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Iscritto il: 21/06/2004
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Spotlight (4): Sixshot
“Spotlight: Sixshot” (4 di 5)
Storia: Simon Furman
Arte e colori: Rob Ruffolo
Copertine di Rob Ruffolo e James Raiz
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel dicembre 2006.
Introduzione
“La sua vita è definita dalla sua pura capacità quasi illimitata di distruggere e devastare. Con sei diverse modalità alternative, tutte di progettazione e intento letali, è un essere unico, temuto in misura quasi uguale tanto dagli avversari AUTOBOT quanto dagli alleati DECEPTICON. E’, in ogni senso dell’espressione, un’arma vivente. Ma è anche solo, isolato e scansato. Il suo nome…
… E’ SIXSHOT.”
La storia
Dopo aver distrutto il mondo di Ys’Devian, un arco stellare fa, Sixshot si trova ora su una base spaziale Decepticon, completamente inattivo. Non c’è nulla che gli sia più odioso: lui, un solitario, capace solo di devastare e distruggere ferocemente, temuto ed evitato dai suoi stessi compagni Decepticon, non sopporta il vuoto che l’inattività gli provoca.
Finisce quindi col cercare la compagnia dei soli Decepticon che hanno i suoi stessi interessi: solitamente li tiene a distanza, ma questa volta desidera la compagnia di Hun-Grrr, Sinnertwin, Cutthroat, Blot e Rippersnapper, cioè gli autonominati Terrorcon.
Ma il gruppo è scomparso: Sixshot interroga un terrorizzato Squawkbox, che gli comunica che il gruppo era stato inviato a “pacificare” il pianeta di Mumu-Obscura, ma non ne è più tornato. Gira voce che sia stato catturato dai temuti quanto misteriosi Reaper (‘I Mietitori’).
Al sentire questo nome, Sixshot trova tutte le motivazioni di cui ha bisogno per indagare. Si reca su Mumu-Obscura, dove, grazie alle sue varie modalità alternative, affronta e supera le numerose linee difensive poste dai Reaper, fino ad atterrare sul pianeta.
Lì scopre che, se lui è un adoratore della distruzione, allora i Reaper sono i creatori stessi del concetto: Mumu-Obscura è devastato a un livello che lascia sbalordito persino lui, perché il pianeta è ora privo di qualsiasi valore.
Davanti a lui si parano sei creature di diverse razze aliene. Sono i Reaper.
Alla loro guida vi è un Deathbringer; nel gruppo ci sono un Ravenous (un rapace), una sorta di medusa volante, un drago umanoide, un essere che sembra indossare un saio metallico e un robot con cingoli al posto delle gambe.
Il Deathbringer annuncia di aver atteso a lungo l’arrivo di Sixshot e lo sfida a uno scontro: in palio c’è la vita dei Terrorcon.
La battaglia è lunga e feroce: nonostante il loro aspetto bizzarro, i Reaper dispongono di numerosi poteri, contro i quali Sixshot alla fine deve capitolare.
Ma, in realtà, i Reaper hanno solo voluto metterlo alla prova, perché lui, con la sua brama di distruzione, è un essere che ha istinti identici ai loro; e adesso lo invitano a unirsi a loro, per reindirizzare questa brama di devastazione nella missione di porre fine per sempre alla guerra.
Sixshot obietta sui loro metodi, ma poi capisce che i Reaper vogliono ottenere la pacificazione dell’universo tramite l’eliminazione di qualsiasi razza bellicosa.
Tutto ciò che deve fare ora, per accettare di unirsi a loro, è uccidere i Terrorcon, che il Reaper medusa aveva tenuto prigionieri in una tasca dimensionale.
Mentre i Terrorcon, terrorizzati, cercano di dissuaderlo da questo atto, Sixshot vi riflette, fortemente tentato da questa idea.
Infine, assumendo più modalità, si scatena in un’orgia di distruzione: ma, quando il fumo si posa, i Terrorcon sono ancora vivi.
I Reaper abbandonano il campo, ma solo temporaneamente: sono certi che, un giorno, il legame che lo unisce ai Terrorcon si dissolverà e Sixshot si unirà ai Reaper.
Sixshot li lascia andare, sebbene una parte di sé se ne vada con loro. Oggi ha scoperto che il simbolo che indossa ha per lui ancora un qualche significato: la cosa gli basta.
Almeno per ora.
Note
L’onomatopea di pagina 1, ‘Zaraaak’, è una deformazione del nome di Lord Zarak, il nebulano legato binariamente a Scorponok.
Lo schema dei colori della base spaziale Decepticon (ma anche parte della sua architettura) ricorda quello di Trypticon: non è chiaro se sia solo un omaggio o indichi qualcosa di più.
