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Iscritto il: 21/06/2004
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Spotlight (10): Ramjet
“Spotlight: Ramjet”
Storia: Stuart Moore
Arte: Robby Musso
Colori: Josh Burcham
Copertina A di Robby Musso; copertina B di Guido Guidi
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel settembre 2007.
Nel conteggio generale della collana Spotlight, questo albo è il 10.
Nel Volume in corso (2), è il 5.
Introduzione
“Ramjet. Un lupo solitario Decepticon, i cui piani comprendono nientemeno che lo spodestamento dello stesso Megatron. Ma Ramjet è davvero quel maestro dei complotti che crede di essere, o è solo un altro pretendente al trono?
In un modo o nell’altro, sta per scoprirlo.”
La storia
In volo sopra il territorio USA, Ramjet incontra il collega Skywarp, che ha accettato di parlargli, sebbene ciò sia per lui molto rischioso. Ufficialmente, sta infatti esaminando alcune fragili monarchie africane per conto di Megatron, nell’ambito del progetto di destabilizzazione globale.
Ramjet sta cercando nuovi alleati, in vista dell’attuazione della sua complessa rete di piani ‘non lineari’ (in opposizione ai piani di meccanoidi come Megatron e Starscream, che sono meschinamente lineari).
Il concetto di linearità viene esposto da Ramjet con un paragone.
Quando un jet Decepticon vola, lo fa in uno spazio tridimensionale, dove va da un punto a un altro e vede distintamente ciò che lo circonda, sia esso il terreno o l’atmosfera o l’orizzonte. Questo è un viaggio lineare.
Quando invece usa il Rimbalzo Orbitale, o uno dei varchi di distorsione Skywarp, è come se si trovasse ovunque nello stesso momento. Questo è un viaggio non lineare.
I piani di Ramjet sono talmente vasti e complessi da risultare appunto non lineari, in contrasto alle strategie a senso unico di Megatron.
E Ramjet mira proprio a colpire e spodestare Megatron, che, recandosi sulla Terra, ha commesso un errore: si è infatti isolato e si è esposto a un attacco.
Skywarp lo mette in guardia, ricordandogli la fine fatta da Starscream e gli concede ventiquattro ore, prima di verificare la bontà dei suoi piani ‘non lineari’. Prima di andarsene con un balzo di distorsione, gli ricorda comunque un vecchio detto Cybertroniano: ‘Scommetti sempre sul capo’.
Ramjet rientra da solo alla propria base, un bunker nascosto in una zona forestale.
Lì trova i suoi servitori, tre Mini-Constructicon, al lavoro per realizzare un Rilevatore Cybertronico Universale (Universal Cybertronic Tracker).
Sollecitati dal loro capo, i tre Mini-Constructicon stimano altre 19 ore per completarlo. I tre hanno assimilato dalle trasmissioni terrestri le caratteristiche più negative e ora parlano in uno slang insopportabilmente giovanile e insolente, tanto da giungere a ribattezzarsi EmCee.
La cosa irrita abbastanza Ramjet, che si consola pensando a come Megatron fuggirebbe in preda al terrore, se sapesse dei suoi grandiosi piani.
(In Oregon, Megatron ha dato inizio alla Fase 2 del piano di Infiltrazione, ma decide di restare sulla Terra ancora per un po’)
Ramjet contatta Harrison, il Facsimile umano infiltratosi per conto suo nell’istallazione statunitense del Pentagono. Harrison riceve l’incarico di incontrarlo in un luogo prestabilito e portargli i codici di attivazione per il lancio dei missili nucleari intercontinentali della difesa USA.
Purtroppo, Harrison è stato realizzato con mezzi più scadenti di quelli che i Decepticon hanno impiegato per gli altri loro Facsimili, e quindi è un servitore piuttosto lento di mente, che si esprime a monosillabi biascicati. Ramjet deve insistere parecchio, per focalizzare la sua attenzione sull’argomento missili.
