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Iscritto il: 19/12/2005
Località: Albenga, (SV)
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All Hail Megatron #1 (di 12)
All Hail Megatron #1 (di 12)
Storia di Shane McCarthy;
Matite e chine di Guido Guidi;
Colori di Josh Burcham
copertine di Klaus Scherwinski e Trevor Hutchinsons
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel Luglio 2008.

Vi ricordate i vecchi episodi animati della Generation One?
Be’ , se state leggendo questo, la risposta probabilmente è sì. Ma facciamo un ripassino lo stesso: i cartoni animati dei Transformers del 1984 si basavano su una formula collaudata; dal momento che dovevano far conoscere una notevole quantità di personaggi, essi erano caratterizzati spesso con una sola battuta che doveva esprimere tutta la loro personalità; le dinamiche di interazione già consolidate, che riguardavano i caratteri più approfonditi, venivano poi ribadite ad ogni puntata:
così guardando l’ episodio si sapeva in anticipo che Starscream avrebbe fallito e Megatron l’ avrebbe umiliato.
Ora facciamo un altro balzo cronologico: è il 2006 e IDW, casa editrice che sta facendo la sua fortuna pubblicando fumetti su licenza da altri media, dà il via alla pubblicazione di Transformers Infiltration, primo capitolo di una saga che si sta dipanando ancora adesso. La formula editoriale non è delle più felici, dal momento che la vicenda, dotata di un'unica trama coerente, è destinata a svilupparsi tra miniserie di lunghezza variabile come questa Infiltration e albi singoli aperiodici, tutti dotati di un inizio e una fine ma collegati nei contenuti. E questa trama così compatta si sviluppa come un nuovo inizio della grande storia dei Transformers: i “robots in disguise” si rivelano all’ umanità per la prima volta, devono ancora scoprire le loro tecnologie più avanzate, e vengono esplorate dinamiche nuove tra i personaggi, alcuni dei quali radicalmente riconcettualizzati: insomma, tutto quello che sapevamo già sui Transformers risulta un di più, ma il resto è tutto nuovo; un lettore che acquistasse un albo a fumetti dei TF IDW pubblicato ora potrebbe addirittura dire di non ritrovare quasi niente di ciò che ricordava dai cartoni.
Se dal punto di vista della qualità in sé del fumetto tutto questo non è male, da un punto di vista editoriale è un grosso problema: non c’era nulla che potesse attirare nuovi lettori, né con il richiamo dei personaggi, né con quello della familiarità.
Ecco allora che la casa editrice corre ai ripari con un progetto piuttosto ambizioso: una serie dei Transformers in 12 numeri sulle cui copertine ( e che copertine!) troneggia come un conquistatore il possente Megatron, leader di tutti i Decepticons. Un personaggio Transformers che costituisce quasi un’ icona dell’ immaginario collettivo, e che sarà circondato da tutti i comprimari che abbiamo amato:ad esempio il vile ed ambizioso Starscream, il fedele Soundwave, e il potente Devastator, alcuni dei quali ridimensionati o esclusi finora dagli altri fumetti IDW.
Un’ operazione del genere richiede qualche scelta difficile:
1) E’ passato un anno dagli eventi che sono ancora in corso di narrazione negli altri fumetti della casa editrice: insomma, ci sono circa 365 giorni di fatti che riguardano il destino del pianeta terra e dei suoi visitatori da Cybertron che resteranno in sospeso e saranno svelati un po’ alla volta; tutto ciò che ne sappiamo per adesso sono le conseguenze più gravi: i “cattivi” hanno vinto. Megatron si rivela orgogliosamente all’ umanità in tutta la sua sete di conquista e la sfida platealmente, con esito scontato.
2) Un racconto che si discosta così tanto da quello che è stato fatto finora richiede un nuovo team creativo: l’ arduo compito va ai testi di Shane McCarthy, sceneggiatore il cui successo professionale è legato soprattutto al personaggio di Batman, e Guido Guidi, già all’ opera per IDW su Transformers Evolution – Heart of Steel.
