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Iscritto il: 21/06/2004
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Hearts Of Steel 3
“Evolutions: Hearts Of Steel” (3 di 4)
Storia: Chuck Dixon
Disegni: Antonio Vazquez e Luis Czerniawski (Sulaco Studios)
Colori: Jay Fotos
Pubblicato dalla casa editrice IDW nell’agosto 2006.
[img2]http://www.vector-sigma.it/museum/d/6312-2/Evolutions_001_HoS_03_aTF_HOS_03_CVR.jpg[/img2][img2]http://www.vector-sigma.it/museum/d/6411-2/Evolutions_001_HoS_03_bjun063191b.jpg[/img2]
La storia
Nella Valle Della Morte, in California, il ricco industriale Jacob Lee Bonaventura rintraccia la base dei Decepticon, e ottiene un colloquio con Starscream. Bonaventura è al corrente di certe loro attività illegali e offre un’alleanza economica e commerciale; Starscream accetta, vista l’esigenza di segretezza del suo piano, che prevede di trasformare la Terra in una Tecnarchia analoga a quella di Cybertron.
A San Francisco, Tobias Muldoon, che conosce il piano dei Decepticon, viene considerato pazzo dai suoi ex-finanziatori, il signor Stanford e la figlia Kitty. Mark Twain, invece, gli crede.
E quando Ravage fa irruzione nell’abitazione, la verità diviene evidente. Una fortunosa esplosione dovuta a una fuga di gas salva i quattro umani, e Stanford decide di avvertire il Presidente degli USA.
Bonaventura spiega di aver scoperto le attivitĂ Decepticon quando il suo sottoposto, Vanfleet, ha indagato su una piccola locomotiva comparsa dal nulla al sito di stesura dei binari della nuova ferrovia.
Starscream riconosce nella descrizione Bumblebee, e capisce che gli Autobot sono attivi. Tramite Squawtalk, ordina l’allerta generale dei Decepticon.
Bumblebee si presenta da John Henry per dirgli addio, visto che gli Autobot stanno per andare ad affrontare i Decepticon. Ma John Henry non vuole che altri combattano le sue battaglie, e si unisce al convoglio Autobot con i suoi due compagni di lavoro.
L’esercito federale piomba sulla base Decepticon, trovandola ormai deserta. Ma Muldoon ha capito: con la loro industriosità , i Decepticon hanno raggiunto la linea ferroviaria Nevada-Pacifico, e adesso il loro convoglio, l’Astrotreno, sta puntando verso New York.
Note
La scena in cui Mark Twain affronta Ravage con una sedia rievoca situazioni analoghe della serie animata G1, dove Spike e i suoi amici tenevano spesso testa a Ravage e soci.
La caccia che Ravage dĂ al fuggiasco Muldoon rievoca invece i fumetti G1 Marvel, dove Ravage braccava in modo analogo il fuggiasco Donny Finkleberg.
Vanfleet si chiamava Vanflint in Hearts Of Steel #2.
Il Decepticon generico a cui vengono applicati due cannoni sulla schiena avrebbe dovuto essere, inizialmente, Octane. Nella copertina di Hearts Of Steel #4, il “vero” Octane compare come primo vagone agganciato alla motrice (che, se vogliamo, ricorda effettivamente un’autobotte).
Il Decepticon generico che, verso le utile tavole, pianta i chiodi del binario avrebbe dovuto essere Rumble. Quest’ultimo, che appare nelle prime tavole, ha effettivamente le braccia progettate per diventare qualcosa di simile a martelli pneumatici adatti a questo scopo.
Un altro Decepticon generico è dotato di sbarra a strisce diagonali e luci, come se dovesse divenire il semaforo di un passaggio a livello ferroviario.
Altri due Decepticon generici, infine, ricordano forse i Reflector (a meno che essi non si combinino nel semaforo appena citato).
Galleria delle copertine e delle tavole di anteprima.
Osservazioni
Ancora una volta, Chuck Dixon rimanda l’azione vera e propria, scrivendo un terzo capitolo dove Autobot e Decepticon continuano a non incontrarsi e a non combattersi nell’epoca ottocentesca.
L’alleanza tra il malvagio capitalista Bonaventura e i Decepticon, contrapposta a quella tra gli umili lavoratori di fatica e gli Autobot, la dice lunga in termini metaforici, ma viene controbilanciata dall’intervento positivo di Stanford e dell’esercito federale.
Lo sviluppo della storia prosegue nel già citato stile classico della serie animata G1, ma questa volta l’aspetto artistico lascia molto a desiderare. Per recuperare il ritardo di pubblicazione accumulato, la IDW ha infatti assegnato l’illustrazione di questo albo a due artisti del Sulaco Studios, che però non sono molto a loro agio con questo lavoro. In certe illustrazioni non se la cavano male e, sicuramente, sanno usare bene le luci e le ombre, ma nel complesso pare che abbiano lavorato abbastanza di fretta, come traspare soprattutto nelle scene d’azione (l’esplosione che travolge Ravage) e nella fattura della tecnologia Transformer, dove abbondano le sproporzioni e le prospettive incerte (per non dire di certe clamorose differenze di progettazione dei Transformer).
Nonostante il tentativo di mantenere omogenea l’atmosfera di Hearts Of Steel, quindi, il risultato fa un po’ venire in mente il lavoro del povero Manny Galan sui fumetti G2 Marvel.