La designazione di Terrorcon non è un nome ufficiale per l’esercito Decepticon: il gruppo se l’è attribuita da solo. Finora, dei gruppi di Combiner apparsi nelle storie IDW, solo i Technobot hanno usato il nome del proprio sottogruppo.
I Decepticon a bordo della base: Spectro e Viewfinder dei Reflector, Ransack degli Insecticon, uno dei Cloni (Pounce o Wingspan) e Treadshot degli Action Master.
La distruzione di un mondo di cui Sixshot è capace sembra non essere gratuita e totale come lui la descrive: dalle sue stesse parole, pare di capire che sia la distruzione tipica con cui culmina il tipico piano di sfruttamento planetario in più fasi attuato dai Decepticon nella galassia. Lo stesso in corso in Infiltration/Escalation: si presume quindi che Sixshot debba entrare in scena in Devastation.
Il Deathbringer (qui rielaborato per aspetto e scopi) viene dagli albi G1 Marvel UK 235 e 236, dove faceva parte di una razza che aveva lo scopo di porre fine alle sofferenze di mondi colpiti da malattie terminali.
Lo scopo dei Reaper di questa incarnazione IDW ne è una parodia, come d’altra parte lo era anche il Deathbringer Marvel, alterato dalla Matrice e portato alla follia.
Il Deathbringer è un ‘Bio-Mech’ creato per combattere; il Ravenous è un uccello meccanico con un virus cibernetico (cy-virus) che lo manda in berserk; la medusa invertebrata proietta un campo di forza; il robot cingolato è un’arma di distruzione di massa; il drago umanoide sputa fuoco e la cosa in saio robotico emette onde di energia circolari.
Qualche fan ha visto nei Reaper vaghe somiglianze con alcuni dei piccoli compagni Targetmaster di certi modellini Action-Master.
La caratterizzazione dei Terrorcon è praticamente nulla. Non solo: qualunque cosa i Reaper abbiano fatto loro per catturarli, li ha anche privati di ogni spirito combattivo.
La trama ricorda molto quella dell’episodio Think Tank della serie Star: Trek Voyager, dove un eterogeneo collettivo alieno di ‘cervelloni’ cerca di convincere Sette Di Nove a unirsi a loro, abbandonando la Voyager a un triste destino.
Nessuno dei Transformer presenti in questa storia sembra essere stato riprogettato per disporre di modalità alternative Cybertroniane. A differenza di E.J. Su, Don Figueroa e Nick Roche, che hanno riprogettato numerosi personaggi (per esempio: Starscream, i Pretender, i Dynobot), Rob Ruffolo pare aver utilizzato solo l’aspetto classico dei personaggi G1 di questo albo.
Un caso analogo si verificherà per i Pretender Monster in Spotlight: Optimus Prime.
I Reaper e Sixshot torneranno in scena nella conclusione di Escalation #6 e saranno tra i protagonisti della successiva saga, Devastation.
Copertina di Rob Ruffolo, in bella vista:
Galleria delle copertine e delle tavole di anteprima.
Osservazioni
Simon Furman si accinge a reinventare un personaggio che finora aveva avuto incarnazioni narrative esclusivamente nipponiche, se si esclude il Profilo della Dreamwave che lasciava intendere i soliti ‘segreti’ che sarebbero stati svelati chissà quando.
La storia dedicata a questo scopo ha una trama particolarmente semplice e scontata, che ha deluso parecchi lettori: il risultato, però, è da apprezzare maggiormente sul versante della delineazione psicologica, dove invece si raggiungono notevoli picchi di complessità. Il parallelo e l’opposizione sono i temi fondamentali dell’intero racconto e vengono usati per dipingere la nuova caratterizzazione di Sixshot, ora sfaccettata e poliedrica come lo è il suo corpo.
A livello di personaggi, nella chiave di lettura più semplice, sei sono i Reaper, come sei sono le modalità alternative di Sixshot. E questi sei alieni non sono altro che una sorta di apoteosi delle pulsioni distruttrici di Sixshot: essi sono ciò a cui lui tende, ciò che potrebbe divenire se scegliesse di farlo. Ma il tema che accomuna il Decepticon e il gruppo di alieni, è, in ultima analisi, anche ciò che li differenzia. E, se vogliamo, i cinque Terrorcon, sommati ad Abominus, danno ancora lo stesso numero!
A livello di caratterizzazione, la questione diventa più complessa, ma senza alcun dubbio è ancora dominata dalla stessa molteplicità del corpo di Sixshot e dal tema della contrapposizione delle pulsioni.
