Admin

Messaggi: 9.356
Iscritto il: 21/06/2004
Iscritto il: 21/06/2004
Spotlight (8): Galvatron
“Spotlight: Galvatron”
Storia: Simon Furman
Arte: Guido Guidi
Colori: Eric Burns
Copertina A di Guido Guidi; copertina B di Alex Milne
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel luglio 2007.
Nel conteggio generale della collana Spotlight, questo albo è l’8.
Nel Volume in corso (2), è il 3.
Introduzione
“Convinto di avere una vocazione superiore, un potenziale rinchiuso che lo distingue dalla massa, non teme nulla, neppure la morte.
Questa convinzione ossessiva riguardo al proprio destino lo ha spinto più volte nelle propaggini più oscure dell’ignoto, sempre alla ricerca dell’elusiva rivelazione che libererà i segreti della sua coscienza labirintica.
Il suo nome…
È Galvatron!”
La storia
Nella Distesa Benzuli (Benzuli Espanse), una nave spaziale di droni di servizio del pianeta Helo-Q sta indagando sull’Anomalia cosmica che minaccia di ingoiare molto preso il loro stesso pianeta.
Dall’Anomalia emerge Galvatron, che li attacca con violenza. La nave spaziale reagisce con uno sbarramento di armi dedicate normalmente a polverizzare le comete.
Galvatron ne subisce in pieno la forza e sembra esserne neutralizzato, ma quando i droni lo portano a bordo (non rilevando in lui alcun segno di vita), Galvatron si riprende immediatamente, e distrugge prima essi e poi la loro astronave.
Galvatron è l’Araldo, il Messaggero della Non Vita, colui che porta la parola di coloro che furono e che ora saranno per sempre.
L’Espansione incombe su questo universo e l’eliminazione dei droni di Helo-Q, che costituivano un fastidio minore, era solo un compito secondario: ben altri obiettivi lo attendono ora, e davvero nulla lo può fermare.
Su Cybertron, in un campo prigione Autobot situato al Passo Testa di Tuono (Thunderhead Pass), Sideswipe viola il silenzio radio (nonostante le proteste di Leadfoot) per cercare di contattare Optimus Prime.
Sideswipe vorrebbe essere impiegato attivamente sulla Terra, per cercare lo scomparso Sunstreaker, invece che restare su Cybertron a sorvegliare passivamente un po’ di inutili prigionieri Decepticon (soprattutto adesso che la squadra scientifica di Jetfire se n’è andata e quel luogo non ha più alcuna importanza).
Dalla Terra gli risponde solo Ratchet, che gli comunica l’assenza del loro capo, partito per destinazione ignota.
Verity Carlo e Jimmy Pink approvano l’atteggiamento di Sideswipe, mentre rinfacciano a Ratchet che lui e gli Autobot hanno deluso tanto Sunstreaker quanto Hunter O’Nion.
Hound, capo della squadra Autobot della base cybertroniana, riprende formalmente Sideswipe per la sua insubordinazione e, per punizione, lo pone di guardia al campo.
Galvatron giunge su Cybertron e la sua memoria si perde nel passato: non vede quel pianeta da un’infinità di tempo: da prima della guerra, delle fazioni e del caos.
Non lo vede dall’Epoca d’Oro (The Golden Age), da quando la Prima Arca fu lanciata nel cosmo, con a bordo lui, un Prime e altri Transformer.
La missione ufficiale prevedeva l’esplorazione spaziale e l’apertura di vie commerciali, ma in realtà lo scopo era trovare un luogo di immenso potere, che il Prime aveva individuato per primo, e che era stato come uno strappo nella Matrice.
Quel luogo era un pozzo senza fondo, un riflesso oscuro della Matrice stessa, un mezzo per rimodellare l’universo.
Ma ogni loro tentativo di sondare l’anomalia nascente nella Distesa Benzuli andò a vuoto. Fu allora che Galvatron prese una decisione, svelando fino a che punto si spingesse la sua propensione a gettarsi nell’ignoto.
Galvatron attacca e uccide Leadfoot, non senza provare (curiosamente, dice lui stesso) una punta di rimorso per la vita presa e per ciò che lui stesso ha perso.