Ancora una volta, però, si consola pensando a come presto gli USA saranno solo una distesa radioattiva e devastata. E trae grande orgoglio dal pensiero che Megatron sarebbe costretto ad ammettere la meschinità dei propri piani, in confronto alle sue grandiose macchinazioni.
(In Brasnya, Megatron incontra Georgi Kuska e si appresta a dare il via a eventi che cambieranno per sempre il volto della Terra)
Ramjet passa in volo sopra il più avanzato Centro di Ricerche per le Energie Alternative di tutto il mondo, in Europa, e distribuisce volantini che promettono ricchi premi in euro. Gli impiegati del Centro li raccolgono e li portano in ufficio, lasciandoli sulle scrivanie. Nessuno si accorge che il simbolo dell’Euro dei volantini è in realtà un micro-robot, che si alza su quattro zampe (le barrette centrali dell’Euro) e si innesta nei loro pc, conferendo a Ramjet il controllo su tutto ciò che avviene nel Centro.
Non appena gli umani escogiteranno un prodotto capace di sostituire l’Energon, Ramjet lo saprà e potrà impadronirsene.
Sarà la chiave per il comando sui Decepticon. Ramjet si chiede se Megatron percepisca i venti solari soffiare contro di lui.
(In Brasnya, Megatron sfonda il torace di Optimus Prime, al termine della loro battaglia senza quartiere).
Di nuovo al suo bunker personale, Ramjet entra finalmente in possesso del Rilevatore Cybertronico Universale.
Due degli EmCee hanno la faccia tosta di chiedergli una sostanziosa ricompensa, quando avrà realizzato i suoi piani. Irritato, Ramjet li disintegra.
Sul luogo dell’appuntamento con Harrison, Ramjet riceve i codici di lancio dei missili.
Mentre il Facsimile, giunto alla fine prematura della sua vita artificiale, si decompone, Ramjet descrive i suoi numerosi piani.
Il Rilevatore Cybertronico Universale gli permetterà di tenere sotto controllo tutti i Transformer della galassia.
Il sostituto dell’Energon lo libererà dalla dipendenza da Megatron. Insieme agli altri Decepticon.
La distruzione degli Usa getterà lo scompiglio nel resto del mondo.
Ramjet potrà quindi prendere il potere dei Decepticon e usarli per spremere a fondo ogni risorsa della Terra.
I MicroConstructicon (M2C, versioni ancora più piccole dei suoi assistenti) saranno iniettati nel sangue degli esseri umani, asservendoli alla sua volontà.
A quel punto, la strada per la realizzazione del Ponte Stellare a Superstringa (Superstring Starbridge) sarà aperta.
Purtroppo, Harrison muore prima di conoscere il finale del piano.
Ramjet decide di agire: come prima cosa, con Rilevatore rintraccerà Megatron.
Ma proprio mentre utilizza lo strumento, Megatron gli piomba addosso alle spalle e lo atterra.
Ramjet cerca di reagire vantando la grandiosità dei propri piani, ma Megatron, senza dire una parola, si limita a prenderlo a colpi di cannone, per poi a farlo a brandelli a mani nude e strappargli infine la Scintilla.
Una mano di Ramjet piomba nel Pentagono.
Una gamba finisce al Centro di Ricerche per le Energie Alternative.
Il resto del corpo, sventrato e decapitato, finisce nel bunker, dove il Mini-Constructicon superstite lo contempla perplesso.
E nel bunker dei Decepticon, Skywarp conclude che, per quanto i piani possano essere grandiosi e non lineari, è meglio ‘scommettere sempre sul capo’.
Un compiaciuto Megatron, intanto, palleggia la testa di Ramjet.
Note
L’attività di Skywarp in Africa è legata al metodo Decepticon standard di assoggettamento e sfruttamento di un pianeta (lo stesso messo in pratica in Escalation).
