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Iscritto il: 21/06/2004
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Prelude to Infiltration (Infiltration #0)
“Prelude to Infiltration”
Storia: Simon Furman
Arte: E. J. Su
Colori: John Rauch
Copertine di EJ Su, James Raiz, Klaus Scherwinski
Pubblicato dalla casa editrice IDW nell’ottobre 2005.
Introduzione
Come ben noto, la casa editrice IDW intende rilanciare The Transformers partendo da capo e ignorando l’esperienza della defunta Dreamwave.
In questo albo, la saga G1 viene attualizzata sulla falsa riga degli Ultimate della Marvel e già il breve paragrafo introduttivo in seconda di copertina descrive una situazione diversa: è il 2005, e i Transformer si sono infiltrati tra noi da due anni, ma l’umanità non ne è consapevole, perché questa avanguardia di meccanoidi alieni usa forme progettate per mimetizzarsi nella tecnologia della Terra.
Nelle numerose interviste rilasciate (tra le quali anche quella che appare in questo albo), Simon Furman insiste molto sul progetto di back to the basics, ritorno alle origini, che caratterizza questa nuova serie: si vuole recuperare l’elemento di meraviglia (e di terrore) che accompagnava i primi Transformer, con il loro innovativo (per l’epoca) concetto di veicoli e macchine di tutti i giorni capaci di divenire, di punto in bianco, robot colossali e potenzialmente ostili.
In altre parole, è il sense of wonder che era stato concepito dalla Marvel, in collaborazione con la Hasbro e la Sunbow, e che poi fu messo in pratica soprattutto da autori come Bob Budiansky, per il quale l’interazione tra Transformer e razza umana era fondamentale (ma non va trascurato anche Steve Parkhouse, che fece altrettanto sulla serie Marvel britannica dei Transformer).
Prelude to Infiltration segue alla lettera questo manifesto, in ognuno dei suoi aspetti artistici.
La storia è strutturata a strati e procede per rivelazioni successive: dalla apparentemente banale vita quotidiana di una ladruncola in azione sulle linee di autobus che attraversano gli USA, il lettore viene preso e trascinato irresistibilmente in ingranaggi di una realtà più complessa, “diversa da ciò che appare”, tramite una serie di disvelamenti progressivi e paralleli. Ogni due o tre pagine gli vengono forniti, come in un gioco a incastro, nuovi elementi che ampliano la prospettiva della narrazione, fino al culmine di eventi con cui si conclude la storia, che segna il punto di svolta: il preludio è concluso e i due umani sono entrati a tutti gli effetti nella guerra tra Transformer.
Questa struttura narrativa globale si riflette anche sulle singole scene: basti pensare a come, nella prima pagina, Verity Carlo si presenta al lettore tramite il monologo interiore e immagini soggettive; il suo aspetto, dopo questo preludio sintetizzato in una sola pagina, viene rivelato solo nella seconda tavola.
In modo analogo, vengono presentati anche Thundercracker e Ratchet, così come accade per la linea narrativa “silente” di Runabout e Runamuck, che viene spiegata solo dalle fulminee vignette con Starscream, che si intercalano alla vicenda portante narrata da Verity. Al lettore vengono quindi forniti livelli di narrazione paralleli, che sta a lui collegare per comprendere il disegno generale che essi descrivono.
L’arte di E.J Su si combina mirabilmente con la sceneggiatura e, come dichiarato dal disegnatore stesso, punta principalmente alla chiarezza narrativa e alla costruzione dell’atmosfera.
Con la IDW, si può quindi tornare a parlare per la G1 a fumetti di stili narrativi e di arte, dopo che per troppo tempo la Dreamwave aveva imposto al pubblico il lavoro di autori palesemente privi di esperienza, ma provvisti di una presunzione spropositata, che li rendeva ciechi alla bassa qualità delle loro storie, oscillanti tra retoriche imitazioni infantili e elucubrazioni involute da fanboy.
La storia
La ladruncola Verity Carlo, a bordo di un autobus che attraversa l’Arizona, deruba un commesso viaggiatore e gli sottrae, tra le altre cose, un notebook, che le servirà per tornare a frequentare la rete.
