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Iscritto il: 21/06/2004
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Hearts Of Steel 1
“Evolutions: Hearts Of Steel” (1 di 4)
Storia: Chuck Dixon
Disegni e chine: Guido Guidi
Colori: Jay Fotos
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel giugno 2006 (uscita effettiva slittata a inizio luglio).
[img2]http://www.vector-sigma.it/museum/d/5099-2/Evolutions_001_HoS_01_cover1-500.jpg[/img2][img2]http://www.vector-sigma.it/museum/d/4806-2/EV1_000aa_sketch_01.jpg[/img2][img2]http://www.vector-sigma.it/museum/d/4796-2/EV1_000bb_megatron_001.jpg[/img2]
La storia
I Transformer sono in guerra tra loro su un pianeta alieno, dove hanno assunto le forme dei rettili e degli insetti dominanti per continuare il loro conflitto. Ma mentre la battaglia infuria, una glaciazione avanza, sterminando ogni forma di vita organica e compromettendo anche quella tecnologica.
Un gruppo di Autobot (Bumblebee, Gears, Prowl, Ratchet, Huffer e altri) cerca rifugio nel sottosuolo, al riparo dai nemici Decepticon come dal clima.
In attesa che le condizioni climatiche cambino, attendono restando al minimo dell’energia.
Trascorrono gli anni, i millenni, le epoche.
Vibrazioni telluriche ridestano Bumblebee. Prima di svegliare gli altri, Bumblebee vuole verificare di che si tratti: non vuole fare la figura dello stupido dando l’allarme per nulla.
All’esterno, si rende conto che è passato davvero molto tempo, quando vede un gruppo di uomini intenti a piantare una linea ferroviaria per una locomotiva a vapore. Tra essi, c’è il colossale martellatore John Henry (il cui compito è piantare i chiodi che collegano il binario alle traversine di legno, usando una mazza enorme).
Nella baia di San Francisco, Mark Twain e Jules Verne, a bordo di un battello a vapore, assistono alla dimostrazione di un’invenzione di Tobias Muldoon: un prototipo in legno di sommergibile, che sbuca dalle acque, sbalordendo Verne.
Purtroppo, un guasto lo fa capovolgere, incendiare e andare a fondo. Tobia Muldoon finisce in acqua, tra l’ilarità collettiva.
Affondando, il sommergibile smuove la melma, portando allo scoperto una capsula in cui giace un robot (Starscream?).
Ripescato dalle acque, Muldoon è disperato: col sommergibile, sono andati in fumo tutti i suoi soldi. Dovrà tornarsene a St. Louis al verde.
Al bivacco notturno, i ferrovieri si chiedono se qualcuno inventerà mai un automatismo per piantare le linee ferrate. John Henry è fortemente contrario: ciò toglierebbe loro il lavoro e a lui, in particolare, la possibilità di usare i suoi muscoli.
Non sanno di essere osservati da Bumblebee, Ratchet e Prowl. Bumblebee è affascinato da questi “uomini” e delle loro macchine, così diverse dai Transformer e basate su una tecnologia a vapore così semplice, ma efficace: la loro civiltà è agli inizi del concetto di automazione.
Prowl vorrebbe tornare in modalità di stasi: è troppo presto per interagire.
Bumblebee, invece, vorrebbe aiutarli a evolversi.
Bumblebee lascia i compagni a discutere e si avvicina alla locomotiva, per osservare meglio. Quando due umani stanno per scoprirlo per caso, a costretto a copiare la struttura della locomotiva e a trasformarsi in un mezzo simile.
Gli umani credono si tratti di un nuovo veicolo giunto dall’Est: silenzioso, senza cabina per il conducente…
A San Francisco, Muldoon viene scaricato senza tanti complimenti dal suo finanziatore e dalla figlia Kitty (e deve pure pagar loro la cena, lavando i piatti nel ristorante) e si ritrova a brontolare da solo sul molo del porto, sotto la luce delle stelle.