In reazione a questo atto, Sideswipe lo attacca con violenza e furia scatenate.
Galvatron ha avuto ordini da un capo misterioso di non lasciare nessuno vivo, ma, stranamente, si ritrova incapace di obbedire ed esita a contrattaccare.
Hound sopraggiunge insieme al resto della squadra: Warpath, Skram e Road Rocket.
Il loro attacco combinato sembra danneggiare e mettere in difficoltà Galvatron.
Sideswipe ne approfitta per sparare il colpo letale che gli distrugge completamente la testa, scatenando la rabbia di Hound (un cadavere non può dare risposte).
Ma Skram esclama che il loro nemico non è morto.
Sbagliato, pensa Galvatron, trasformandosi in cannone e mettendoli tutti fuori gioco con una sola raffica.
Galvatron sceglie però di non ucciderli: con questa piccola ribellione al suo misterioso e sconosciuto superiore, ricorda a se stesso di essere ancora il padrone del proprio destino.
Gli altri suoi compagni, invece, sono morti tanto dentro che fuori.
E Galvatron lo sa bene: fu lui a ucciderli, quando spinse la Prima Arca all’interno dell’Anomalia.
In quel momento, infatti, l’Universo Morto (Dead Universe) reclamò tutti loro.
Adesso, la sua missione principale è compiuta: Galvatron torna al ‘lago’ sotterraneo che funge da interfaccia dimensionale portando con sé l’oggetto che doveva recuperare.
E, su Cybertron, Hound e Skram, intenti a dare un allarme generale, si accorgono che il corpo di Thunderwing è scomparso.
Note
La Distesa Benzuli e la missione della Prima Arca sono già state citate in Spotlight: Nightbeat.
I droni di servizio di Helo-Q sono vagamente ispirati alla struttura corporea dei Quintesson della serie G1, ma solo nel senso che Guido Guidi stava genericamente pensando a essi, mentre li disegnava (come ha raccontato nella mailing list).
Il Passo Testa di Tuono è il luogo della ‘sconfitta’ di Thunderwing, vista nella miniserie Stormbringer.
Optimus Prime non è sulla Terra, perché impegnato negli eventi che si vedranno ad Agosto in Spotlight: Optimus Prime.
Qual è il legame tra Sideswipe e Sunstreaker? Questa storia suggerisce solo che ve ne sia uno davvero molto forte, ma non spiega quale sia la sua natura.
Simon Furman ha comunque anticipato sul suo blog che nel 2008, tra i tanti temi affrontati, vi sarà anche la questione dei ‘fratelli’ nella struttura sociale Cybertroniana.
Hound esordisce nell’universo IDW con una caratterizzazione che lo rende abbastanza simile a Prowl: che il potere dia alla testa?
Sunstreaker e Hunter O’Nion sono scomparsi nella saga di Escalation.
Quali saranno i Decepticon prigionieri degli Autobot? Solo i superstiti della battaglia di Stormbringer o anche i presunti defunti?
Skram, Road Rocket e Leadfoot sono personaggi della serie G2, i primi ad apparire nel nuovo universo IDW.
Simon Furman aveva già cercato di rimescolare le carte in modo analogo nell’incompiuta War Within: The Age Of Wrath, dove aveva fatto entrare in scena i personaggi G2 della squadra Turbomaster.
L’angolo delle statistiche prosegue osservando che Leadfoot è l’unico personaggio G2 ad aver avuto una precedente apparizione a fumetti (nella serie G2 della Marvel), che Warpath è il primo Minibot dell’universo IDW (se si restringe la definizione al suo solo gruppetto) e, infine, che questa è la prima occasione in cui Guido Guidi realizza un fumetto completamente G1 (i suoi lavori pubblicati sinora sono stati Armada, Energon, Universe ed Evolutions: Hearts Of Steel, tutte varianti sul tema; e ciò che realizzò per la saga G1 della Dreamwave non vide mai la pubblicazione a causa del fallimento della casa editrice).
L’ Epoca d’Oro di Cybertron è un concetto classico, che ricorreva soprattutto nella serie animata G1, ma che è stato ripreso anche in War Within: The Dark Ages.
