette ridondanti solo per nascondere la carenza di idee dell’autore e raccontare una misera vicenda che, oltre le singole scene cool, non lascia nessun segno permanente nella mente del lettore).
I passaggi narrativi omessi, che possono essere agevolmente ricostruiti con l’adeguato sforzo intellettivo, sono a loro volta un ulteriore pregio di questo fumetto: non solo perché stimolano il lettore a speculare selvaggiamente e a scatenare la fantasia, ma anche perché fungono da serbatoio quasi inesauribile per un gran numero di Spotlight retrospettivi, come lo è stato l’ottimo Spotlight: Soundwave.
Ovviamente, a patto che sia Simon Furman a scriverli, dato che pare che lui solo abbia capito l’importanza e il valore di una narrazione che sappia mescolare equilibratamente il disvelamento di eventi passati e l’evolversi di eventi presenti, stabilendo una qualche (arguta) connessione tra i due tempi.
E questo è solo il potenziale inespresso, perché poi restano le spettacolari promesse concrete delle pagine finali, questa volta esplicitate dallo stesso autore: il nuovo Cybertron, l’insurrezione di Shockwave, il nuovo ruolo di Hardhead e la riemersione di Galvatron (?), tanto per citare qualche esempio.
Davanti a tante promesse, non resta davvero che sperare che la IDW non abbia davvero commesso la sciocchezza di allontanare Simon Furman dalla nuova serie G1 da lui concepita: magari, questa volta basterà dare alle varie miniserie una struttura più autonoma e un titolo meno ripetitivo (per esempio accantonando gli –Ation e usando i nomi dei personaggi più popolari), per continuare ad attrarre il pubblico.
L’arte di E.J. Su, curata e spettacolare come sempre, raggiunge qui un nuovo apice: per la prima volta, l’autore disegna e colora personalmente una storia dei Transformer, adottando uno stile pittorico di enorme suggestione ed efficacia, che ha spinto un gran numero di fan sull’internet a dichiarare che l’arte di questa storia è la migliore che abbia mai graziato le pagine di un fumetto dei Transformer, in assoluto.
A Chris Mowry, autore del lettering, muoviamo la critica di non essersi sforzato maggiormente per incasellare meglio i testi e ridurre l’invasività dei suoi balloon, che in certi casi coprono porzioni veramente eccessive dell’arte della vignetta (un esempio per tutti, la figura intera di Galvatron a pagina 17).
Storia: Simon Furman
Arte: E.J. Su
Copertine di E.J. Su e Nick Roche
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel Settembre 2008.
Introduzione
L’inazione grava pesantemente su Sideswipe.
Vuole essere là fuori, nel mezzo dell’azione, con le insicurezze e i difetti immaginari annegati e soffocati dal rombo della battaglia.
Amaro, rancoroso, porta il peso dello sdegno sprezzante con cui un altro lo ha liquidato; più di ogni cosa, desidera disperatamente dimostrare il proprio valore, per essere visto dagli altri, e da uno in particolare, come qualcosa di più del soldato principiante che un tempo era.
Fracassone, antagonistico e tormentoso, porta un chip che gli rende difficile piacere agli altri.
Ma, forse, tutto ciò di cui aveva bisogno era una buona causa…
La storia
Nella provincia dello Jiangxi, in Cina, Fortress Maximus e la squadra di Hound (Road Racket, Skram, Warpath, Sideswipe) si scagliano contro Straxus e Grindcore dell’Universo Morto, che difendono i Ponti Spaziali appena costruiti.
Sideswipe, ansioso di dimostrare il proprio valore e di riscattarsi nei confronti dell’assente Sunstreaker, affronta personalmente Grindcore, lasciando Straxus agli altri.
Fortress Maximus e Hound raggiungono il nesso dei Ponti Spaziali.
Contattato via radio, Ultra Magnus (che, dalla sua nave spaziale, ha preso il comando delle operazioni) spiega la situazione: i Ponti Spaziali collegano i tre pianeti che ospitano i Nega-Nuclei, la cui esplosione simultanea accelererà l’Espansione dell’anomalia della Distesa Benzuli.
Siccome ogni base dei Nega-Nuclei è sorvegliata da un guardiano pressoché invincibile (Thunderwing, Monstructor e Sixshot), sarà necessario trovare il modo di aggirarli.
