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Iscritto il: 21/06/2004
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Spotlight (11): Blaster
“Spotlight: Blaster”
Storia: Simon Furman
Arte: Emiliano Santalucia
Colori: Josh Burcham (con l’assistenza di Andrei Elder, Liam Shaloo, Espen Grundetjern)
Copertina A di Emiliano Santalucia; copertina B di Alex Milne
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel gennaio 2008.
Introduzione
“Chiassoso, fiero ed enfatico, è la “voce” smisurata della controffensiva Autobot. Le sue trasmissioni sangue-e-tuoni che risvegliano le folle e scatenano un inferno forniscono un motto di che ispira l’incrollabilità, spingendo gli Autobot a non arrendersi nemmeno nella loro ora più buia. Un guerriero temprato che è stato messo alla prova, trova la sua vera forza nel suo ispirato e versatile vocabolario di vittoria. Il suo nome…
… E’ BLASTER!”
La storia
Un tempo, quando era conosciuto come “La Voce”, Blaster era famoso e apprezzato per le sue patriottiche trasmissioni audio-video di esortazione per l’esercito Autobot.
Poi, divenne un corpo gravemente danneggiato, alla deriva nello spazio. Dichiarato disperso dagli Autobot, era stato dato per morto.
Oggi, un trasporto merci Ilxiano lo riporta alla stazione spaziale del Centro di Comando Autobot, per lo stupore di tutti i suoi occupanti, a partire dal Comandante Operativo Residente, Silverbolt.
Perceptor provvede a rattoppare Blaster (la cui memoria è danneggiata e non ricorda molto dell’attentato che lo ha tolto di mezzo), mentre Silverbolt lo aggiorna sugli eventi intercorsi.
Le indagini successive all’attentato che lo mise fuori gioco non approdarono a nulla. Si sa solo una cosa con certezza: colui che aveva tentato di uccidere Blaster era sicuramente un Autobot.
Quando la notizia si diffonde, numerosi Autobot ottengono un permesso per abbandonare le loro mansioni (in vari punti della galassia) e salutare Blaster. Tra essi, anche Bluestreak, Beachcomber, Trailbreaker, Cosmos e Inferno.
Blaster è felice di vederli, ma nello stesso tempo, si chiede chi di loro lo abbia tradito. Non basta: Blaster si rende conto che i suoi amici e compagni non cercano lui, ma “La Voce”, cioè colui che con i suoi discorsi di incoraggiamento li ha spronati per lungo tempo a non arrendersi mai.
Però ora Blaster non può più essere “La Voce”: il tradimento di cui è stato vittima gli ha tolto ogni fiducia nei suoi compagni. E in se stesso.
Proprio mentre esamina una registrazione delle sue vecchie trasmissioni, Blaster è vittima di un nuovo attentato, che però riesce a evitare.
L’attentatore fugge e Perceptor, esaminando le registrazioni di sicurezza, scopre una nube di rumore bianco che ne ha occultato l’identità.
Ci vorrà tempo per rimuovere il disturbo, per cui Blaster decide di forzare la mano all’attentatore, tornando a trasmettere i discorsi che era solito usare per incitare i suoi compagni. Questa volta, però, è molto diverso: ogni trasmissione gli costa uno sforzo enorme, mentre un tempo gli veniva tutto spontaneo.
Nell’attesa che l’attentatore faccia la sua mossa, Blaster decide di rivivere con un simulatore neuronale i ricordi che precedono il suo attentato.
Il luogo da cui eseguiva le sue trasmissioni all’epoca era una stazione orbitale di Cybertron; Blaster riservava solo a se stesso la sala di trasmissione, allontanando il resto del personale.
All’epoca, il pianeta era reduce dalla catastrofe di Thunderwing, ma i Decepticon erano stati i più lesti a reagire al disastro e a tornare all’attacco, acquisendo un enorme vantaggio tattico.
Gli Autobot erano demoralizzati e “La Voce” era proprio ciò di cui avevano bisogno. Ma l’attentato mise Blaster fuori gioco (scagliandolo nello spazio) proprio poco prima che i Decepticon sferrassero il loro più devastante attacco, impiegando le forze più potenti disponibili (tra cui Trypticon, i Predacon e gli Horrorcon).
E i ricordi di Blaster, anche se stimolati artificialmente, continuano a non rivelare il volto dell’attentatore.
Finalmente Perceptor, con un controllo incrociato, restringe la rosa dei sospetti a quattro Autobot: Mirage, Beachcomber, Inferno e Bluestreak.
Tutti loro erano di servizio o presenti in zona durante ognuno degli attentati.
