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Iscritto il: 21/06/2004
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Infiltration #1
“Infiltration” (1 di 6)
Storia: Simon Furman
Disegni e chine: E. J. Su
Colori: John Rauch
Copertine di EJ Su, Andy Wildman, James Raiz, Guido Guidi
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel gennaio 2006.
La storia
Nel sud est della California, Verity Carlo e Hunter O’Nion sono a bordo di un’ambulanza, in fuga da un jet militare.
Hunter è il primo a capire che il sinistro conducente non è un essere umano, ma una sorta di ologramma: è uno di loro, uno di quelli di cui i fanatici delle teorie dell’invasione denunciano la presenza.
L’ologramma chiede e ottiene la loro fiducia, e finalmente mostra loro il mondo in cui sono piombati: il jet è la minaccia minore, perché è solo un guerriero che segue gli ordini; il vero pericolo sono due automobili, una bianca e una nera, che li stanno inseguendo da un po’. A loro due piace giocare.
Ma l’ambulanza sfodera armi e trucchi che riescono a danneggiare le due auto e a disorientare il jet.
Ora serve un posto dove riparare il veicolo.
Verity sfodera un computer palmare SM-40, che sbalordisce Hunter, per via di quanto è moderno. Senza spiegare di averlo rubato a un commesso viaggiatore, Verity lo usa per connettersi alla rete e contattare un amico meccanico che lavora lì vicino.
Da un’astronave su un fondale marino (o quello di un lago), un robot rifiuta a un certo Ratchet il permesso di impegnarsi per salvare una vita umana. “Non possiamo correre ad aiutare tutti gli umani che potrebbero come non potrebbero essere in pericolo”.
A Riverside, l’amico di Verity, un ragazzo giovane quanto lei di nome Jimmy Pink, li accoglie nella sua autofficina e inizia a riparare l’ambulanza, che però ha una struttura che lo lascia perplesso.
Hunter mette le mani sull’SM-40 e lo accende, senza sapere che così i loro inseguitori ricevono un segnale tracciante.
Hunter e Jimmy concludono che l’ologramma è un alieno, e Verity, scettica, fa del sarcasmo sui “robots in disguise”.
L’uomo olografico, esaminati i dati archiviati sull’SM-40, riconosce l’immagine di un robot. “Il nemico”, dice, sconvolto.
Verity, irritata da queste assurdità , si riprende l’SM-40 e fa per andarsene, ma deve ripiegare: il tetto dell’officina viene abbattuto da due robot, che lei stessa ha visto cambiare dalle forme originali di automobili a quelle di Decepticon, come essi dichiarano di essere.
I tre umani si rifugiano appena in tempo sull’ambulanza, salvandosi dal crollo, ma i due Decepticon ora vogliono l’SM-40.
Note
Nella pagina iniziale, la schermata del sito di Hunter O’Nion (http://www.mechatopia.com) riepiloga la storia classica dei Transformer, parlando di ritrovamenti paleontologici (nel Nevada) che dimostrano l’esistenza di una variante “dinosauresca” di questi meccanoidi e liquidando come prive di fondamento le voci che retrodatano la comparsa di questi meccanoidi al 1984, in connessione all’eruzione del Monte St. Helens.
La moderna “meccateoria” invece inizia con avvistamenti avvenuti nel 2002 nello Iowa.
I dettagli su questi riferimenti saranno rivelati solo piĂą avanti, negli albi di Spotlight: Shockwave e di Spotlight: Soundwave.
Il sito di mechatopia, inizialmente davvero raggiungibile su internet, risulta ora abbandonato (un mancato rinnovo della registrazione?).
Il robot che rifiuta a Ratchet il permesso di intervenire è Ironhide.
Ratchet disobbedisce agli ordini dei suoi superiori per aiutare alcuni umani, ricalcando l’albo #29 della serie G1 Marvel US, dove Blaster e Goldbug si ribellano agli ordini di Grimlock per un motivo analogo.
Il veicolo Transformer danneggiato che deve farsi riparare da un meccanico nell’autofficina richiama invece gli eventi degli albi #1 e #2 della stessa serie, dove è Bumblebee a venire condotto da Buster Witwicky nell’officina del padre, Sparkplug.
L’attacco di Runabout e Runamuck all’autofficina di Jimmy Pink rievoca ancora il #2 della serie, dove i Decepticon attaccano l’autofficina Witwicky.
Il robot che appare sullo schermo dell’SM-40 è Starscream.
Galleria delle copertine e delle tavole di anteprima.
Osservazioni
Il primo numero della miniserie riprende e amplia tutte le tematiche preannunciate in Infiltration #0, mostrando i Transformer veri e propri solo nell’ultima pagina.
Fedele al ritorno allo spirito originale dei “robots in disguise”, Simon Furman intesse una storia che, pur non mostrando mai apertamente i robot, ruota tutta intorno ai Transformer: ogni scena, ogni dialogo, ogni situazione dei protagonisti rimanda immancabilmente il lettore alla consapevolezza della presenza di questi alieni invisibili.
Pur apparendo solo in forma di veicoli, i Transformer sono quindi più protagonisti che mai. O forse si può dire che lo sono davvero, per la prima volta in questi ultimi anni, su una serie G1.
Per il resto, la storia bilancia egregiamente azione, ironia, mistero, suspense e tecnologia all’ultimo grido, quest’ultima più suggerita che descritta, grazie al solito uso dei “furmanismi”.