Le forze Autobot sono già entrate in azione, ma sicuramente Jhiaxus (che sorveglia e coordina tutto dalla sua roccaforte sul pianeta/crisalide, Gorlam Prime) non se ne starà a guardare. Ultra Magnus ha comunque in serbo una sorpresa anche per lui.
Nella Distesa Benzuli, Cyclonus ha finalmente ragione del vascello scientifico Autobot Mirror Manifold, che esplode.
Il suo equipaggio (Cloudraker, Landmine, Groundbreaker, Waverider) viene però salvato grazie a un teletrasporto di emergenza, che lo trasferisce a bordo del cargo Autobot Nightbird.
Qui, i Technobot possono finalmente consegnare ai quattro compagni il loro prezioso carico: quattro Involucri derivati dalla tecnologia di Thunderwing.
Indossati questi Involucri, il quartetto di Cloudraker, Landmine, Groundbreaker, Waverider esce nello spazio e affronta Cyclonus: con questa protezione, che aumenta potenza e resistenza, sono in grado persino di resistere alla furia distruttrice che nell’Universo Morto disintegra ogni cosa.
Su Garrus-9, nei laboratori del Penitenziario Autobot Last Resort, Jetfire riesce finalmente a sfruttare la tecnologia di Bludgeon per assumere il controllo del corpo di Thunderwing, il primo dei tre guardiani dei Nega-Nuclei.
Su Corata-Vaz, Thunderwing si blocca e i Wrecker di Springer possono aggirarlo, per raggiungere il Nega-Nucleo da lui protetto.
Ma il successo di Jetfire ha vita breve: Jhiaxus ha intuito i suoi piani e, per fermarlo, gli manda contro il corpo comandato a distanza di Bludgeon.
Nei livelli inferiori del penitenziario Last Resort, Optimus Prime affronta il suo predecessore, convertitosi al male: è Nemesis Prime (ex Nova Prime), che porta in sé la letale Oscurità, una sorta di Anti-Matrice.
Prossimo a uccidere Optimus, Nemesis scopre con stupore oltraggiato che l’Oscurità sta tentando di abbandonarlo, per trasferirsi nel corpo di Optimus.
Optimus capisce immediatamente cosa sta accadendo: l’Oscurità davvero affine alla Matrice e, per questo motivo, cerca di insediarsi nel corpo del Prime che la detiene.
Optimus offre a Nemesis un’ultima possibilità di redenzione, ma Nemesis la rifiuta e ribadisce ancora una volta la sua visione cosmica: i Transformer di Cybertron sono il modello di base a partire dal quale l’intero universo dovrà essere riscritto, perché divenga un meccanismo perfetto, a loro immagine e somiglianza. E Nemesis ne sarà al comando.
Cambiata tattica, Nemesis tenta di uccidere Optimus da lontano.
Nella lotta, nessuno dei due si accorge che un terzo Transformer osserva la scena.
Sulla Terra, mentre Sideswipe tiene a bada Straxus e Grindcore, gli Autobot si dividono in tre gruppi e, attraverso i Ponti Spaziali, raggiungono i loro obiettivi.
Fortress Maximus e Warpath si recano su Rotan, per recuperare un Nega-Nucleo.
Hound e Skram fanno altrettanto dirigendosi sulla quarta luna di Buhl.
Skram, che ha una missione leggermente diversa, va invece in cerca di una certa psicopatica, che sul pianeta Rotan sta affrontando e distraendo Monstructor: è Arcee, alleatasi con le forze Decepticon di Banzai-Tron (comprensive dei quattro Combaticon).
Grazie ai Ponti Spaziali, i gruppetti di Autobot giunti dalla Terra possono aggirare i guardiani dei Nega-Nuclei (impegnati a combattere con forze Autobot/Decepticon che fungono da diversivo).
Sempre sulla Terra, Sideswipe continua a lottare, ben consapevole di come sia impossibile sconfiggere Straxus e Grindcore, che sono già morti. Sa che il suo sacrificio sarà estremo, ma è anche consapevole dell’onore che porterà una morte così eroica.