Mentre, un’altra volta, le parole di Blaster si diffondono via radio, l’attentatore attacca ancora e, con una granata, fa esplodere l’intera sezione di stazione in cui Blaster esegue le sue trasmissioni.
Ma questa volta le cose sono andate diversamente da come sembra: il programma audio-video era registrato e Blaster, nascosto in un magazzino lì vicino, attendeva solo di smascherare l’attentatore.
E chiunque si sarebbe atteso, tranne Beachcomber.
Beachcomber lo attacca, disperato. Non può fermarsi, per quanto lo voglia. Ha cercato di resistere, ma è stato costretto.
Blaster lo affronta disarmato, in un mortale gioco di inseguimenti tra gli enormi contenitori del magazzino.
Trasformandosi in cannone sonico, Blaster disorienta Beachcomber; poi, facendo rimbalzare i suoni, lo interroga senza mai esporsi direttamente.
E finalmente, con dolore, Beachcomber rivela la verità: tempo fa, Soundwave lo aveva catturato e aveva usato un minuscolo essere robotico (che chiamava Bombshell) per iniettargli qualcosa nel metaprocessore.
Da allora, Beachcomber ha dovuto fare per conto di Soundwave le cose più terribili.
Blaster si presenta a lui disarmato e, con la sola forza delle parole, riesce a risvegliare la vera personalità di Beachcomber, fino a spingerlo a ribellarsi al controllo mentale. Il prezzo però è alto: gran parte della sua neo-corteccia viene bruciata insieme alla cerebrocapsula che lo controllava: la prognosi, annuncia in seguito Perceptor, non è delle migliori.
Blaster ha però ritrovato fiducia in se stesso e nei propri talenti. E ora giura che rintraccerà Soundwave e gliela farà pagare: “L’ultima voce che sentirà… sarà la mia!”
Note
Lavoro d’esordio nel campo dei fumetti dei Transformer per Emiliano Santalucia, autore italiano noto per l’arte e le storie delle recenti serie a fumetti di He-Man And The Masters Of The Universe, oltre ad altri lavori per la Devil’s Due (tra cui un albo di GI Joe vs Transformers vol 2 e una miniserie dedicata a Snake Eyes di GI Joe).
Il ruolo di Blaster sembra ispirato da film del 1988 “Good Morning, Vietnam”.
Questa storia dovrebbe precedere cronologicamente la miniserie di Stormbringer, nella quale Blaster appare sano e operativo (a fine avventura, Blaster dichiara appunto che, prima di proseguire la propria vendetta, deve concludere il lavoro sulla stazione).
Silverbolt era già comparso in una vignetta di Escalation 1. Il Centro di Comando Autobot è lo stesso visto in Stormbringer #1 e seguenti.
I personaggi a pagina 2: (da sinistra a destra) Kick-Off; Silverbolt; Searchlight; Gunrunner; Crosshairs; Camshaft.
Come per quelli elencati di seguito, si tratta in parte di personaggi già visti, a bordo della stessa stazione, durante la miniserie di Stormbringer.
Perceptor era già comparso in Spotlight (7): Kup. La sua presenza in questa storia era inevitabile, dato lo storico precedente degli albi G1 Marvel US #16-17 che lo lega a Blaster. Nella loro squadra era presente anche Beachcomber.
Tra coloro che ricevono la notizia del ritorno di Blaster compaiono anche: Nightbeat (prima del suo impegno sulla Terra durante Escalation/Devastation) ; Springer (che coi suoi Wrecker, come visto in Stormbringer, affronta le unità Decepticon di Infiltrazione su vari pianeti; è probabile che ora si trovi su Varus Centralus); Fortress Maximus (direttore di un carcere Autobot, come si apprenderà da Spotlight: Arcee).
Fortress Maximus ha una colorazione che sembra quella di Brave Maximus di RiD.
I personaggi di pagina 4: (da sinistra a destra verso il basso) Pincher; Overdrive; Nightbeat; Springer; Fortress Maximus.
Vignetta lunga: Trailbreaker; Bluestreak; Inferno; Beachcomber; Cosmos.
Trailbreaker ricompare dopo Spotlight: Kup. Inferno è sopravvissuto all’incidente in cui fu coinvolto in Megatron: Origin #4.
La netta sagoma dell’attentatore, riflessa in uno schermo, e l’immagine disturbata dal rumore bianco, ma chiaramente di colore blu, dovrebbero bastare per svelare l’identità del colpevole ai lettori più esperti.
