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Iscritto il: 21/06/2004
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Megatron: Origin (1 di 4)
“Megatron: Origin” (1 di 4)
Storia: Eric Holmes
Arte: Alex Milne
Colori: Josh Perez e Zak Atkinsons
Copertina A di Alex Milne; copertina B di Marcelo Matere
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel maggio 2007 (uscita effettiva slittata a fine giugno 2007).
La storia
Cybertron, un’epoca molto remota in cui il pianeta era ancora in pace.
Il Senatore Decimus e la sua scorta giungono all’avamposto minerario C-12, dove numerosi Transformer minatori lavorano tutto il giorno nelle miniere per estrarre il prezioso Energon.
Decimus prova solo disprezzo per questi operai, ma quando li raduna in assemblea, per annunciare che tutti loro saranno trasferiti ad altre mansioni e a una vita migliore, lo fa simulando interesse per il loro benessere.
Gli opera capiscono subito che il sito di estrazione non sarà chiuso, come Decimus vorrebbe far credere, ma sarà invece automatizzato, e protestano veementemente per il modo in cui li si sta defenestrando.
A un cenno di Decimus, le sue guardie prendono il minatore che protesta e lo riducono alla ragione, massacrandolo di botte fino a ridurlo quasi in fin di vita.
Decimus continua il suo suadente discorso, ma un altro minatore [senza nome per tutta la storia, ma il lettore lo riconosce come Megatron] gli scaglia contro un attrezzo, ferendolo a una spalla.
Il capo delle guardie interviene e atterra Megatron, il quale però reagisce stendendolo a sua volta e spappolandogli la testa.
Megatron è sconvolto dal gesto compiuto, ma nello stesso tempo ciò scatena la rivolta degli operai.
E’ necessario un intervento massiccio delle forze armate per sedare l’insurrezione e arrestare (o uccidere nel processo) tutti i rivoltosi.
Megatron riprende i sensi sulla navetta Longshot, che sta trasportando lui e i suoi colleghi all’impianto penale R-13, “The Rig” (“La piattaforma”).
Due altri minatori [Rumble e Frenzy] vogliono che lui li aiuti, visto ciò che ha dimostrato di saper fare. Megatron, sconvolto, cerca di spiegare che si è trattato di un errore, ma i due non lo stanno già più ascoltando.
Sfruttando i martelli pneumatici incorporati nelle loro bracci, riescono a liberarsi e ad abbattere una guardia. Megatron li aiuta a finirla.
La navetta Longshot, conquistata dai prigionieri, attacca quella del Senatore Decimus, che viene fatto prigioniero.
Gli evasi lo portano con loro come ostaggio, mentre cercano rifugio nel peggior luogo di Cybertron: i bassifondi della metropoli di Kaon.
La faccenda passa nelle mani dei Servizi di Sicurezza di Kaon, gestiti da Sentinel Prime. Costui, un robot che si atteggia a vero duro, è solo disgustato e infastidito da questa piagnucolosa richiesta di intervento del Senato: con tutti i problemi che deve affrontare ogni giorno in un luogo tanto malfamato, il resto non conta nulla.
Per questo motivo, Sentinel Prime affida l’incarico al suo subalterno, Prowl, sicuro che non sia minimamente paragonabile al lavoro che deve svolgere quotidianamente con la feccia di Kaon.
Note
L’uscita dell’albo è slittata al mese successivo a causa della fittissima scaletta di impegni di Alex Milne, che nello stesso periodo ha dovuto realizzare, a tempo di record, le tavole dei quattro albi di Movie Adaptation, l’adattamento di TFTM07, la cui pubblicazione era prevista settimanalmente per tutto giugno.
Eric Holmes ha raccontato in un’intervista di aver concepito questa storia alcuni anni fa, tanto da averla proposta persino alla Dreamwave, proprio poco prima del fallimento di quest’ultima.
Il Senatore Decimus è modellato su Alpha Trion della serie animata G1, ma contiene anche qualche elemento di Vector Prime della serie Cybertron. La colorazione (rosso, blu, giallo e grigio) e le decorazioni sono inedite, oltre che clamorosamente pacchiane.
Rumble e Frenzy dispongono delle braccia convertibili in martelli pneumatici a cilindro classici della serie animata G1. In questa storia, tali martelli non sono altro che equipaggiamento industriale per scavi minerari.