Su Garrus-9, Bludgeon non riesce a eliminare Jetfire, perché il suo burattinaio, Jhiaxus, si ritrova a dover controllare nello stesso tempo troppe marionette e troppi fronti dello scontro: il grande piano dell’Universo Morto è entrato in crisi.
Nella Distesa Benzuli, la squadra di Cloudraker distrugge Cyclonus (per il momento) e riesce a fare irruzione nell’Universo Morto.
E su ognuno dei pianeti preposti, gli Autobot si impossessano dei Nega-Nuclei.
Su Gorlan Prime, Jhiaxus tenta di disattivare i Ponti Spaziali, ma non vi riesce, perché una lama gli tronca di netto un braccio.
E’ opera di Arcee, che Skram ha convinto (con grande facilità) a svolgere quel compito: Arcee, infatti, non chiede niente di meglio che vendicarsi sul suo più mortale nemico, che l’ha ridotta in quel patetico e tormentato stato di esperimento abortito.
Su Garrus-9, Nemesis Prime sembra in vantaggio, quando viene ucciso da un colpo sparatogli nella schiena. Cadendo, urta contro Optimus, trasmettendogli l’Oscurità contro la volontà di entrambi.
Galvatron esce dalle ombre, rivelandosi come l’assassino di Nemesis e offre a Optimus due scelte: suicidarsi gettandosi nella vicina Vasca Solare (Solar Pool), prima che l’Oscurità lo privi del libero arbitrio, oppure consegnare l’Oscurità stessa a Galvatron.
Galvatron sente infatti che essa è destinata a lui (anche se al primo incontro, essa non seppe resistere al vuoto di Matrice dentro Nova Prime) e ora la desidera: unendosi all’Oscurità, Galvatron diverrà completo e avrà la risposta a tutte le domande di una vita.
Lacerato, Optimus finisce per scegliere entrambe le alternative: in un istante, cede l’Oscurità a Galvatron, per poi afferrarlo e scagliarlo nelle energie ribollenti della Vasca Solare.
Galvatron scompare, in una accecante esplosione.
La squadra di Cloudbreaker trasporta i tre Nega-Nuclei nell’Universo Morto, dove persino gli Involucri che indossano i suoi membri cominciano a sgretolarsi.
I Nega-Nuclei esplodono nel nulla privo di vita, senza causare danno a nessuno.
Di conseguenza, l’anomalia della Distesa Benzuli collassa su se stessa e svanisce; l’Espansione dell’Universo Morto nella nostra realtà è stata fermata.
Su Gorlam Prime, Jhiaxus tenta di sfuggire ad Arcee tornando all’interfaccia che mette in contatto con l’Universo Morto. Ma la sua strada gli viene sbarrata da un recente defunto, che riemerge proprio dal misterioso lago di fluido dell’interfaccia.
E’ Hardhead, morto e rinato come Jhiaxus e i suoi simili.
Arcee sopraggiunge e trafigge brutalmente Jhiaxus, uccidendolo.
Ma, in quel luogo dove i due universi si toccano, Jhiaxus non potrà mai restare morto. Arcee è felice di saperlo: dopo aver preso a calci la testa di Jhiaxus, si accanisce sul suo corpo, contenta di avere un’intera eternità per vendicarsi di lui, continuando a ucciderlo all’infinito.
Su Garrus-9, Optimus Prime vorrebbe piangere la morte di Nemesis/Nova, ma non ne ha le forze: dopotutto, Nova era già morto da molto tempo… e cioè da quando, voltando le spalle alla luce, aveva scelto di abbracciare l’Oscurità.
Sulla Terra, Sideswipe vede crollare i corpi dei suoi due avversari. Con stupore, scopre due cose. La prima è che ha vinto. La seconda è che ora sa di valere qualcosa e di non avere più bisogno di dimostrarlo a Sunstreaker. Appagato, se ne va, tornando a bordo della sua astronave tramite un balzo orbitale.
Epilogo.
In un vicino futuro, Jetfire racconta cosa è accaduto a Gorlam Prime. Sebbene per gli Autobot ci siano sempre problemi da affrontare (l’ascesa dell’Impero della Machination, l’attacco generale di Megatron e, soprattutto, l‘insurrezione di Shockwave), Jetfire ha appurato che l’evoluzione dei Gorlamiani ha avuto seguito.