Nel suo monologo, Galvatron dichiara di aver accettato di servire un potere a lui superiore, ma solo per ingannarlo e poter invece perseguire i propri scopi personali. Non esita, inoltre, a ribellarsi sottilmente a quel potere, giungendo quasi a contrastarlo, in un certo senso.
E’ un comportamento analogo, sebbene più complesso, a quello del Galvatron del ciclo G1 Marvel US #69-75, scritto sempre da Simon Furman.
Non viene fatto esplicitamente il nome del Prime a bordo della Prima Arca, ma sembra certo che sia anche la stessa Presenza che Optimus Prime ha incontrato nell’Infraspazio in Escalation #6.
Chi ha visto l’anteprima a Spotlight: Optimus Prime sa che questa Presenza è stata identificata con certezza come un Prime.
Uno dei Cybertroniani a bordo della Prima Arca è raffigurato in modo simile al Thunderwing (Involucro Pretender) dell'epoca Marvel.
Per la prima volta, la Matrice viene menzionata in questo nuovo universo G1 della IDW, ed è pure associata a un Prime.
In che modo Galvatron ha ucciso Leadfoot, esattamente?
Come confermato dallo stesso Guidi, il metodo è lo stesso usato su Krakon in Spotlight: Nightbeat: Galvatron ha causato la necrosi dei suoi sistemi tramite il solo contatto.
La violenza con cui Sideswipe vendica Leadfoot è in realtà uno sfogo per l’impossibilità di contribuire a cercare e salvare Sunstreaker?
Sideswipe si dà la spinta con il classico zaino a razzo che possiede sin dai tempi del Profilo G1 Marvel. In più, il suo pugno potenziato (molto pirotecnico) rievoca la caratteristica originale della grande forza attribuita alle sue braccia (nella serie animata G1, le braccia stesse si rimodellavano in martelli pneumatici).
Implicitamente, si deriva che Galvatron è ‘morto’, ma non tanto quanto i suoi stessi compagni d’avventura (‘morti sia fuori che dentro’). Per questo motivo, nessuna arma riesce a ucciderlo permanentemente.
Lo stesso Thunderwing è a sua volta un cadavere (ambulante?), almeno dal punto di vista tecnico.
Questa atmosfera in cui ‘non si può uccidere ciò che è già morto’ riprende e amplia la tematica Lovecraftiana introdotta in Spotlight: Nighbeat.
La sequenza finale è ambientata presumibilmente su Gorlan Prime, pianeta che, come visto in Spotlight: Nighbeat, ospita un ‘lago’ sotterraneo che funge da interfaccia dimensionale (ma non è detto sia l’unico esistente).
Il misterioso ‘lui’ da cui Galvatron riceve ordini (e non è detto che si tratti del già citato Prime) è anche colui che comanda l’Oscurità (The Darkness), altro nuovo termine che si unisce al’Espansione e all’Universo Morto.
Thunderwing appare nella sua modalità Ultra, assunta nella sequenza finale della battaglia vista in Stormbringer #4.
La vignetta finale risulta inattesa quasi per tutti i lettori, che si concentrano più sulla ‘prima volta’ di Galvatron e sull’esito della catastrofica battaglia con gli Autobot, piuttosto che sulla sua missione.
Il nome di Galvatron non viene mai fatto in nessuna pagina della storia: Simon Furman ripete quindi lo stesso trattamento riservato al personaggio nel ciclo G1 Marvel US #69-79, dove però il motivo era quello di non dover esplicitare riferimenti alla continuità G1 Marvel Uk.
In appendice all’albo, cinque tavole speciali di studi per i personaggi di Guido Guidi illustrano Hound, Skram, Road Racket, Sideswipe e Leadfoot nelle loro modalità cybertroniane di robot e di veicoli.
Gli studi sono in realtà disegni finiti e completi, a colori e ricchissimi di dettagli, che in un certo senso riportano alla memoria i classici albi G1 Marvel (in coda ai quali erano sempre presenti una o più schede illustrate dedicate ai personaggi).
Particolare attenzione va dedicata alla tavola di Sideswipe, corredata con ulteriori dettagli anatomici illustrati a parte (armi e piedi), stile More Than Meets The Eye del veicolo dichiarato dallo stesso Guidi e spiegazione del simbolo cybertroniano che lo decora (un equivalente della S del nostro alfabeto, ispirata al modellino G2, tanto per restare in tema).
