Sembra che per tutta la durata della linea
Beast Machines ci sia stata una continua indecisione riguardo all’inclusione tra i Maximals delle creature mitologiche.
Battle Unicorn l’ha spuntata egregiamente, e alcuni pensano che
Silverbolt fosse nato per essere un grifone e sia divenuto un condor in una fase avanzata della sua progettazione. In ritardo sui tempi fisiologici di distribuzione, l’unico mostro mitologico di classe
deluxe della serie è stato pubblicato sul finire della linea successiva,
Robots in Disguise, e per ragioni di continuità è diventato un
Predacon.
ModalitĂ animale: cerbero tecnorganico
Dimensioni: lunghezza circa 18 cm dalla testa alla coda; lunghezza del corpo centrale coda esclusa 12 cm. Altezza al garrese circa 6,5 cm.
Colori: rosso: tronco, zampe anteriori dettagli del muso; nero: teste, zampe anteriori, speroni, dettagli delle spalle. Giallo: zampe posteriori, coda, bocche laterali. Dettagli in argento (zampe anteriori, lama rotante che forma la criniera destra) azzurro metallizzato (coda, collo destro) bronzo (criniera centrale) arancione (lama rotante che forma la criniera destra) occhi azzurri, verdi, e rosa.
In modalitĂ animale, come si presenta nella confezione,
Bruticus è un cerbero tecnorganico, la cui scultura fa dell’asimmetria il punto forte. La testa centrale, massiccia e leonina, è circondata da una voluminosa criniera rossa che termina in due ali di pipistrello poste sopra, a confermare l’elemento demoniaco di questo modello; due occhi azzurri infossati dietro al naso e due macchie rosse sulla fronte, una piccola mandibola nera, mobile, che però rivela uno spazio semipieno, completano il quadro. Questa testa effettua un ampio movimento alto-basso, ma non può sollevarsi sopra le spalle; quella del lato destro ha un prominente muso rosso, dotato di un naso appuntito e di canini prominenti, che evidenzia come alcuni particolari di questo modello siano stati ideati in una maniera piuttosto sommaria; infatti sovrasta gli occhi e il resto della testa, sacrificando buona parte della scultura del muso. Sul collo di questa testa ci sono una lama da sega circolare e uno spuntone; ha una mobilità piuttosto buona perché termina in una Joint-ball, ma la parte terminale del collo, quella che diventerà il coprispalla del robot, ne limita la mobilità facendo frizione sulla parte laterale del corpo, quella che diventa la coscia. Questo ostacolo si presenta più grave sul lato opposto, dove la testa di sinistra si ritrova quasi sempre bloccata rivolta verso il basso. Si può trafficare con le parti del corpo per sbloccare il movimento delle teste, ma il modello ne risente in slancio. A parte la posizione infelice, la testa di sinistra ha la bocca molto ampia con un accenno di lingua (gialla...) al centro; una scultura semplice e dettagliata che potrebbe ricordare un po’
Ravage, ed è sormontata da un’alta cresta. Al termine del collo si intravede la mano del robot. L’asimmetria delle teste, come si diceva, è continuata dalle zampe e dalla coda. Infatti la zampa anteriore destra ha due alette alla caviglia, mentre dal lato opposto c’è un bracciale collegato ad un mozzicone di catena che rimane in mezzo alle zampe; peccato che questo particolare, come molti altri, non sia evidenziato dalla pittura. Le zampe hanno ciascuna degli speroni tra le falangi, ma in posizioni diverse; le unghie sono dipinte con un insolito effetto di lavatura. Le zampe posteriori hanno ginocchia e speroni posteriori diversi l’una dall’altra. La mobilità di questi arti non è il massimo: le zampe posteriori sono praticamente bloccate dall’avere la joint-ball in alto, mentre quelle anteriori, dotate di due giunture ciascuna, hanno un ampio movimento avanti, un limitato movimento indietro, e possono ruotare il “piede”. Questa limitata posabilità dà però al modello l’illusione di una grande compattezza, malgrado termini in un didietro sottile e vuoto. La schiena di Bruticus, più per ragioni di coerenza con il robot mode che di estetica, è piena di quelli che sembrano gli spigoli e i rinforzi di una corazza, con viti e con borchie. La coda sottile termina dividendosi in tre punte, ciascuna diversa dall’altra: una specie di trivella, una lama da coltello e una specie di alabarda. Visto che la coda ruota di 360° ed è snodata a metà ammette numerose posizioni. In beast mode, Bruticus è massiccio e minaccioso, sicuramente riesce alla perfezione ad evocare l’idea del cane a guardia dell’inferno, ma ha anche qualcosa di agile, come se fosse sempre sul punto di scattare in avanti. La distribuzione dei colori non è sempre ispirata ma la scelta di fare del rosso la tinta prevalente è decisamente azzeccata.
