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Iscritto il: 21/06/2004
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Hearts Of Steel 4
“Evolutions: Hearts Of Steel” (4 di 4)
Storia: Chuck Dixon
Disegni: Guido Guidi
Chine: Aaron Leach
Colori: Jay Fotos
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel settembre 2006.
[img2]http://www.vector-sigma.it/museum/d/5724-2/Evolutions_001_HoS_04_aHoScover4_final.jpg[/img2]
La storia
L’Astrotreno dei Decepticon viaggia spedito verso la Western Pacific Line, che lo condurrà a New York. Lo scopo è mettere le mani sul nuovo generatore elettrico costruito da Thomas Edison, che renderà i Decepticon invincibili.
Neppure l’esercito federale riesce ad arrestarlo.
Tobias Muldoon lo sta inseguendo, a bordo di un altro piccolo convoglio, insieme allo scrittore Mark Twain, al finanziere Merriweather e alla figlia di quest’ultimo, Kitty.
A una stazione di rifornimento, il gruppo incontra un altro convoglio, quello degli Autobot, assistiti da John Henry e dai suoi due amici operai.
Bumblebee, la locomotiva, capisce di essere stato riconosciuto e si rivela, insieme a Ironhide, Ratchet e Prowl, spiegando la differenza tra Autobot e Decepticon. I due gruppi di inseguitori decidono di unire le forze.
Ma la loro alleanza è stata osservata da un telegrafista della ferrovia, che avverte con un telegramma il signor Bonaventure, uno dei proprietari della ferrovia e alleato dei Decepticon, ora in viaggio sull’Astrotreno.
La risposta dei Decepticon è immediata: da un vagone, emerge Scourge, che si trasforma nella sbalorditiva modalità di dirigibile.
Scourge raggiunge e bombarda il convoglio Autobot, che, messo alle strette, cerca rifugio in una galleria. Ironhide, trasformandosi parzialmente da vagone corazzato a robot, riesce a colpire e far incendiare il dirigibile Decepticon, che precipita ed esplode.
Ma Starscream fa sparare un colpo di cannone aggiuntivo, da un altro vagone dell’Astrotreno, facendo crollare l’uscita della galleria dove si era rifugiato il convoglio.
I pochi vagoni scampati si trasformano in Prowl, Ratchet e Gears e cominciano a scavare per liberare i compagni, non senza subire ulteriori cannonate.
Bumblebee e John Henry invece proseguono l’inseguimento. Grazie alla conoscenza della linea ferroviaria di cui dispone John Henry, i due riescono a superare l’Astrotreno e ad attivare uno scambio che manda fuori strada il convoglio Decepticon.
Il vinario su cui l’Astrotreno continua a correre velocissimo si conclude su un burrone, ma la velocità dell’Astrotreno è tale da rendergli impossibile frenare. L’intero convoglio, con i suoi passeggeri umani, precipita nella profonda voragine, mentre qualche vagone cerca inutilmente di trasformarsi.
Liberati gli amici prigionieri nella galleria (e naturalmente, tra Tobias e Kitty è sbocciato l’amore), gli Autobot se ne vanno, per tornare a dormire sotto terra e attendere un’altra epoca in cui riprendere la lotta contro i Decepticon.
Note
Gears compare per la prima volta nel presente: finora, gli Autobot ridestati erano solo quattro (Bumblebee, Prowl, Ratchet e Ironhide).
La colorazione di Scourge è abbastanza vicina al G1 (dopo le colorazioni monocromatiche dei Seeker di Hearts Of Steel #2, Jay Fotos ha aggiustato il tiro).
Anche le chine di Aaron Leach sono più omogenee che nel #2 (ma viene il sospetto che dipenda sempre dalle matite di Guido Guidi).
La modalità di vagone di Ironhide porta il suo stesso nome inciso sulla fiancata!
Ancora una volta, Chuck Dixon coglie bene (e come pochi altri hanno fatto) l’operosa genialità dei Decepticon, quando il signor Bonaventure afferma ammirato: “L’inventiva di questi Decepticon è sconfinata. Una genesi senza fine di ingranaggi e motori e congegni”.
E davanti alla comparsa di Scourge, non possiamo che essere d’accordo.
Chi sarà il Decepticon che da vagone tenta di trasformarsi in robot, mentre l’Astrotreno precipita nella voragine?