Se questi personaggi sono stati solo ‘adattati’ a un look più cybertroniano, Galvatron è stato invece sottoposto a un restyling che ha potenziato una figura classica già molto elegante e moderna, rendendola ancora più aggressiva e ostile, grazie all’aumento di spigoli e angoli in tutta la sua figura e all’esasperazione di elementi grafici in passato appena accennati.
E’ possibile che Guidi si sia ispirato ampiamente allo stile anime (da lui molto apprezzato) con cui era stato realizzato il famoso episodio Call Of The Primitives della Stagione 3 G1.
Spotlight: Galvatron forma con Spotlight: Optimus Prime una sorta di unità narrativa, non tanto per personaggi (completamente diversi), ma per filone narrativo. I due albi, entrambi ambientati nel presente, costituiscono anche un ideale ponte narrativo che congiunge Escalation #6 a Devastation #1.
Galleria delle tavole di anteprima e delle copertine.
Osservazioni
Dopo mesi di carestia (non certo compensati dal deludente Megatron: Origin #1), un nuovo capitolo della saga G1 torna ad allietare il palato dei lettori.
E che stupenda sorpresa è, in tutti gli aspetti possibili e immaginabili!
Un Transformer tanto popolare quanto discusso come Galvatron torna a nuova vita grazie alle magiche parole di Simon Furman, che lo riplasma in un personaggio completamente nuovo (non è più l’evoluzione di Galvatron, ma un cybertroniano a lui preesistente) del quale però mantiene le più celebri caratteristiche, tra cui la spaventosa inarrestabilità, la determinazione e la capacità di giungere a qualsiasi compromesso pur di ottenere i propri scopi. In più, nella meraviglia sempre in rinnovamento degli Spotlight, una nuova luce viene gettata su questi aspetti della sua personalità, quando Furman rivela che Galvatron agisce in questo modo perché convinto di avere un destino superiore da realizzare. E attenzione all’introduzione, dove per la perenne ricerca di Galvatron (più metafora interiore che semplice questua esteriore) si usa la parola chiave di Rivelazione, con riferimento al futuro ciclo G1 che seguirà a Devastation, e cioè Revelation.
E ancora una volta, questa abile e affascinante esplorazione dell’animo di un Transformer (come sempre, tanto semplice in apparenza quanto mai eguagliata prima), narrata dalla sua personalissima soggettiva, si mescola a naturalissimi e saldissimi agganci alla continuità narrativa dell’intrigante saga che si sta dipanando da un anno e mezzo, facendo bramare ulteriori sviluppi il più in fretta possibile.
Alla chiarezza cristallina e geometrica della trama e della narrazione si congiunge la componente artistica, nitida e rigorosa come non mai.
Guido Guidi, che aveva espresso il desiderio di sviluppare uno stile più essenziale e immediato, produce quella che è probabilmente la sua migliore prova in tutti questi anni, illustrando tavole tanto luminose quanto dinamiche, senza mai rinunciare all’amore per i particolari che è sempre stato un marchio di fabbrica delle sue opere.
E’ una gioia per gli occhi osservare la certosina cura delle strutture corporee e delle pose di ogni Transformer, compresa la ‘carne da cannone’ che è destinata a fare una brutta fine e potrebbe quindi anche ricevere un’attenzione artistica minore.
A ciò si aggiungono, in un contrasto tanto netto quanto assai pertinente con l’evolversi della narrazione, i primi piani di Galvatron, che si segnalano per l’utilizzo di tecniche grafiche diverse, atte a sottolineare l’intensità del momento: dal tratto schizzato durante la battaglia coi droni ai giochi di ombre e luce durante il viaggio sull’Arca, per giungere alle due memorabili inquadrature della sequenza Cybertroniana: insondabile e solenne la prima, feroce e densa di violenza contenuta a stento la seconda.
Per chiudere, menzione d’onore per i colori di Eric Burns, che esaltano e illuminano nel modo più consono il dettagliatissimo lavoro di Guidi, affiancandosi ad esso invece che soffocarlo.