Kaon è comparsa per la prima volta in The War Within vol. 1 della Dreamwave.
I cartelloni pubblicitari di Kaon (raffigurata nello stile delle metropoli futuristiche e decadenti di film come Blade Runner) mostrano Kremzeeek (dalla serie animata G1) e una femmina Autobot in posa sensuale.
Quest’ultima, se interpretata alla lettera, implica che in questo universo ci sia una distinzione di sessi fra i Transformer e che esistano le Femmine Autobot, sebbene Simon Furman avesse dichiaro di non volerle introdurre senza aver escogitato una motivazione sensata per la loro esistenza.
L’interpretazione letterale porterebbe a concludere che i Transformer provino appetiti sessuali analoghi a quelli umani (citiamo come precedenti le fantasie di Stranglehold nei fumetti G1 Marvel e quelle di Overkill nei crossover della Devil’s Due, oltre naturalmente alle coppie innamorate di Beast Wars).
Simon Furman ha abilmente ed elegantemente posto rimedio a questa situazione con Spotlight: Arcee.
Sentinel Prime risulta essere lo stereotipo vivente del tutore dell’ordine duro e amareggiato che è abituato a vivere : una specie di incrocio tra il Giudice Dredd, Rambo, Texas Ranger Walker e qualunque altro genere di giustiziere possa venire in mente.
Decisamente diverso da quello che veniva dipinto tra le righe in The War Within, dove frasi come quella di Grimlock facevano pensare a un uomo di pace portato per la mediazione e la diplomazia.
La sua modalità sembra essere quella di un carro armato. La colorazione rossa lo avvicina quindi a Warpath, cosa che lo rende un po’ ridicolo.
Sentinel Prime dispone di una maschera da battaglia, che gli copre la parte inferiore del viso umanoide, conferendogli il classico aspetto “alla Prime”.
Galleria delle tavole di anteprima e delle copertine.
Osservazioni
Perché la IDW ha scelto di pubblicare questa storia?
E’ un tentativo di ripetere il colpo di Stormbringer del 2006, proponendo per qualche mese una miniserie che si distacca dal flusso della serie “regolare” e narra una avventura esclusivamente cybertroniana?
Oppure si tratta di un riempitivo, unica scelta disponibile per dare a Simon Furman un po’ di respiro e non lasciare i fan della G1 a bocca asciutta per troppi mesi (anche se con Spotlight:Galvatron e Spotlight: Optimus Prime in arrivo, ciò sembra implausibile)?
Qualunque sia la risposta, ci dispiace per la IDW, ma si tratta di una storia brutta. Ma veramente brutta, sotto tutti gli aspetti; e completamente fuori fase rispetto a quanto prodotto finora.
Di tutto ciò che normalmente ci si aspetterebbe da un fumetto dei Transformer, qui c’è solo il nome: non ci sono prodigiose trasformazioni, non ci sono panorami immaginifici con civiltà completamente diverse, non c’è il senso di meraviglia di eventi cosmici che si dispiegano, non c’è l’ebbrezza della scoperta di una realtà completamente diversa, non c’è l’epica di una storia grandiosa e di un tragico conflitto… non c’è davvero nulla.
C’è invece una sorta di macedonia di spezzoni di tanti film moderni, citati in modo greve e malaccorto: e se Il gladiatore (con tanto di omonimo Senatore Decimus) può anche avere un suo perché (dato che Megatron, storicamente, emerse proprio nei conflitti gladiatori di Cybertron), tutto il resto è veramente fuori luogo. Da una pagina all’altra, sembra di saltare da Star Wars a Blade Runner, da Fight Club a Judge Dredd, senza che mai la meraviglia del mondo dei Transformer faccia capolino.
La cosa peggiore è che, però, sicuramente Eric Holmes è convinto di aver avuto un’ottima idea e fatto un lavoro eccellente: in questa opera, ha senza dubbio profuso impegno, passione ed entusiasmo.
In questo sta la tragedia: davvero Holmes vede qualcosa di interessante in questo Cybertron così goffamente e brutalmente pseudo-sociologico con innesti ingiustificati di disagio urbano e di alienazione industriale?
Paradossalmente, a fronte di simili premesse (e dell’interesse che l’intervista a Holmes aveva suscitato), la storia che ne esce è carente e vuota, sotto tutti gli aspetti. La trama è più che altro un canovaccio, l’approfondimento della caratterizzazione (promesso dal titolo stesso della miniserie) è inesistente e il contesto è riciclato e forzato. Perché l’antica struttura sociale di Cybertron deve essere così totalmente identica a quella terrestre (o a una sua possibile evoluzione già vista infinite volte)?
