Recensione di Gianni
Ci si chiede un perché, un’accettabile motivazione per spiegare cosa porti un grande marchio a dare tanto per poi togliere inesorabilmente… si prova a sorvolare, ma il pugno nell’occhio, da metafora, riesce quasi ad assumere i tratti della realtà …
Legend Jazz si mostra in alt mode sottoforma della celebre Pontiac Solstice (auto che supera i 320 cavalli di potenza).
Osservando il veicolo, si sgranano letteralmente gli occhi e si sfiorano i limiti dell’incredulità nel notare un dettaglio che va a pregiudicare irrimediabilmente l’aspetto e la “dignità ” di questo Transformer: sulla cappotta si presenta spudoratamente un secondo muso dell’auto, che andrà a costituire il petto del robot… come dare un contegno a tale particolare…
Torna il solito discorso della serie Legend, con le attenuanti delle dimensioni e quant’altro, ma in questo caso si supera abbondantemente il limite dell’accettabilità .
L’intento della Hasbro era quello di creare una trasformazione originale (che si descriverà nei dettagli in seguito), ma se l’originalità va a discapito della qualità e di una bellezza estetica oggettiva, complicando una creazione per poi rimediare con un tale scempio…
La Pontiac misura 7,5 centimetri di lunghezza ed è costituita principalmente dal canonico grigio, leggermente più piacevole da guardare rispetto a quello della versione deluxe e qui si potrebbe aprire una parentesi sull’insufficiente rappresentazione dell’eroico Jazz in entrambe le versioni…
Il tutto viene timidamente spezzato dai vetri dipinti, dai segnalatori di direzione gialli, dalla griglia nera e dalle ruote, ovviamente anch’esse nere.
I fari anteriori e posteriori sono appena dettagliati ed in tinta con il resto del veicolo.
Carine le bombature, gli sportelli, gli specchietti laterali e l’alettone situato sulla parte posteriore, che innalzano lievemente la qualità estetica del modello, poi subito si nota un altro grande difetto: sui lati del muso vi sono due importanti prolungamenti, che saranno funzionali all’equilibrio del robot, ma che vanno a penalizzare ulteriormente la già compromessa modalità alternativa.
Il disguise sarebbe a livelli molto alti, dove anche nella parte sottostante si fa fatica a riconoscere appena le cosce del robot, ma l’inguardabile difetto posto sulla cappotta, già descritto prima, pur non rivelando effettivamente nessun particolare del Cybertroniano, è comunque funzionale alla sua trasformazione e lo priva di qualsiasi spiraglio di realismo; inoltre, dietro a tale componente si possono scorgere le “antenne” della testa.

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La trasformazione rivela l’impegno nel voler dare una certa originalità , tanto che non si può assolutamente definire scontata, soprattutto per un Legend: si spingono verso l’esterno le portiere, ottenendo le braccia; si ruota di 90 gradi, verso il basso, il gruppo muso – cappotta, dividendo poi la parte anteriore del veicolo in due metà che verranno ulteriormente ruotate di 90 gradi, ottenendo da questo procedimento gambe, bacino ed addome; si conclude spingendo verso il basso i piedi ed il “secondo” muso, che formerà il torace.

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Il robot, alto 8 centimetri, si presenta imponente, assolutamente non in scala con gli altri protagonisti della serie e lo stesso discorso vale anche per la forma veicolare.
Subito si notano le due metĂ del parabrezza e della cappotta, posti sulle gambe, che vanno a formare due enormi componenti che compromettono pesantemente estetica e posabilitĂ .
I piedi sono molto grandi e conferiscono un’ottima stabilità , le gambe, nonostante la bruttura già menzionata, sono comunque abbastanza gradevoli e le braccia si lasciano avvolgere dagli sportelli, in tinta con questi ultimi; molto apprezzabile il simbolo autobot sul bacino, nascosto in alt mode, che sicuramente rappresenta un’inaspettata chicca; l’addome presenta una cavità funzionale alla trasformazione, che tuttavia sarebbe potuta essere sicuramente meno pronunciata; la scultura della testa è accettabile, con i suoi dettagli sulla fronte, le antenne ed il visore ben evidente.
La schiena è costituita dalla parte posteriore dell’auto.
La colorazione va ad arricchirsi con una maggiore presenza del nero, sulle cosce e sui piedi.
La posabilità è discreta, con due perni per le gambe, uno per i piedi ed uno per le braccia; la testa è fissa, ma in compenso il torace si può ruotare verso l’alto o verso il basso, caratteristica fondamentale che va a limare con forza i grossi limiti apportati dai prolungamenti sulle gambe, che vanno ad ostacolare i movimenti delle braccia.

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Il giudizio complessivo è chiaramente negativo: un’inaccettabile leggerezza nella forma veicolare e pesanti limiti in quella robotica fanno di questo Transformer uno dei peggio realizzati della serie Legend.
Sconsigliato a chiunque, da acquistare esclusivamente per i completisti piĂą appassionati.