Hanno contribuito Shima e Jazzluca
Storia: Simon Furman
Arte: Guido Guidi
Colori: Eric Burns
Copertina A di Guido Guidi; copertina B di Alex Milne
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel luglio 2007.
Nel conteggio generale della collana Spotlight, questo albo è l’8.
Nel Volume in corso (2), è il 3.
Introduzione
“Convinto di avere una vocazione superiore, un potenziale rinchiuso che lo distingue dalla massa, non teme nulla, neppure la morte.
Questa convinzione ossessiva riguardo al proprio destino lo ha spinto più volte nelle propaggini più oscure dell’ignoto, sempre alla ricerca dell’elusiva rivelazione che libererà i segreti della sua coscienza labirintica.
Il suo nome…
È Galvatron!”
La storia
Nella Distesa Benzuli (Benzuli Espanse), una nave spaziale di droni di servizio del pianeta Helo-Q sta indagando sull’Anomalia cosmica che minaccia di ingoiare molto preso il loro stesso pianeta.
Dall’Anomalia emerge Galvatron, che li attacca con violenza. La nave spaziale reagisce con uno sbarramento di armi dedicate normalmente a polverizzare le comete.
Galvatron ne subisce in pieno la forza e sembra esserne neutralizzato, ma quando i droni lo portano a bordo (non rilevando in lui alcun segno di vita), Galvatron si riprende immediatamente, e distrugge prima essi e poi la loro astronave.
Galvatron è l’Araldo, il Messaggero della Non Vita, colui che porta la parola di coloro che furono e che ora saranno per sempre.
L’Espansione incombe su questo universo e l’eliminazione dei droni di Helo-Q, che costituivano un fastidio minore, era solo un compito secondario: ben altri obiettivi lo attendono ora, e davvero nulla lo può fermare.
Su Cybertron, in un campo prigione Autobot situato al Passo Testa di Tuono (Thunderhead Pass), Sideswipe viola il silenzio radio (nonostante le proteste di Leadfoot) per cercare di contattare Optimus Prime.
Sideswipe vorrebbe essere impiegato attivamente sulla Terra, per cercare lo scomparso Sunstreaker, invece che restare su Cybertron a sorvegliare passivamente un po’ di inutili prigionieri Decepticon (soprattutto adesso che la squadra scientifica di Jetfire se n’è andata e quel luogo non ha più alcuna importanza).
Dalla Terra gli risponde solo Ratchet, che gli comunica l’assenza del loro capo, partito per destinazione ignota.
Verity Carlo e Jimmy Pink approvano l’atteggiamento di Sideswipe, mentre rinfacciano a Ratchet che lui e gli Autobot hanno deluso tanto Sunstreaker quanto Hunter O’Nion.
Hound, capo della squadra Autobot della base cybertroniana, riprende formalmente Sideswipe per la sua insubordinazione e, per punizione, lo pone di guardia al campo.
Galvatron giunge su Cybertron e la sua memoria si perde nel passato: non vede quel pianeta da un’infinità di tempo: da prima della guerra, delle fazioni e del caos.
Non lo vede dall’Epoca d’Oro (The Golden Age), da quando la Prima Arca fu lanciata nel cosmo, con a bordo lui, un Prime e altri Transformer.
La missione ufficiale prevedeva l’esplorazione spaziale e l’apertura di vie commerciali, ma in realtà lo scopo era trovare un luogo di immenso potere, che il Prime aveva individuato per primo, e che era stato come uno strappo nella Matrice.
Quel luogo era un pozzo senza fondo, un riflesso oscuro della Matrice stessa, un mezzo per rimodellare l’universo.
Ma ogni loro tentativo di sondare l’anomalia nascente nella Distesa Benzuli andò a vuoto. Fu allora che Galvatron prese una decisione, svelando fino a che punto si spingesse la sua propensione a gettarsi nell’ignoto.
Galvatron attacca e uccide Leadfoot, non senza provare (curiosamente, dice lui stesso) una punta di rimorso per la vita presa e per ciò che lui stesso ha perso.
In reazione a questo atto, Sideswipe lo attacca con violenza e furia scatenate.
