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Iscritto il: 21/06/2004
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Megatron: Origin (3 di 4)
“Megatron: Origin” (3 di 4)
Storia: Eric Holmes
Arte: Alex Milne
Colori: Josh Perez e Mark Bristow
Copertina A di Alex Milne; copertina B di Marcelo Matere
Pubblicato dalla casa editrice IDW nell’agosto 2007 (con uscita slittata a inizio settembre).
La storia
Megatron ha perso un braccio durante una battaglia nell’Arena. Hook provvede a impiantargli l’arto di un altro robot, dotato di un’arma aggiuntiva (una mazza chiodata a energia)
Soundwave giunge al suo cospetto per presentargli i guerrieri volanti che Megatron aveva richiesto: Starscream (che gli giura subito eterna fedeltà), Thundercracker e Skywarp.
Megatron ha in mente per loro ben più che le lotte nell’Arena.
Sentinel Prime tiene un discorso per la cerimonia funebre di Fastback e Bumper, a cui presenziano molti Transformer.
Starscream, Skywarp e Thundercracker sequestrano il Senatore Decimus, mentre questi presenzia all’inaugurazione della statua che gli è stata dedicata.
Il sabotaggio dei Decepticon [che ancora non si sono attribuiti questo nome] si estende, intralciando anche gli affari del Senatore Ratbat.
In un luogo segreto (davanti a una statua di Nova Prime), i frequentatori dell’Arena si radunano nuovamente. Tra loro: Sunstreaker e un riluttante Sideswipe, i Predacon, Grimlock, gli Stunticon, i Terrorcon e i Battlecharger.
Rumble e Frenzy cercano di protestare, ma Megatron li induce al silenzio terrorizzandoli e imponendo la propria decisione: i due saranno modificati e legati a Soundwave.
Mentre Megatron tiene il discorso che dovrebbe convincere i cybertroniani radunati ad agire nella forma della forza bellica dei Decepticon, la squadra di Sentinel Prime entra in azione, attaccando, neutralizzando e arrestando i presenti.
Il Senatore Decimus viene liberato.
Sentinel Prime è finalmente faccia a faccia con il prigioniero Megatron e lo umilia con frasi sprezzanti.
I Decepticon arrestati vengono ammassati nelle prigioni del QG della Sicurezza Autobot di Kaon.
Soundwave viene subito liberato per via di una speciale intercessione del Senato.
Anche Starscream riesce a farsi liberare, dopo aver promesso preziose informazioni per il Senato.
Megatron tenta di farlo uccidere, ma è troppo tardi. E, quel che è grave, Megatron ha già confidato a Starscream tutti i dettagli sui propri piani.
Note
Il riassunto dell’albo precedente svela ancora una volta dettagli che nella storia non hanno trovato posto, ma che erano strumentali per la stessa.
“Limiti
La tormentata città di Kaon è un luogo senza speranza, ma con un eccesso di sofferenza. Un circuito di combattimento clandestino illegale cresce in scala e notorietà. Combattenti con i serbatoi vuoti si radunano in luoghi segreti, certi che si guadagneranno un sollievo dalle loro vite infelici; riceveranno carburante e fama… oppure morte. Nel cuore oscuro dei violenti spettacoli si erge la stella nascente di questo sport: Megatron.
In quest’epoca di instabilità, è lo stesso Sentinel Prime che guida le forze di sicurezza di Kaon. La sua squadra: motivata. La sua reputazione: inflessibile. I suoi ordini: bruciare questo cancro prima che si diffonda.”
Soundwave porta sul torace un simbolo nero che cela l’insegna Decepticon. E’ un riferimento al vecchio accessorio dei modellini G1, che andava riscaldato perché visualizzasse il simbolo dell’alleanza.
Un precedente omaggio all’accessorio è stato visto in War & Peace della Dreamwave.
L’accessorio non è molto logico, perché il quadrato nero così in evidenza sul torace denuncia già un’alleanza che si vuole tenere nascosta.