La stanza dei giocattoli di Guido
Dietro alle potenti copertine, quelle cattivissime di Scherwinski in cui Megatron occupa tutta la scena troneggiando con lo sguardo spiritato o con la figura eretta davanti ad un neutro sfondo bianco (be' non così neutro: è il suo colore!) con la testa di Optimus Prime su un palo, e quella di Hutchinsons che sembra un manifesto di propaganda di regime, il fumetto inizia con un ritmo lento e cinematografico: una sola pagina di prologo a tinte seppia per ricordarci che stiamo parlando delle conseguenze di una guerra aliena, e poi una città americana: una skyline vista dal mare, l’ inquadratura si restringe fino alle strade affollate, e subito dopo nel paesaggio tranquillo determinato dalla monotonia del traffico caotico quotidiano irrompe un elemento sconosciuto: sei veicoli da cantiere dai colori accesi si trasformano in robot: le reazioni umane sono prima di stupore, poi di panico. L’ invasione è iniziata. Queste poche pagine esprimono il tono di tutto l’ episodio, che funziona come un’ escalation, lenta ma sempre più grandiosa: prima le forze di terra, poi quelle aeree, poi il leader che lancia una plateale sfida. Per dare vita a questa sequenza di eventi Guido Guidi si avvale di un talento già ampiamente promesso ma finora non sviluppato fino a questi livelli: il suo disegno, già dotato di grande forza e pulizia formale, acquista una carica di ironia che prima non aveva mai avuto modo di esprimere, ed un nuovo intenso dinamismo: i corpi dei robot perdono completamente quelle pose quasi “declamatorie”, simili allo stare fermi per la foto della carta d’ identità, nelle quali è troppo facile scadere anche per i disegnatori più scafati e acquistano pose “muscolari” capaci di definire lo spazio con la proiezione in esso del busto, delle spalle, o del bacino, come farebbe un attore sul palcoscenico. In effetti, questi disegni dimostrano una grande capacità di assimilare stimoli da tutti gli altri media ai quali il disegnatore è stato esposto: in ogni pagina potreste trovare un po’ del film di Michael Bay, ma anche un po’ di altri capolavori della cinematografia: per me è stato impossibile non pensare ad Ultimatum alla Terra!
Anche la figura umana e il paesaggio urbano, due elementi che in altri fumetti dei Transformers non mi hanno convinto fino in fondo, questa volta escono fuori dalla pagina e vivono di vita propria: è evidente che Guido si sta divertendo: matita, china e Transformers sono i suoi giocattoli preferiti!
Menzione d’ onore ai colori di Josh Burcham, pieni ma non chiassosi, giusto complemento di questi disegni.
Decompressione: quanto sei fanboy?
La sceneggiatura di questo fumetto invece è la mia croce e la mia delizia. Il mio bambino interiore con i polpastrelli sporchi di cioccolato che voleva solo vedere i robottoni, senza tanti fronzoli, è contento fino alla commozione: All Hail Megatron #1 è circa 24 pagine de ”I Decepticons fanno quello che vogliono e non c’è nessuno a fermarli”; come dire, per un fan duro e puro dei Transformers, che natale quest’ anno cade anche a Luglio.
Ma il mio uomo-fumetto interiore (vedi “ I Simpson”), anche lui con i polpastrelli sporchi di cioccolato, e con una parola cattiva sempre pronta sulla punta della lingua, ha in mente lo spettro che ha funestato i maggiori fumetti degli ultimi anni: la cosiddetta decompressione.
Da quando in Marvel sono emersi i talenti di scrittori come Brian Michael Bendis e Mark Millar, e contemporaneamente la casa editrice ha dato direttive di potenziare gli story-arc ripubblicabili in forma di Trade Paperback, cioè di scrivere il più possibile in vista di una ripubblicazione delle storie in blocchi di quattro o sei capitoli, i lettori hanno notato una certa tendenza a dilatare gli eventi narrati fino a diluirli ben oltre i tempi in cui la lettura rimane gradevole. Se ai tempi della nascita della Marvel a Stan Lee e Jack Kirby bastava una pagina per narrare le origini del super cattivo, invece ai tempi recenti di Ultimate Secret Warren Ellis e Steve McNiven hanno bisogno di quattro pagine per far atterrare un elicottero; capirete bene che un fumetto ha dei tempi interni della narrazione realmente leggibili e gradevoli solo se trova un giusto mezzo fra questi due estremi.