Dopo essere scesa dall’autobus con una scusa, rimedia un passaggio da Hunter O’Nion, che si rivela essere un teorico della cospirazione, che sostiene che sulla Terra vi sono da anni presenze aliene: meccanoidi invasori camuffati.
Verity lo deride, ma subito dopo i due scoprono che il suo autobus è stato mandato fuori strada da due automobili (le stesse che da tempo lo seguivano silenziosamente). Nessuno ricorda cosa sia accaduto dopo, ma il commesso viaggiatore derubato da Verity è scomparso.
In una base ad alta tecnologia nell’Oregon, una forma robotica sta dirigendo quelle due auto, impegnate in una operazione di recupero: ciò che volevano, però, non è stato trovato dove previsto.
La loro attenzione si sposta su un nuovo bersaglio.
Verity e Hunter vengono attaccati da un jet senza pilota, che distrugge il loro furgone.
Mentre fuggono a piedi nel deserto, convinti di essere spacciati, interviene un’ambulanza armata, che respinge il jet.
Il guidatore, che appare come un ologramma imperfetto, li invita a salire a bordo, se desiderano salvarsi la vita.
Note
Il robot misterioso nella base dell’Oregon è Starscream.
Le due auto inseguitrici sono Runamuck e Runabout.
Il jet che assale i due umani è Thundercracker.
Il veicolo che salva i due umani è Ratchet.
Il guidatore olografico di Ratchet è un trucco che gli Autobot hanno già usato nella serie GI Joe versus Transfomers vol. 1 della Devil’s Due, uscita qualche anno fa.
L’azione si svolge in Arizona, ma la base Decepticon è nell’Oregon: si tratta di stati decisamente familiari per i Transformer, sin dai tempi della serie G1 Marvel.
Verity Carlo paragona Hunter O’Nion a Fox Mulder della serie televisiva X-Files: l’atmosfera da cospirazione è infatti uno degli elementi base che Simon Furman dichiara di aver impiegato per modernizzare la serie.
Il nome stesso di O’Nion è ideato per essere bizzarro come quello di Fox Mulder, che i suoi stessi genitori chiamavano “Mulder”: Hunter è soprannominato The Onion, La Cipolla.
Verity, oltre a essere la Dana Scully della situazione (basta vedere il suo scetticismo davanti alle notizie del sito web di Hunter), porta un nome che è un riferimento al motto di X-Files, “The Truth Is Out There”.
La faccia aliena sulla maglietta di Hunter somiglia un po’ troppo al simbolo dei Maximal di Beast Wars per essere un caso.
Verity e Hunter sono due personaggi che Furman ha volutamente (come dichiara nell’intervista) concepito come spostati e disadattati: solo persone simili, lontane dalla società degli USA, sempre più burocratica e determinata a inquadrare e dirigere il modo di pensare del popolo, sono in grado di aprire gli occhi e comprendere la realtà nascosta della cospirazione Transformer.
Possiamo andare oltre e considerare Verity e Hunter come la rielaborazione di altri personaggi del passato.
I due sono persone semplici, cittadini senza nessun potere o importanza, come lo erano i due operai Spike e Sparkplug nella serie animata G1.
Ma sono anche sbandati e fuori luogo come, nei fumetti G1 Marvel, lo erano Josie Beller, Donald Finkleberg o lo stesso Buster Witwicky.
La saga G1 della IDW, dopo Infiltration, si dipanerĂ in:
- Stormbringer (che narra eventi paralleli ambientati su Cybertron);
- Escalation (seguito diretto degli eventi di Infiltration);
- Spotlight (serie a cadenza aperiodica, concentrata su singoli personaggi e su retroscena inediti e cruciali della saga portante);
- Devastation (seguito diretto di Escalation e di alcuni Spotlight);
- Revelation (di cui ancora non si sa nulla, al momento della revisione di questa recensione);
- Expansion (idem).
Materiale aggiuntivo (le interviste sono state tradotte in italiano):
- Galleria delle copertine e delle tavole di anteprima;
- Newsarama intervisa Simon Furman - maggio 2005;
- TFW2005 intervista Dan Taylor (maggio 2005);
- TransFans intervista EJ Su (giugno 2005);
- TFW2005 intervista EJ Su (luglio 2005).