Il Six-Changer descrive se stesso come un solitario, ma, mentre lo fa, si riscopre a cercare la compagnia dei suoi simili. Ancora, dichiara di esistere solamente per causare una totale distruzione fine a se stessa, ma respinge come insensata la devastazione causata dai Reaper. Analogamente, la sua assenza di scopi e obiettivi è in realtà solo illusione, perché la causa Decepticon comunque continua a essere abbastanza importante da vincolarlo a sé.
Per finire, la metodica, fredda e distaccata razionalità del suo costante monologo interiore, che ci accompagna dall’inizio alla fine della storia, si oppone radicalmente al suo modo di agire, che risulta essere frenetico e inarrestabile (basti pensare al susseguirsi incessante e insensato delle sue trasformazioni nelle varie modalità).
Simon Furman delinea quindi un personaggio totalmente nuovo e particolarmente realistico, perché nel mettere in scena le sue pulsioni contrastanti, che lo spingono in direzione opposta, non fa altro che descrivere la più fondamentale e intima parte della natura umana: la mancanza pratica della coerenza delle nostre azioni rispetto alle nostre idee.
A livello grafico, abbiamo una piacevole sorpresa: Rob Ruffolo era tristemente famoso per essere stato il direttore artistico della Dreamwave, colui che suggeriva agli artisti di uniformarsi allo stile della casa (in altre parole, chiedeva a ogni autore di imitare il segno di Pat Lee); ancora peggio, Ruffolo fu anche l’illustratore della miniserie Micromasters, nota per essere la peggior prova artistica della casa editrice.
Nel lasso di tempo intercorso tra Micromasters e Spotlight: Sixshot, per fortuna, lo stile di Ruffolo ha avuto modo di evolversi e migliorare: sebbene in ambito di storytelling zoppichi ancora un po’ e realizzi sequenze non esattamente fluide, se non altro il layout e le angolazioni delle vignette sono divenute più leggibili. Permangono comunque caratteristiche sgradevoli, come le sproporzioni delle varie parti dei corpi dei Transformer, o l’abuso delle fotocopie (come è evidente con certe pose del Deathbringer). Ciò lo accomuna a tal punto con lo stile di Pat Lee che viene quasi da chiedersi quanto del lavoro di quest’ultimo fosse davvero suo, e quanto invece fosse da attribuire ai suoi ghost-artist.
Storia: Simon Furman
Arte e colori: Rob Ruffolo
Copertine di Rob Ruffolo e James Raiz
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel dicembre 2006.
Introduzione
“La sua vita è definita dalla sua pura capacità quasi illimitata di distruggere e devastare. Con sei diverse modalità alternative, tutte di progettazione e intento letali, è un essere unico, temuto in misura quasi uguale tanto dagli avversari AUTOBOT quanto dagli alleati DECEPTICON. E’, in ogni senso dell’espressione, un’arma vivente. Ma è anche solo, isolato e scansato. Il suo nome…
… E’ SIXSHOT.”
La storia
Dopo aver distrutto il mondo di Ys’Devian, un arco stellare fa, Sixshot si trova ora su una base spaziale Decepticon, completamente inattivo. Non c’è nulla che gli sia più odioso: lui, un solitario, capace solo di devastare e distruggere ferocemente, temuto ed evitato dai suoi stessi compagni Decepticon, non sopporta il vuoto che l’inattività gli provoca.
Finisce quindi col cercare la compagnia dei soli Decepticon che hanno i suoi stessi interessi: solitamente li tiene a distanza, ma questa volta desidera la compagnia di Hun-Grrr, Sinnertwin, Cutthroat, Blot e Rippersnapper, cioè gli autonominati Terrorcon.
Ma il gruppo è scomparso: Sixshot interroga un terrorizzato Squawkbox, che gli comunica che il gruppo era stato inviato a “pacificare” il pianeta di Mumu-Obscura, ma non ne è più tornato. Gira voce che sia stato catturato dai temuti quanto misteriosi Reaper (‘I Mietitori’).
Al sentire questo nome, Sixshot trova tutte le motivazioni di cui ha bisogno per indagare. Si reca su Mumu-Obscura, dove, grazie alle sue varie modalità alternative, affronta e supera le numerose linee difensive poste dai Reaper, fino ad atterrare sul pianeta.
Lì scopre che, se lui è un adoratore della distruzione, allora i Reaper sono i creatori stessi del concetto: Mumu-Obscura è devastato a un livello che lascia sbalordito persino lui, perché il pianeta è ora privo di qualsiasi valore.
Davanti a lui si parano sei creature di diverse razze aliene. Sono i Reaper.