I personaggi di pagina 8: (da sinistra a destra) Inferno; Dogfight; Crosshairs; Bluestreak; Backstreet; Override; Silverbolt; Trailbreaker.
La catastrofe di Thunderwing è narrata nella miniserie di Stormbringer.
I personaggi di pagina 10: Getaway; Kup; Huffer; Broadside.
Kup appare molto più giovane e moderno di come lo abbiamo visto in Spotlight: Kup.
I personaggi di pagina 11: Jazz; Smokescreen; Landfill.
I personaggi di pagina 12: Spinister; Darkwing; Headstrong; Rampage; Trypticon; Razorclaw; Tantum; Divebomb; Dreadwind; Needlenose.
I quattro sospettati hanno tutti un possibile motivo: Mirage (che anticipa qui lo Spotlight: Mirage) è un classico potenziale traditore sin dai tempi G1 Marvel; Bluestreak e Beachcomber odiano la guerra (che Blaster alimenta, a modo suo); Inferno è una testa calda che fatica a rispettare gli ordini.
I personaggi di pagina 14: Gears; Sureshot.
Tra pagina 17 e pagina 18, la colorazione cambia bruscamente e l’illuminazione del magazzino passa da molto chiara e limpida a cupe sfumature di blu.
Soundwave si trova sulla Terra sin dal 1984, come rivelato in Spotlight (6): Soundwave.
Esordisce Bombshell, che pur avendo l’arma caratteristica della G1, qui agisce come se fosse poco più di uno strumento al servizio di Soundwave.
Di più, si parla di lui come di un it, invece che di un he, (‘esso’ invece che ‘egli’), come se fosse un oggetto.
Infine, Bombshell non ha distintivo Decepticon in vista.
La rivalità tra Soundwave e Blaster prende spunto dall’episodio Auto-Bop della Stagione 2 della serie animata G1.
Ma se allora era implicitamente legata al concetto, un po’ infantile, delle modalità alternative simili dei due robot, ora essa è invece è motivata da una questione personale ed etica molto concreta.
Galleria delle tavole di anteprima e delle copertine.
Approfondimenti
Breve guida alle unità di misura temporali dei Transformer.
Un nano-klik Un secondo terrestre
Un klik 1,2 minuti terrestri
Un ciclo Un’ora e 15 minuti terrestri
Un mega-ciclo 93 ore terrestri
Un decaciclo Circa 3 settimane terrestri
Un ciclo stellare Circa 7,5 mesi terrestri
Un meta-ciclo Circa 13 mesi terrestri
Il colorista Josh Burcham riporta alcuni passi di sceneggiatura di Stormbringer per fare luce sulle vicende di Bluestreak.
Dal #1:
“Angolazione su Searchlight (che regge un piccolo pannello digitale per i messaggi). Questa sezione della ruota spaziale è un centro comunicazioni, con banchi di scanner, schermi e assemblaggi di collegamento.
Seduti alle varie postazioni sullo sfondo ci sono: Bluestreak, Blaster e Highbrow. A questi e a Searchlight servirà qualche alterazione della modalità di robot, per evitare cose troppo terrestri.
SEARCHLIGHT: TRASMISSIONE PRIORITARIA A ONDA D’IMPULSO DATTA TERRA, ALLATUA DIRETTA ATTENZIONE.”
Dal #2:
“Largo: mentre Springer continua il suo dialogo, ROADBUSTER e TOPSPIN (modalità di robot ante-Terra) attivano un grosso pezzo di artiglieria di campo. Springer non batte ciglio mentre l’epica esplosione ha luogo (proprio al suo fianco).
EFFETTO SONORO: THA-WHOOM!
SPRINGER:RIPETI?
2 (COLLEGATA): NO, NON MI IMPORTA SE E’ LA FASE SESSANTA! NON CEDEREMO QUESTO MONDO AI DECEPTICON SENZA REAGIRE E LOTTARE COME DANNATI. ASCOLTA, HOT ROD, PORTA QUI FUORI LA TUA SQUADRA SUBITO…”
Da notare che la sceneggiatura originale prevedeva che Springer si rivolgesse a Hot Rod.
Nell’albo effettivo, è invece Bluestreak a venire nominato (probabilmente perché Hot Rod doveva essere poi impegnato nel suo Spotlight: Hot Rod).
Pare così che Bluestreak, per una svista, si trovi sia sul Centro di Comando Autobot sia su Varus Centralus con Springer.
La vaghezza del riferimento permette comunque di escogitare numerose spiegazioni per rimediare a questa incongruenza.
Osservazioni
Sembra ormai inutile ripeterlo: Simon Furman ha ancora una volta prodotto uno Spotlight eccezionale, sfruttando le ormai notissime caratteristiche di questa particolare e felicissima serie aperiodica.