Galleria delle copertine e delle tavole di anteprima.
Osservazioni
L’ultimo capitolo della saga conferma in modo spiazzante la pesante ispirazione alla serie animata G1, sia per la sbrigativa risoluzione della vicenda che per
I veri protagonisti risultano essere due soli Transformer (Bumblebee, Starscream) e un vastissimo cast di esseri umani (ben nove). Di altri personaggi piuttosto cospicui si è persa ogni traccia (Shockwave, per esempio), mentre altri sono stati volutamente esclusi (Optimus Prime e Megatron).
Da ciò si è giunti alla risoluzione anticlimatica, basata sul tipico guizzo d’astuzia umano che trionfa sulla tracotante potenza tecnologica Decepticon: purtroppo, ciò ha anche evitato che avesse luogo uno scontro campale e diretto tra Autobot e Decepticon (che per l’intera saga, esclusa la scena nella preistoria e l’attacco finale di Scourge) evitano quindi di combattersi faccia a faccia nelle loro modalità ottocentesche.
Sicuramente ciò significa che Chuck Dixon si è dimostrato molto abile, nel tessere una storia così lunga senza bisogno di ricorrere a scene di guerra ogni tre per due: però è anche vero che la presenza umana è veramente debordante.
E, soprattutto, è vero che così si perde definitivamente l’occasione di vedere in azione (e in battaglia) un gran numero di Transformer nelle loro inedite modalità a vapore.
Restano comunque alcune perle veramente pregevoli, come l’incredibile dirigibile Decepticon (con le sue favolose decorazioni d’epoca e l’azzeccato utilizzo di Scourge, con tanto di mitragliatrice sulla testa) e l’angosciante deragliamento dell’Astrotreno.
Ma, dato che, in sostanza, l’obiettivo di una miniserie come Hearts Of Steel avrebbe dovuto essere quello di puntare sul lato grafico e mostrare ampiamente e diffusamente le evocative modalità ottocentesche progettate appositamente (e che, presumibilmente, non vedremo mai più in futuro), possiamo quindi concludere che la IDW ha compiuto il suo primo mezzo passo falso, con l’inaugurazione di quella che sembrava la più intrigante delle sue linee.
Storia: Chuck Dixon
Disegni: Guido Guidi
Chine: Aaron Leach
Colori: Jay Fotos
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel settembre 2006.
[img2]http://www.vector-sigma.it/museum/d/5724-2/Evolutions_001_HoS_04_aHoScover4_final.jpg[/img2]
La storia
L’Astrotreno dei Decepticon viaggia spedito verso la Western Pacific Line, che lo condurrà a New York. Lo scopo è mettere le mani sul nuovo generatore elettrico costruito da Thomas Edison, che renderà i Decepticon invincibili.
Neppure l’esercito federale riesce ad arrestarlo.
Tobias Muldoon lo sta inseguendo, a bordo di un altro piccolo convoglio, insieme allo scrittore Mark Twain, al finanziere Merriweather e alla figlia di quest’ultimo, Kitty.
A una stazione di rifornimento, il gruppo incontra un altro convoglio, quello degli Autobot, assistiti da John Henry e dai suoi due amici operai.
Bumblebee, la locomotiva, capisce di essere stato riconosciuto e si rivela, insieme a Ironhide, Ratchet e Prowl, spiegando la differenza tra Autobot e Decepticon. I due gruppi di inseguitori decidono di unire le forze.
Ma la loro alleanza è stata osservata da un telegrafista della ferrovia, che avverte con un telegramma il signor Bonaventure, uno dei proprietari della ferrovia e alleato dei Decepticon, ora in viaggio sull’Astrotreno.
La risposta dei Decepticon è immediata: da un vagone, emerge Scourge, che si trasforma nella sbalorditiva modalità di dirigibile.
Scourge raggiunge e bombarda il convoglio Autobot, che, messo alle strette, cerca rifugio in una galleria. Ironhide, trasformandosi parzialmente da vagone corazzato a robot, riesce a colpire e far incendiare il dirigibile Decepticon, che precipita ed esplode.
Ma Starscream fa sparare un colpo di cannone aggiuntivo, da un altro vagone dell’Astrotreno, facendo crollare l’uscita della galleria dove si era rifugiato il convoglio.