Ramjet arriva dritto dalle pagine di New Avengers/Transformers #4. Il crossover non viene però citato apertamente, perché Skywarp viene interrotto nel mezzo della frase in cui sta per ricordare in quali circostanze Ramjet sia giunto sulla Terra.
La ribellione di Starscream è finita malamente in Infiltration #6.
L’aggettivo Cybertronico è una rarità che risale ai primissimi albi Marvel di Bob Budiansky, e poi rapidamente caduto in disuso in favore del più orecchiabile Cybertroniano.
EmCee sta per MC, cioè le iniziali di Mini-Constructicon.
Questo terzetto di robot dal linguaggio bizzarro non può non ricordare i Mini-Con dell’Air Defense Team, così come Chris Sarracini li caratterizzò nelle pagine della serie a fumetti Armada della Dreamwave.
Il primo intermezzo con Megatron è ripreso da Escalation #1.
Il secondo intermezzo con Megatron e Georgi Kuska è ripreso da Escalation #3.
Il terzo intermezzo con Megatron e Optimus Prime è ripreso da Escalation #5.
Nella splash page con l’esposizione dei piani di Ramjet ci sono alcuni ospiti d’onore: Soundwave (tra i Decepticon schiavi), Verity Carlo, Jimmy Pink e Hunter O’Nion (nell’umanità asservita).
Il Ponte Stellare (StarBridge) sembra un riferimento al Ponte Spaziale della serie G1, naturalmente qui aggiornato con le moderne teorie delle Superstringhe.
Stuart Moore sembra essere molto preparato sui vari metodi di trasporto dei Transformer, dato che cita anche i Rimbalzi Orbitali e i balzi di Skywarp.
Questa competenza si estende a numerosi altri aspetti del mondo dei Transformer, come testimoniato dall’abile intreccio con Escalation e dagli inediti EmCee.
In appendice all’albo, due tavole di schizzi di Robby Musso con il progetto della figura di Ramjet, comprensivo del dettaglio della mascherina a scomparsa che nasconde il volto del robot in modalità di jet.
Con questo albo si chiude il Vol. 2 degli Spotlight. Il ciclo successivo avrà inizio con Spotlight: Blaster, previsto per gennaio 2008.
Osservazioni
Spotlight: Ramjet è una storia autoconclusiva semplicemente fantastica, che mi sono gustato con grande divertimento e soddisfazione dalla prima all’ultima pagina.
L’esperienza negativa di New Avengers/Transformers aveva portato molti (se non tutti) a temere un’altra storia imbarazzante, ma Stuart Moore riesce a stupire tutti, sfornando un racconto ricco di ritmo e trovate inattese, accompagnato da dialoghi arguti, robusti e minuziosamente studiati (tanto che c'è chi teorizza la mano di Simon Furman alla base di questa storia, come pare sia anche per il venturo Spotlight: Mirage).
Il fulcro di questo albo è sicuramente la trama e non la caratterizzazione del protagonista, tanto che al posto di Ramjet avrebbe potuto esserci qualunque altro Decepticon, ma questo dettaglio passa in secondo piano, rispetto al frizzante svolgimento.
Gli aspetti positivi sono infatti in netta maggioranza: si va dalla profonda conoscenza del nuovo universo G1 IDW (certamente i supervisori hanno contribuito, ma è anche vero che in Megatron: Origin di questo contributo non c’è quasi traccia, nonostante la capitale importanza della miniserie) alla grandiosa raffigurazione di Megatron (terribile e implacabile senza bisogno di parole, ma nello stesso tempo lontano anni luce dal bruto demente e grugnente di Megatron: Origin), passando per deliziosi omaggi a noi europei (come il fatto che il centro di ricerche per le energie alternative più avanzato sia in Europa e non negli USA, ma anche l’Euro robotico).
La struttura narrativa, incastrata nella stessa cornice di Escalation e, addirittura disposta specularmente a essa (tanto da giungere a citarne le sequenze più epocali) aggiunge ulteriore valore a questo albo, confermando ulteriormente l’accurata progettazione di Stuart Moore.