Storia: Simon Furman
Arte: E. J. Su
Colori: John Rauch
Copertine di EJ Su, James Raiz, Klaus Scherwinski
Pubblicato dalla casa editrice IDW nell’ottobre 2005.
Introduzione
Come ben noto, la casa editrice IDW intende rilanciare The Transformers partendo da capo e ignorando l’esperienza della defunta Dreamwave.
In questo albo, la saga G1 viene attualizzata sulla falsa riga degli Ultimate della Marvel e già il breve paragrafo introduttivo in seconda di copertina descrive una situazione diversa: è il 2005, e i Transformer si sono infiltrati tra noi da due anni, ma l’umanità non ne è consapevole, perché questa avanguardia di meccanoidi alieni usa forme progettate per mimetizzarsi nella tecnologia della Terra.
Nelle numerose interviste rilasciate (tra le quali anche quella che appare in questo albo), Simon Furman insiste molto sul progetto di back to the basics, ritorno alle origini, che caratterizza questa nuova serie: si vuole recuperare l’elemento di meraviglia (e di terrore) che accompagnava i primi Transformer, con il loro innovativo (per l’epoca) concetto di veicoli e macchine di tutti i giorni capaci di divenire, di punto in bianco, robot colossali e potenzialmente ostili.
In altre parole, è il sense of wonder che era stato concepito dalla Marvel, in collaborazione con la Hasbro e la Sunbow, e che poi fu messo in pratica soprattutto da autori come Bob Budiansky, per il quale l’interazione tra Transformer e razza umana era fondamentale (ma non va trascurato anche Steve Parkhouse, che fece altrettanto sulla serie Marvel britannica dei Transformer).
Prelude to Infiltration segue alla lettera questo manifesto, in ognuno dei suoi aspetti artistici.
La storia è strutturata a strati e procede per rivelazioni successive: dalla apparentemente banale vita quotidiana di una ladruncola in azione sulle linee di autobus che attraversano gli USA, il lettore viene preso e trascinato irresistibilmente in ingranaggi di una realtà più complessa, “diversa da ciò che appare”, tramite una serie di disvelamenti progressivi e paralleli. Ogni due o tre pagine gli vengono forniti, come in un gioco a incastro, nuovi elementi che ampliano la prospettiva della narrazione, fino al culmine di eventi con cui si conclude la storia, che segna il punto di svolta: il preludio è concluso e i due umani sono entrati a tutti gli effetti nella guerra tra Transformer.
Questa struttura narrativa globale si riflette anche sulle singole scene: basti pensare a come, nella prima pagina, Verity Carlo si presenta al lettore tramite il monologo interiore e immagini soggettive; il suo aspetto, dopo questo preludio sintetizzato in una sola pagina, viene rivelato solo nella seconda tavola.
In modo analogo, vengono presentati anche Thundercracker e Ratchet, così come accade per la linea narrativa “silente” di Runabout e Runamuck, che viene spiegata solo dalle fulminee vignette con Starscream, che si intercalano alla vicenda portante narrata da Verity. Al lettore vengono quindi forniti livelli di narrazione paralleli, che sta a lui collegare per comprendere il disegno generale che essi descrivono.
L’arte di E.J Su si combina mirabilmente con la sceneggiatura e, come dichiarato dal disegnatore stesso, punta principalmente alla chiarezza narrativa e alla costruzione dell’atmosfera.
Con la IDW, si può quindi tornare a parlare per la G1 a fumetti di stili narrativi e di arte, dopo che per troppo tempo la Dreamwave aveva imposto al pubblico il lavoro di autori palesemente privi di esperienza, ma provvisti di una presunzione spropositata, che li rendeva ciechi alla bassa qualità delle loro storie, oscillanti tra retoriche imitazioni infantili e elucubrazioni involute da fanboy.
La storia
La ladruncola Verity Carlo, a bordo di un autobus che attraversa l’Arizona, deruba un commesso viaggiatore e gli sottrae, tra le altre cose, un notebook, che le servirà per tornare a frequentare la rete.