Perché le città cybertroniane (che abbiamo più volte visto in interpretazioni decisamente più suggestive e aliene) devono ora essere ridotte a imitazioni di serie B delle megalopoli distopiche umane del cyberpunk?
Non che Simon Furman non abbia spesso introdotto nei suoi racconti metafore di vario tipo (da Stormbringer a Spotlight: Shockwave), ma si trattava comunque di chiavi di lettura introdotte con sottigliezza, in modo allusivo. Non venivano sbattute in faccia al lettore con la forza di un maglio e, soprattutto, come unica interpretazione disponibile.
Sempre a livello di esagerazioni si pone la caratterizzazione degli Autobot, che esemplifica quanto le intenzioni siano positive e come sia invece negativa l’esecuzione: va bene l’idea di sfumare le posizioni dei ‘buoni’ e dei ‘cattivi’ e di trovare difetti nei buoni e motivazioni valide nei cattivi, ma si tratta appunto di sfumature, non di rappresentazioni da scolpire con la grossolana accetta dei modi di fare mono-tematici di Decimus e Sentinel Prime, cinico l’uno e arrogantemente fanatico l’altro senza alcuna via di mezzo.
Da un punto di vista esclusivamente tecnico, la storia è narrata in modo dignitoso, almeno per gli standard attuali che prevedono lo sbrodolamento di una singola idea in quattro o più albi. Ma di certo è anche una storia con una scansione degli eventi lenta e penosa, sia per lo scarso interesse della trama portante, sia per l’assenza di qualcosa (qualsiasi cosa!) che tenga sveglio l’interesse del lettore. Se proprio non si voleva rinunciare a queste implausibili origini “sociali” e impegnate per i Decepticon, almeno sarebbe stato opportuno raccontarle in maniera più sintetica, condensando la vicenda in uno Spotlight singolo e, soprattutto, proponendola dalla soggettiva di Megatron (facendogliela quindi raccontare tramite didascalie).
Ciò, se non altro, avrebbe permesso di comprendere davvero l’evoluzione del personaggio, giustificando il titolo della miniserie.
La struttura di questo Megatron: Origin #1, invece, relega Megatron a mero comprimario, del quale non solo si apprende praticamente nulla di nuovo o di illuminante (cosa che invece era stata promessa), ma che addirittura non è nemmeno il protagonista della storia, sotto nessun aspetto, nemmeno quello della narrazione in prima persona. Cosa lo porta a decidere di unirsi alla ribellione sulla nave? E è lui a lanciare l’ascia contro Decimus? Illustrare queste sequenze con il suo monologo interiore avrebbe dovuto essere obbligatorio e imprescindibile, in una storia che ambisce a narrare la sua origine.
In più, i dialoghi sovrapposti a inquadrature di altre situazioni sono una materia che bisogna saper trattare: e non sembra essere il caso di Holmes, che con quelle frasi così generiche, non immediatamente attribuibili a nessuno (i personaggi che le pronunciano, cioè Decimus e la guardia, sono perfetti sconosciuti, di cui è impossibile intuire la personalità, che andrebbe associata alle loro parole), riesce solo a generare una discreta confusione narrativa che si unisce a quella grafica.
Ultimo, ma non meno grave, difetto, è la formazione di Holmes, scrittore di videogiochi: se in una sequenza animata, che il giocatore può protrarre finchè ne ha voglia, un certo stile scarno e impersonale può funzionare, in un albo di sole 22 pagine questo stesso stile porta a un risultato estremamente vuoto e povero, davvero deludente a conclusione della lettura (soprattutto perché in netto contrasto con le dense e vibrantemente sentite narrazioni di autori come Simon Furman e Nick Roche). In parole povere, infatti, arrivati all’ultima pagina si ha una sensazione di vuotezza desolante (che accompagna la consapevolezza di aver sprecato il proprio denaro): in breve, ci si rende conto di come sia successo poco o nulla, come si verificava spesso negli albi più contestati della Dreamwave, mirati più al sensazionalismo che al contenuto.
