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Iscritto il: 21/06/2004
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Spotlight (7): Kup
“Spotlight: Kup”
Storia e arte: Nick Roche
Colori: Andrew Elder
Copertina A di Nick Roche; copertina B di Alex Milne
Pubblicato dalla casa editrice IDW nell’aprile 2007.
Nel conteggio generale della collana Spotlight, questo albo è il 7.
Nel Volume in corso (2), è il 2.
Introduzione
“Ha combattuto gli Igyak, respinto i pipistrelli-strillanti di Dromedon e si ricorda del giorno in cui invertirono le polarità , ma come se la caverà questo ingrigito veterano Autobot, Kup, contro la sua ultima sfida, gli zombi?
Arenato su un desolato pianeta, solo e prossimo alla disattivazione, Kup affronta le orde del male e una follia incombente, ma è davvero tutto come sembra… ?”
La storia
Un alieno precipita su un pianeta sconosciuto, la cui superficie è ricoperta di grappoli di cristalli. In cerca di soccorso, ferma un veicolo, che si trasforma prontamente in Kup.
L’anziano Autobot abbatte l’alieno e lo decapita, gettando la sua testa nel lago, lo stesso lago in cui l’astronave di Kup è precipitata tempo fa.
Quanto tempo, ormai Kup non se lo ricorda più, né gli importa: ciò che davvero gli interessa è ascoltare la musica dei cristalli, sotto la luce dei due soli di quel pianeta. Quando è precipitato, era un vecchio meccanoide, debole e malmesso: ma ora, in quel bagno di musica, si sente bene e pieno di energie come non mai.
L’unico problema è la notte, perché, dopo il tramonto, arrivano “loro”.
Per questo Kup ha decapitato l’alieno temeva che fosse uno di loro, sebbe “loro” giungano solo la notte.
Per difendersi, si rinchiude in una baracca costruita con i resti dell’astronave: lì dentro, nei primi giorni, lui e Outback cercarono di costruire una trasmittente per chiedere soccorso, ma in quel modo scoprirono solo che su quel pianeta usare macchinari a energia (armi comprese) scatena disastri esplosivi e devastanti. Per la mente di Kup, questa è le terribile punizione dell’enigmatica volontà dei cristalli.
A Outback quella “punizione” è costata cara: dell’Autobot resta ormai solo metà del suo corpo, orribilmente devastato. Kup gli parla e ride alle sue battute, ma Outback è completamente silenzioso e immobile, inequivocabilmente morto.
Al tramonto, come ad annunciare l’arrivo di “loro”, dalla forma di Outback emerge uno spettro, una forma verde e tremolante, che somiglia a una versione deformata di Springer.
Anche lui è morto nello schianto dell’astronave? Kup non se lo ricorda, la memoria è confusa.
Springer gli annuncia che stanno venendo a prenderlo, poi svanisce.
Ed eccoli: all’esterno della baracca, si assembrano creature mostruose dagli occhi rossi, che lo chiamano insistentemente per nome. Quando tentano di entrare nella baracca, Kup le affronta, usando come arma un braccio di Outback.
La lotta prosegue finché Kup non sta per cedere, ma l’arrivo dell’alba mette in fuga ancora una volta quegli inspiegabili zombi.
Un altro giorno trascorre nella compagnia della musica dei cristalli, e di notte tornano prima lo spettro verde di Springer e poi gli zombi.
Nella lotta, le risorse di Kup si esauriscono e il suo Nucleo di Scintilla (Sparkcore) rischia una fusione. Gli stabilizzatori di emergenza la prevengono, ma la luce che così è stata emessa dal corpo di Kup mette nuovamente in fuga l’unico zombi superstite.
Un rimbalzo orbitale lo porta via dalla superficie del pianeta. A bordo di un’astronave, l’Arca-17, lo zombi si toglie la corazza, mentre Perceptor lo sottopone a un processo di decontaminazione radioattiva.