Galvatron ha avuto ordini da un capo misterioso di non lasciare nessuno vivo, ma, stranamente, si ritrova incapace di obbedire ed esita a contrattaccare.
Hound sopraggiunge insieme al resto della squadra: Warpath, Skram e Road Rocket.
Il loro attacco combinato sembra danneggiare e mettere in difficoltà Galvatron.
Sideswipe ne approfitta per sparare il colpo letale che gli distrugge completamente la testa, scatenando la rabbia di Hound (un cadavere non può dare risposte).
Ma Skram esclama che il loro nemico non è morto.
Sbagliato, pensa Galvatron, trasformandosi in cannone e mettendoli tutti fuori gioco con una sola raffica.
Galvatron sceglie però di non ucciderli: con questa piccola ribellione al suo misterioso e sconosciuto superiore, ricorda a se stesso di essere ancora il padrone del proprio destino.
Gli altri suoi compagni, invece, sono morti tanto dentro che fuori.
E Galvatron lo sa bene: fu lui a ucciderli, quando spinse la Prima Arca all’interno dell’Anomalia.
In quel momento, infatti, l’Universo Morto (Dead Universe) reclamò tutti loro.
Adesso, la sua missione principale è compiuta: Galvatron torna al ‘lago’ sotterraneo che funge da interfaccia dimensionale portando con sé l’oggetto che doveva recuperare.
E, su Cybertron, Hound e Skram, intenti a dare un allarme generale, si accorgono che il corpo di Thunderwing è scomparso.
Note
La Distesa Benzuli e la missione della Prima Arca sono già state citate in Spotlight: Nightbeat.
I droni di servizio di Helo-Q sono vagamente ispirati alla struttura corporea dei Quintesson della serie G1, ma solo nel senso che Guido Guidi stava genericamente pensando a essi, mentre li disegnava (come ha raccontato nella mailing list).
Il Passo Testa di Tuono è il luogo della ‘sconfitta’ di Thunderwing, vista nella miniserie Stormbringer.
Optimus Prime non è sulla Terra, perché impegnato negli eventi che si vedranno ad Agosto in Spotlight: Optimus Prime.
Qual è il legame tra Sideswipe e Sunstreaker? Questa storia suggerisce solo che ve ne sia uno davvero molto forte, ma non spiega quale sia la sua natura.
Simon Furman ha comunque anticipato sul suo blog che nel 2008, tra i tanti temi affrontati, vi sarà anche la questione dei ‘fratelli’ nella struttura sociale Cybertroniana.
Hound esordisce nell’universo IDW con una caratterizzazione che lo rende abbastanza simile a Prowl: che il potere dia alla testa?
Sunstreaker e Hunter O’Nion sono scomparsi nella saga di Escalation.
Quali saranno i Decepticon prigionieri degli Autobot? Solo i superstiti della battaglia di Stormbringer o anche i presunti defunti?
Skram, Road Rocket e Leadfoot sono personaggi della serie G2, i primi ad apparire nel nuovo universo IDW.
Simon Furman aveva già cercato di rimescolare le carte in modo analogo nell’incompiuta War Within: The Age Of Wrath, dove aveva fatto entrare in scena i personaggi G2 della squadra Turbomaster.
L’angolo delle statistiche prosegue osservando che Leadfoot è l’unico personaggio G2 ad aver avuto una precedente apparizione a fumetti (nella serie G2 della Marvel), che Warpath è il primo Minibot dell’universo IDW (se si restringe la definizione al suo solo gruppetto) e, infine, che questa è la prima occasione in cui Guido Guidi realizza un fumetto completamente G1 (i suoi lavori pubblicati sinora sono stati Armada, Energon, Universe ed Evolutions: Hearts Of Steel, tutte varianti sul tema; e ciò che realizzò per la saga G1 della Dreamwave non vide mai la pubblicazione a causa del fallimento della casa editrice).
L’ Epoca d’Oro di Cybertron è un concetto classico, che ricorreva soprattutto nella serie animata G1, ma che è stato ripreso anche in War Within: The Dark Ages.