Andando oltre ciò che ci si aspetterebbe in termini stilistici e di preferenze personali, è difficile anche digerire le premesse e le conseguenze di quanto qui narrato. Davvero i Transformer avrebbero bisogno di eseguire estrazioni minerarie mandando i robot a sfacchinare come se fossero esseri umani? E ancora, è credibile che i Transformer si oppongano all’automazione delle miniere?
Dopotutto, sono essi stessi macchine: che senso ha?
Come può una società basata sulle macchine e creata dalle macchine essersi ‘evoluta’ fino a giungere a essere strutturalmente ricalcata su stereotipi di quella umana, che parte da premesse fisicamente e biologicamente del tutto diverse?
E’ vero che è un fumetto, ma è anche vero che la sospensione dell’incredulità dovrebbe servire per portare il lettore verso nuovi orizzonti, non per proporgli improbabili ibridazioni come questa.
Le illustrazioni di Alex Milne, che da sempre soffrono di sovrabbondanza di dettagli inutili e di indecifrabilità, divengono qui ancora più ostiche e oscure del solito.
Ciò non solo a causa dei colori uniformi e soffocanti di Josh Perez (che annega ogni cosa in una sorta di perenne notte monocromatica), ma anche perché Milne ha dovuto lavorare in fretta e furia a queste tavole, dovendo rispettare anche altre scadenze. A peggiorare le cose, contribuisce la povera progettazione dei personaggi e la desolante somiglianza dei robot minatori, che rendono ancora più difficile comprendere cosa stia accadendo e chi stia picchiando chi.
Nello stile complessivo, sembra di vedere uno dei peggiori fumetti della Dreamwave, con un numero esagerato di vignette microscopiche in cui si svolge la vicenda compresso in poco spazio, a favore di gigantesche quanto inutili splash-pages che nulla contribuiscono alla narrazione.
In conclusione: con grande dispiacere, lo etichettiamo come il peggior prodotto di una gestione, quella IDW, che finora aveva avuto sì qualche calo, ma sempre molto circoscritto.
Alla prima stesura di questa recensione, ci eravamo augurati con tutto il cuore, che i capitoli successivi (ben tre) potessero aiutare a cambiare il nostro parere totalmente negativo e a farci rivalutare anche questo primo albo. Ci eravamo purtroppo illusi.
Storia: Eric Holmes
Arte: Alex Milne
Colori: Josh Perez e Zak Atkinsons
Copertina A di Alex Milne; copertina B di Marcelo Matere
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel maggio 2007 (uscita effettiva slittata a fine giugno 2007).
La storia
Cybertron, un’epoca molto remota in cui il pianeta era ancora in pace.
Il Senatore Decimus e la sua scorta giungono all’avamposto minerario C-12, dove numerosi Transformer minatori lavorano tutto il giorno nelle miniere per estrarre il prezioso Energon.
Decimus prova solo disprezzo per questi operai, ma quando li raduna in assemblea, per annunciare che tutti loro saranno trasferiti ad altre mansioni e a una vita migliore, lo fa simulando interesse per il loro benessere.
Gli opera capiscono subito che il sito di estrazione non sarà chiuso, come Decimus vorrebbe far credere, ma sarà invece automatizzato, e protestano veementemente per il modo in cui li si sta defenestrando.
A un cenno di Decimus, le sue guardie prendono il minatore che protesta e lo riducono alla ragione, massacrandolo di botte fino a ridurlo quasi in fin di vita.
Decimus continua il suo suadente discorso, ma un altro minatore [senza nome per tutta la storia, ma il lettore lo riconosce come Megatron] gli scaglia contro un attrezzo, ferendolo a una spalla.
Il capo delle guardie interviene e atterra Megatron, il quale però reagisce stendendolo a sua volta e spappolandogli la testa.
Megatron è sconvolto dal gesto compiuto, ma nello stesso tempo ciò scatena la rivolta degli operai.
E’ necessario un intervento massiccio delle forze armate per sedare l’insurrezione e arrestare (o uccidere nel processo) tutti i rivoltosi.
Megatron riprende i sensi sulla navetta Longshot, che sta trasportando lui e i suoi colleghi all’impianto penale R-13, “The Rig” (“La piattaforma”).
Due altri minatori [Rumble e Frenzy] vogliono che lui li aiuti, visto ciò che ha dimostrato di saper fare. Megatron, sconvolto, cerca di spiegare che si è trattato di un errore, ma i due non lo stanno già più ascoltando.