Un attento sguardo al passato. Un adeguato bilanciamento di elementi del fumetto Marvel e della serie G1. Una modernizzazione intelligente e accurata. Una caratterizzazione raffinata e puntuale. Nuovi e intriganti elementi che vanno dall’epico allo strettamente personale. Un cast di personaggi vasto, ma che non sconfina mai nell’autocompiacimento del fanboy. Una vicenda inedita che contribuisce a far evolvere il grande universo narrativo IDW. Una realizzazione grafica di alto livello.
In sole 22 pagine, si condensa letteralmente un universo narrativo di cui il marchio Transformer non beneficiava sin dai tempi di Beast Wars.
La componente misteriosa (le indagini e il giallo vero e proprio), che per certi versi sembra quasi più pane per i denti di Nightbeat che di altri personaggi, non è particolarmente originale, a meno che non si restringa il contesto al solo ambito dei Transformer, dove l’escamotage delle cerebrocapsule di Bombshell non era mai stato usato in chiave gialla (come elemento a sorpresa per giustificare un crimine da parte di un robot insospettabile, insomma).
Il vero valore è quindi più nell’esperienza dell’autore e nella grande cura con cui gli elementi più classici e familiari delle storie poliziesche vengono selezionati e confezionati in una nuova cornice, dando forma a una solida narrazione, di grande equilibrio e fluidità.
Come spesso accade nelle sue opere migliori, Furman fornisce più livelli di lettura, rivolti ai diversi tipi di pubblico che la IDW ha addensato intorno a sé. Oltre lo strato più palese e ovvio del fanboy (che è in tutti noi) intento a fare la lista delle comparse, oltre l’entusiasta della caratterizzazione originale Marvel che esamina ogni parola di Blaster per determinarne la coerenza, oltre il fissato con la continuità che controlla che gli eventi siano cronologicamente congruenti con tutti i dettagli degli albi precedenti, oltre tutto ciò, c’è la chiave di lettura personale.
Perché Blaster, “La Voce” che parlava agli Autobot e che ha perso fiducia nel proprio talento, è chiaramente Simon Furman stesso. Lo scrittore per eccellenza dei fumetti dei Transformer che, durante il periodo Dreamwave, sembrava aver perso parte del proprio smalto.
E, come Blaster ha ritrovato se stesso confrontandosi con Beachcomber, così ha fatto Furman quando ha accettato di rinnovare l’intero universo G1 per conto della IDW.
Tornando all’ambito della caratterizzazione, il Blaster che ci viene presentato è una sorta di DJ nello stile della serie animata G1 (Stagione 3 in particolare), ma la sua personalità è molto più definita e autoconsapevole, sebbene si distacchi parecchio dal ribelle duro e puro dei fumetti G1 Marvel. Anche la sua modalità alternativa cybertroniana (che sostituisce il suo amato fucile a “rimescolamento elettronico”) è inedita e nettamente molto più aggressiva, tanto che può essere usata come arma vera e propria.
Questo Blaster è decisamente un personaggio nuovo, anche se di un nuovo coniato con grande rispetto (e grande conoscenza) del passato.
Emiliano Santalucia, il nuovo acquisto artistico (che ci auguriamo non si limiti a questa comparsata, ma diventi una colonna fissa dell’universo dei Transformer della IDW), lavora sui Transformer con la familiarità e la scioltezza di un veterano che li illustra da anni.
Il look attualizzato di Blaster parte da quello del modellino G1 originale, cosa che lo rende molto più vicino ai fumetti Marvel di Don Perlin che alla serie animata classica (dove la testa di Blaster era stata reinterpretata in maniera molto più ingenua e di facile fruizione per un pubblico giovane).
Personaggi e ambiente sono realizzati con rigore e, soprattutto, intensità, come traspare dalle pose sempre diverse delle anatomie e dalla gestualità mai casuale o esagerata (perfette sono, in questo senso, le mosse di Blaster che accompagnano i suoi enfatici discorsi di esortazione).
Una menzione speciale va alle dettagliate e cinematiche sequenze di trasformazione (basti pensare a quella di Beachcomber), che illustrano meticolosamente come questi modellini Cybertroniani siano stati progettati nell’ottica della possibile realizzazione di un vero modellino.
Per finire, la più esaltante delle tavole è sicuramente la splash page con i Decepticon all’attacco: un’illustrazione incredibilmente epica e memorabile, in sintonia con il mutevole tono della sceneggiatura di questa storia davvero ricca di una sorprendente quantità di sfaccettature.