Alla loro guida vi è un Deathbringer; nel gruppo ci sono un Ravenous (un rapace), una sorta di medusa volante, un drago umanoide, un essere che sembra indossare un saio metallico e un robot con cingoli al posto delle gambe.
Il Deathbringer annuncia di aver atteso a lungo l’arrivo di Sixshot e lo sfida a uno scontro: in palio c’è la vita dei Terrorcon.
La battaglia è lunga e feroce: nonostante il loro aspetto bizzarro, i Reaper dispongono di numerosi poteri, contro i quali Sixshot alla fine deve capitolare.
Ma, in realtà, i Reaper hanno solo voluto metterlo alla prova, perché lui, con la sua brama di distruzione, è un essere che ha istinti identici ai loro; e adesso lo invitano a unirsi a loro, per reindirizzare questa brama di devastazione nella missione di porre fine per sempre alla guerra.
Sixshot obietta sui loro metodi, ma poi capisce che i Reaper vogliono ottenere la pacificazione dell’universo tramite l’eliminazione di qualsiasi razza bellicosa.
Tutto ciò che deve fare ora, per accettare di unirsi a loro, è uccidere i Terrorcon, che il Reaper medusa aveva tenuto prigionieri in una tasca dimensionale.
Mentre i Terrorcon, terrorizzati, cercano di dissuaderlo da questo atto, Sixshot vi riflette, fortemente tentato da questa idea.
Infine, assumendo più modalità, si scatena in un’orgia di distruzione: ma, quando il fumo si posa, i Terrorcon sono ancora vivi.
I Reaper abbandonano il campo, ma solo temporaneamente: sono certi che, un giorno, il legame che lo unisce ai Terrorcon si dissolverà e Sixshot si unirà ai Reaper.
Sixshot li lascia andare, sebbene una parte di sé se ne vada con loro. Oggi ha scoperto che il simbolo che indossa ha per lui ancora un qualche significato: la cosa gli basta.
Almeno per ora.
Note
L’onomatopea di pagina 1, ‘Zaraaak’, è una deformazione del nome di Lord Zarak, il nebulano legato binariamente a Scorponok.
Lo schema dei colori della base spaziale Decepticon (ma anche parte della sua architettura) ricorda quello di Trypticon: non è chiaro se sia solo un omaggio o indichi qualcosa di più.
La designazione di Terrorcon non è un nome ufficiale per l’esercito Decepticon: il gruppo se l’è attribuita da solo. Finora, dei gruppi di Combiner apparsi nelle storie IDW, solo i Technobot hanno usato il nome del proprio sottogruppo.
I Decepticon a bordo della base: Spectro e Viewfinder dei Reflector, Ransack degli Insecticon, uno dei Cloni (Pounce o Wingspan) e Treadshot degli Action Master.
La distruzione di un mondo di cui Sixshot è capace sembra non essere gratuita e totale come lui la descrive: dalle sue stesse parole, pare di capire che sia la distruzione tipica con cui culmina il tipico piano di sfruttamento planetario in più fasi attuato dai Decepticon nella galassia. Lo stesso in corso in Infiltration/Escalation: si presume quindi che Sixshot debba entrare in scena in Devastation.
Il Deathbringer (qui rielaborato per aspetto e scopi) viene dagli albi G1 Marvel UK 235 e 236, dove faceva parte di una razza che aveva lo scopo di porre fine alle sofferenze di mondi colpiti da malattie terminali.
Lo scopo dei Reaper di questa incarnazione IDW ne è una parodia, come d’altra parte lo era anche il Deathbringer Marvel, alterato dalla Matrice e portato alla follia.
Il Deathbringer è un ‘Bio-Mech’ creato per combattere; il Ravenous è un uccello meccanico con un virus cibernetico (cy-virus) che lo manda in berserk; la medusa invertebrata proietta un campo di forza; il robot cingolato è un’arma di distruzione di massa; il drago umanoide sputa fuoco e la cosa in saio robotico emette onde di energia circolari.
Qualche fan ha visto nei Reaper vaghe somiglianze con alcuni dei piccoli compagni Targetmaster di certi modellini Action-Master.
La caratterizzazione dei Terrorcon è praticamente nulla. Non solo: qualunque cosa i Reaper abbiano fatto loro per catturarli, li ha anche privati di ogni spirito combattivo.
La trama ricorda molto quella dell’episodio Think Tank della serie Star: Trek Voyager, dove un eterogeneo collettivo alieno di ‘cervelloni’ cerca di convincere Sette Di Nove a unirsi a loro, abbandonando la Voyager a un triste destino.