Delle due copertine, la B di Guido Guidi, realizzata in puro stile animato G1, è quella che maggiormente coglie lo spirito di questa storia, che è appunto una versione moderna di certi spassosi episodi tipici della Stagione 2 animata della G1 (o anche di certi albi Marvel di Bob Budiansky).
Il lettering è forse il difetto maggiore dell’albo: dopo numerose esagerazioni con balloon dal carattere gigantesco (tipo Stormbringer), ora Chris Mowry passa all’estremo opposto, proponendoci scritte veramente microscopiche.
Ma una via di mezzo, come nella serie regolare, non andrebbe bene?
Robby Musso disegna ancora una volta una sequenza di tavole favolosamente nitida, cristallina, elegante e dettagliata. Anche certe esitazioni e ingenuità del suo primo lavoro, Spotlight: Ultra Magnus, qui scompaiono definitivamente.
Memorabili sono le scene dedicate a Megatron, siano esse reinterpretazioni delle immagini di Escalation oppure nuove sequenze della battaglia con Ramjet. In particolare, il Megatron della tavola finale è una stupenda sintesi del classico personaggio G1 e della nuova versione IDW (quella di Simon Furman, naturalmente).
Al suo elegante lavoro, il colorista Josh Burcham reagisce regalandoci colori limpidi e brillanti.
In conclusione, Spotlight: Ramjet è un esempio di attuazione della grande potenzialità di questa linea di storie: non solo si può variare il registro, ma si può anche concedersi un divertimento sano e, soprattutto, intelligente, senza dover per forza di cose scrivere sempre e solo episodi fondamentali di un’unica grande epica.
Stuart Moore si riscatta dalla pessima prova di New Avengers/Transformers, producendo un racconto abilissimamente congegnato, che funziona come un orologio svizzero ed è pure stato graziato dalla benedizione di un artista tanto dotato quanto professionale nell’approccio.
Storia: Stuart Moore
Arte: Robby Musso
Colori: Josh Burcham
Copertina A di Robby Musso; copertina B di Guido Guidi
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel settembre 2007.
Nel conteggio generale della collana Spotlight, questo albo è il 10.
Nel Volume in corso (2), è il 5.
Introduzione
“Ramjet. Un lupo solitario Decepticon, i cui piani comprendono nientemeno che lo spodestamento dello stesso Megatron. Ma Ramjet è davvero quel maestro dei complotti che crede di essere, o è solo un altro pretendente al trono?
In un modo o nell’altro, sta per scoprirlo.”
La storia
In volo sopra il territorio USA, Ramjet incontra il collega Skywarp, che ha accettato di parlargli, sebbene ciò sia per lui molto rischioso. Ufficialmente, sta infatti esaminando alcune fragili monarchie africane per conto di Megatron, nell’ambito del progetto di destabilizzazione globale.
Ramjet sta cercando nuovi alleati, in vista dell’attuazione della sua complessa rete di piani ‘non lineari’ (in opposizione ai piani di meccanoidi come Megatron e Starscream, che sono meschinamente lineari).
Il concetto di linearità viene esposto da Ramjet con un paragone.
Quando un jet Decepticon vola, lo fa in uno spazio tridimensionale, dove va da un punto a un altro e vede distintamente ciò che lo circonda, sia esso il terreno o l’atmosfera o l’orizzonte. Questo è un viaggio lineare.
Quando invece usa il Rimbalzo Orbitale, o uno dei varchi di distorsione Skywarp, è come se si trovasse ovunque nello stesso momento. Questo è un viaggio non lineare.
I piani di Ramjet sono talmente vasti e complessi da risultare appunto non lineari, in contrasto alle strategie a senso unico di Megatron.
E Ramjet mira proprio a colpire e spodestare Megatron, che, recandosi sulla Terra, ha commesso un errore: si è infatti isolato e si è esposto a un attacco.