Storia: Simon Furman
Arte: Emiliano Santalucia
Colori: Josh Burcham (con l’assistenza di Andrei Elder, Liam Shaloo, Espen Grundetjern)
Copertina A di Emiliano Santalucia; copertina B di Alex Milne
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel gennaio 2008.
Introduzione
“Chiassoso, fiero ed enfatico, è la “voce” smisurata della controffensiva Autobot. Le sue trasmissioni sangue-e-tuoni che risvegliano le folle e scatenano un inferno forniscono un motto di che ispira l’incrollabilità, spingendo gli Autobot a non arrendersi nemmeno nella loro ora più buia. Un guerriero temprato che è stato messo alla prova, trova la sua vera forza nel suo ispirato e versatile vocabolario di vittoria. Il suo nome…
… E’ BLASTER!”
La storia
Un tempo, quando era conosciuto come “La Voce”, Blaster era famoso e apprezzato per le sue patriottiche trasmissioni audio-video di esortazione per l’esercito Autobot.
Poi, divenne un corpo gravemente danneggiato, alla deriva nello spazio. Dichiarato disperso dagli Autobot, era stato dato per morto.
Oggi, un trasporto merci Ilxiano lo riporta alla stazione spaziale del Centro di Comando Autobot, per lo stupore di tutti i suoi occupanti, a partire dal Comandante Operativo Residente, Silverbolt.
Perceptor provvede a rattoppare Blaster (la cui memoria è danneggiata e non ricorda molto dell’attentato che lo ha tolto di mezzo), mentre Silverbolt lo aggiorna sugli eventi intercorsi.
Le indagini successive all’attentato che lo mise fuori gioco non approdarono a nulla. Si sa solo una cosa con certezza: colui che aveva tentato di uccidere Blaster era sicuramente un Autobot.
Quando la notizia si diffonde, numerosi Autobot ottengono un permesso per abbandonare le loro mansioni (in vari punti della galassia) e salutare Blaster. Tra essi, anche Bluestreak, Beachcomber, Trailbreaker, Cosmos e Inferno.
Blaster è felice di vederli, ma nello stesso tempo, si chiede chi di loro lo abbia tradito. Non basta: Blaster si rende conto che i suoi amici e compagni non cercano lui, ma “La Voce”, cioè colui che con i suoi discorsi di incoraggiamento li ha spronati per lungo tempo a non arrendersi mai.
Però ora Blaster non può più essere “La Voce”: il tradimento di cui è stato vittima gli ha tolto ogni fiducia nei suoi compagni. E in se stesso.
Proprio mentre esamina una registrazione delle sue vecchie trasmissioni, Blaster è vittima di un nuovo attentato, che però riesce a evitare.
L’attentatore fugge e Perceptor, esaminando le registrazioni di sicurezza, scopre una nube di rumore bianco che ne ha occultato l’identità.
Ci vorrà tempo per rimuovere il disturbo, per cui Blaster decide di forzare la mano all’attentatore, tornando a trasmettere i discorsi che era solito usare per incitare i suoi compagni. Questa volta, però, è molto diverso: ogni trasmissione gli costa uno sforzo enorme, mentre un tempo gli veniva tutto spontaneo.
Nell’attesa che l’attentatore faccia la sua mossa, Blaster decide di rivivere con un simulatore neuronale i ricordi che precedono il suo attentato.
Il luogo da cui eseguiva le sue trasmissioni all’epoca era una stazione orbitale di Cybertron; Blaster riservava solo a se stesso la sala di trasmissione, allontanando il resto del personale.
All’epoca, il pianeta era reduce dalla catastrofe di Thunderwing, ma i Decepticon erano stati i più lesti a reagire al disastro e a tornare all’attacco, acquisendo un enorme vantaggio tattico.
Gli Autobot erano demoralizzati e “La Voce” era proprio ciò di cui avevano bisogno. Ma l’attentato mise Blaster fuori gioco (scagliandolo nello spazio) proprio poco prima che i Decepticon sferrassero il loro più devastante attacco, impiegando le forze più potenti disponibili (tra cui Trypticon, i Predacon e gli Horrorcon).
E i ricordi di Blaster, anche se stimolati artificialmente, continuano a non rivelare il volto dell’attentatore.
Finalmente Perceptor, con un controllo incrociato, restringe la rosa dei sospetti a quattro Autobot: Mirage, Beachcomber, Inferno e Bluestreak.
Tutti loro erano di servizio o presenti in zona durante ognuno degli attentati.