Storia: Simon Furman
Disegni e chine: E. J. Su
Colori: John Rauch
Copertine di EJ Su, Andy Wildman, James Raiz, Guido Guidi
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel gennaio 2006.
La storia
Nel sud est della California, Verity Carlo e Hunter O’Nion sono a bordo di un’ambulanza, in fuga da un jet militare.
Hunter è il primo a capire che il sinistro conducente non è un essere umano, ma una sorta di ologramma: è uno di loro, uno di quelli di cui i fanatici delle teorie dell’invasione denunciano la presenza.
L’ologramma chiede e ottiene la loro fiducia, e finalmente mostra loro il mondo in cui sono piombati: il jet è la minaccia minore, perché è solo un guerriero che segue gli ordini; il vero pericolo sono due automobili, una bianca e una nera, che li stanno inseguendo da un po’. A loro due piace giocare.
Ma l’ambulanza sfodera armi e trucchi che riescono a danneggiare le due auto e a disorientare il jet.
Ora serve un posto dove riparare il veicolo.
Verity sfodera un computer palmare SM-40, che sbalordisce Hunter, per via di quanto è moderno. Senza spiegare di averlo rubato a un commesso viaggiatore, Verity lo usa per connettersi alla rete e contattare un amico meccanico che lavora lì vicino.
Da un’astronave su un fondale marino (o quello di un lago), un robot rifiuta a un certo Ratchet il permesso di impegnarsi per salvare una vita umana. “Non possiamo correre ad aiutare tutti gli umani che potrebbero come non potrebbero essere in pericolo”.
A Riverside, l’amico di Verity, un ragazzo giovane quanto lei di nome Jimmy Pink, li accoglie nella sua autofficina e inizia a riparare l’ambulanza, che però ha una struttura che lo lascia perplesso.
Hunter mette le mani sull’SM-40 e lo accende, senza sapere che così i loro inseguitori ricevono un segnale tracciante.
Hunter e Jimmy concludono che l’ologramma è un alieno, e Verity, scettica, fa del sarcasmo sui “robots in disguise”.
L’uomo olografico, esaminati i dati archiviati sull’SM-40, riconosce l’immagine di un robot. “Il nemico”, dice, sconvolto.
Verity, irritata da queste assurdità , si riprende l’SM-40 e fa per andarsene, ma deve ripiegare: il tetto dell’officina viene abbattuto da due robot, che lei stessa ha visto cambiare dalle forme originali di automobili a quelle di Decepticon, come essi dichiarano di essere.
I tre umani si rifugiano appena in tempo sull’ambulanza, salvandosi dal crollo, ma i due Decepticon ora vogliono l’SM-40.
Note
Nella pagina iniziale, la schermata del sito di Hunter O’Nion (http://www.mechatopia.com) riepiloga la storia classica dei Transformer, parlando di ritrovamenti paleontologici (nel Nevada) che dimostrano l’esistenza di una variante “dinosauresca” di questi meccanoidi e liquidando come prive di fondamento le voci che retrodatano la comparsa di questi meccanoidi al 1984, in connessione all’eruzione del Monte St. Helens.
La moderna “meccateoria” invece inizia con avvistamenti avvenuti nel 2002 nello Iowa.
I dettagli su questi riferimenti saranno rivelati solo piĂą avanti, negli albi di Spotlight: Shockwave e di Spotlight: Soundwave.
Il sito di mechatopia, inizialmente davvero raggiungibile su internet, risulta ora abbandonato (un mancato rinnovo della registrazione?).
Il robot che rifiuta a Ratchet il permesso di intervenire è Ironhide.
Ratchet disobbedisce agli ordini dei suoi superiori per aiutare alcuni umani, ricalcando l’albo #29 della serie G1 Marvel US, dove Blaster e Goldbug si ribellano agli ordini di Grimlock per un motivo analogo.
Il veicolo Transformer danneggiato che deve farsi riparare da un meccanico nell’autofficina richiama invece gli eventi degli albi #1 e #2 della stessa serie, dove è Bumblebee a venire condotto da Buster Witwicky nell’officina del padre, Sparkplug.
L’attacco di Runabout e Runamuck all’autofficina di Jimmy Pink rievoca ancora il #2 della serie, dove i Decepticon attaccano l’autofficina Witwicky.
Il robot che appare sullo schermo dell’SM-40 è Starscream.
Galleria delle copertine e delle tavole di anteprima.
Osservazioni
Il primo numero della miniserie riprende e amplia tutte le tematiche preannunciate in Infiltration #0, mostrando i Transformer veri e propri solo nell’ultima pagina.
Fedele al ritorno allo spirito originale dei “robots in disguise”, Simon Furman intesse una storia che, pur non mostrando mai apertamente i robot, ruota tutta intorno ai Transformer: ogni scena, ogni dialogo, ogni situazione dei protagonisti rimanda immancabilmente il lettore alla consapevolezza della presenza di questi alieni invisibili.
Pur apparendo solo in forma di veicoli, i Transformer sono quindi più protagonisti che mai. O forse si può dire che lo sono davvero, per la prima volta in questi ultimi anni, su una serie G1.
Per il resto, la storia bilancia egregiamente azione, ironia, mistero, suspense e tecnologia all’ultimo grido, quest’ultima più suggerita che descritta, grazie al solito uso dei “furmanismi”.

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