Skywarp lo mette in guardia, ricordandogli la fine fatta da Starscream e gli concede ventiquattro ore, prima di verificare la bontà dei suoi piani ‘non lineari’. Prima di andarsene con un balzo di distorsione, gli ricorda comunque un vecchio detto Cybertroniano: ‘Scommetti sempre sul capo’.
Ramjet rientra da solo alla propria base, un bunker nascosto in una zona forestale.
Lì trova i suoi servitori, tre Mini-Constructicon, al lavoro per realizzare un Rilevatore Cybertronico Universale (Universal Cybertronic Tracker).
Sollecitati dal loro capo, i tre Mini-Constructicon stimano altre 19 ore per completarlo. I tre hanno assimilato dalle trasmissioni terrestri le caratteristiche più negative e ora parlano in uno slang insopportabilmente giovanile e insolente, tanto da giungere a ribattezzarsi EmCee.
La cosa irrita abbastanza Ramjet, che si consola pensando a come Megatron fuggirebbe in preda al terrore, se sapesse dei suoi grandiosi piani.
(In Oregon, Megatron ha dato inizio alla Fase 2 del piano di Infiltrazione, ma decide di restare sulla Terra ancora per un po’)
Ramjet contatta Harrison, il Facsimile umano infiltratosi per conto suo nell’istallazione statunitense del Pentagono. Harrison riceve l’incarico di incontrarlo in un luogo prestabilito e portargli i codici di attivazione per il lancio dei missili nucleari intercontinentali della difesa USA.
Purtroppo, Harrison è stato realizzato con mezzi più scadenti di quelli che i Decepticon hanno impiegato per gli altri loro Facsimili, e quindi è un servitore piuttosto lento di mente, che si esprime a monosillabi biascicati. Ramjet deve insistere parecchio, per focalizzare la sua attenzione sull’argomento missili.
Ancora una volta, però, si consola pensando a come presto gli USA saranno solo una distesa radioattiva e devastata. E trae grande orgoglio dal pensiero che Megatron sarebbe costretto ad ammettere la meschinità dei propri piani, in confronto alle sue grandiose macchinazioni.
(In Brasnya, Megatron incontra Georgi Kuska e si appresta a dare il via a eventi che cambieranno per sempre il volto della Terra)
Ramjet passa in volo sopra il più avanzato Centro di Ricerche per le Energie Alternative di tutto il mondo, in Europa, e distribuisce volantini che promettono ricchi premi in euro. Gli impiegati del Centro li raccolgono e li portano in ufficio, lasciandoli sulle scrivanie. Nessuno si accorge che il simbolo dell’Euro dei volantini è in realtà un micro-robot, che si alza su quattro zampe (le barrette centrali dell’Euro) e si innesta nei loro pc, conferendo a Ramjet il controllo su tutto ciò che avviene nel Centro.
Non appena gli umani escogiteranno un prodotto capace di sostituire l’Energon, Ramjet lo saprà e potrà impadronirsene.
Sarà la chiave per il comando sui Decepticon. Ramjet si chiede se Megatron percepisca i venti solari soffiare contro di lui.
(In Brasnya, Megatron sfonda il torace di Optimus Prime, al termine della loro battaglia senza quartiere).
Di nuovo al suo bunker personale, Ramjet entra finalmente in possesso del Rilevatore Cybertronico Universale.
Due degli EmCee hanno la faccia tosta di chiedergli una sostanziosa ricompensa, quando avrà realizzato i suoi piani. Irritato, Ramjet li disintegra.
Sul luogo dell’appuntamento con Harrison, Ramjet riceve i codici di lancio dei missili.
Mentre il Facsimile, giunto alla fine prematura della sua vita artificiale, si decompone, Ramjet descrive i suoi numerosi piani.
Il Rilevatore Cybertronico Universale gli permetterà di tenere sotto controllo tutti i Transformer della galassia.