I pochi vagoni scampati si trasformano in Prowl, Ratchet e Gears e cominciano a scavare per liberare i compagni, non senza subire ulteriori cannonate.
Bumblebee e John Henry invece proseguono l’inseguimento. Grazie alla conoscenza della linea ferroviaria di cui dispone John Henry, i due riescono a superare l’Astrotreno e ad attivare uno scambio che manda fuori strada il convoglio Decepticon.
Il vinario su cui l’Astrotreno continua a correre velocissimo si conclude su un burrone, ma la velocità dell’Astrotreno è tale da rendergli impossibile frenare. L’intero convoglio, con i suoi passeggeri umani, precipita nella profonda voragine, mentre qualche vagone cerca inutilmente di trasformarsi.
Liberati gli amici prigionieri nella galleria (e naturalmente, tra Tobias e Kitty è sbocciato l’amore), gli Autobot se ne vanno, per tornare a dormire sotto terra e attendere un’altra epoca in cui riprendere la lotta contro i Decepticon.
Note
Gears compare per la prima volta nel presente: finora, gli Autobot ridestati erano solo quattro (Bumblebee, Prowl, Ratchet e Ironhide).
La colorazione di Scourge è abbastanza vicina al G1 (dopo le colorazioni monocromatiche dei Seeker di Hearts Of Steel #2, Jay Fotos ha aggiustato il tiro).
Anche le chine di Aaron Leach sono più omogenee che nel #2 (ma viene il sospetto che dipenda sempre dalle matite di Guido Guidi).
La modalità di vagone di Ironhide porta il suo stesso nome inciso sulla fiancata!
Ancora una volta, Chuck Dixon coglie bene (e come pochi altri hanno fatto) l’operosa genialità dei Decepticon, quando il signor Bonaventure afferma ammirato: “L’inventiva di questi Decepticon è sconfinata. Una genesi senza fine di ingranaggi e motori e congegni”.
E davanti alla comparsa di Scourge, non possiamo che essere d’accordo.
Chi sarà il Decepticon che da vagone tenta di trasformarsi in robot, mentre l’Astrotreno precipita nella voragine?
Galleria delle copertine e delle tavole di anteprima.
Osservazioni
L’ultimo capitolo della saga conferma in modo spiazzante la pesante ispirazione alla serie animata G1, sia per la sbrigativa risoluzione della vicenda che per
I veri protagonisti risultano essere due soli Transformer (Bumblebee, Starscream) e un vastissimo cast di esseri umani (ben nove). Di altri personaggi piuttosto cospicui si è persa ogni traccia (Shockwave, per esempio), mentre altri sono stati volutamente esclusi (Optimus Prime e Megatron).
Da ciò si è giunti alla risoluzione anticlimatica, basata sul tipico guizzo d’astuzia umano che trionfa sulla tracotante potenza tecnologica Decepticon: purtroppo, ciò ha anche evitato che avesse luogo uno scontro campale e diretto tra Autobot e Decepticon (che per l’intera saga, esclusa la scena nella preistoria e l’attacco finale di Scourge) evitano quindi di combattersi faccia a faccia nelle loro modalità ottocentesche.
Sicuramente ciò significa che Chuck Dixon si è dimostrato molto abile, nel tessere una storia così lunga senza bisogno di ricorrere a scene di guerra ogni tre per due: però è anche vero che la presenza umana è veramente debordante.
E, soprattutto, è vero che così si perde definitivamente l’occasione di vedere in azione (e in battaglia) un gran numero di Transformer nelle loro inedite modalità a vapore.
Restano comunque alcune perle veramente pregevoli, come l’incredibile dirigibile Decepticon (con le sue favolose decorazioni d’epoca e l’azzeccato utilizzo di Scourge, con tanto di mitragliatrice sulla testa) e l’angosciante deragliamento dell’Astrotreno.
Ma, dato che, in sostanza, l’obiettivo di una miniserie come Hearts Of Steel avrebbe dovuto essere quello di puntare sul lato grafico e mostrare ampiamente e diffusamente le evocative modalità ottocentesche progettate appositamente (e che, presumibilmente, non vedremo mai più in futuro), possiamo quindi concludere che la IDW ha compiuto il suo primo mezzo passo falso, con l’inaugurazione di quella che sembrava la più intrigante delle sue linee.

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.
