Sfruttando i martelli pneumatici incorporati nelle loro bracci, riescono a liberarsi e ad abbattere una guardia. Megatron li aiuta a finirla.
La navetta Longshot, conquistata dai prigionieri, attacca quella del Senatore Decimus, che viene fatto prigioniero.
Gli evasi lo portano con loro come ostaggio, mentre cercano rifugio nel peggior luogo di Cybertron: i bassifondi della metropoli di Kaon.
La faccenda passa nelle mani dei Servizi di Sicurezza di Kaon, gestiti da Sentinel Prime. Costui, un robot che si atteggia a vero duro, è solo disgustato e infastidito da questa piagnucolosa richiesta di intervento del Senato: con tutti i problemi che deve affrontare ogni giorno in un luogo tanto malfamato, il resto non conta nulla.
Per questo motivo, Sentinel Prime affida l’incarico al suo subalterno, Prowl, sicuro che non sia minimamente paragonabile al lavoro che deve svolgere quotidianamente con la feccia di Kaon.
Note
L’uscita dell’albo è slittata al mese successivo a causa della fittissima scaletta di impegni di Alex Milne, che nello stesso periodo ha dovuto realizzare, a tempo di record, le tavole dei quattro albi di Movie Adaptation, l’adattamento di TFTM07, la cui pubblicazione era prevista settimanalmente per tutto giugno.
Eric Holmes ha raccontato in un’intervista di aver concepito questa storia alcuni anni fa, tanto da averla proposta persino alla Dreamwave, proprio poco prima del fallimento di quest’ultima.
Il Senatore Decimus è modellato su Alpha Trion della serie animata G1, ma contiene anche qualche elemento di Vector Prime della serie Cybertron. La colorazione (rosso, blu, giallo e grigio) e le decorazioni sono inedite, oltre che clamorosamente pacchiane.
Rumble e Frenzy dispongono delle braccia convertibili in martelli pneumatici a cilindro classici della serie animata G1. In questa storia, tali martelli non sono altro che equipaggiamento industriale per scavi minerari.
Kaon è comparsa per la prima volta in The War Within vol. 1 della Dreamwave.
I cartelloni pubblicitari di Kaon (raffigurata nello stile delle metropoli futuristiche e decadenti di film come Blade Runner) mostrano Kremzeeek (dalla serie animata G1) e una femmina Autobot in posa sensuale.
Quest’ultima, se interpretata alla lettera, implica che in questo universo ci sia una distinzione di sessi fra i Transformer e che esistano le Femmine Autobot, sebbene Simon Furman avesse dichiaro di non volerle introdurre senza aver escogitato una motivazione sensata per la loro esistenza.
L’interpretazione letterale porterebbe a concludere che i Transformer provino appetiti sessuali analoghi a quelli umani (citiamo come precedenti le fantasie di Stranglehold nei fumetti G1 Marvel e quelle di Overkill nei crossover della Devil’s Due, oltre naturalmente alle coppie innamorate di Beast Wars).
Simon Furman ha abilmente ed elegantemente posto rimedio a questa situazione con Spotlight: Arcee.
Sentinel Prime risulta essere lo stereotipo vivente del tutore dell’ordine duro e amareggiato che è abituato a vivere : una specie di incrocio tra il Giudice Dredd, Rambo, Texas Ranger Walker e qualunque altro genere di giustiziere possa venire in mente.
Decisamente diverso da quello che veniva dipinto tra le righe in The War Within, dove frasi come quella di Grimlock facevano pensare a un uomo di pace portato per la mediazione e la diplomazia.
La sua modalità sembra essere quella di un carro armato. La colorazione rossa lo avvicina quindi a Warpath, cosa che lo rende un po’ ridicolo.
Sentinel Prime dispone di una maschera da battaglia, che gli copre la parte inferiore del viso umanoide, conferendogli il classico aspetto “alla Prime”.
Galleria delle tavole di anteprima e delle copertine.
Osservazioni
Perché la IDW ha scelto di pubblicare questa storia?
E’ un tentativo di ripetere il colpo di Stormbringer del 2006, proponendo per qualche mese una miniserie che si distacca dal flusso della serie “regolare” e narra una avventura esclusivamente cybertroniana?
Oppure si tratta di un riempitivo, unica scelta disponibile per dare a Simon Furman un po’ di respiro e non lasciare i fan della G1 a bocca asciutta per troppi mesi (anche se con Spotlight:Galvatron e Spotlight: Optimus Prime in arrivo, ciò sembra implausibile)?