Nel suo monologo, Galvatron dichiara di aver accettato di servire un potere a lui superiore, ma solo per ingannarlo e poter invece perseguire i propri scopi personali. Non esita, inoltre, a ribellarsi sottilmente a quel potere, giungendo quasi a contrastarlo, in un certo senso.
E’ un comportamento analogo, sebbene più complesso, a quello del Galvatron del ciclo G1 Marvel US #69-75, scritto sempre da Simon Furman.
Non viene fatto esplicitamente il nome del Prime a bordo della Prima Arca, ma sembra certo che sia anche la stessa Presenza che Optimus Prime ha incontrato nell’Infraspazio in Escalation #6.
Chi ha visto l’anteprima a Spotlight: Optimus Prime sa che questa Presenza è stata identificata con certezza come un Prime.
Uno dei Cybertroniani a bordo della Prima Arca è raffigurato in modo simile al Thunderwing (Involucro Pretender) dell'epoca Marvel.
Per la prima volta, la Matrice viene menzionata in questo nuovo universo G1 della IDW, ed è pure associata a un Prime.
In che modo Galvatron ha ucciso Leadfoot, esattamente?
Come confermato dallo stesso Guidi, il metodo è lo stesso usato su Krakon in Spotlight: Nightbeat: Galvatron ha causato la necrosi dei suoi sistemi tramite il solo contatto.
La violenza con cui Sideswipe vendica Leadfoot è in realtà uno sfogo per l’impossibilità di contribuire a cercare e salvare Sunstreaker?
Sideswipe si dà la spinta con il classico zaino a razzo che possiede sin dai tempi del Profilo G1 Marvel. In più, il suo pugno potenziato (molto pirotecnico) rievoca la caratteristica originale della grande forza attribuita alle sue braccia (nella serie animata G1, le braccia stesse si rimodellavano in martelli pneumatici).
Implicitamente, si deriva che Galvatron è ‘morto’, ma non tanto quanto i suoi stessi compagni d’avventura (‘morti sia fuori che dentro’). Per questo motivo, nessuna arma riesce a ucciderlo permanentemente.
Lo stesso Thunderwing è a sua volta un cadavere (ambulante?), almeno dal punto di vista tecnico.
Questa atmosfera in cui ‘non si può uccidere ciò che è già morto’ riprende e amplia la tematica Lovecraftiana introdotta in Spotlight: Nighbeat.
La sequenza finale è ambientata presumibilmente su Gorlan Prime, pianeta che, come visto in Spotlight: Nighbeat, ospita un ‘lago’ sotterraneo che funge da interfaccia dimensionale (ma non è detto sia l’unico esistente).
Il misterioso ‘lui’ da cui Galvatron riceve ordini (e non è detto che si tratti del già citato Prime) è anche colui che comanda l’Oscurità (The Darkness), altro nuovo termine che si unisce al’Espansione e all’Universo Morto.
Thunderwing appare nella sua modalità Ultra, assunta nella sequenza finale della battaglia vista in Stormbringer #4.
La vignetta finale risulta inattesa quasi per tutti i lettori, che si concentrano più sulla ‘prima volta’ di Galvatron e sull’esito della catastrofica battaglia con gli Autobot, piuttosto che sulla sua missione.
Il nome di Galvatron non viene mai fatto in nessuna pagina della storia: Simon Furman ripete quindi lo stesso trattamento riservato al personaggio nel ciclo G1 Marvel US #69-79, dove però il motivo era quello di non dover esplicitare riferimenti alla continuità G1 Marvel Uk.
In appendice all’albo, cinque tavole speciali di studi per i personaggi di Guido Guidi illustrano Hound, Skram, Road Racket, Sideswipe e Leadfoot nelle loro modalità cybertroniane di robot e di veicoli.
Gli studi sono in realtà disegni finiti e completi, a colori e ricchissimi di dettagli, che in un certo senso riportano alla memoria i classici albi G1 Marvel (in coda ai quali erano sempre presenti una o più schede illustrate dedicate ai personaggi).
Particolare attenzione va dedicata alla tavola di Sideswipe, corredata con ulteriori dettagli anatomici illustrati a parte (armi e piedi), stile More Than Meets The Eye del veicolo dichiarato dallo stesso Guidi e spiegazione del simbolo cybertroniano che lo decora (un equivalente della S del nostro alfabeto, ispirata al modellino G2, tanto per restare in tema).
