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Iscritto il: 21/06/2004
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Spotlight (2): Nightbeat
“Spotlight: Nightbeat” (2 di 5)
Storia: Simon Furman
Disegni e chine: Mark D. Bright
Colori: John Rauch
Copertine di Mark Bright, Nick Roche e James Raiz
Pubblicato dalla casa editrice IDW nell’ottobre 2006.
Introduzione
“Un lupo solitario, incessantemente alla ricerca di risposte a problemi grandi e piccoli, la sua logica irregolare e non convenzionale, combinata con un intelletto acuto e indagatore, lo rende perfetto per le investigazioni più difficili e convolute. Non c’è nulla che ami più di un mistero, e più e grosso meglio è; e mai, mai rinuncia, una volta che ha annusato la traccia. Il suo nome…
… E’ NIGHTBEAT.”
La storia
Nightbeat riceve da Krakon un’allettante offerta: una parte del registratore di volo della prima Arca, portato allo scoperto su Gorlam Prime.
Krakon, del pianeta Hyperion, è un avventuriero, esploratore e mercante, che non esita ad affondare le mani nello sporco. Nightbeat, quindi, non si stupisce, quando, recandosi all’appuntamento nello spazio, lo trova morente sulla sua astronave.
Qualunque cosa abbia ucciso Krakon, gli ha come succhiato la vita, ma senza lasciare segni visibili. Le sue ultime parole: “C’è… un… hgh buco… nel mondo.”
Chiunque abbia ucciso Krakon, non sembra aver toccato nulla nel magazzino della nave, zeppo di materiale di altissimo valore. L’unica cosa che Nightbeat non trova è il registratore di volo della prima Arca, il cui valore effettivo è nullo.
Esso può servire solo per risolvere un mistero molto antico: 6,2 milioni di meta-cicli fa, la prima nave spaziale Arca lasciò Cybertron per tracciare una rotta sicura tra il Quadrante Cybertroniano e la Distesa Benzuli. Ventimila cicli dopo, essa scomparve completamente.
Sono nate molte leggende al riguardo, infittendo il mistero; e Nightbeat non può resistere a una simile sfida.
Disceso su Gorlam Prime e assunto un aspetto simile a quello dei veicoli locali, Nightbeat studia il pianeta. Gli abitanti sono umanoidi, in una fase di transizione verso la biomeccanica: Nightbeat si chiede se anche Cybertron si sia evoluto così.
L’evoluzione industriale di Gorlam Prime raggiunse la maturità settecento cicli stellari fa, ma gli strati geologici rivelano che l’evoluzione tecnologica ebbe inizio molto tempo prima. Nightbeat ipotizza quindi un intervento esterno, extraplanetario.
Visitando siti di scavo identificati grazie ai diari di bordo di Krakon, Nightbeat individua al quarto tentativo la presenza di detriti di leghe cybertroniane. Indizio o esca, si chiede?
Il ‘buco nel mondo’ sembra essere un pozzo che dà accesso a un labirinto di corridoi sotterranei metallici, vastissimi e costruiti a misura di Transformer. Prima di entrarvi, trasmette un sunto delle scoperte alla propria astronave, tramite un’onda portante.
Nightbeat non si avvede di una squadra di quattro automobili Micromaster che lo sta pedinando.
Il labirinto lo conduce a un passaggio sigillato, oltre il quale si estende un vasto mare sotterraneo costituito da un liquido grigio e metallico.
Nightbeat capisce: è quello, il ‘buco nel mondo’; si tratta infatti di un varco dimensionale.
I quattro Micromaster si manifestano. Nightbeat cerca di comunicare, ma i quattro non reagiscono: sembrano automi senza mente.
Dal varco dimensionale emergono due o tre figure umanoidi non definite: con orrore, Nightbeat capisce di essere davvero caduto in una trappola ordita per catturare proprio lui, e fugge.
Nei tunnel, i quattro Micromaster si dimostrano tecnologicamente più avanzati: sono più veloci, più maneggevoli e dotati di armi incredibili. Ogni tentativo di fuga di Nightbeat, comprese le acrobazie sul soffitto, fallisce miseramente: alla fine, i quattro lo spingono in un vicolo cieco, dove Nightbeat si schianta.
Un raggio di frantumazione neurale gli fa perdere i sensi.