E un lettore di una certa esperienza non può far a meno di notare che circa 24 pagine de ”I Decepticons fanno quello che vogliono e non c’è nessuno a fermarli” possono essere perfino troppe, se non si vuole usarle esclusivamente per gratificare l’ ego del fanboy che da vero nerd si compiace di vedere ancora una volta i Constructicons che “ownano tutto l’ ownabile” e poi i Seekers che “pownano tutto il pownabile” e in fine Megatron che “potatowna tutto il potatownabile” compreso Starscream, tanto per cambiare.
Insomma, benché McCarthy scriva i dialoghi giusti, ricchi di rispetto per lo stile dei personaggi ma soprattutto divertenti, e nonostante dal punto di vista della quantità di parole presenti nel fumetto si riveli giustamente sintetico, tutto all’ opposto di quel Simon Furman che finora è stato l’autore di riferimento dei Transformers, viene il sospetto che 12 numeri siano un po’ troppi per lui, al punto da fargli dedicare tutto il primo episodio ad eventi che avrebbe potuto narrare agilmente in 12 pagine, se gliene avessero commissionati sei.
Il dolce e l' amaro
All Hail Megatron #1 contiene la promessa di un capolavoro, ma anche la minaccia di una Caporetto: se entro due numeri o tre non troverà il suo vero ubi consistam cominciando a narrare una storia piuttosto che a fungere da vetrina per la cattiveria dei personaggi, ci resterà l’ amaro in bocca per un’ occasione mancata di catapultare i TF nell’ olimpo dei fumetti di prima qualità, solo in parte compensata dalla gratificazione visiva dei disegni di Guido, e per me dal dolce sapore del cioccolato sui miei polpastrelli.
Scheda dell'albo.
Storia di Shane McCarthy;
Matite e chine di Guido Guidi;
Colori di Josh Burcham
copertine di Klaus Scherwinski e Trevor Hutchinsons
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel Luglio 2008.

Vi ricordate i vecchi episodi animati della Generation One?
Be’ , se state leggendo questo, la risposta probabilmente è sì. Ma facciamo un ripassino lo stesso: i cartoni animati dei Transformers del 1984 si basavano su una formula collaudata; dal momento che dovevano far conoscere una notevole quantità di personaggi, essi erano caratterizzati spesso con una sola battuta che doveva esprimere tutta la loro personalità; le dinamiche di interazione già consolidate, che riguardavano i caratteri più approfonditi, venivano poi ribadite ad ogni puntata:
così guardando l’ episodio si sapeva in anticipo che Starscream avrebbe fallito e Megatron l’ avrebbe umiliato.
Ora facciamo un altro balzo cronologico: è il 2006 e IDW, casa editrice che sta facendo la sua fortuna pubblicando fumetti su licenza da altri media, dà il via alla pubblicazione di Transformers Infiltration, primo capitolo di una saga che si sta dipanando ancora adesso. La formula editoriale non è delle più felici, dal momento che la vicenda, dotata di un'unica trama coerente, è destinata a svilupparsi tra miniserie di lunghezza variabile come questa Infiltration e albi singoli aperiodici, tutti dotati di un inizio e una fine ma collegati nei contenuti. E questa trama così compatta si sviluppa come un nuovo inizio della grande storia dei Transformers: i “robots in disguise” si rivelano all’ umanità per la prima volta, devono ancora scoprire le loro tecnologie più avanzate, e vengono esplorate dinamiche nuove tra i personaggi, alcuni dei quali radicalmente riconcettualizzati: insomma, tutto quello che sapevamo già sui Transformers risulta un di più, ma il resto è tutto nuovo; un lettore che acquistasse un albo a fumetti dei TF IDW pubblicato ora potrebbe addirittura dire di non ritrovare quasi niente di ciò che ricordava dai cartoni.