La mazza chiodata a energia del nuovo braccio di Megatron è la Morning Star (Stella del Mattino) che il personaggio usa nel trittico di apertura della serie animata G1.
Nel suo discorso al funerale, Sentinel Prime afferma prima “questa è una grande perdita, ma non è una tragedia”, per poi smentirsi immediatamente quando aggiunge “questa tragedia mi offre un immediato obiettivo”.
Alex Milne, in modo tanto entusiasta quanto ingenuo, ha riempito la scena del funerale di cameo che vanno dal plausibile all’assurdo. Nel suo zelo eccessivo, ha raffigurato tra gli altri Elita-1 (quando Simon Furman aveva escluso le Fembot classiche da questo universo), Alpha Trion e persino Optimus Prime e Ultra Magnus in versione a là War Within (quando l’albo Spotlight: Ultra Magnus aveva finalmente dato un taglio all’ossessione un po’ ridicola che vuole che il personaggio Ultra Magnus che non sia altro che un Repaint di Optimus).
Da segnalare anche il terzetto di ‘parenti’ di Bumper: Bumblebee, Cliffjumper e Hubcap.
[Nota a posteriori: i due autori si sono palleggiati la responsabilità di questo errore; pare che la sceneggiatura parlasse di genericamente di un gruppo di Transformer dell'epoca, e che il disegnatore conoscesse solo la continuità animata G1 degli anni 1980, cui attingere per qualche personaggio specifico]
Cosa ha in mente Simon Furman per una versione delle femmine Transformer che abbia un briciolo di plausibilità?
La risposta in Spotlight: Arcee, dove il personaggio di Arcee sarà radicalmente reinventato, per dargli una natura diversa da quella tipica delle creature organiche (e cioè l’accoppiamento per la riproduzione), che sinora è stata impiantata a forza nelle serie dei Transformer.
Una rettifica rispetto a quanto detto nelle note di Spotlight: Optimus Prime: il Sentinel Prime di Megatron: Origin è effettivamente lo stesso che appare in quell’albo, ma le interpretazioni personali di Alex Milne, che tende a esagerare certi dettagli o ad aggiungerne (infelicemente) altri, traggono in inganno.
Il Senatore Decimus, che era stato rapito in Megatron: Origin #1, ricompare ora libero e illeso, senza che nessuna spiegazione sia stata data. Il suo ruolo non cambia, perché viene sequestrato ancora una volta.
Eric Holmes ha spiegato in un’intervista che la miniserie era stata concepita originariamente per dividersi in sei parti: è probabile che il primo salvataggio di Decimus sia avvenuto nelle porzioni di storia che Holmes ha (grossolanamente) tagliato.
Holmes ha anche confermato che la miniserie era effettivamente stata pensata per narrare, in generale, le origini dei Decepticon. Il titolo incentrato su Megatron è stata una scelta dei supervisori della IDW.
Ciò contraddice però le affermazioni delle sue prime interviste, dove Holmes parlava della miniserie come destinata a dare nuovo spessore e nuove motivazioni a Megatron (con tanto di paragoni con Magneto o il Punitore della Marvel).
La prima vignetta dei sabotaggi mostra in azione Ravage, con un look molto simile a quello del suo equivalente di War Within.
Il motivo per cui Megatron decide di legare Frenzy e Rumble a Soundwave non viene spiegato e nemmeno suggerito.
I droni che riprendono Megatron per trasmettere il suo messaggio sono basati sul modello dei droni di Beast Machines (e sono già stati visti in War Within).
Le città nominate da Megatron (che vengono tanto da War Within quanto dai fumetti classici G1 Marvel): Tarn, Vos, Altihex, Uraya, Kalis e Kaon.
Compare la Morsa Inibitrice (Inhibitor Claw), già vista per esempio in War Within: The Age Of Wrath.
Oltre ai Decepticon già citati, compaiono anche alcuni Combaticon, tra cui sicuramente Swindle e forse Onslaught.