Nei DecaCicli e Metacicli successivi, i Gorlamiani sono emersi dal loro stato di crisalide, divenendo qualcosa di notevole. E, ignari del loro stesso passato, hanno ribattezzato il proprio mondo col nome di Cybertron.
Jetfire ritiene che ormai gli abitanti dell’Universo Morto possano riposare in pace.
Ma, dalle fiamme di una Vasca Solare, emerge una mano dall’aspetto familiare.
Note
Come accade sempre, l’interpretazione che Simon Furman dà dei Transformer è la più logica e coerente, vista la durata della vita di queste creature (e l’inevitabile maturazione che essa comporta), in netto contrasto con altri autori, che buttano in scena certi personaggi trattandoli come se fossero “nati ieri” e ignorandone invece la (implicita) lunga storia che li ha condotti a essere oggi ciò che sono.
Ultra Magnus è un ottimo esempio di questa crescita: abbandonata le insicurezze e le invidie dell’originale, troviamo ora un capo naturale, che subentra spontaneamente a Optimus Prime, assumendo il ruolo del comando senza battere ciglio.
Questa capacità (e la sua efficacia) ricordano molto il personaggio della serie G1 Marvel UK, come visto in “Obiettivo: 2006”.
Straxus ha una maschera da battaglia che ricorda la sua faccia dei fumetti G1 Marvel US.
Il personaggio inedito di Grindcore (il cui nome è stato presumibilmente mutuato dal modellino della linea TFTM07) esce di scena senza che abbia avuto alcuna possibilità di farsi conoscere ai lettori: l’unica cosa che si apprende da questa storia è che si tratta di un Transformer tra i più forti (o almeno così dichiara).
Gli Involucri Pretender Autobot, benché derivati dalla tecnologia originale di Thunderwing, sono stati anche migliorati e presumibilmente depotenziati da Jetfire: la loro caratteristica principale è ora quella della resistenza a condizioni ambientali ostili (in modo letteralmente estremo), oltre ovviamente a quella di potersi sincronizzare neuralmente con l’ospite senza farlo impazzire.
Rispetto ai modellini originari, sono state rimosse le teste umane, che ovviamente non avrebbero avuto alcun senso. Il loro utilizzo resta invece davvero fedele ai giocattoli, dato che si tratta di tute spaziali super-potenziate.
Il rapporto tra Sideswipe e Sunstreaker che si delinea in questo albo non è, probabilmente, quello che Simon Furman aveva messo in cantiere originariamente (come avrà notato chi ricorda il suo vecchio annuncio sulla questione dei “fratelli”).
Il cambio di rotta della serie deve aver presumibilmente spinto Furman ad accantonare la questione (non essendoci spazio per approfondirla) e a ripiegare su un altro aspetto della relazione tra i due.
Anche in questo caso, si tratta comunque di un elemento che affonda le sue radici direttamente nei Profili G1 Marvel, dove Sunstreaker considerava Sideswipe come inferiore a se stesso.
Lo sviluppo del personaggio di Sideswipe in questo Spotlight, per quanto ristretto, punta quindi su un conseguimento anti-climatico della maturità, invece che utilizzare il consunto stereotipo della ricerca del guerriero.
E la caratterizzazione si estende allo stesso Sunstreaker, con un tocco ironico e azzeccato: il suo comportamento arrogante e altezzoso fa sì che, ora che si trova in pericolo, l’unico Autobot che effettivamente vuole correre in suo soccorso lo faccia solo per dimostrare qualcosa a se stesso.
Nova Prime aveva un “Matrix Vacuum”, stando a Galvatron: ciò significa che, quando entrò nell’Universo Morto, era privo della Matrice? Oppure, che l’Oscurità l’ha consumata?
La prima ipotesi sembra la più plausibile, specialmente se si sceglie di considerare la Matrice come oggetto unico. Se invece essa viene creata per ogni Prime, l’ipotesi diviene meno fondata.
Durante la battaglia tra Optimus e Nemesis, Galvatron emerge dalle ombre in un modo che ricalca la sua comparsa in scena davanti a Hot Rod, nelle viscere di Unicron, durante il finale di The Animated Movie del 1986.