Se questi personaggi sono stati solo ‘adattati’ a un look più cybertroniano, Galvatron è stato invece sottoposto a un restyling che ha potenziato una figura classica già molto elegante e moderna, rendendola ancora più aggressiva e ostile, grazie all’aumento di spigoli e angoli in tutta la sua figura e all’esasperazione di elementi grafici in passato appena accennati.
E’ possibile che Guidi si sia ispirato ampiamente allo stile anime (da lui molto apprezzato) con cui era stato realizzato il famoso episodio Call Of The Primitives della Stagione 3 G1.
Spotlight: Galvatron forma con Spotlight: Optimus Prime una sorta di unità narrativa, non tanto per personaggi (completamente diversi), ma per filone narrativo. I due albi, entrambi ambientati nel presente, costituiscono anche un ideale ponte narrativo che congiunge Escalation #6 a Devastation #1.
Galleria delle tavole di anteprima e delle copertine.
Osservazioni
Dopo mesi di carestia (non certo compensati dal deludente Megatron: Origin #1), un nuovo capitolo della saga G1 torna ad allietare il palato dei lettori.
E che stupenda sorpresa è, in tutti gli aspetti possibili e immaginabili!
Un Transformer tanto popolare quanto discusso come Galvatron torna a nuova vita grazie alle magiche parole di Simon Furman, che lo riplasma in un personaggio completamente nuovo (non è più l’evoluzione di Galvatron, ma un cybertroniano a lui preesistente) del quale però mantiene le più celebri caratteristiche, tra cui la spaventosa inarrestabilità, la determinazione e la capacità di giungere a qualsiasi compromesso pur di ottenere i propri scopi. In più, nella meraviglia sempre in rinnovamento degli Spotlight, una nuova luce viene gettata su questi aspetti della sua personalità, quando Furman rivela che Galvatron agisce in questo modo perché convinto di avere un destino superiore da realizzare. E attenzione all’introduzione, dove per la perenne ricerca di Galvatron (più metafora interiore che semplice questua esteriore) si usa la parola chiave di Rivelazione, con riferimento al futuro ciclo G1 che seguirà a Devastation, e cioè Revelation.
E ancora una volta, questa abile e affascinante esplorazione dell’animo di un Transformer (come sempre, tanto semplice in apparenza quanto mai eguagliata prima), narrata dalla sua personalissima soggettiva, si mescola a naturalissimi e saldissimi agganci alla continuità narrativa dell’intrigante saga che si sta dipanando da un anno e mezzo, facendo bramare ulteriori sviluppi il più in fretta possibile.
Alla chiarezza cristallina e geometrica della trama e della narrazione si congiunge la componente artistica, nitida e rigorosa come non mai.
Guido Guidi, che aveva espresso il desiderio di sviluppare uno stile più essenziale e immediato, produce quella che è probabilmente la sua migliore prova in tutti questi anni, illustrando tavole tanto luminose quanto dinamiche, senza mai rinunciare all’amore per i particolari che è sempre stato un marchio di fabbrica delle sue opere.
E’ una gioia per gli occhi osservare la certosina cura delle strutture corporee e delle pose di ogni Transformer, compresa la ‘carne da cannone’ che è destinata a fare una brutta fine e potrebbe quindi anche ricevere un’attenzione artistica minore.
A ciò si aggiungono, in un contrasto tanto netto quanto assai pertinente con l’evolversi della narrazione, i primi piani di Galvatron, che si segnalano per l’utilizzo di tecniche grafiche diverse, atte a sottolineare l’intensità del momento: dal tratto schizzato durante la battaglia coi droni ai giochi di ombre e luce durante il viaggio sull’Arca, per giungere alle due memorabili inquadrature della sequenza Cybertroniana: insondabile e solenne la prima, feroce e densa di violenza contenuta a stento la seconda.
Per chiudere, menzione d’onore per i colori di Eric Burns, che esaltano e illuminano nel modo più consono il dettagliatissimo lavoro di Guidi, affiancandosi ad esso invece che soffocarlo.
Hanno contribuito Shima e Jazzluca

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