Per un periodo indefinito, Nightbeat perde e riacquista conoscenza. Si ritrova seduto su un letto chirurgico, mentre sulla sua architettura craniale, messa a nudo, vengono fatte ‘cose indicibili’.
Sente pronunciare frasi enigmatiche: “L’espansione avrà presto inizio”, “Universo Morto” (Dead Universe) ed “Emissario”.
Infine, una voce precede la sua perdita totale di consapevolezza: “Quando saremo pronti, ti chiameremo. E tu saprai cosa fare”.
Nightbeat si ritrova sulla propria astronave, convinto di aver svolto un’ispezione di routine e senza esito il Settore Durzan. Non ricorda nulla degli eventi di Gorlam Prime.
Optimus Prime lo contatta e lo convoca sull’Arca-27: sul pianeta Terra sono necessari i suoi talenti di investigatore.
Una fitta alla testa lo distrae, ma Nightbeat la liquida come irrilevante. Eppure, gli sorge la sensazione che ci sia qualcosa in sospeso che ha scordato.
Su uno schermo laterale, il computer chiede istruzioni sull’onda portante appena ricevuta, ma Nightbeat non se ne accorge.
Note
Nightbeat discende su Gorlam Prime con il Balzo Orbitale (Orbital Jump): sembra la stessa tecnica utilizzata da Megatron in Infiltration per spostarsi sulla Terra (e ciò avvalora la tesi della presenza di un’astronave Decepticon in orbita).
I Micromaster sono Detour, Blackjack, Roadhugger e Hyperdrive, della Sports Car Patrol.
Esistono Tre Grandi Misteri (the Big Three) irrisolti nell’universo dei Transformer.
Presumibilmente, il primo è quello dell’Arca, il secondo è quello delle origini dei Transformer e il terzo è ancora avvolto nel segreto.
Curiosamente, le antenne della testa di Nightbeat sono assenti da pagina 8 a pagina 19.
Le due antenne sono però anche le armi del modellino classico: che siano state occultate durante la permanenza sul pianeta?
Nel campo della pura ipotesi: se Shockwave avesse seminato l’Energon anche su Gorlam Prime, il mare che funge da varco dimensionale potrebbe essere un’evoluzione incontrollata di quello stesso Energon.
Curiosa coincidenza: su un pianeta dove gli abitanti organici si stanno evolvendo in forme biomeccaniche, un futuro Headmaster come Nightbeat viene operato alla testa.
(E’ anche vero che i personaggi Headmaster, Powermaster e Targetmaster sono sparsi un po’ ovunque, in questa saga).
Indizi sull’avversario misterioso:
- il modo in cui è stato ucciso Krakon indica una tecnologia particolare a disposizione dell’avversario, capace di risucchiare la vita senza lasciare tracce;
- la Sports Car Patrol sembra essere priva di volontà propria, come se fosse stata mentalmente asservita, o se fosse in realtà un gruppo di automi senza mente; sin da “Obiettivo: 2006” (Marvel UK 78-88), con il povero Jazz, Galvatron ha dimostrato di saper ottenere questi risultati;
- l’Universo Morto fa pensare alla Dead Matrix dei fumetti del TransformersClub: potrebbe essere un universo totalmente corrotto dall’essenza di Unicron? Ma Simon Furman ha escluso di voler usare questo personaggio. L’Universo Morto potrebbe essere quindi quello classico G1/G2/BW/BM, che al momento è “morto” in quanto narrativamente interrotto?
- il termine Emissario fa ovviamente venire in mente l’analogo Araldo. Galvatron era un Araldo di Unicron (anche se non l’unico);
- la manipolazione cerebrale di Nightbeat rievoca non solo quella su Jazz in "Obiettivo: 2006”, ma anche quelle che Galvatron eseguì in “… forse sognare” (Marvel UK 255-260), che era, guarda caso, un’altra saga composta di capitoli dedicati a singoli personaggi;
- le porzioni di volto visibili e l’accenno dato da Simon Furman durante BotCon 2006 lasciano pensare che il nemico sia davvero Galvatron (e, con lui, forse Cyclonus e Scourge);
- sebbene Simon Furman abbia escluso di utilizzare il personaggio di Jhiaxus della G2 a breve (perché dovrebbe reinventarlo), a qualcuno il misterioso nemico di questa storia ha ricordato proprio Jhiaxus.