Mentre, un’altra volta, le parole di Blaster si diffondono via radio, l’attentatore attacca ancora e, con una granata, fa esplodere l’intera sezione di stazione in cui Blaster esegue le sue trasmissioni.
Ma questa volta le cose sono andate diversamente da come sembra: il programma audio-video era registrato e Blaster, nascosto in un magazzino lì vicino, attendeva solo di smascherare l’attentatore.
E chiunque si sarebbe atteso, tranne Beachcomber.
Beachcomber lo attacca, disperato. Non può fermarsi, per quanto lo voglia. Ha cercato di resistere, ma è stato costretto.
Blaster lo affronta disarmato, in un mortale gioco di inseguimenti tra gli enormi contenitori del magazzino.
Trasformandosi in cannone sonico, Blaster disorienta Beachcomber; poi, facendo rimbalzare i suoni, lo interroga senza mai esporsi direttamente.
E finalmente, con dolore, Beachcomber rivela la verità: tempo fa, Soundwave lo aveva catturato e aveva usato un minuscolo essere robotico (che chiamava Bombshell) per iniettargli qualcosa nel metaprocessore.
Da allora, Beachcomber ha dovuto fare per conto di Soundwave le cose più terribili.
Blaster si presenta a lui disarmato e, con la sola forza delle parole, riesce a risvegliare la vera personalità di Beachcomber, fino a spingerlo a ribellarsi al controllo mentale. Il prezzo però è alto: gran parte della sua neo-corteccia viene bruciata insieme alla cerebrocapsula che lo controllava: la prognosi, annuncia in seguito Perceptor, non è delle migliori.
Blaster ha però ritrovato fiducia in se stesso e nei propri talenti. E ora giura che rintraccerà Soundwave e gliela farà pagare: “L’ultima voce che sentirà… sarà la mia!”
Note
Lavoro d’esordio nel campo dei fumetti dei Transformer per Emiliano Santalucia, autore italiano noto per l’arte e le storie delle recenti serie a fumetti di He-Man And The Masters Of The Universe, oltre ad altri lavori per la Devil’s Due (tra cui un albo di GI Joe vs Transformers vol 2 e una miniserie dedicata a Snake Eyes di GI Joe).
Il ruolo di Blaster sembra ispirato da film del 1988 “Good Morning, Vietnam”.
Questa storia dovrebbe precedere cronologicamente la miniserie di Stormbringer, nella quale Blaster appare sano e operativo (a fine avventura, Blaster dichiara appunto che, prima di proseguire la propria vendetta, deve concludere il lavoro sulla stazione).
Silverbolt era già comparso in una vignetta di Escalation 1. Il Centro di Comando Autobot è lo stesso visto in Stormbringer #1 e seguenti.
I personaggi a pagina 2: (da sinistra a destra) Kick-Off; Silverbolt; Searchlight; Gunrunner; Crosshairs; Camshaft.
Come per quelli elencati di seguito, si tratta in parte di personaggi già visti, a bordo della stessa stazione, durante la miniserie di Stormbringer.
Perceptor era già comparso in Spotlight (7): Kup. La sua presenza in questa storia era inevitabile, dato lo storico precedente degli albi G1 Marvel US #16-17 che lo lega a Blaster. Nella loro squadra era presente anche Beachcomber.
Tra coloro che ricevono la notizia del ritorno di Blaster compaiono anche: Nightbeat (prima del suo impegno sulla Terra durante Escalation/Devastation) ; Springer (che coi suoi Wrecker, come visto in Stormbringer, affronta le unità Decepticon di Infiltrazione su vari pianeti; è probabile che ora si trovi su Varus Centralus); Fortress Maximus (direttore di un carcere Autobot, come si apprenderà da Spotlight: Arcee).
Fortress Maximus ha una colorazione che sembra quella di Brave Maximus di RiD.
I personaggi di pagina 4: (da sinistra a destra verso il basso) Pincher; Overdrive; Nightbeat; Springer; Fortress Maximus.
Vignetta lunga: Trailbreaker; Bluestreak; Inferno; Beachcomber; Cosmos.
Trailbreaker ricompare dopo Spotlight: Kup. Inferno è sopravvissuto all’incidente in cui fu coinvolto in Megatron: Origin #4.
La netta sagoma dell’attentatore, riflessa in uno schermo, e l’immagine disturbata dal rumore bianco, ma chiaramente di colore blu, dovrebbero bastare per svelare l’identità del colpevole ai lettori più esperti.
I personaggi di pagina 8: (da sinistra a destra) Inferno; Dogfight; Crosshairs; Bluestreak; Backstreet; Override; Silverbolt; Trailbreaker.