Lo zombi è in realtà un Autobot (Siren), unico superstite della che stava tentando di portare soccorso a Kup; la corazza che indossa è l’unica protezione contro l’elevatissimo livello di radioattività del pianeta, che guasta la maggior parte dei sistemi tecnologici e che ha anche fatto impazzire Kup.
Siren discute gli ordini del suo capo, Springer, che ha insistito per mandare la sua squadra incontro a morte certa, in quell’inutile e impossibile tentativo di salvare Kup.
Springer respinge le sue obiezioni, che poi sono anche quelle che deve affrontare quando Prowl si mette olograficamente in contatto con lui. Prowl e l’Alto Comando disapprovano questa ossessione di Springer per una missione che non può essere realizzata, ma Springer fa leva sul debito che tutti gli allievi di Kup hanno nei suoi confronti: Sunstreaker, Sideswipe, Springer, Hot Rod, lo stesso Prowl e persino Optimus Prime sono stati un tempo cadetti al servizio di Kup, che li ha fatti diventare i guerrieri che sono adesso.
Gli Autobot non possono certo abbandonarlo.
Prowl cede, nonostante gli attriti evidenti tra lui e Springer, e gli concede ancora un’occasione.
Anche Perceptor consiglia a Springer di rinunciare, sostenendo che Kup stesso non vorrebbe mai sacrificare la vita dei suoi compagni Autobot per essere salvato.
Ma questa volta Springer ha una nuova carta da giocare: un rinforzo appena giunto a bordo, come gli viene comunicato da un affrettato Autobot (Sizzle).
Sul pianeta, Kup riceve una nuova visita da parte dello spettro, che in realtà è solo un tentativo di comunicazione olografica da parte di Springer.
Poi giungono di nuovo gli zombi: ormai prossimo al collasso totale, Kup fugge. La fusione del suo Nucleo di Scintilla ha inizio e neppure gli stabilizzatori di emergenza riescono a fermarla. Come reazione, i cristalli sono destinati a esplodere e a spazzare via l’intera superficie del pianeta.
Ma quando ormai tutto sembra perduto, Kup si trova davanti Trailbreaker, che con il suo campo di forza riesce a isolare il suo Nucleo di Scintilla e a contenere l’esplosione.
Kup viene trasportato a bordo dell’Arca-17, ma ormai tutti i suoi sistemi sono collassati.
Springer ringrazia Trailbreaker per l’aiuto, ma è tormentato dalle sue stesse decisioni: scegliendo si salvare a tutti i costi Kup, infatti, non solo ha causato la morte di numerosi Autobot, ma ha anche condannato Kup a vivere per sempre in una prigionia totale.
I sistemi dell’anziano Autobot, incredibilmente vecchi e mai aggiornati, sono ormai incompatibili con la moderna tecnologia Autobot: ripararlo è impossibile e, per mantenerlo in vita, è necessario tenerlo immobilizzato all’interno di una camera di sostentamento. Valeva davvero la pena di sopravvivere, per restare prigioniero corpo, anima e mente?
Note
Il riferimento a quando “invertirono le polarità ”, nell’introduzione, è una citazione di uno dei tanti ricordi che Kup rievoca in The Animated Movie del 1986.
La sequenza di apertura, la situazione di Kup e il capovolgimento di prospettiva relativo al fantasma e ai demoni ricordano atmosfere e tematiche della serie televisiva Lost.
Sulla rete esiste addirittura un blog dedicato a questa avventura di Kup: http://www.myspace.com/lostkup.
Outback è morto ancor prima di entrare in scena nell’universo G1 IDW: probabilmente lo potremo vedere vivo solo nei flashback.
Springer ha abbandonato i suoi Wrecker “all’altro capo della galassia”, per correre in soccorso di Kup. Non è chiaro se la storia si svolga prima o dopo Stormbringer, ma le parole di Prowl farebbero pensare a un periodo successivo, ma di poco antecedente a Escalation.
L’ossessione di Springer verso il suo mentore riprende il complesso di Springer verso Impactor nei fumetti Marvel UK, emerso soprattutto nella saga de “La città della paura” (albi #164-169).