Qualunque sia la risposta, ci dispiace per la IDW, ma si tratta di una storia brutta. Ma veramente brutta, sotto tutti gli aspetti; e completamente fuori fase rispetto a quanto prodotto finora.
Di tutto ciò che normalmente ci si aspetterebbe da un fumetto dei Transformer, qui c’è solo il nome: non ci sono prodigiose trasformazioni, non ci sono panorami immaginifici con civiltà completamente diverse, non c’è il senso di meraviglia di eventi cosmici che si dispiegano, non c’è l’ebbrezza della scoperta di una realtà completamente diversa, non c’è l’epica di una storia grandiosa e di un tragico conflitto… non c’è davvero nulla.
C’è invece una sorta di macedonia di spezzoni di tanti film moderni, citati in modo greve e malaccorto: e se Il gladiatore (con tanto di omonimo Senatore Decimus) può anche avere un suo perché (dato che Megatron, storicamente, emerse proprio nei conflitti gladiatori di Cybertron), tutto il resto è veramente fuori luogo. Da una pagina all’altra, sembra di saltare da Star Wars a Blade Runner, da Fight Club a Judge Dredd, senza che mai la meraviglia del mondo dei Transformer faccia capolino.
La cosa peggiore è che, però, sicuramente Eric Holmes è convinto di aver avuto un’ottima idea e fatto un lavoro eccellente: in questa opera, ha senza dubbio profuso impegno, passione ed entusiasmo.
In questo sta la tragedia: davvero Holmes vede qualcosa di interessante in questo Cybertron così goffamente e brutalmente pseudo-sociologico con innesti ingiustificati di disagio urbano e di alienazione industriale?
Paradossalmente, a fronte di simili premesse (e dell’interesse che l’intervista a Holmes aveva suscitato), la storia che ne esce è carente e vuota, sotto tutti gli aspetti. La trama è più che altro un canovaccio, l’approfondimento della caratterizzazione (promesso dal titolo stesso della miniserie) è inesistente e il contesto è riciclato e forzato. Perché l’antica struttura sociale di Cybertron deve essere così totalmente identica a quella terrestre (o a una sua possibile evoluzione già vista infinite volte)?
Perché le città cybertroniane (che abbiamo più volte visto in interpretazioni decisamente più suggestive e aliene) devono ora essere ridotte a imitazioni di serie B delle megalopoli distopiche umane del cyberpunk?
Non che Simon Furman non abbia spesso introdotto nei suoi racconti metafore di vario tipo (da Stormbringer a Spotlight: Shockwave), ma si trattava comunque di chiavi di lettura introdotte con sottigliezza, in modo allusivo. Non venivano sbattute in faccia al lettore con la forza di un maglio e, soprattutto, come unica interpretazione disponibile.
Sempre a livello di esagerazioni si pone la caratterizzazione degli Autobot, che esemplifica quanto le intenzioni siano positive e come sia invece negativa l’esecuzione: va bene l’idea di sfumare le posizioni dei ‘buoni’ e dei ‘cattivi’ e di trovare difetti nei buoni e motivazioni valide nei cattivi, ma si tratta appunto di sfumature, non di rappresentazioni da scolpire con la grossolana accetta dei modi di fare mono-tematici di Decimus e Sentinel Prime, cinico l’uno e arrogantemente fanatico l’altro senza alcuna via di mezzo.
Da un punto di vista esclusivamente tecnico, la storia è narrata in modo dignitoso, almeno per gli standard attuali che prevedono lo sbrodolamento di una singola idea in quattro o più albi. Ma di certo è anche una storia con una scansione degli eventi lenta e penosa, sia per lo scarso interesse della trama portante, sia per l’assenza di qualcosa (qualsiasi cosa!) che tenga sveglio l’interesse del lettore. Se proprio non si voleva rinunciare a queste implausibili origini “sociali” e impegnate per i Decepticon, almeno sarebbe stato opportuno raccontarle in maniera più sintetica, condensando la vicenda in uno Spotlight singolo e, soprattutto, proponendola dalla soggettiva di Megatron (facendogliela quindi raccontare tramite didascalie).
Ciò, se non altro, avrebbe permesso di comprendere davvero l’evoluzione del personaggio, giustificando il titolo della miniserie.