Durante la battaglia con Monstructor, i Combaticon sembrano avere assunto modalità terrestri. Che stiano quindi per trasferirsi sulla Terra?
E.J. Su disegna un Blast-Off molto più grande dei compagni, probabilmente per questioni di scala (come aveva fatto con Astrotrain per una copertina di Infiltration).
Impagabile la definizione che Arcee riserva ai Micromaster di Gorlam Prime: “Bite-Sized” (come dire che sono bocconcini da un morso solo).
Che Hardhead dovesse ritornare come zombi era stato anticipato da tutti, vista la sua morte in Spotlight: Hardhead. Più inatteso è invece il suo nuovo ruolo di guardiano del varco tra i due universi.
Cosa può essere mai questa Oscurità, unica superstite di un Universo Morto (e forse causa della sua morte), oltre che tanto simile alla Matrice da essere definita “Anti Matrice”?
Non sarà per caso l’essenza di Unicron?
L’evoluzione di Gorlam Prime in un nuovo pianeta Cybertron, causata dalle continue interferenze di Jhiaxus (citate cripticamente in Spotlight: Nightbeat), riflette le origini di Gobotron e dei Gobot dell’omonima serie animata Gobots.
C’è però anche una vaga somiglianza con la genesi di Cybertron narrata nella serie Beast Machines.
Nell’elenco finale di problemi affrontati dagli Autobot compaiono tre riferimenti ad altrettante miniserie: Maximum Dinobots (che risolve la faccenda della Machination), All Hail Megatron (con l’assalto di Megatron) e infine una misteriosa “insurrezione di Shockwave”, che probabilmente preannuncia il prossimo progetto a cui lavorerà Simon Furman.
Per chi se lo fosse chiesto, dopo l’infelice riorganizzazione narrativa della IDW, il Mosaic intitolato Hail And Farewell non più in continuità.
Galleria delle tavole di anteprima e delle copertine.
Osservazioni
Liquidiamo immediatamente i due aspetti più noiosi dei commenti a questa storia (già ripetuti per ben tre recensioni):
1. Questo Spotlight Sideswipe non è uno Spotlight dedicato al citato Autobot, perché la frazione di storia dedicata al presunto protagonista è davvero minima.
2. La trama è stata davvero condensata sino all’inverosimile e la storia in certi punti costringe il lettore a riflettere a fondo su ciò che ha letto, per riuscire a comprenderlo.
Entrambi i punti sono stati causati dalla brusca scelta della IDW di cambiare rotta per rilanciare i Transformer e ampliare il bacino dei lettori. La scelta di contrarre Revelation in un ciclo di soli quattro albi è stata demenziale: visto l’ottimo ed epico materiale contenuto, sarebbe stato più che sensato realizzare un albo di 44 pagine, oppure estendere la miniserie ad almeno cinque albi (come accadrà per Maximum Dinobots), tramite un ulteriore Spotlight: Jetfire o Spotlight: Nemesis Prime (per fare due esempi).
Passiamo ora alla storia: nonostante la condensazione e la risoluzione di numerosissime sottotrame, la matassa narrativa si dipana e risolve con sorprendente linearità, dimostrando ancora una volta come il controllo di Simon Furman sulla sua narrazione sia totale.
E nonostante l’affollamento di personaggi e situazione, i tempi dello sviluppo della storia sono tali da concedere in continuazione lo spazio e l’enfasi necessari per i momenti memorabili: senza prezzo sono, in questo senso, certe scene, come il decollo dei Pretender Autobot, l’incombere della selvaggia Arcee su Jhiaxus o l’emersione dello zombi Hardhead dal fluido dell’interfaccia universale.
Si tratta di quel genere di istanti epici che diventa un classico istantaneo, perché è originale e inedito, ma ha anche il sapore familiare di un ricordo che era stato dimenticato.