Emerge da questa storia che Prowl farebbe parte dell’Alto Comando Autobot (oltre a essere il capo dell’unità Autobot della Terra), sempre che Springer non stia facendo del sarcasmo nei suoi confronti.
Kup è stato l’ufficiale superiore di: Springer, Prowl, Hot Rod, Sideswipe, Sunstreaker e Optimus Prime. Curiosamente si tratta di personaggi legati soprattutto a Infiltration ed Escalation.
Prowl lascia intendere che Springer ha un passato di cui si vergogna: che sia un altro indizio di un possibile Spotlight: Springer, dopo quello di Escalation #1?
Dalla prospettiva di Springer, Prowl è un arrampicatore sociale, che cerca solo nuovi modi per salire di grado: ciò ricorda abbastanza il comportamento di Prowl nel ciclo finale G1 Marvel US, in cui era in competizione col nuovo capo Autobot, Grimlock.
Prowl si dimostra qui più malleabile che in Infiltration: come sempre, la molla che lo fa scattare è la “minaccia” di coinvolgere Optimus Prime.
Prima apparizione nell’universo G1 IDW per Siren (che non viene chiamato per nome) Perceptor, Sizzle (che non viene chiamato per nome) e Trailbreaker.
Alcuni dettagli della trama non sono chiarissimi: in che modo Kup si è ricaricato? E perché gli Autobot dell’Arca-17 non potevano semplicemente prelevarlo dal pianeta con un Rimbalzo Orbitale, sin dall’inizio?
In appendice all’albo vengono proposte cinque pagine di schizzi preparatori di Nick Roche, tra cui il progetto di Kup (robot e veicolo) e le matite di una tavola poi rimossa dalla sceneggiatura.
I dettagli veicolari di Kup sono attentamente studiati per dare l’idea di essere molto antiquati: basti notare la forma dei fanali, il disegno dei cerchioni, il radiatore e le canne fumarie, che rievocano diverse tra le vecchie fasi della storia dell’automobile sulla Terra.
Galleria delle tavole di anteprima (5 + altre 2) e delle copertine.
Osservazioni
Come annunciato da tempo, questo è il primo albo originale dei Transformer della IDW completamente concepito da un nuovo autore, senza alcun contributo da parte del guru storico.
Nick Roche, che firma testi e disegni di questa storia, conferma le impressioni giĂ trasmesse dalle interviste e dai suoi precedenti lavori e si dimostra essere un artista completo e di grande potenziale, dotato di solidi riferimenti sia grafici che narrativi, capace di rielaborazioni colte e raffinate.
La storia scritta da Roche è un horror psicologico con rarissimi precedenti ben riusciti nella lunga storia dei Transformer, tra cui possiamo citare (non a caso, vedi le note) la saga a fumetti della Marvel UK de “La città della paura” (albi #164-169) e Feral Scream di Beast Wars (Stagione 3).
La sceneggiatura è veramente densa, tanto da risultare a volte quasi compressa in uno spazio insufficiente: tra lo sviluppo della situazione di Kup e la risoluzione finale sembra infatti di avvertire un certo squilibrio a vantaggio della prima, probabilmente imputabile all’inesperienza del giovane autore. In quest’epoca di storie costantemente annacquate nell’ottica delle ristampe in volume, è comunque solamente positivo che Roche riesca invece a condensare l’intera vicenda in sole 22 pagine, regalandoci un racconto autoconclusivo che richiede tempo per essere letto e apprezzato, nello stile dei gloriosi fumetti degli anni 1980.
Didascalie e dialoghi, in parallelo alla trama, sono a loro volta numerosi e verbosi, quasi prolissi, a dimostrazione del grande amore di Roche per la parola scritta e per lo stile dei classici fumetti Marvel dei Transformer: c’è una certa differenza con lo stile asciutto e diretto che Simon Furman ha adottato sinora, in tutta la sua produzione IDW. Persino i suoi Spotlight, dove comunque lo scopo è dare spazio al flusso di coscienza dei personaggi, risultano essere più sintetici di questa opera prima di Roche.