La struttura di questo Megatron: Origin #1, invece, relega Megatron a mero comprimario, del quale non solo si apprende praticamente nulla di nuovo o di illuminante (cosa che invece era stata promessa), ma che addirittura non è nemmeno il protagonista della storia, sotto nessun aspetto, nemmeno quello della narrazione in prima persona. Cosa lo porta a decidere di unirsi alla ribellione sulla nave? E è lui a lanciare l’ascia contro Decimus? Illustrare queste sequenze con il suo monologo interiore avrebbe dovuto essere obbligatorio e imprescindibile, in una storia che ambisce a narrare la sua origine.
In più, i dialoghi sovrapposti a inquadrature di altre situazioni sono una materia che bisogna saper trattare: e non sembra essere il caso di Holmes, che con quelle frasi così generiche, non immediatamente attribuibili a nessuno (i personaggi che le pronunciano, cioè Decimus e la guardia, sono perfetti sconosciuti, di cui è impossibile intuire la personalità, che andrebbe associata alle loro parole), riesce solo a generare una discreta confusione narrativa che si unisce a quella grafica.
Ultimo, ma non meno grave, difetto, è la formazione di Holmes, scrittore di videogiochi: se in una sequenza animata, che il giocatore può protrarre finchè ne ha voglia, un certo stile scarno e impersonale può funzionare, in un albo di sole 22 pagine questo stesso stile porta a un risultato estremamente vuoto e povero, davvero deludente a conclusione della lettura (soprattutto perché in netto contrasto con le dense e vibrantemente sentite narrazioni di autori come Simon Furman e Nick Roche). In parole povere, infatti, arrivati all’ultima pagina si ha una sensazione di vuotezza desolante (che accompagna la consapevolezza di aver sprecato il proprio denaro): in breve, ci si rende conto di come sia successo poco o nulla, come si verificava spesso negli albi più contestati della Dreamwave, mirati più al sensazionalismo che al contenuto.
Andando oltre ciò che ci si aspetterebbe in termini stilistici e di preferenze personali, è difficile anche digerire le premesse e le conseguenze di quanto qui narrato. Davvero i Transformer avrebbero bisogno di eseguire estrazioni minerarie mandando i robot a sfacchinare come se fossero esseri umani? E ancora, è credibile che i Transformer si oppongano all’automazione delle miniere?
Dopotutto, sono essi stessi macchine: che senso ha?
Come può una società basata sulle macchine e creata dalle macchine essersi ‘evoluta’ fino a giungere a essere strutturalmente ricalcata su stereotipi di quella umana, che parte da premesse fisicamente e biologicamente del tutto diverse?
E’ vero che è un fumetto, ma è anche vero che la sospensione dell’incredulità dovrebbe servire per portare il lettore verso nuovi orizzonti, non per proporgli improbabili ibridazioni come questa.
Le illustrazioni di Alex Milne, che da sempre soffrono di sovrabbondanza di dettagli inutili e di indecifrabilità, divengono qui ancora più ostiche e oscure del solito.
Ciò non solo a causa dei colori uniformi e soffocanti di Josh Perez (che annega ogni cosa in una sorta di perenne notte monocromatica), ma anche perché Milne ha dovuto lavorare in fretta e furia a queste tavole, dovendo rispettare anche altre scadenze. A peggiorare le cose, contribuisce la povera progettazione dei personaggi e la desolante somiglianza dei robot minatori, che rendono ancora più difficile comprendere cosa stia accadendo e chi stia picchiando chi.
Nello stile complessivo, sembra di vedere uno dei peggiori fumetti della Dreamwave, con un numero esagerato di vignette microscopiche in cui si svolge la vicenda compresso in poco spazio, a favore di gigantesche quanto inutili splash-pages che nulla contribuiscono alla narrazione.
In conclusione: con grande dispiacere, lo etichettiamo come il peggior prodotto di una gestione, quella IDW, che finora aveva avuto sì qualche calo, ma sempre molto circoscritto.
Alla prima stesura di questa recensione, ci eravamo augurati con tutto il cuore, che i capitoli successivi (ben tre) potessero aiutare a cambiare il nostro parere totalmente negativo e a farci rivalutare anche questo primo albo. Ci eravamo purtroppo illusi.
Ha contribuito Lastwithelf

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.



