Il sostituto dell’Energon lo libererà dalla dipendenza da Megatron. Insieme agli altri Decepticon.
La distruzione degli Usa getterà lo scompiglio nel resto del mondo.
Ramjet potrà quindi prendere il potere dei Decepticon e usarli per spremere a fondo ogni risorsa della Terra.
I MicroConstructicon (M2C, versioni ancora più piccole dei suoi assistenti) saranno iniettati nel sangue degli esseri umani, asservendoli alla sua volontà.
A quel punto, la strada per la realizzazione del Ponte Stellare a Superstringa (Superstring Starbridge) sarà aperta.
Purtroppo, Harrison muore prima di conoscere il finale del piano.
Ramjet decide di agire: come prima cosa, con Rilevatore rintraccerà Megatron.
Ma proprio mentre utilizza lo strumento, Megatron gli piomba addosso alle spalle e lo atterra.
Ramjet cerca di reagire vantando la grandiosità dei propri piani, ma Megatron, senza dire una parola, si limita a prenderlo a colpi di cannone, per poi a farlo a brandelli a mani nude e strappargli infine la Scintilla.
Una mano di Ramjet piomba nel Pentagono.
Una gamba finisce al Centro di Ricerche per le Energie Alternative.
Il resto del corpo, sventrato e decapitato, finisce nel bunker, dove il Mini-Constructicon superstite lo contempla perplesso.
E nel bunker dei Decepticon, Skywarp conclude che, per quanto i piani possano essere grandiosi e non lineari, è meglio ‘scommettere sempre sul capo’.
Un compiaciuto Megatron, intanto, palleggia la testa di Ramjet.
Note
L’attività di Skywarp in Africa è legata al metodo Decepticon standard di assoggettamento e sfruttamento di un pianeta (lo stesso messo in pratica in Escalation).
Ramjet arriva dritto dalle pagine di New Avengers/Transformers #4. Il crossover non viene però citato apertamente, perché Skywarp viene interrotto nel mezzo della frase in cui sta per ricordare in quali circostanze Ramjet sia giunto sulla Terra.
La ribellione di Starscream è finita malamente in Infiltration #6.
L’aggettivo Cybertronico è una rarità che risale ai primissimi albi Marvel di Bob Budiansky, e poi rapidamente caduto in disuso in favore del più orecchiabile Cybertroniano.
EmCee sta per MC, cioè le iniziali di Mini-Constructicon.
Questo terzetto di robot dal linguaggio bizzarro non può non ricordare i Mini-Con dell’Air Defense Team, così come Chris Sarracini li caratterizzò nelle pagine della serie a fumetti Armada della Dreamwave.
Il primo intermezzo con Megatron è ripreso da Escalation #1.
Il secondo intermezzo con Megatron e Georgi Kuska è ripreso da Escalation #3.
Il terzo intermezzo con Megatron e Optimus Prime è ripreso da Escalation #5.
Nella splash page con l’esposizione dei piani di Ramjet ci sono alcuni ospiti d’onore: Soundwave (tra i Decepticon schiavi), Verity Carlo, Jimmy Pink e Hunter O’Nion (nell’umanità asservita).
Il Ponte Stellare (StarBridge) sembra un riferimento al Ponte Spaziale della serie G1, naturalmente qui aggiornato con le moderne teorie delle Superstringhe.
Stuart Moore sembra essere molto preparato sui vari metodi di trasporto dei Transformer, dato che cita anche i Rimbalzi Orbitali e i balzi di Skywarp.
Questa competenza si estende a numerosi altri aspetti del mondo dei Transformer, come testimoniato dall’abile intreccio con Escalation e dagli inediti EmCee.
In appendice all’albo, due tavole di schizzi di Robby Musso con il progetto della figura di Ramjet, comprensivo del dettaglio della mascherina a scomparsa che nasconde il volto del robot in modalità di jet.