Ormai la sua carriera di inventore è finita: non può sopportare un altro fallimento; e poi c’è lo sguardo che gli ha lanciato Kitty, che ricorderà finché vive.
Una voce che sembra venire dal nulla gli parla, identificandolo come “scienziato, che comprende la tecnologia di questo mondo”.
Per quanto spiazzato, Muldoon ha la prontezza di spirito di rispondere e confermare.
La voce si qualifica come il prodotto di una scienza al di là della sua comprensione e gli offre di aiutarlo nell’esplorazione di ciò che è possibile realizzare sul suo pianeta.
Muldoon teme di essere impazzito, quando un battello a vapore si trasforma davanti a lui, presentandosi come Shockwave, macchina vivente, forma di vita automatizzata, giunta fin lì a riplasmare il futuro della Terra.
Note
A pagina 1, il robot verde è Ironhide (con modalità alternativa di Ankylosauro), mentre quello rosso è un Seeker (Skywarp?). Il colorista ha pasticciato un po’…
A pagina 2-3, il robot in primo piano in basso è Soundwave (che sfoggia anche il tipico cannone da spalla). Optimus Prime (il cui aspetto rievoca Big Convoy di Beast Wars Neo) è al centro, insieme a Cliffjumper.
In modalitĂ di bestia, appaiono i cinque Dinobot originali (Grimlock, Slag, Snarl, Swoop e Sludge); sono tutti ben riconoscibili, anche se le loro forme di dinosauri sono state rielaborate in stile piĂą complesso, che ricorda il Transmetal 2 di Beast Wars.
(note precedenti ricavate dal post di Guido Guidi)
A pagina 4, nella terza vignetta, sulla sinistra, c’è un robot che potrebbe essere Bluestreak.
A pagina 6, nella seconda vignetta, appare il volto di quello che potrebbe essere Sunstreaker.
A pagina 12, Starscream (o un altro Seeker) sfoggia un look che nel torace ricorda un po’ certi aspetti della tecnologia di Transmetal Megatron di Beast Wars. La testa con le orecchie a membrana invece fanno venire in mente le teste mutanti dei primi modellini di Beast Wars.
L’entusiasmo di Bumblebee per l’umanità e la sua evoluzione è un po’ quello dell’adolescente per un videogioco tipo Age Of The Empires o simili.
C’è un parallelo con Infiltration: in HoS, gli Autobot ritengono che non sia ancora il caso di risvegliare Optimus Prime, come in Infiltration non vogliono coinvolgerlo nelle vicende in corso sulla Terra.
Il discorso di John Henry, ostile all’automazione che gli porterebbe via il lavoro, anticipa un’alleanza difficile con gli Autobot, automi per eccellenza. La sua reazione al presunto “nuovo tipo” di locomotiva a vapore ne è una conferma.
L’emersione di Shockwave dalle acque richiama la sua ricomparsa in Marvel US #65.
Shockwave è veramente colossale: nella vignetta finale, sembra quasi stare stretto, nonostante l’immagine sia a tutta pagina. La presenza di un piccolissimo Muldoon (in proporzione) rende ulteriormente l’idea delle dimensioni veramente gigantesche del Decepticon.
Dopo le prime tavole, le chine sono state alleggerite, per non sforare eccessivamente i tempi di completamento e pubblicazione (come raccontato da Guido Guidi!).
Galleria dei progetti dei personaggi.
Galleria delle copertine e tavole di anteprima.
Osservazioni
Esordisce finalmente la prima versione steampunk dei Transformer (mentre la prima versione d’epoca, risalente alla Seconda Guerra Mondiale ci era stata presentata dalla Dreamwave), con un racconto che rispetta davvero tutti i canoni più classici del genere, visti un’infinità di volte nelle produzioni televisive USA (per esempio, nella serie di Star Trek: The Next Generation), ma anche in cose più nostrane (Storie Di Altrove della Bonelli).