Se dal punto di vista della qualità in sé del fumetto tutto questo non è male, da un punto di vista editoriale è un grosso problema: non c’era nulla che potesse attirare nuovi lettori, né con il richiamo dei personaggi, né con quello della familiarità.
Ecco allora che la casa editrice corre ai ripari con un progetto piuttosto ambizioso: una serie dei Transformers in 12 numeri sulle cui copertine ( e che copertine!) troneggia come un conquistatore il possente Megatron, leader di tutti i Decepticons. Un personaggio Transformers che costituisce quasi un’ icona dell’ immaginario collettivo, e che sarà circondato da tutti i comprimari che abbiamo amato:ad esempio il vile ed ambizioso Starscream, il fedele Soundwave, e il potente Devastator, alcuni dei quali ridimensionati o esclusi finora dagli altri fumetti IDW.
Un’ operazione del genere richiede qualche scelta difficile:
1) E’ passato un anno dagli eventi che sono ancora in corso di narrazione negli altri fumetti della casa editrice: insomma, ci sono circa 365 giorni di fatti che riguardano il destino del pianeta terra e dei suoi visitatori da Cybertron che resteranno in sospeso e saranno svelati un po’ alla volta; tutto ciò che ne sappiamo per adesso sono le conseguenze più gravi: i “cattivi” hanno vinto. Megatron si rivela orgogliosamente all’ umanità in tutta la sua sete di conquista e la sfida platealmente, con esito scontato.
2) Un racconto che si discosta così tanto da quello che è stato fatto finora richiede un nuovo team creativo: l’ arduo compito va ai testi di Shane McCarthy, sceneggiatore il cui successo professionale è legato soprattutto al personaggio di Batman, e Guido Guidi, già all’ opera per IDW su Transformers Evolution – Heart of Steel.
La stanza dei giocattoli di Guido
Dietro alle potenti copertine, quelle cattivissime di Scherwinski in cui Megatron occupa tutta la scena troneggiando con lo sguardo spiritato o con la figura eretta davanti ad un neutro sfondo bianco (be' non così neutro: è il suo colore!) con la testa di Optimus Prime su un palo, e quella di Hutchinsons che sembra un manifesto di propaganda di regime, il fumetto inizia con un ritmo lento e cinematografico: una sola pagina di prologo a tinte seppia per ricordarci che stiamo parlando delle conseguenze di una guerra aliena, e poi una città americana: una skyline vista dal mare, l’ inquadratura si restringe fino alle strade affollate, e subito dopo nel paesaggio tranquillo determinato dalla monotonia del traffico caotico quotidiano irrompe un elemento sconosciuto: sei veicoli da cantiere dai colori accesi si trasformano in robot: le reazioni umane sono prima di stupore, poi di panico. L’ invasione è iniziata. Queste poche pagine esprimono il tono di tutto l’ episodio, che funziona come un’ escalation, lenta ma sempre più grandiosa: prima le forze di terra, poi quelle aeree, poi il leader che lancia una plateale sfida. Per dare vita a questa sequenza di eventi Guido Guidi si avvale di un talento già ampiamente promesso ma finora non sviluppato fino a questi livelli: il suo disegno, già dotato di grande forza e pulizia formale, acquista una carica di ironia che prima non aveva mai avuto modo di esprimere, ed un nuovo intenso dinamismo: i corpi dei robot perdono completamente quelle pose quasi “declamatorie”, simili allo stare fermi per la foto della carta d’ identità, nelle quali è troppo facile scadere anche per i disegnatori più scafati e acquistano pose “muscolari” capaci di definire lo spazio con la proiezione in esso del busto, delle spalle, o del bacino, come farebbe un attore sul palcoscenico. In effetti, questi disegni dimostrano una grande capacità di assimilare stimoli da tutti gli altri media ai quali il disegnatore è stato esposto: in ogni pagina potreste trovare un po’ del film di Michael Bay, ma anche un po’ di altri capolavori della cinematografia: per me è stato impossibile non pensare ad Ultimatum alla Terra!