I ritmi sincopati della narrazione, a volte un poco involuta, hanno causato qualche difficoltà ai lettori più semplici, che hanno stentato a comprendere certi nessi o a dedurre certe scene implicite, ma in ultima analisi, cosa può chiedere di più appagante, un lettore adulto appassionato dei Transformer? Questo Spotlight: Sideswipe è l’apoteosi della vera narrazione per adulti (come abbiamo già ripetuto chissà quante altre volte): non violenza e sesso, ma fantascienza pura e dura, che richiede un cosciente e mirato sforzo intellettivo per essere compresa. E, quando il lettore riesce a seguire lo scrittore nei suoi passaggi più sintetici, la soddisfazione di essere entrato in sintonia con la sua opera e di aver raggiunto le sue stesse vette di capacità di comunicazione non può che essere grande.
I dialoghi sono ancora una volta un punto fermo della narrazione di Simon Furman, e davvero si stenta a comprendere quei lettori che lo definiscono “verboso”: se c’è qualcuno che sa utilizzare l’inglese nella maniera più incisiva e diretta possibile, è proprio Furman.
E questa storia ne è l’esempio più lampante: testi e flusso narrativo sono perfettamente combinati, senza alcuna ridondanza o ripetizione; ciò che viene narrato nelle immagini non viene poi anche descritto nei dialoghi, e viceversa.
Il vocabolario cui Furman attinge è vasto, ricco e preciso: invece che abusare dei phrasal verbs (per esempio combinando to get con tutte le preposizioni possibili e immaginabili), Furman sa sempre individuare il verbo specifico per ogni azione, come anche il sostantivo per ogni concetto.
La scorrevolezza dell’insieme, nella bizantina complessità della trama da risolvere, è la testimonianza più grande (e ineguagliata nell’ambito dei fumetti dei Transfromer) al talento di Furman.
Per certi versi, questa storia si spinge contro la tendenza dei fumetti statunitensi moderni, ritornando alle origini degli anni 1960, dove 22 pagine erano più che sufficienti per narrare un’intera epopea (contro le storie moderne che richiedono sei albi di “brodo allungato” a furia di splash page e vignette ridondanti solo per nascondere la carenza di idee dell’autore e raccontare una misera vicenda che, oltre le singole scene cool, non lascia nessun segno permanente nella mente del lettore).
I passaggi narrativi omessi, che possono essere agevolmente ricostruiti con l’adeguato sforzo intellettivo, sono a loro volta un ulteriore pregio di questo fumetto: non solo perché stimolano il lettore a speculare selvaggiamente e a scatenare la fantasia, ma anche perché fungono da serbatoio quasi inesauribile per un gran numero di Spotlight retrospettivi, come lo è stato l’ottimo Spotlight: Soundwave.
Ovviamente, a patto che sia Simon Furman a scriverli, dato che pare che lui solo abbia capito l’importanza e il valore di una narrazione che sappia mescolare equilibratamente il disvelamento di eventi passati e l’evolversi di eventi presenti, stabilendo una qualche (arguta) connessione tra i due tempi.
E questo è solo il potenziale inespresso, perché poi restano le spettacolari promesse concrete delle pagine finali, questa volta esplicitate dallo stesso autore: il nuovo Cybertron, l’insurrezione di Shockwave, il nuovo ruolo di Hardhead e la riemersione di Galvatron (?), tanto per citare qualche esempio.
Davanti a tante promesse, non resta davvero che sperare che la IDW non abbia davvero commesso la sciocchezza di allontanare Simon Furman dalla nuova serie G1 da lui concepita: magari, questa volta basterà dare alle varie miniserie una struttura più autonoma e un titolo meno ripetitivo (per esempio accantonando gli –Ation e usando i nomi dei personaggi più popolari), per continuare ad attrarre il pubblico.
L’arte di E.J. Su, curata e spettacolare come sempre, raggiunge qui un nuovo apice: per la prima volta, l’autore disegna e colora personalmente una storia dei Transformer, adottando uno stile pittorico di enorme suggestione ed efficacia, che ha spinto un gran numero di fan sull’internet a dichiarare che l’arte di questa storia è la migliore che abbia mai graziato le pagine di un fumetto dei Transformer, in assoluto.
A Chris Mowry, autore del lettering, muoviamo la critica di non essersi sforzato maggiormente per incasellare meglio i testi e ridurre l’invasività dei suoi balloon, che in certi casi coprono porzioni veramente eccessive dell’arte della vignetta (un esempio per tutti, la figura intera di Galvatron a pagina 17).

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.

















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