La presa sui personaggi è totale e la caratterizzazione incredibilmente accurata: si va dall’eccellente resa della spirale di follia di Kup alla accurata e puntuale definizione delle personalità opposte di Prowl (odioso come non mai, ma capace di giungere a un compromesso proprio per rispettare i propri principi) e di Springer (tanto desideroso di fare la cosa giusta da non rendersi conto delle conseguenze negative delle sue decisioni).
Curiosamente, il titolo dell’albo è ingannevole: sebbene, infatti, la maggior parte delle tavole sia dedicata alla follia di Kup, il personaggio di cui invece la personalità , la storia e le emozioni vengono poste sotto il riflettore è Springer.
Sul versante grafico, Nick Roche adotta un approccio estremamente lontano da quelli canonici dei Transformer, scegliendo uno stile che, da un lato, fornisca la giusta atmosfera al racconto e, dall’altro, rispecchi il suo approccio iperattivo (in senso positivo) e frenetico, letteralmente “schizzatissimo”.
Non ci sono più le sobrie e bilanciate geometrie di E.J. Su, né i poderosi e massicci colossi tecnologici di Don Figueroa: i Transformer di Nick Roche sono deformati e allungati e ogni occasione è buona per portarli a ulteriori estremi di stilizzazione (ogni immagine di Kup, ma anche lo Springer spettrale). Il tratto è spigoloso, sporco e rabbioso, impressionistico e abbondante di neri e “graffi”: cita dichiaratamente autori come Ben Templesmith e Bill Sienkiewickz e manifesta la debordante energia dell’autore e una sua creatività incontenibile e in apparenza inesauribile.
In sintesi: Roche conferma di essere un vulcano di idee alimentato da un entusiasmo che sembra sconfinato. Ogni tavola, ogni vignetta e ogni dettaglio di queste 22 pagine di storia testimoniano una passione e una creatività che sono a stento contenute nei limiti del classico albo a fumetti USA e che promettono veramente bene: casomai un giorno Simon Furman dovesse stancarsi dei Transformer, il suo erede è già stato trovato.
Storia e arte: Nick Roche
Colori: Andrew Elder
Copertina A di Nick Roche; copertina B di Alex Milne
Pubblicato dalla casa editrice IDW nell’aprile 2007.
Nel conteggio generale della collana Spotlight, questo albo è il 7.
Nel Volume in corso (2), è il 2.
Introduzione
“Ha combattuto gli Igyak, respinto i pipistrelli-strillanti di Dromedon e si ricorda del giorno in cui invertirono le polarità , ma come se la caverà questo ingrigito veterano Autobot, Kup, contro la sua ultima sfida, gli zombi?
Arenato su un desolato pianeta, solo e prossimo alla disattivazione, Kup affronta le orde del male e una follia incombente, ma è davvero tutto come sembra… ?”
La storia
Un alieno precipita su un pianeta sconosciuto, la cui superficie è ricoperta di grappoli di cristalli. In cerca di soccorso, ferma un veicolo, che si trasforma prontamente in Kup.
L’anziano Autobot abbatte l’alieno e lo decapita, gettando la sua testa nel lago, lo stesso lago in cui l’astronave di Kup è precipitata tempo fa.
Quanto tempo, ormai Kup non se lo ricorda più, né gli importa: ciò che davvero gli interessa è ascoltare la musica dei cristalli, sotto la luce dei due soli di quel pianeta. Quando è precipitato, era un vecchio meccanoide, debole e malmesso: ma ora, in quel bagno di musica, si sente bene e pieno di energie come non mai.
L’unico problema è la notte, perché, dopo il tramonto, arrivano “loro”.
Per questo Kup ha decapitato l’alieno temeva che fosse uno di loro, sebbe “loro” giungano solo la notte.
Per difendersi, si rinchiude in una baracca costruita con i resti dell’astronave: lì dentro, nei primi giorni, lui e Outback cercarono di costruire una trasmittente per chiedere soccorso, ma in quel modo scoprirono solo che su quel pianeta usare macchinari a energia (armi comprese) scatena disastri esplosivi e devastanti. Per la mente di Kup, questa è le terribile punizione dell’enigmatica volontà dei cristalli.