Nessuno dei Transformer presenti in questa storia sembra essere stato riprogettato per disporre di modalità alternative Cybertroniane. A differenza di E.J. Su, Don Figueroa e Nick Roche, che hanno riprogettato numerosi personaggi (per esempio: Starscream, i Pretender, i Dynobot), Rob Ruffolo pare aver utilizzato solo l’aspetto classico dei personaggi G1 di questo albo.
Un caso analogo si verificherà per i Pretender Monster in Spotlight: Optimus Prime.
I Reaper e Sixshot torneranno in scena nella conclusione di Escalation #6 e saranno tra i protagonisti della successiva saga, Devastation.
Copertina di Rob Ruffolo, in bella vista:

Galleria delle copertine e delle tavole di anteprima.
Osservazioni
Simon Furman si accinge a reinventare un personaggio che finora aveva avuto incarnazioni narrative esclusivamente nipponiche, se si esclude il Profilo della Dreamwave che lasciava intendere i soliti ‘segreti’ che sarebbero stati svelati chissà quando.
La storia dedicata a questo scopo ha una trama particolarmente semplice e scontata, che ha deluso parecchi lettori: il risultato, però, è da apprezzare maggiormente sul versante della delineazione psicologica, dove invece si raggiungono notevoli picchi di complessità. Il parallelo e l’opposizione sono i temi fondamentali dell’intero racconto e vengono usati per dipingere la nuova caratterizzazione di Sixshot, ora sfaccettata e poliedrica come lo è il suo corpo.
A livello di personaggi, nella chiave di lettura più semplice, sei sono i Reaper, come sei sono le modalità alternative di Sixshot. E questi sei alieni non sono altro che una sorta di apoteosi delle pulsioni distruttrici di Sixshot: essi sono ciò a cui lui tende, ciò che potrebbe divenire se scegliesse di farlo. Ma il tema che accomuna il Decepticon e il gruppo di alieni, è, in ultima analisi, anche ciò che li differenzia. E, se vogliamo, i cinque Terrorcon, sommati ad Abominus, danno ancora lo stesso numero!
A livello di caratterizzazione, la questione diventa più complessa, ma senza alcun dubbio è ancora dominata dalla stessa molteplicità del corpo di Sixshot e dal tema della contrapposizione delle pulsioni.
Il Six-Changer descrive se stesso come un solitario, ma, mentre lo fa, si riscopre a cercare la compagnia dei suoi simili. Ancora, dichiara di esistere solamente per causare una totale distruzione fine a se stessa, ma respinge come insensata la devastazione causata dai Reaper. Analogamente, la sua assenza di scopi e obiettivi è in realtà solo illusione, perché la causa Decepticon comunque continua a essere abbastanza importante da vincolarlo a sé.
Per finire, la metodica, fredda e distaccata razionalità del suo costante monologo interiore, che ci accompagna dall’inizio alla fine della storia, si oppone radicalmente al suo modo di agire, che risulta essere frenetico e inarrestabile (basti pensare al susseguirsi incessante e insensato delle sue trasformazioni nelle varie modalità).
Simon Furman delinea quindi un personaggio totalmente nuovo e particolarmente realistico, perché nel mettere in scena le sue pulsioni contrastanti, che lo spingono in direzione opposta, non fa altro che descrivere la più fondamentale e intima parte della natura umana: la mancanza pratica della coerenza delle nostre azioni rispetto alle nostre idee.
A livello grafico, abbiamo una piacevole sorpresa: Rob Ruffolo era tristemente famoso per essere stato il direttore artistico della Dreamwave, colui che suggeriva agli artisti di uniformarsi allo stile della casa (in altre parole, chiedeva a ogni autore di imitare il segno di Pat Lee); ancora peggio, Ruffolo fu anche l’illustratore della miniserie Micromasters, nota per essere la peggior prova artistica della casa editrice.
Nel lasso di tempo intercorso tra Micromasters e Spotlight: Sixshot, per fortuna, lo stile di Ruffolo ha avuto modo di evolversi e migliorare: sebbene in ambito di storytelling zoppichi ancora un po’ e realizzi sequenze non esattamente fluide, se non altro il layout e le angolazioni delle vignette sono divenute più leggibili. Permangono comunque caratteristiche sgradevoli, come le sproporzioni delle varie parti dei corpi dei Transformer, o l’abuso delle fotocopie (come è evidente con certe pose del Deathbringer). Ciò lo accomuna a tal punto con lo stile di Pat Lee che viene quasi da chiedersi quanto del lavoro di quest’ultimo fosse davvero suo, e quanto invece fosse da attribuire ai suoi ghost-artist.

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
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