Anche la figura umana e il paesaggio urbano, due elementi che in altri fumetti dei Transformers non mi hanno convinto fino in fondo, questa volta escono fuori dalla pagina e vivono di vita propria: è evidente che Guido si sta divertendo: matita, china e Transformers sono i suoi giocattoli preferiti!
Menzione d’ onore ai colori di Josh Burcham, pieni ma non chiassosi, giusto complemento di questi disegni.
Decompressione: quanto sei fanboy?
La sceneggiatura di questo fumetto invece è la mia croce e la mia delizia. Il mio bambino interiore con i polpastrelli sporchi di cioccolato che voleva solo vedere i robottoni, senza tanti fronzoli, è contento fino alla commozione: All Hail Megatron #1 è circa 24 pagine de ”I Decepticons fanno quello che vogliono e non c’è nessuno a fermarli”; come dire, per un fan duro e puro dei Transformers, che natale quest’ anno cade anche a Luglio.
Ma il mio uomo-fumetto interiore (vedi “ I Simpson”), anche lui con i polpastrelli sporchi di cioccolato, e con una parola cattiva sempre pronta sulla punta della lingua, ha in mente lo spettro che ha funestato i maggiori fumetti degli ultimi anni: la cosiddetta decompressione.
Da quando in Marvel sono emersi i talenti di scrittori come Brian Michael Bendis e Mark Millar, e contemporaneamente la casa editrice ha dato direttive di potenziare gli story-arc ripubblicabili in forma di Trade Paperback, cioè di scrivere il più possibile in vista di una ripubblicazione delle storie in blocchi di quattro o sei capitoli, i lettori hanno notato una certa tendenza a dilatare gli eventi narrati fino a diluirli ben oltre i tempi in cui la lettura rimane gradevole. Se ai tempi della nascita della Marvel a Stan Lee e Jack Kirby bastava una pagina per narrare le origini del super cattivo, invece ai tempi recenti di Ultimate Secret Warren Ellis e Steve McNiven hanno bisogno di quattro pagine per far atterrare un elicottero; capirete bene che un fumetto ha dei tempi interni della narrazione realmente leggibili e gradevoli solo se trova un giusto mezzo fra questi due estremi.
E un lettore di una certa esperienza non può far a meno di notare che circa 24 pagine de ”I Decepticons fanno quello che vogliono e non c’è nessuno a fermarli” possono essere perfino troppe, se non si vuole usarle esclusivamente per gratificare l’ ego del fanboy che da vero nerd si compiace di vedere ancora una volta i Constructicons che “ownano tutto l’ ownabile” e poi i Seekers che “pownano tutto il pownabile” e in fine Megatron che “potatowna tutto il potatownabile” compreso Starscream, tanto per cambiare.
Insomma, benché McCarthy scriva i dialoghi giusti, ricchi di rispetto per lo stile dei personaggi ma soprattutto divertenti, e nonostante dal punto di vista della quantità di parole presenti nel fumetto si riveli giustamente sintetico, tutto all’ opposto di quel Simon Furman che finora è stato l’autore di riferimento dei Transformers, viene il sospetto che 12 numeri siano un po’ troppi per lui, al punto da fargli dedicare tutto il primo episodio ad eventi che avrebbe potuto narrare agilmente in 12 pagine, se gliene avessero commissionati sei.
Il dolce e l' amaro
All Hail Megatron #1 contiene la promessa di un capolavoro, ma anche la minaccia di una Caporetto: se entro due numeri o tre non troverà il suo vero ubi consistam cominciando a narrare una storia piuttosto che a fungere da vetrina per la cattiveria dei personaggi, ci resterà l’ amaro in bocca per un’ occasione mancata di catapultare i TF nell’ olimpo dei fumetti di prima qualità, solo in parte compensata dalla gratificazione visiva dei disegni di Guido, e per me dal dolce sapore del cioccolato sui miei polpastrelli.
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