A Outback quella “punizione” è costata cara: dell’Autobot resta ormai solo metà del suo corpo, orribilmente devastato. Kup gli parla e ride alle sue battute, ma Outback è completamente silenzioso e immobile, inequivocabilmente morto.
Al tramonto, come ad annunciare l’arrivo di “loro”, dalla forma di Outback emerge uno spettro, una forma verde e tremolante, che somiglia a una versione deformata di Springer.
Anche lui è morto nello schianto dell’astronave? Kup non se lo ricorda, la memoria è confusa.
Springer gli annuncia che stanno venendo a prenderlo, poi svanisce.
Ed eccoli: all’esterno della baracca, si assembrano creature mostruose dagli occhi rossi, che lo chiamano insistentemente per nome. Quando tentano di entrare nella baracca, Kup le affronta, usando come arma un braccio di Outback.
La lotta prosegue finché Kup non sta per cedere, ma l’arrivo dell’alba mette in fuga ancora una volta quegli inspiegabili zombi.
Un altro giorno trascorre nella compagnia della musica dei cristalli, e di notte tornano prima lo spettro verde di Springer e poi gli zombi.
Nella lotta, le risorse di Kup si esauriscono e il suo Nucleo di Scintilla (Sparkcore) rischia una fusione. Gli stabilizzatori di emergenza la prevengono, ma la luce che così è stata emessa dal corpo di Kup mette nuovamente in fuga l’unico zombi superstite.
Un rimbalzo orbitale lo porta via dalla superficie del pianeta. A bordo di un’astronave, l’Arca-17, lo zombi si toglie la corazza, mentre Perceptor lo sottopone a un processo di decontaminazione radioattiva.
Lo zombi è in realtà un Autobot (Siren), unico superstite della che stava tentando di portare soccorso a Kup; la corazza che indossa è l’unica protezione contro l’elevatissimo livello di radioattività del pianeta, che guasta la maggior parte dei sistemi tecnologici e che ha anche fatto impazzire Kup.
Siren discute gli ordini del suo capo, Springer, che ha insistito per mandare la sua squadra incontro a morte certa, in quell’inutile e impossibile tentativo di salvare Kup.
Springer respinge le sue obiezioni, che poi sono anche quelle che deve affrontare quando Prowl si mette olograficamente in contatto con lui. Prowl e l’Alto Comando disapprovano questa ossessione di Springer per una missione che non può essere realizzata, ma Springer fa leva sul debito che tutti gli allievi di Kup hanno nei suoi confronti: Sunstreaker, Sideswipe, Springer, Hot Rod, lo stesso Prowl e persino Optimus Prime sono stati un tempo cadetti al servizio di Kup, che li ha fatti diventare i guerrieri che sono adesso.
Gli Autobot non possono certo abbandonarlo.
Prowl cede, nonostante gli attriti evidenti tra lui e Springer, e gli concede ancora un’occasione.
Anche Perceptor consiglia a Springer di rinunciare, sostenendo che Kup stesso non vorrebbe mai sacrificare la vita dei suoi compagni Autobot per essere salvato.
Ma questa volta Springer ha una nuova carta da giocare: un rinforzo appena giunto a bordo, come gli viene comunicato da un affrettato Autobot (Sizzle).
Sul pianeta, Kup riceve una nuova visita da parte dello spettro, che in realtà è solo un tentativo di comunicazione olografica da parte di Springer.
Poi giungono di nuovo gli zombi: ormai prossimo al collasso totale, Kup fugge. La fusione del suo Nucleo di Scintilla ha inizio e neppure gli stabilizzatori di emergenza riescono a fermarla. Come reazione, i cristalli sono destinati a esplodere e a spazzare via l’intera superficie del pianeta.
Ma quando ormai tutto sembra perduto, Kup si trova davanti Trailbreaker, che con il suo campo di forza riesce a isolare il suo Nucleo di Scintilla e a contenere l’esplosione.