La sceneggiatura è davvero da manuale, con tempi e atmosfere gestiti proprio come ci si aspetterebbe: soprattutto le scene con Tobias Muldoon sono un vero classico (l’esperimento comico che fallisce, ma che apre la strada a un potenziale disastro; lo scienziato squattrinato che perde ogni appoggio e, quando si ritrova a parlare da solo di notte, riceve un aiuto inatteso da un essere terrificante, che ha però un segreto fine malvagio).
La parte grafica risente di una colorazione un po’ troppo cupa e dagli eccessivi toni in seppia (come se il colorista stesse cercando di ottenere sempre e dovunque un effetto da fotografia invecchiata): di notte ci può stare bene, ma il giorno sembra avvolto in una perenne nebbia!
Anche senza questa colorazione, l’atmosfera dell’epoca sarebbe comunque stata resa alla perfezione da molti altri dettagli, come l’abbigliamento, i baffoni enormi degli uomini, gli ambienti (il ristorante, il molo, il battello a vapore), ma soprattutto il sommergibile sperimentale, davvero ben congegnato nella sua apparente semplicità . Le scene più suggestive sono sicuramente la battaglia tra Transformer dinosauri, il 'risveglio' di Starscream e infine la rivelazione progressiva di Shockwave (che si presenta con un quasi-monologo davvero azzeccato).
In compenso, le chine sono decisamente più gradevoli di quelle coprenti e soffocanti che venivano imposte all’epoca della Dreamwave; ma, d’altra parte, è quello che succede sempre quando un disegnatore ha modo di inchiostrarsi da solo. Lo stile, molto vigoroso, rievoca l’atmosfera dei lavori di Derek Yaniger sui fumetti Marvel G2 (un’ispirazione dichiarata di Guido Guidi), soprattutto nella battaglia di apertura.
Nell’insieme, l’unica nota stonata è la velocità con cui Bumblebee assimila la modalità di locomotiva a vapore, senza nessun ausilio tecnico esterno (Arca, capsule di stasi o altro).
Storia: Chuck Dixon
Disegni e chine: Guido Guidi
Colori: Jay Fotos
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel giugno 2006 (uscita effettiva slittata a inizio luglio).
[img2]http://www.vector-sigma.it/museum/d/5099-2/Evolutions_001_HoS_01_cover1-500.jpg[/img2][img2]http://www.vector-sigma.it/museum/d/4806-2/EV1_000aa_sketch_01.jpg[/img2][img2]http://www.vector-sigma.it/museum/d/4796-2/EV1_000bb_megatron_001.jpg[/img2]
La storia
I Transformer sono in guerra tra loro su un pianeta alieno, dove hanno assunto le forme dei rettili e degli insetti dominanti per continuare il loro conflitto. Ma mentre la battaglia infuria, una glaciazione avanza, sterminando ogni forma di vita organica e compromettendo anche quella tecnologica.
Un gruppo di Autobot (Bumblebee, Gears, Prowl, Ratchet, Huffer e altri) cerca rifugio nel sottosuolo, al riparo dai nemici Decepticon come dal clima.
In attesa che le condizioni climatiche cambino, attendono restando al minimo dell’energia.
Trascorrono gli anni, i millenni, le epoche.
Vibrazioni telluriche ridestano Bumblebee. Prima di svegliare gli altri, Bumblebee vuole verificare di che si tratti: non vuole fare la figura dello stupido dando l’allarme per nulla.
All’esterno, si rende conto che è passato davvero molto tempo, quando vede un gruppo di uomini intenti a piantare una linea ferroviaria per una locomotiva a vapore. Tra essi, c’è il colossale martellatore John Henry (il cui compito è piantare i chiodi che collegano il binario alle traversine di legno, usando una mazza enorme).
Nella baia di San Francisco, Mark Twain e Jules Verne, a bordo di un battello a vapore, assistono alla dimostrazione di un’invenzione di Tobias Muldoon: un prototipo in legno di sommergibile, che sbuca dalle acque, sbalordendo Verne.