La parlata di Soundwave e di Grimlock continua a imitare quella “difettosa” dei personaggi della serie animata G1, sebbene sia già stato stabilito da Spotlight: Shockwave e da Spotlight: Soundwave che i due personaggi, nell’universo IDW, parlano in modo corretto.
Galleria delle copertine e delle tavole senza testi.
Osservazioni
La IDW prosegue la pubblicazione questa miniserie senza mai citarne il titolo nella pagina delle uscite settimanali sul suo sito; l’anteprima delle tavole compare solo sull’account Deviant Art di Alex Milne, completamente priva di testo.
Ciò sembra stridere col fatto che, sul forum IDW, Eric Holmes intervenga per assicurare i fan che Simon Furman ha supervisionato la miniserie e per garantire che essa è saldamente innestata nell’arazzo della nuova continuità G1.
Tra queste situazioni che un po’ ci disorientano, l’albo Megatron: Origin #3 non è da meno. Alex Milne continua a impegnarsi a fondo per produrre cameo tanto inutili quanto dannosi per la coerenza col lavoro di Simon Furman, mentre Eric Holmes insiste col girare in tondo su situazioni già viste e riviste, quando non sta contraddicendo ciò che aveva scritto negli albi precedenti (la faccenda di Decimus, rapito a vita, ne è un notevole esempio).
La narrazione è, almeno questa volta, un po’ più lineare e comprensibile, ma i vari ‘momenti storici’ che presenta (come il primo incontro tra Starscream e Megatron) sono tutti sistematicamente sprecati: tutto accade come ci si aspetta che accada, ma questa prevedibilità risulta infine noiosa, come la proverbiale “minestra riscaldata”.
La regia continua a essere goffa e pesante; i dialoghi risultano sciatti e poveri. Probabilmente, con un altro medium, questa narrazione funzionerebbe: in un filmato, ci sarebbe commento sonoro, musica, ritmo, recitazione degli attori… in un fumetto, tutto ciò manca e gli autori devono sopperirvi con mezzi che Holmes non sembra saper utilizzare. Trasporre l’animazione su carta non è così immediato come può sembrare.
Ancora una volta, non si può non rilevare l’abissale differenza tra questo Megatron, che non sembra dotato di intelletto, e il carismatico e solenne robot di War Within.
Il paragone non è né gratuito né casuale: con questo albo, infatti, Holmes mette totalmente in chiaro che la storia dovrebbe essere (almeno nelle sue intenzioni di fan) un preludio alla saga di War Within. Gli inadeguati mezzi tecnici e narrativi, purtroppo, la relegano invece nel campo delle fanfiction.
Altro problema, qui più evidente che mai, è l’eccesso del numero di vignette per pagina, che con un disegnatore come Milne esaspera ulteriormente l’incomprensibilità della tavola. A sottolineare questo difetto contribuisce anche l’abuso delle splash page, gettate quasi a caso nella storia, quando invece dovrebbero essere usate per sottolineare momenti fondamentali.
La colorazione piatta e buia di Josh Perez continua a offuscare le tavole in una notte perenne, che viene temporaneamente interrotta dall’assistenza dei colori ben più chiari di Mark Bristow: chissà, se quest’ultimo avesse lavorato all’intera serie, se non altro forse l’arte ne avrebbe guadagnato.
Non si può che chiudere augurandosi che la IDW, pur senza imporre uno stile della casa, riesca ad aiutare a crescere professionalmente Milne e Holmes.
Dopotutto, a nostro avviso lo scopo della fantascienza dovrebbe essere quello di produrre opere che siano in grado di far funzionare il cervello del lettore (o riflettere, ma non necessariamente su grandi temi), anche dopo la loro conclusione. Nessuno pretende dai Transformer la complessità di un Peter F. Hamilton, ma di certo i lavori di altri autori hanno dimostrato che è possibile realizzare un prodotto di alto livello, distaccandosi dallo stile ingenuamente ambizioso impiegato nei videogiochi.