Molti degli elementi misteriosi (o appena accennati) di questa storia saranno spiegati e sviluppati in Spotlight: Galvatron e in Spotlight: Optimus Prime. Essi serviranno come basi per la saga successiva a Devastation, e cioè Revelation.
Nightbeat tornerà invece in scena a partire da Escalation #4.
Galleria delle copertine e delle tavole di anteprima.
Osservazioni
Ancora una volta, Spotlight ci delizia con una storia densa di concetti ed eventi, che regala tanto approfondimenti sull’universo IDW dei Transformer, con nuovi pezzi della loro storia, quanto scene d’azione e aggiunte di nuove tecnologie e nemici a un mosaico narrativo già molto ricco.
Come già nelle sue classiche avventure Marvel, Nightbeat (personaggio molto caro a Simon Furman) vive un’avventura in stile hard-boiled, alla Raymond Chandler, raccontata in terza persona, con un cadavere morto di morte violenta, una dark lady sostituita da un oggetto irresistibile e infine il ribaltamento di prospettiva che mostra come l’investigatore sia stato manipolato sin dall’inizio.
Ma anche il genere narrativo si capovolge, perché da Chandler si passa a H.P. Lovecraft, dato che la vicenda si risolve con un male antico e innominabile che emerge da abissi dimenticati.
La parte grafica è opera del veterano Mark D. Bright, che realizzò la classica e memorabile copertina di G1 Marvel US #5 (quella con Shockwave e la scritta “… sono tutti morti”).
Bright non ha perso la sua abitudine di lasciare il disegno incompleto, con linee e rette che si arrestano nel nulla, e in più sembra non essere molto a suo agio con la meccanografica dei robot. La sensazione generale è quindi quella di un lavoro sbilanciato: sebbene parta in modo abbastanza curato, nelle ultime pagine risulta veramente affrettato e incompleto.
In compenso, le visuali di Bright sono sempre molto suggestive: il pianeta Gorlam Prime, con le sue ragnatele di strade a più livelli e i labirinti sotterranei ad alta tecnologia, ha un notevole fascino.
Anche la scena di inseguimento risulta molto efficace.
In ultima analisi, forse sarebbe bastato affiancare a Bright un inchiostratore più meticoloso, per rendere la parte grafica perfetta.
Hanno collaborato Shima, Jazzluca e Inflatable Dalek di TfArchive.com.
Storia: Simon Furman
Disegni e chine: Mark D. Bright
Colori: John Rauch
Copertine di Mark Bright, Nick Roche e James Raiz
Pubblicato dalla casa editrice IDW nell’ottobre 2006.
Introduzione
“Un lupo solitario, incessantemente alla ricerca di risposte a problemi grandi e piccoli, la sua logica irregolare e non convenzionale, combinata con un intelletto acuto e indagatore, lo rende perfetto per le investigazioni più difficili e convolute. Non c’è nulla che ami più di un mistero, e più e grosso meglio è; e mai, mai rinuncia, una volta che ha annusato la traccia. Il suo nome…
… E’ NIGHTBEAT.”
La storia
Nightbeat riceve da Krakon un’allettante offerta: una parte del registratore di volo della prima Arca, portato allo scoperto su Gorlam Prime.
Krakon, del pianeta Hyperion, è un avventuriero, esploratore e mercante, che non esita ad affondare le mani nello sporco. Nightbeat, quindi, non si stupisce, quando, recandosi all’appuntamento nello spazio, lo trova morente sulla sua astronave.
Qualunque cosa abbia ucciso Krakon, gli ha come succhiato la vita, ma senza lasciare segni visibili. Le sue ultime parole: “C’è… un… hgh buco… nel mondo.”
Chiunque abbia ucciso Krakon, non sembra aver toccato nulla nel magazzino della nave, zeppo di materiale di altissimo valore. L’unica cosa che Nightbeat non trova è il registratore di volo della prima Arca, il cui valore effettivo è nullo.
Esso può servire solo per risolvere un mistero molto antico: 6,2 milioni di meta-cicli fa, la prima nave spaziale Arca lasciò Cybertron per tracciare una rotta sicura tra il Quadrante Cybertroniano e la Distesa Benzuli. Ventimila cicli dopo, essa scomparve completamente.
Sono nate molte leggende al riguardo, infittendo il mistero; e Nightbeat non può resistere a una simile sfida.
Disceso su Gorlam Prime e assunto un aspetto simile a quello dei veicoli locali, Nightbeat studia il pianeta. Gli abitanti sono umanoidi, in una fase di transizione verso la biomeccanica: Nightbeat si chiede se anche Cybertron si sia evoluto così.