Purtroppo, un guasto lo fa capovolgere, incendiare e andare a fondo. Tobia Muldoon finisce in acqua, tra l’ilarità collettiva.
Affondando, il sommergibile smuove la melma, portando allo scoperto una capsula in cui giace un robot (Starscream?).
Ripescato dalle acque, Muldoon è disperato: col sommergibile, sono andati in fumo tutti i suoi soldi. Dovrà tornarsene a St. Louis al verde.
Al bivacco notturno, i ferrovieri si chiedono se qualcuno inventerà mai un automatismo per piantare le linee ferrate. John Henry è fortemente contrario: ciò toglierebbe loro il lavoro e a lui, in particolare, la possibilità di usare i suoi muscoli.
Non sanno di essere osservati da Bumblebee, Ratchet e Prowl. Bumblebee è affascinato da questi “uomini” e delle loro macchine, così diverse dai Transformer e basate su una tecnologia a vapore così semplice, ma efficace: la loro civiltà è agli inizi del concetto di automazione.
Prowl vorrebbe tornare in modalità di stasi: è troppo presto per interagire.
Bumblebee, invece, vorrebbe aiutarli a evolversi.
Bumblebee lascia i compagni a discutere e si avvicina alla locomotiva, per osservare meglio. Quando due umani stanno per scoprirlo per caso, a costretto a copiare la struttura della locomotiva e a trasformarsi in un mezzo simile.
Gli umani credono si tratti di un nuovo veicolo giunto dall’Est: silenzioso, senza cabina per il conducente…
A San Francisco, Muldoon viene scaricato senza tanti complimenti dal suo finanziatore e dalla figlia Kitty (e deve pure pagar loro la cena, lavando i piatti nel ristorante) e si ritrova a brontolare da solo sul molo del porto, sotto la luce delle stelle.
Ormai la sua carriera di inventore è finita: non può sopportare un altro fallimento; e poi c’è lo sguardo che gli ha lanciato Kitty, che ricorderà finché vive.
Una voce che sembra venire dal nulla gli parla, identificandolo come “scienziato, che comprende la tecnologia di questo mondo”.
Per quanto spiazzato, Muldoon ha la prontezza di spirito di rispondere e confermare.
La voce si qualifica come il prodotto di una scienza al di là della sua comprensione e gli offre di aiutarlo nell’esplorazione di ciò che è possibile realizzare sul suo pianeta.
Muldoon teme di essere impazzito, quando un battello a vapore si trasforma davanti a lui, presentandosi come Shockwave, macchina vivente, forma di vita automatizzata, giunta fin lì a riplasmare il futuro della Terra.
Note
A pagina 1, il robot verde è Ironhide (con modalità alternativa di Ankylosauro), mentre quello rosso è un Seeker (Skywarp?). Il colorista ha pasticciato un po’…
A pagina 2-3, il robot in primo piano in basso è Soundwave (che sfoggia anche il tipico cannone da spalla). Optimus Prime (il cui aspetto rievoca Big Convoy di Beast Wars Neo) è al centro, insieme a Cliffjumper.
In modalitĂ di bestia, appaiono i cinque Dinobot originali (Grimlock, Slag, Snarl, Swoop e Sludge); sono tutti ben riconoscibili, anche se le loro forme di dinosauri sono state rielaborate in stile piĂą complesso, che ricorda il Transmetal 2 di Beast Wars.
(note precedenti ricavate dal post di Guido Guidi)
A pagina 4, nella terza vignetta, sulla sinistra, c’è un robot che potrebbe essere Bluestreak.
A pagina 6, nella seconda vignetta, appare il volto di quello che potrebbe essere Sunstreaker.
A pagina 12, Starscream (o un altro Seeker) sfoggia un look che nel torace ricorda un po’ certi aspetti della tecnologia di Transmetal Megatron di Beast Wars. La testa con le orecchie a membrana invece fanno venire in mente le teste mutanti dei primi modellini di Beast Wars.