Storia: Eric Holmes
Arte: Alex Milne
Colori: Josh Perez e Mark Bristow
Copertina A di Alex Milne; copertina B di Marcelo Matere
Pubblicato dalla casa editrice IDW nell’agosto 2007 (con uscita slittata a inizio settembre).
La storia
Megatron ha perso un braccio durante una battaglia nell’Arena. Hook provvede a impiantargli l’arto di un altro robot, dotato di un’arma aggiuntiva (una mazza chiodata a energia)
Soundwave giunge al suo cospetto per presentargli i guerrieri volanti che Megatron aveva richiesto: Starscream (che gli giura subito eterna fedeltà), Thundercracker e Skywarp.
Megatron ha in mente per loro ben più che le lotte nell’Arena.
Sentinel Prime tiene un discorso per la cerimonia funebre di Fastback e Bumper, a cui presenziano molti Transformer.
Starscream, Skywarp e Thundercracker sequestrano il Senatore Decimus, mentre questi presenzia all’inaugurazione della statua che gli è stata dedicata.
Il sabotaggio dei Decepticon [che ancora non si sono attribuiti questo nome] si estende, intralciando anche gli affari del Senatore Ratbat.
In un luogo segreto (davanti a una statua di Nova Prime), i frequentatori dell’Arena si radunano nuovamente. Tra loro: Sunstreaker e un riluttante Sideswipe, i Predacon, Grimlock, gli Stunticon, i Terrorcon e i Battlecharger.
Rumble e Frenzy cercano di protestare, ma Megatron li induce al silenzio terrorizzandoli e imponendo la propria decisione: i due saranno modificati e legati a Soundwave.
Mentre Megatron tiene il discorso che dovrebbe convincere i cybertroniani radunati ad agire nella forma della forza bellica dei Decepticon, la squadra di Sentinel Prime entra in azione, attaccando, neutralizzando e arrestando i presenti.
Il Senatore Decimus viene liberato.
Sentinel Prime è finalmente faccia a faccia con il prigioniero Megatron e lo umilia con frasi sprezzanti.
I Decepticon arrestati vengono ammassati nelle prigioni del QG della Sicurezza Autobot di Kaon.
Soundwave viene subito liberato per via di una speciale intercessione del Senato.
Anche Starscream riesce a farsi liberare, dopo aver promesso preziose informazioni per il Senato.
Megatron tenta di farlo uccidere, ma è troppo tardi. E, quel che è grave, Megatron ha già confidato a Starscream tutti i dettagli sui propri piani.
Note
Il riassunto dell’albo precedente svela ancora una volta dettagli che nella storia non hanno trovato posto, ma che erano strumentali per la stessa.
“Limiti
La tormentata città di Kaon è un luogo senza speranza, ma con un eccesso di sofferenza. Un circuito di combattimento clandestino illegale cresce in scala e notorietà. Combattenti con i serbatoi vuoti si radunano in luoghi segreti, certi che si guadagneranno un sollievo dalle loro vite infelici; riceveranno carburante e fama… oppure morte. Nel cuore oscuro dei violenti spettacoli si erge la stella nascente di questo sport: Megatron.
In quest’epoca di instabilità, è lo stesso Sentinel Prime che guida le forze di sicurezza di Kaon. La sua squadra: motivata. La sua reputazione: inflessibile. I suoi ordini: bruciare questo cancro prima che si diffonda.”
Soundwave porta sul torace un simbolo nero che cela l’insegna Decepticon. E’ un riferimento al vecchio accessorio dei modellini G1, che andava riscaldato perché visualizzasse il simbolo dell’alleanza.
Un precedente omaggio all’accessorio è stato visto in War & Peace della Dreamwave.
L’accessorio non è molto logico, perché il quadrato nero così in evidenza sul torace denuncia già un’alleanza che si vuole tenere nascosta.