L’evoluzione industriale di Gorlam Prime raggiunse la maturità settecento cicli stellari fa, ma gli strati geologici rivelano che l’evoluzione tecnologica ebbe inizio molto tempo prima. Nightbeat ipotizza quindi un intervento esterno, extraplanetario.
Visitando siti di scavo identificati grazie ai diari di bordo di Krakon, Nightbeat individua al quarto tentativo la presenza di detriti di leghe cybertroniane. Indizio o esca, si chiede?
Il ‘buco nel mondo’ sembra essere un pozzo che dà accesso a un labirinto di corridoi sotterranei metallici, vastissimi e costruiti a misura di Transformer. Prima di entrarvi, trasmette un sunto delle scoperte alla propria astronave, tramite un’onda portante.
Nightbeat non si avvede di una squadra di quattro automobili Micromaster che lo sta pedinando.
Il labirinto lo conduce a un passaggio sigillato, oltre il quale si estende un vasto mare sotterraneo costituito da un liquido grigio e metallico.
Nightbeat capisce: è quello, il ‘buco nel mondo’; si tratta infatti di un varco dimensionale.
I quattro Micromaster si manifestano. Nightbeat cerca di comunicare, ma i quattro non reagiscono: sembrano automi senza mente.
Dal varco dimensionale emergono due o tre figure umanoidi non definite: con orrore, Nightbeat capisce di essere davvero caduto in una trappola ordita per catturare proprio lui, e fugge.
Nei tunnel, i quattro Micromaster si dimostrano tecnologicamente più avanzati: sono più veloci, più maneggevoli e dotati di armi incredibili. Ogni tentativo di fuga di Nightbeat, comprese le acrobazie sul soffitto, fallisce miseramente: alla fine, i quattro lo spingono in un vicolo cieco, dove Nightbeat si schianta.
Un raggio di frantumazione neurale gli fa perdere i sensi.
Per un periodo indefinito, Nightbeat perde e riacquista conoscenza. Si ritrova seduto su un letto chirurgico, mentre sulla sua architettura craniale, messa a nudo, vengono fatte ‘cose indicibili’.
Sente pronunciare frasi enigmatiche: “L’espansione avrà presto inizio”, “Universo Morto” (Dead Universe) ed “Emissario”.
Infine, una voce precede la sua perdita totale di consapevolezza: “Quando saremo pronti, ti chiameremo. E tu saprai cosa fare”.
Nightbeat si ritrova sulla propria astronave, convinto di aver svolto un’ispezione di routine e senza esito il Settore Durzan. Non ricorda nulla degli eventi di Gorlam Prime.
Optimus Prime lo contatta e lo convoca sull’Arca-27: sul pianeta Terra sono necessari i suoi talenti di investigatore.
Una fitta alla testa lo distrae, ma Nightbeat la liquida come irrilevante. Eppure, gli sorge la sensazione che ci sia qualcosa in sospeso che ha scordato.
Su uno schermo laterale, il computer chiede istruzioni sull’onda portante appena ricevuta, ma Nightbeat non se ne accorge.
Note
Nightbeat discende su Gorlam Prime con il Balzo Orbitale (Orbital Jump): sembra la stessa tecnica utilizzata da Megatron in Infiltration per spostarsi sulla Terra (e ciò avvalora la tesi della presenza di un’astronave Decepticon in orbita).
I Micromaster sono Detour, Blackjack, Roadhugger e Hyperdrive, della Sports Car Patrol.
Esistono Tre Grandi Misteri (the Big Three) irrisolti nell’universo dei Transformer.
Presumibilmente, il primo è quello dell’Arca, il secondo è quello delle origini dei Transformer e il terzo è ancora avvolto nel segreto.
Curiosamente, le antenne della testa di Nightbeat sono assenti da pagina 8 a pagina 19.
Le due antenne sono però anche le armi del modellino classico: che siano state occultate durante la permanenza sul pianeta?
Nel campo della pura ipotesi: se Shockwave avesse seminato l’Energon anche su Gorlam Prime, il mare che funge da varco dimensionale potrebbe essere un’evoluzione incontrollata di quello stesso Energon.
Curiosa coincidenza: su un pianeta dove gli abitanti organici si stanno evolvendo in forme biomeccaniche, un futuro Headmaster come Nightbeat viene operato alla testa.