La catastrofe di Thunderwing è narrata nella miniserie di Stormbringer.
I personaggi di pagina 10: Getaway; Kup; Huffer; Broadside.
Kup appare molto più giovane e moderno di come lo abbiamo visto in Spotlight: Kup.
I personaggi di pagina 11: Jazz; Smokescreen; Landfill.
I personaggi di pagina 12: Spinister; Darkwing; Headstrong; Rampage; Trypticon; Razorclaw; Tantum; Divebomb; Dreadwind; Needlenose.
I quattro sospettati hanno tutti un possibile motivo: Mirage (che anticipa qui lo Spotlight: Mirage) è un classico potenziale traditore sin dai tempi G1 Marvel; Bluestreak e Beachcomber odiano la guerra (che Blaster alimenta, a modo suo); Inferno è una testa calda che fatica a rispettare gli ordini.
I personaggi di pagina 14: Gears; Sureshot.
Tra pagina 17 e pagina 18, la colorazione cambia bruscamente e l’illuminazione del magazzino passa da molto chiara e limpida a cupe sfumature di blu.
Soundwave si trova sulla Terra sin dal 1984, come rivelato in Spotlight (6): Soundwave.
Esordisce Bombshell, che pur avendo l’arma caratteristica della G1, qui agisce come se fosse poco più di uno strumento al servizio di Soundwave.
Di più, si parla di lui come di un it, invece che di un he, (‘esso’ invece che ‘egli’), come se fosse un oggetto.
Infine, Bombshell non ha distintivo Decepticon in vista.
La rivalità tra Soundwave e Blaster prende spunto dall’episodio Auto-Bop della Stagione 2 della serie animata G1.
Ma se allora era implicitamente legata al concetto, un po’ infantile, delle modalità alternative simili dei due robot, ora essa è invece è motivata da una questione personale ed etica molto concreta.
Galleria delle tavole di anteprima e delle copertine.
Approfondimenti
Breve guida alle unità di misura temporali dei Transformer.
Un nano-klik Un secondo terrestre
Un klik 1,2 minuti terrestri
Un ciclo Un’ora e 15 minuti terrestri
Un mega-ciclo 93 ore terrestri
Un decaciclo Circa 3 settimane terrestri
Un ciclo stellare Circa 7,5 mesi terrestri
Un meta-ciclo Circa 13 mesi terrestri
Il colorista Josh Burcham riporta alcuni passi di sceneggiatura di Stormbringer per fare luce sulle vicende di Bluestreak.
Dal #1:
“Angolazione su Searchlight (che regge un piccolo pannello digitale per i messaggi). Questa sezione della ruota spaziale è un centro comunicazioni, con banchi di scanner, schermi e assemblaggi di collegamento.
Seduti alle varie postazioni sullo sfondo ci sono: Bluestreak, Blaster e Highbrow. A questi e a Searchlight servirà qualche alterazione della modalità di robot, per evitare cose troppo terrestri.
SEARCHLIGHT: TRASMISSIONE PRIORITARIA A ONDA D’IMPULSO DATTA TERRA, ALLATUA DIRETTA ATTENZIONE.”
Dal #2:
“Largo: mentre Springer continua il suo dialogo, ROADBUSTER e TOPSPIN (modalità di robot ante-Terra) attivano un grosso pezzo di artiglieria di campo. Springer non batte ciglio mentre l’epica esplosione ha luogo (proprio al suo fianco).
EFFETTO SONORO: THA-WHOOM!
SPRINGER:RIPETI?
2 (COLLEGATA): NO, NON MI IMPORTA SE E’ LA FASE SESSANTA! NON CEDEREMO QUESTO MONDO AI DECEPTICON SENZA REAGIRE E LOTTARE COME DANNATI. ASCOLTA, HOT ROD, PORTA QUI FUORI LA TUA SQUADRA SUBITO…”
Da notare che la sceneggiatura originale prevedeva che Springer si rivolgesse a Hot Rod.
Nell’albo effettivo, è invece Bluestreak a venire nominato (probabilmente perché Hot Rod doveva essere poi impegnato nel suo Spotlight: Hot Rod).
Pare così che Bluestreak, per una svista, si trovi sia sul Centro di Comando Autobot sia su Varus Centralus con Springer.
La vaghezza del riferimento permette comunque di escogitare numerose spiegazioni per rimediare a questa incongruenza.
Osservazioni
Sembra ormai inutile ripeterlo: Simon Furman ha ancora una volta prodotto uno Spotlight eccezionale, sfruttando le ormai notissime caratteristiche di questa particolare e felicissima serie aperiodica.