La mazza chiodata a energia del nuovo braccio di Megatron è la Morning Star (Stella del Mattino) che il personaggio usa nel trittico di apertura della serie animata G1.
Nel suo discorso al funerale, Sentinel Prime afferma prima “questa è una grande perdita, ma non è una tragedia”, per poi smentirsi immediatamente quando aggiunge “questa tragedia mi offre un immediato obiettivo”.
Alex Milne, in modo tanto entusiasta quanto ingenuo, ha riempito la scena del funerale di cameo che vanno dal plausibile all’assurdo. Nel suo zelo eccessivo, ha raffigurato tra gli altri Elita-1 (quando Simon Furman aveva escluso le Fembot classiche da questo universo), Alpha Trion e persino Optimus Prime e Ultra Magnus in versione a là War Within (quando l’albo Spotlight: Ultra Magnus aveva finalmente dato un taglio all’ossessione un po’ ridicola che vuole che il personaggio Ultra Magnus che non sia altro che un Repaint di Optimus).
Da segnalare anche il terzetto di ‘parenti’ di Bumper: Bumblebee, Cliffjumper e Hubcap.
[Nota a posteriori: i due autori si sono palleggiati la responsabilità di questo errore; pare che la sceneggiatura parlasse di genericamente di un gruppo di Transformer dell'epoca, e che il disegnatore conoscesse solo la continuità animata G1 degli anni 1980, cui attingere per qualche personaggio specifico]
Cosa ha in mente Simon Furman per una versione delle femmine Transformer che abbia un briciolo di plausibilità?
La risposta in Spotlight: Arcee, dove il personaggio di Arcee sarà radicalmente reinventato, per dargli una natura diversa da quella tipica delle creature organiche (e cioè l’accoppiamento per la riproduzione), che sinora è stata impiantata a forza nelle serie dei Transformer.
Una rettifica rispetto a quanto detto nelle note di Spotlight: Optimus Prime: il Sentinel Prime di Megatron: Origin è effettivamente lo stesso che appare in quell’albo, ma le interpretazioni personali di Alex Milne, che tende a esagerare certi dettagli o ad aggiungerne (infelicemente) altri, traggono in inganno.
Il Senatore Decimus, che era stato rapito in Megatron: Origin #1, ricompare ora libero e illeso, senza che nessuna spiegazione sia stata data. Il suo ruolo non cambia, perché viene sequestrato ancora una volta.
Eric Holmes ha spiegato in un’intervista che la miniserie era stata concepita originariamente per dividersi in sei parti: è probabile che il primo salvataggio di Decimus sia avvenuto nelle porzioni di storia che Holmes ha (grossolanamente) tagliato.
Holmes ha anche confermato che la miniserie era effettivamente stata pensata per narrare, in generale, le origini dei Decepticon. Il titolo incentrato su Megatron è stata una scelta dei supervisori della IDW.
Ciò contraddice però le affermazioni delle sue prime interviste, dove Holmes parlava della miniserie come destinata a dare nuovo spessore e nuove motivazioni a Megatron (con tanto di paragoni con Magneto o il Punitore della Marvel).
La prima vignetta dei sabotaggi mostra in azione Ravage, con un look molto simile a quello del suo equivalente di War Within.
Il motivo per cui Megatron decide di legare Frenzy e Rumble a Soundwave non viene spiegato e nemmeno suggerito.
I droni che riprendono Megatron per trasmettere il suo messaggio sono basati sul modello dei droni di Beast Machines (e sono già stati visti in War Within).
Le città nominate da Megatron (che vengono tanto da War Within quanto dai fumetti classici G1 Marvel): Tarn, Vos, Altihex, Uraya, Kalis e Kaon.
Compare la Morsa Inibitrice (Inhibitor Claw), già vista per esempio in War Within: The Age Of Wrath.
Oltre ai Decepticon già citati, compaiono anche alcuni Combaticon, tra cui sicuramente Swindle e forse Onslaught.