(E’ anche vero che i personaggi Headmaster, Powermaster e Targetmaster sono sparsi un po’ ovunque, in questa saga).
Indizi sull’avversario misterioso:
- il modo in cui è stato ucciso Krakon indica una tecnologia particolare a disposizione dell’avversario, capace di risucchiare la vita senza lasciare tracce;
- la Sports Car Patrol sembra essere priva di volontà propria, come se fosse stata mentalmente asservita, o se fosse in realtà un gruppo di automi senza mente; sin da “Obiettivo: 2006” (Marvel UK 78-88), con il povero Jazz, Galvatron ha dimostrato di saper ottenere questi risultati;
- l’Universo Morto fa pensare alla Dead Matrix dei fumetti del TransformersClub: potrebbe essere un universo totalmente corrotto dall’essenza di Unicron? Ma Simon Furman ha escluso di voler usare questo personaggio. L’Universo Morto potrebbe essere quindi quello classico G1/G2/BW/BM, che al momento è “morto” in quanto narrativamente interrotto?
- il termine Emissario fa ovviamente venire in mente l’analogo Araldo. Galvatron era un Araldo di Unicron (anche se non l’unico);
- la manipolazione cerebrale di Nightbeat rievoca non solo quella su Jazz in "Obiettivo: 2006”, ma anche quelle che Galvatron eseguì in “… forse sognare” (Marvel UK 255-260), che era, guarda caso, un’altra saga composta di capitoli dedicati a singoli personaggi;
- le porzioni di volto visibili e l’accenno dato da Simon Furman durante BotCon 2006 lasciano pensare che il nemico sia davvero Galvatron (e, con lui, forse Cyclonus e Scourge);
- sebbene Simon Furman abbia escluso di utilizzare il personaggio di Jhiaxus della G2 a breve (perché dovrebbe reinventarlo), a qualcuno il misterioso nemico di questa storia ha ricordato proprio Jhiaxus.
Molti degli elementi misteriosi (o appena accennati) di questa storia saranno spiegati e sviluppati in Spotlight: Galvatron e in Spotlight: Optimus Prime. Essi serviranno come basi per la saga successiva a Devastation, e cioè Revelation.
Nightbeat tornerà invece in scena a partire da Escalation #4.
Galleria delle copertine e delle tavole di anteprima.
Osservazioni
Ancora una volta, Spotlight ci delizia con una storia densa di concetti ed eventi, che regala tanto approfondimenti sull’universo IDW dei Transformer, con nuovi pezzi della loro storia, quanto scene d’azione e aggiunte di nuove tecnologie e nemici a un mosaico narrativo già molto ricco.
Come già nelle sue classiche avventure Marvel, Nightbeat (personaggio molto caro a Simon Furman) vive un’avventura in stile hard-boiled, alla Raymond Chandler, raccontata in terza persona, con un cadavere morto di morte violenta, una dark lady sostituita da un oggetto irresistibile e infine il ribaltamento di prospettiva che mostra come l’investigatore sia stato manipolato sin dall’inizio.
Ma anche il genere narrativo si capovolge, perché da Chandler si passa a H.P. Lovecraft, dato che la vicenda si risolve con un male antico e innominabile che emerge da abissi dimenticati.
La parte grafica è opera del veterano Mark D. Bright, che realizzò la classica e memorabile copertina di G1 Marvel US #5 (quella con Shockwave e la scritta “… sono tutti morti”).
Bright non ha perso la sua abitudine di lasciare il disegno incompleto, con linee e rette che si arrestano nel nulla, e in più sembra non essere molto a suo agio con la meccanografica dei robot. La sensazione generale è quindi quella di un lavoro sbilanciato: sebbene parta in modo abbastanza curato, nelle ultime pagine risulta veramente affrettato e incompleto.
In compenso, le visuali di Bright sono sempre molto suggestive: il pianeta Gorlam Prime, con le sue ragnatele di strade a più livelli e i labirinti sotterranei ad alta tecnologia, ha un notevole fascino.
Anche la scena di inseguimento risulta molto efficace.
In ultima analisi, forse sarebbe bastato affiancare a Bright un inchiostratore più meticoloso, per rendere la parte grafica perfetta.
Hanno collaborato Shima, Jazzluca e Inflatable Dalek di TfArchive.com.

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