Un attento sguardo al passato. Un adeguato bilanciamento di elementi del fumetto Marvel e della serie G1. Una modernizzazione intelligente e accurata. Una caratterizzazione raffinata e puntuale. Nuovi e intriganti elementi che vanno dall’epico allo strettamente personale. Un cast di personaggi vasto, ma che non sconfina mai nell’autocompiacimento del fanboy. Una vicenda inedita che contribuisce a far evolvere il grande universo narrativo IDW. Una realizzazione grafica di alto livello.
In sole 22 pagine, si condensa letteralmente un universo narrativo di cui il marchio Transformer non beneficiava sin dai tempi di Beast Wars.
La componente misteriosa (le indagini e il giallo vero e proprio), che per certi versi sembra quasi più pane per i denti di Nightbeat che di altri personaggi, non è particolarmente originale, a meno che non si restringa il contesto al solo ambito dei Transformer, dove l’escamotage delle cerebrocapsule di Bombshell non era mai stato usato in chiave gialla (come elemento a sorpresa per giustificare un crimine da parte di un robot insospettabile, insomma).
Il vero valore è quindi più nell’esperienza dell’autore e nella grande cura con cui gli elementi più classici e familiari delle storie poliziesche vengono selezionati e confezionati in una nuova cornice, dando forma a una solida narrazione, di grande equilibrio e fluidità.
Come spesso accade nelle sue opere migliori, Furman fornisce più livelli di lettura, rivolti ai diversi tipi di pubblico che la IDW ha addensato intorno a sé. Oltre lo strato più palese e ovvio del fanboy (che è in tutti noi) intento a fare la lista delle comparse, oltre l’entusiasta della caratterizzazione originale Marvel che esamina ogni parola di Blaster per determinarne la coerenza, oltre il fissato con la continuità che controlla che gli eventi siano cronologicamente congruenti con tutti i dettagli degli albi precedenti, oltre tutto ciò, c’è la chiave di lettura personale.
Perché Blaster, “La Voce” che parlava agli Autobot e che ha perso fiducia nel proprio talento, è chiaramente Simon Furman stesso. Lo scrittore per eccellenza dei fumetti dei Transformer che, durante il periodo Dreamwave, sembrava aver perso parte del proprio smalto.
E, come Blaster ha ritrovato se stesso confrontandosi con Beachcomber, così ha fatto Furman quando ha accettato di rinnovare l’intero universo G1 per conto della IDW.
Tornando all’ambito della caratterizzazione, il Blaster che ci viene presentato è una sorta di DJ nello stile della serie animata G1 (Stagione 3 in particolare), ma la sua personalità è molto più definita e autoconsapevole, sebbene si distacchi parecchio dal ribelle duro e puro dei fumetti G1 Marvel. Anche la sua modalità alternativa cybertroniana (che sostituisce il suo amato fucile a “rimescolamento elettronico”) è inedita e nettamente molto più aggressiva, tanto che può essere usata come arma vera e propria.
Questo Blaster è decisamente un personaggio nuovo, anche se di un nuovo coniato con grande rispetto (e grande conoscenza) del passato.
Emiliano Santalucia, il nuovo acquisto artistico (che ci auguriamo non si limiti a questa comparsata, ma diventi una colonna fissa dell’universo dei Transformer della IDW), lavora sui Transformer con la familiarità e la scioltezza di un veterano che li illustra da anni.
Il look attualizzato di Blaster parte da quello del modellino G1 originale, cosa che lo rende molto più vicino ai fumetti Marvel di Don Perlin che alla serie animata classica (dove la testa di Blaster era stata reinterpretata in maniera molto più ingenua e di facile fruizione per un pubblico giovane).
Personaggi e ambiente sono realizzati con rigore e, soprattutto, intensità, come traspare dalle pose sempre diverse delle anatomie e dalla gestualità mai casuale o esagerata (perfette sono, in questo senso, le mosse di Blaster che accompagnano i suoi enfatici discorsi di esortazione).
Una menzione speciale va alle dettagliate e cinematiche sequenze di trasformazione (basti pensare a quella di Beachcomber), che illustrano meticolosamente come questi modellini Cybertroniani siano stati progettati nell’ottica della possibile realizzazione di un vero modellino.
Per finire, la più esaltante delle tavole è sicuramente la splash page con i Decepticon all’attacco: un’illustrazione incredibilmente epica e memorabile, in sintonia con il mutevole tono della sceneggiatura di questa storia davvero ricca di una sorprendente quantità di sfaccettature.

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