Kup viene trasportato a bordo dell’Arca-17, ma ormai tutti i suoi sistemi sono collassati.
Springer ringrazia Trailbreaker per l’aiuto, ma è tormentato dalle sue stesse decisioni: scegliendo si salvare a tutti i costi Kup, infatti, non solo ha causato la morte di numerosi Autobot, ma ha anche condannato Kup a vivere per sempre in una prigionia totale.
I sistemi dell’anziano Autobot, incredibilmente vecchi e mai aggiornati, sono ormai incompatibili con la moderna tecnologia Autobot: ripararlo è impossibile e, per mantenerlo in vita, è necessario tenerlo immobilizzato all’interno di una camera di sostentamento. Valeva davvero la pena di sopravvivere, per restare prigioniero corpo, anima e mente?
Note
Il riferimento a quando “invertirono le polarità ”, nell’introduzione, è una citazione di uno dei tanti ricordi che Kup rievoca in The Animated Movie del 1986.
La sequenza di apertura, la situazione di Kup e il capovolgimento di prospettiva relativo al fantasma e ai demoni ricordano atmosfere e tematiche della serie televisiva Lost.
Sulla rete esiste addirittura un blog dedicato a questa avventura di Kup: http://www.myspace.com/lostkup.
Outback è morto ancor prima di entrare in scena nell’universo G1 IDW: probabilmente lo potremo vedere vivo solo nei flashback.
Springer ha abbandonato i suoi Wrecker “all’altro capo della galassia”, per correre in soccorso di Kup. Non è chiaro se la storia si svolga prima o dopo Stormbringer, ma le parole di Prowl farebbero pensare a un periodo successivo, ma di poco antecedente a Escalation.
L’ossessione di Springer verso il suo mentore riprende il complesso di Springer verso Impactor nei fumetti Marvel UK, emerso soprattutto nella saga de “La città della paura” (albi #164-169).
Emerge da questa storia che Prowl farebbe parte dell’Alto Comando Autobot (oltre a essere il capo dell’unità Autobot della Terra), sempre che Springer non stia facendo del sarcasmo nei suoi confronti.
Kup è stato l’ufficiale superiore di: Springer, Prowl, Hot Rod, Sideswipe, Sunstreaker e Optimus Prime. Curiosamente si tratta di personaggi legati soprattutto a Infiltration ed Escalation.
Prowl lascia intendere che Springer ha un passato di cui si vergogna: che sia un altro indizio di un possibile Spotlight: Springer, dopo quello di Escalation #1?
Dalla prospettiva di Springer, Prowl è un arrampicatore sociale, che cerca solo nuovi modi per salire di grado: ciò ricorda abbastanza il comportamento di Prowl nel ciclo finale G1 Marvel US, in cui era in competizione col nuovo capo Autobot, Grimlock.
Prowl si dimostra qui più malleabile che in Infiltration: come sempre, la molla che lo fa scattare è la “minaccia” di coinvolgere Optimus Prime.
Prima apparizione nell’universo G1 IDW per Siren (che non viene chiamato per nome) Perceptor, Sizzle (che non viene chiamato per nome) e Trailbreaker.
Alcuni dettagli della trama non sono chiarissimi: in che modo Kup si è ricaricato? E perché gli Autobot dell’Arca-17 non potevano semplicemente prelevarlo dal pianeta con un Rimbalzo Orbitale, sin dall’inizio?
In appendice all’albo vengono proposte cinque pagine di schizzi preparatori di Nick Roche, tra cui il progetto di Kup (robot e veicolo) e le matite di una tavola poi rimossa dalla sceneggiatura.
I dettagli veicolari di Kup sono attentamente studiati per dare l’idea di essere molto antiquati: basti notare la forma dei fanali, il disegno dei cerchioni, il radiatore e le canne fumarie, che rievocano diverse tra le vecchie fasi della storia dell’automobile sulla Terra.
Galleria delle tavole di anteprima (5 + altre 2) e delle copertine.