Con questo albo si chiude il Vol. 2 degli Spotlight. Il ciclo successivo avrà inizio con Spotlight: Blaster, previsto per gennaio 2008.
Osservazioni
Spotlight: Ramjet è una storia autoconclusiva semplicemente fantastica, che mi sono gustato con grande divertimento e soddisfazione dalla prima all’ultima pagina.
L’esperienza negativa di New Avengers/Transformers aveva portato molti (se non tutti) a temere un’altra storia imbarazzante, ma Stuart Moore riesce a stupire tutti, sfornando un racconto ricco di ritmo e trovate inattese, accompagnato da dialoghi arguti, robusti e minuziosamente studiati (tanto che c'è chi teorizza la mano di Simon Furman alla base di questa storia, come pare sia anche per il venturo Spotlight: Mirage).
Il fulcro di questo albo è sicuramente la trama e non la caratterizzazione del protagonista, tanto che al posto di Ramjet avrebbe potuto esserci qualunque altro Decepticon, ma questo dettaglio passa in secondo piano, rispetto al frizzante svolgimento.
Gli aspetti positivi sono infatti in netta maggioranza: si va dalla profonda conoscenza del nuovo universo G1 IDW (certamente i supervisori hanno contribuito, ma è anche vero che in Megatron: Origin di questo contributo non c’è quasi traccia, nonostante la capitale importanza della miniserie) alla grandiosa raffigurazione di Megatron (terribile e implacabile senza bisogno di parole, ma nello stesso tempo lontano anni luce dal bruto demente e grugnente di Megatron: Origin), passando per deliziosi omaggi a noi europei (come il fatto che il centro di ricerche per le energie alternative più avanzato sia in Europa e non negli USA, ma anche l’Euro robotico).
La struttura narrativa, incastrata nella stessa cornice di Escalation e, addirittura disposta specularmente a essa (tanto da giungere a citarne le sequenze più epocali) aggiunge ulteriore valore a questo albo, confermando ulteriormente l’accurata progettazione di Stuart Moore.
Delle due copertine, la B di Guido Guidi, realizzata in puro stile animato G1, è quella che maggiormente coglie lo spirito di questa storia, che è appunto una versione moderna di certi spassosi episodi tipici della Stagione 2 animata della G1 (o anche di certi albi Marvel di Bob Budiansky).
Il lettering è forse il difetto maggiore dell’albo: dopo numerose esagerazioni con balloon dal carattere gigantesco (tipo Stormbringer), ora Chris Mowry passa all’estremo opposto, proponendoci scritte veramente microscopiche.
Ma una via di mezzo, come nella serie regolare, non andrebbe bene?
Robby Musso disegna ancora una volta una sequenza di tavole favolosamente nitida, cristallina, elegante e dettagliata. Anche certe esitazioni e ingenuità del suo primo lavoro, Spotlight: Ultra Magnus, qui scompaiono definitivamente.
Memorabili sono le scene dedicate a Megatron, siano esse reinterpretazioni delle immagini di Escalation oppure nuove sequenze della battaglia con Ramjet. In particolare, il Megatron della tavola finale è una stupenda sintesi del classico personaggio G1 e della nuova versione IDW (quella di Simon Furman, naturalmente).
Al suo elegante lavoro, il colorista Josh Burcham reagisce regalandoci colori limpidi e brillanti.
In conclusione, Spotlight: Ramjet è un esempio di attuazione della grande potenzialità di questa linea di storie: non solo si può variare il registro, ma si può anche concedersi un divertimento sano e, soprattutto, intelligente, senza dover per forza di cose scrivere sempre e solo episodi fondamentali di un’unica grande epica.
Stuart Moore si riscatta dalla pessima prova di New Avengers/Transformers, producendo un racconto abilissimamente congegnato, che funziona come un orologio svizzero ed è pure stato graziato dalla benedizione di un artista tanto dotato quanto professionale nell’approccio.

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