L’entusiasmo di Bumblebee per l’umanità e la sua evoluzione è un po’ quello dell’adolescente per un videogioco tipo Age Of The Empires o simili.
C’è un parallelo con Infiltration: in HoS, gli Autobot ritengono che non sia ancora il caso di risvegliare Optimus Prime, come in Infiltration non vogliono coinvolgerlo nelle vicende in corso sulla Terra.
Il discorso di John Henry, ostile all’automazione che gli porterebbe via il lavoro, anticipa un’alleanza difficile con gli Autobot, automi per eccellenza. La sua reazione al presunto “nuovo tipo” di locomotiva a vapore ne è una conferma.
L’emersione di Shockwave dalle acque richiama la sua ricomparsa in Marvel US #65.
Shockwave è veramente colossale: nella vignetta finale, sembra quasi stare stretto, nonostante l’immagine sia a tutta pagina. La presenza di un piccolissimo Muldoon (in proporzione) rende ulteriormente l’idea delle dimensioni veramente gigantesche del Decepticon.
Dopo le prime tavole, le chine sono state alleggerite, per non sforare eccessivamente i tempi di completamento e pubblicazione (come raccontato da Guido Guidi!).
Galleria dei progetti dei personaggi.
Galleria delle copertine e tavole di anteprima.
Osservazioni
Esordisce finalmente la prima versione steampunk dei Transformer (mentre la prima versione d’epoca, risalente alla Seconda Guerra Mondiale ci era stata presentata dalla Dreamwave), con un racconto che rispetta davvero tutti i canoni più classici del genere, visti un’infinità di volte nelle produzioni televisive USA (per esempio, nella serie di Star Trek: The Next Generation), ma anche in cose più nostrane (Storie Di Altrove della Bonelli).
La sceneggiatura è davvero da manuale, con tempi e atmosfere gestiti proprio come ci si aspetterebbe: soprattutto le scene con Tobias Muldoon sono un vero classico (l’esperimento comico che fallisce, ma che apre la strada a un potenziale disastro; lo scienziato squattrinato che perde ogni appoggio e, quando si ritrova a parlare da solo di notte, riceve un aiuto inatteso da un essere terrificante, che ha però un segreto fine malvagio).
La parte grafica risente di una colorazione un po’ troppo cupa e dagli eccessivi toni in seppia (come se il colorista stesse cercando di ottenere sempre e dovunque un effetto da fotografia invecchiata): di notte ci può stare bene, ma il giorno sembra avvolto in una perenne nebbia!
Anche senza questa colorazione, l’atmosfera dell’epoca sarebbe comunque stata resa alla perfezione da molti altri dettagli, come l’abbigliamento, i baffoni enormi degli uomini, gli ambienti (il ristorante, il molo, il battello a vapore), ma soprattutto il sommergibile sperimentale, davvero ben congegnato nella sua apparente semplicità . Le scene più suggestive sono sicuramente la battaglia tra Transformer dinosauri, il 'risveglio' di Starscream e infine la rivelazione progressiva di Shockwave (che si presenta con un quasi-monologo davvero azzeccato).
In compenso, le chine sono decisamente più gradevoli di quelle coprenti e soffocanti che venivano imposte all’epoca della Dreamwave; ma, d’altra parte, è quello che succede sempre quando un disegnatore ha modo di inchiostrarsi da solo. Lo stile, molto vigoroso, rievoca l’atmosfera dei lavori di Derek Yaniger sui fumetti Marvel G2 (un’ispirazione dichiarata di Guido Guidi), soprattutto nella battaglia di apertura.
Nell’insieme, l’unica nota stonata è la velocità con cui Bumblebee assimila la modalità di locomotiva a vapore, senza nessun ausilio tecnico esterno (Arca, capsule di stasi o altro).

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