Storia: Chuck Dixon
Disegni: Antonio Vazquez e Luis Czerniawski (Sulaco Studios)
Colori: Jay Fotos
Pubblicato dalla casa editrice IDW nell’agosto 2006.
[img2]http://www.vector-sigma.it/museum/d/6312-2/Evolutions_001_HoS_03_aTF_HOS_03_CVR.jpg[/img2][img2]http://www.vector-sigma.it/museum/d/6411-2/Evolutions_001_HoS_03_bjun063191b.jpg[/img2]
La storia
Nella Valle Della Morte, in California, il ricco industriale Jacob Lee Bonaventura rintraccia la base dei Decepticon, e ottiene un colloquio con Starscream. Bonaventura è al corrente di certe loro attività illegali e offre un’alleanza economica e commerciale; Starscream accetta, vista l’esigenza di segretezza del suo piano, che prevede di trasformare la Terra in una Tecnarchia analoga a quella di Cybertron.
A San Francisco, Tobias Muldoon, che conosce il piano dei Decepticon, viene considerato pazzo dai suoi ex-finanziatori, il signor Stanford e la figlia Kitty. Mark Twain, invece, gli crede.
E quando Ravage fa irruzione nell’abitazione, la verità diviene evidente. Una fortunosa esplosione dovuta a una fuga di gas salva i quattro umani, e Stanford decide di avvertire il Presidente degli USA.
Bonaventura spiega di aver scoperto le attivitĂ Decepticon quando il suo sottoposto, Vanfleet, ha indagato su una piccola locomotiva comparsa dal nulla al sito di stesura dei binari della nuova ferrovia.
Starscream riconosce nella descrizione Bumblebee, e capisce che gli Autobot sono attivi. Tramite Squawtalk, ordina l’allerta generale dei Decepticon.
Bumblebee si presenta da John Henry per dirgli addio, visto che gli Autobot stanno per andare ad affrontare i Decepticon. Ma John Henry non vuole che altri combattano le sue battaglie, e si unisce al convoglio Autobot con i suoi due compagni di lavoro.
L’esercito federale piomba sulla base Decepticon, trovandola ormai deserta. Ma Muldoon ha capito: con la loro industriosità , i Decepticon hanno raggiunto la linea ferroviaria Nevada-Pacifico, e adesso il loro convoglio, l’Astrotreno, sta puntando verso New York.
Note
La scena in cui Mark Twain affronta Ravage con una sedia rievoca situazioni analoghe della serie animata G1, dove Spike e i suoi amici tenevano spesso testa a Ravage e soci.
La caccia che Ravage dĂ al fuggiasco Muldoon rievoca invece i fumetti G1 Marvel, dove Ravage braccava in modo analogo il fuggiasco Donny Finkleberg.
Vanfleet si chiamava Vanflint in Hearts Of Steel #2.
Il Decepticon generico a cui vengono applicati due cannoni sulla schiena avrebbe dovuto essere, inizialmente, Octane. Nella copertina di Hearts Of Steel #4, il “vero” Octane compare come primo vagone agganciato alla motrice (che, se vogliamo, ricorda effettivamente un’autobotte).
Il Decepticon generico che, verso le utile tavole, pianta i chiodi del binario avrebbe dovuto essere Rumble. Quest’ultimo, che appare nelle prime tavole, ha effettivamente le braccia progettate per diventare qualcosa di simile a martelli pneumatici adatti a questo scopo.
Un altro Decepticon generico è dotato di sbarra a strisce diagonali e luci, come se dovesse divenire il semaforo di un passaggio a livello ferroviario.
Altri due Decepticon generici, infine, ricordano forse i Reflector (a meno che essi non si combinino nel semaforo appena citato).
Galleria delle copertine e delle tavole di anteprima.
Osservazioni
Ancora una volta, Chuck Dixon rimanda l’azione vera e propria, scrivendo un terzo capitolo dove Autobot e Decepticon continuano a non incontrarsi e a non combattersi nell’epoca ottocentesca.
L’alleanza tra il malvagio capitalista Bonaventura e i Decepticon, contrapposta a quella tra gli umili lavoratori di fatica e gli Autobot, la dice lunga in termini metaforici, ma viene controbilanciata dall’intervento positivo di Stanford e dell’esercito federale.
Lo sviluppo della storia prosegue nel già citato stile classico della serie animata G1, ma questa volta l’aspetto artistico lascia molto a desiderare. Per recuperare il ritardo di pubblicazione accumulato, la IDW ha infatti assegnato l’illustrazione di questo albo a due artisti del Sulaco Studios, che però non sono molto a loro agio con questo lavoro. In certe illustrazioni non se la cavano male e, sicuramente, sanno usare bene le luci e le ombre, ma nel complesso pare che abbiano lavorato abbastanza di fretta, come traspare soprattutto nelle scene d’azione (l’esplosione che travolge Ravage) e nella fattura della tecnologia Transformer, dove abbondano le sproporzioni e le prospettive incerte (per non dire di certe clamorose differenze di progettazione dei Transformer).
Nonostante il tentativo di mantenere omogenea l’atmosfera di Hearts Of Steel, quindi, il risultato fa un po’ venire in mente il lavoro del povero Manny Galan sui fumetti G2 Marvel.

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