La parlata di Soundwave e di Grimlock continua a imitare quella “difettosa” dei personaggi della serie animata G1, sebbene sia già stato stabilito da Spotlight: Shockwave e da Spotlight: Soundwave che i due personaggi, nell’universo IDW, parlano in modo corretto.
Galleria delle copertine e delle tavole senza testi.
Osservazioni
La IDW prosegue la pubblicazione questa miniserie senza mai citarne il titolo nella pagina delle uscite settimanali sul suo sito; l’anteprima delle tavole compare solo sull’account Deviant Art di Alex Milne, completamente priva di testo.
Ciò sembra stridere col fatto che, sul forum IDW, Eric Holmes intervenga per assicurare i fan che Simon Furman ha supervisionato la miniserie e per garantire che essa è saldamente innestata nell’arazzo della nuova continuità G1.
Tra queste situazioni che un po’ ci disorientano, l’albo Megatron: Origin #3 non è da meno. Alex Milne continua a impegnarsi a fondo per produrre cameo tanto inutili quanto dannosi per la coerenza col lavoro di Simon Furman, mentre Eric Holmes insiste col girare in tondo su situazioni già viste e riviste, quando non sta contraddicendo ciò che aveva scritto negli albi precedenti (la faccenda di Decimus, rapito a vita, ne è un notevole esempio).
La narrazione è, almeno questa volta, un po’ più lineare e comprensibile, ma i vari ‘momenti storici’ che presenta (come il primo incontro tra Starscream e Megatron) sono tutti sistematicamente sprecati: tutto accade come ci si aspetta che accada, ma questa prevedibilità risulta infine noiosa, come la proverbiale “minestra riscaldata”.
La regia continua a essere goffa e pesante; i dialoghi risultano sciatti e poveri. Probabilmente, con un altro medium, questa narrazione funzionerebbe: in un filmato, ci sarebbe commento sonoro, musica, ritmo, recitazione degli attori… in un fumetto, tutto ciò manca e gli autori devono sopperirvi con mezzi che Holmes non sembra saper utilizzare. Trasporre l’animazione su carta non è così immediato come può sembrare.
Ancora una volta, non si può non rilevare l’abissale differenza tra questo Megatron, che non sembra dotato di intelletto, e il carismatico e solenne robot di War Within.
Il paragone non è né gratuito né casuale: con questo albo, infatti, Holmes mette totalmente in chiaro che la storia dovrebbe essere (almeno nelle sue intenzioni di fan) un preludio alla saga di War Within. Gli inadeguati mezzi tecnici e narrativi, purtroppo, la relegano invece nel campo delle fanfiction.
Altro problema, qui più evidente che mai, è l’eccesso del numero di vignette per pagina, che con un disegnatore come Milne esaspera ulteriormente l’incomprensibilità della tavola. A sottolineare questo difetto contribuisce anche l’abuso delle splash page, gettate quasi a caso nella storia, quando invece dovrebbero essere usate per sottolineare momenti fondamentali.
La colorazione piatta e buia di Josh Perez continua a offuscare le tavole in una notte perenne, che viene temporaneamente interrotta dall’assistenza dei colori ben più chiari di Mark Bristow: chissà, se quest’ultimo avesse lavorato all’intera serie, se non altro forse l’arte ne avrebbe guadagnato.
Non si può che chiudere augurandosi che la IDW, pur senza imporre uno stile della casa, riesca ad aiutare a crescere professionalmente Milne e Holmes.
Dopotutto, a nostro avviso lo scopo della fantascienza dovrebbe essere quello di produrre opere che siano in grado di far funzionare il cervello del lettore (o riflettere, ma non necessariamente su grandi temi), anche dopo la loro conclusione. Nessuno pretende dai Transformer la complessità di un Peter F. Hamilton, ma di certo i lavori di altri autori hanno dimostrato che è possibile realizzare un prodotto di alto livello, distaccandosi dallo stile ingenuamente ambizioso impiegato nei videogiochi.
Ha collaborato Jazzluca

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
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