Dopo essere scesa dall’autobus con una scusa, rimedia un passaggio da Hunter O’Nion, che si rivela essere un teorico della cospirazione, che sostiene che sulla Terra vi sono da anni presenze aliene: meccanoidi invasori camuffati.
Verity lo deride, ma subito dopo i due scoprono che il suo autobus è stato mandato fuori strada da due automobili (le stesse che da tempo lo seguivano silenziosamente). Nessuno ricorda cosa sia accaduto dopo, ma il commesso viaggiatore derubato da Verity è scomparso.
In una base ad alta tecnologia nell’Oregon, una forma robotica sta dirigendo quelle due auto, impegnate in una operazione di recupero: ciò che volevano, però, non è stato trovato dove previsto.
La loro attenzione si sposta su un nuovo bersaglio.
Verity e Hunter vengono attaccati da un jet senza pilota, che distrugge il loro furgone.
Mentre fuggono a piedi nel deserto, convinti di essere spacciati, interviene un’ambulanza armata, che respinge il jet.
Il guidatore, che appare come un ologramma imperfetto, li invita a salire a bordo, se desiderano salvarsi la vita.
Note
Il robot misterioso nella base dell’Oregon è Starscream.
Le due auto inseguitrici sono Runamuck e Runabout.
Il jet che assale i due umani è Thundercracker.
Il veicolo che salva i due umani è Ratchet.
Il guidatore olografico di Ratchet è un trucco che gli Autobot hanno già usato nella serie GI Joe versus Transfomers vol. 1 della Devil’s Due, uscita qualche anno fa.
L’azione si svolge in Arizona, ma la base Decepticon è nell’Oregon: si tratta di stati decisamente familiari per i Transformer, sin dai tempi della serie G1 Marvel.
Verity Carlo paragona Hunter O’Nion a Fox Mulder della serie televisiva X-Files: l’atmosfera da cospirazione è infatti uno degli elementi base che Simon Furman dichiara di aver impiegato per modernizzare la serie.
Il nome stesso di O’Nion è ideato per essere bizzarro come quello di Fox Mulder, che i suoi stessi genitori chiamavano “Mulder”: Hunter è soprannominato The Onion, La Cipolla.
Verity, oltre a essere la Dana Scully della situazione (basta vedere il suo scetticismo davanti alle notizie del sito web di Hunter), porta un nome che è un riferimento al motto di X-Files, “The Truth Is Out There”.
La faccia aliena sulla maglietta di Hunter somiglia un po’ troppo al simbolo dei Maximal di Beast Wars per essere un caso.
Verity e Hunter sono due personaggi che Furman ha volutamente (come dichiara nell’intervista) concepito come spostati e disadattati: solo persone simili, lontane dalla società degli USA, sempre più burocratica e determinata a inquadrare e dirigere il modo di pensare del popolo, sono in grado di aprire gli occhi e comprendere la realtà nascosta della cospirazione Transformer.
Possiamo andare oltre e considerare Verity e Hunter come la rielaborazione di altri personaggi del passato.
I due sono persone semplici, cittadini senza nessun potere o importanza, come lo erano i due operai Spike e Sparkplug nella serie animata G1.
Ma sono anche sbandati e fuori luogo come, nei fumetti G1 Marvel, lo erano Josie Beller, Donald Finkleberg o lo stesso Buster Witwicky.
La saga G1 della IDW, dopo Infiltration, si dipanerĂ in:
- Stormbringer (che narra eventi paralleli ambientati su Cybertron);
- Escalation (seguito diretto degli eventi di Infiltration);
- Spotlight (serie a cadenza aperiodica, concentrata su singoli personaggi e su retroscena inediti e cruciali della saga portante);
- Devastation (seguito diretto di Escalation e di alcuni Spotlight);
- Revelation (di cui ancora non si sa nulla, al momento della revisione di questa recensione);
- Expansion (idem).
Materiale aggiuntivo (le interviste sono state tradotte in italiano):
- Galleria delle copertine e delle tavole di anteprima;
- Newsarama intervisa Simon Furman - maggio 2005;
- TFW2005 intervista Dan Taylor (maggio 2005);
- TransFans intervista EJ Su (giugno 2005);
- TFW2005 intervista EJ Su (luglio 2005).

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