Osservazioni
Come annunciato da tempo, questo è il primo albo originale dei Transformer della IDW completamente concepito da un nuovo autore, senza alcun contributo da parte del guru storico.
Nick Roche, che firma testi e disegni di questa storia, conferma le impressioni giĂ trasmesse dalle interviste e dai suoi precedenti lavori e si dimostra essere un artista completo e di grande potenziale, dotato di solidi riferimenti sia grafici che narrativi, capace di rielaborazioni colte e raffinate.
La storia scritta da Roche è un horror psicologico con rarissimi precedenti ben riusciti nella lunga storia dei Transformer, tra cui possiamo citare (non a caso, vedi le note) la saga a fumetti della Marvel UK de “La città della paura” (albi #164-169) e Feral Scream di Beast Wars (Stagione 3).
La sceneggiatura è veramente densa, tanto da risultare a volte quasi compressa in uno spazio insufficiente: tra lo sviluppo della situazione di Kup e la risoluzione finale sembra infatti di avvertire un certo squilibrio a vantaggio della prima, probabilmente imputabile all’inesperienza del giovane autore. In quest’epoca di storie costantemente annacquate nell’ottica delle ristampe in volume, è comunque solamente positivo che Roche riesca invece a condensare l’intera vicenda in sole 22 pagine, regalandoci un racconto autoconclusivo che richiede tempo per essere letto e apprezzato, nello stile dei gloriosi fumetti degli anni 1980.
Didascalie e dialoghi, in parallelo alla trama, sono a loro volta numerosi e verbosi, quasi prolissi, a dimostrazione del grande amore di Roche per la parola scritta e per lo stile dei classici fumetti Marvel dei Transformer: c’è una certa differenza con lo stile asciutto e diretto che Simon Furman ha adottato sinora, in tutta la sua produzione IDW. Persino i suoi Spotlight, dove comunque lo scopo è dare spazio al flusso di coscienza dei personaggi, risultano essere più sintetici di questa opera prima di Roche.
La presa sui personaggi è totale e la caratterizzazione incredibilmente accurata: si va dall’eccellente resa della spirale di follia di Kup alla accurata e puntuale definizione delle personalità opposte di Prowl (odioso come non mai, ma capace di giungere a un compromesso proprio per rispettare i propri principi) e di Springer (tanto desideroso di fare la cosa giusta da non rendersi conto delle conseguenze negative delle sue decisioni).
Curiosamente, il titolo dell’albo è ingannevole: sebbene, infatti, la maggior parte delle tavole sia dedicata alla follia di Kup, il personaggio di cui invece la personalità , la storia e le emozioni vengono poste sotto il riflettore è Springer.
Sul versante grafico, Nick Roche adotta un approccio estremamente lontano da quelli canonici dei Transformer, scegliendo uno stile che, da un lato, fornisca la giusta atmosfera al racconto e, dall’altro, rispecchi il suo approccio iperattivo (in senso positivo) e frenetico, letteralmente “schizzatissimo”.
Non ci sono più le sobrie e bilanciate geometrie di E.J. Su, né i poderosi e massicci colossi tecnologici di Don Figueroa: i Transformer di Nick Roche sono deformati e allungati e ogni occasione è buona per portarli a ulteriori estremi di stilizzazione (ogni immagine di Kup, ma anche lo Springer spettrale). Il tratto è spigoloso, sporco e rabbioso, impressionistico e abbondante di neri e “graffi”: cita dichiaratamente autori come Ben Templesmith e Bill Sienkiewickz e manifesta la debordante energia dell’autore e una sua creatività incontenibile e in apparenza inesauribile.
In sintesi: Roche conferma di essere un vulcano di idee alimentato da un entusiasmo che sembra sconfinato. Ogni tavola, ogni vignetta e ogni dettaglio di queste 22 pagine di storia testimoniano una passione e una creatività che sono a stento contenute nei limiti del classico albo a fumetti USA e che promettono veramente bene: casomai un giorno Simon Furman dovesse stancarsi dei Transformer, il suo erede è già stato trovato.

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