Trasformazione
Per trasformare
Bruticus da cerbero in robot, per prima cosa distendere in avanti ciascuna delle tre teste: quella di destra effettua una rotazione al centro del collo e si capovolge, quella di sinistra invece si capovolge grazie ad una giuntura sotto il mento: quando è del tutto distesa in avanti, sollevare di 90° la criniera e ruotare tutta la mano del robot di 180°. Per trasformare la testa centrale invece abbassarla in avanti e poi aprire e rivolgere indietro le due metà del muso. Ora bisogna sollevare completamente il tronco di Bruticus in modo che la schiena e il bacino dell’animale si tocchino: due piccoli perni gialli laterali entreranno dentro l’incavo della schiena bloccandolo in questa posizione. Sollevare lo sportello del petto, in modo da eliminare il rischio di frizione contro altre parti, abbassare di circa 90° le cosce di Bruticus, ruotare tutto il bacino di 180°. Chiudere lo sportello del petto, distendere completamente le gambe in modo che l’esterno delle cosce, rosso, sia parallelo al bacino, e l’interno, giallo, sia rivolto verso il basso. Ruotare le gambe al ginocchio di 180°. Spingere indietro il bacino, e ulteriormente avanti le gambe. Bruticus può trasformarsi in robot anche omettendo questo passaggio, ma le istruzioni e le foto ufficiali lo prevedono e secondo me anche il risultato è più bello. Separare le due zampe posteriori dell’animale in modo che si ritrovino distanti e parallele alla schiena, rivolte verso l’alto. Abbassare il volto di Bruticus sulla testa, posizionare a piacere i coprispalle (quello destro di solito sta con la punta verso l’alto, quello sinistra rivolto in avanti e leggermente aperta), posizionare a piacere le braccia e le ali dietro la testa; sollevare il muso in modo da rivelare la mano destra. Bruticus può staccare la coda e impugnarla in questa mano come un flagello.
ModalitĂ robot
Altezza circa 15 cm,
colori: rosso: tronco, cosce, mano sinistra, testa, ali dietro la testa, piedi. Giallo: bacino, braccia. Nero: avambracci, coprispalle, gambe, volto. Dettagli in argento (unghie dei piedi, lama rotante sul braccio destro) azzurro metallizzato (armi, coprispalla destro) bronzo (ali sopra la testa) arancione (lama rotante) occhi azzurri, verdi, e rosa.
In robot mode, l’aspetto di
Bruticus assume dei richiami visivi molto forti ad altri elementi dell’immaginario collettivo “infernale”, senza perdere completamente il tema del cerbero. Cominciamo dalla testa: su di essa sono scolpiti tre volti, tutti e tre animaleschi. Quello centrale è più colorato grazie a dei fregi rossi, è sfuggente, ha una specie di gorgiera rappresentata dalla mandibola del’animale ed è sormontato da due ali di pipistrello che fanno tanto pensare a
Devilman. Quello di destra è un volto da bulldog, schiacciato, con gli occhi infossati, le labbra pendenti e sormontato da due specie di orecchie, quello di sinistra invece è stretto, appuntito in cima, e vagamente felino. E’ curioso come i colori degli occhi siano esattamente invertiti rispetto al beast mode: verde a destra e rosa a sinistra. La testa si trova su una joint ball; perciò con un po’ di pratica per evitare l’ingombro delle ali, che sbatteranno sempre contro i coprispalle, può mostrare frontalmente uno qualsiasi dei tre. Anche la disposizione originale da
Cavaliere di Gemini però non è affatto male! Sulla nuca si trova invece il suo
spark crystal di
Predacon.
Il resto del corpo evoca chiaramente uno scheletro: tronco sporgente e bombato scolpito come una gabbia toracica, arti esili con giunture rotondeggianti, bacino largo al fondo di una spina dorsale sottile; l’asimmetria è di nuovo presente nelle braccia, nelle gambe e nelle spalle. L’ultimo forte ed evidente richiamo è un guerriero in armatura: le cosce sono piene e rinforzate da lamine e borchie, le braccia sono infilate in bracciali e le spalle sono sormontate da due corazzature voluminose; insomma, Bruticus sembra un personaggio fantasy, si potrebbero enumerare decine di riferimenti tra romanzi, giochi, fumetti e cartoni animati in cui sono apparsi personaggi così. L’aspetto scheletrico determina anche la sua posabilità : poiché la sua spina dorsale inizia e termina in una Joint ball, a volte potrebbe ritrovarsi un po’ storto; giunture sferiche determinano anche il movimento delle spalle, delle cosce (ma sono limitate dall’incastro all’interno), delle ginocchia, e delle caviglie. Un discorso a parte meritano i gomiti; quello destro ha una doppia giuntura ma si muove solo dentro e fuori; quello sinistro su e giù. La mano destra si apre e si chiude, quella sinistra ruota al polso. Il petto è formato da un pannello nero che si può sollevare: sotto c’è una scultura simile al meccanismo interno di un qualche generatore. Molti recensori esteri pensano che sia il residuo della progettazione di una
gimmick a molla poi interrotta, ma secondo me si muove solo per ragioni di trasformazione. La specialità di questo modello consiste invece nella possibilità di distendere altre due braccia ai lati del modello, da ciascuna delle zampe posteriori dell’animale: sono due arti esili, articolati in quattro punti; la
joint ball della coscia posteriore dell’animale in questa posizione è completamente mobile, poi si piegano anche all’aggancio interno, al centro e al polso con movimento alto-basso. Quella di destra impugna una specie di randello appuntito, quella di sinistra un coltello zigrinato. Insieme al flagello-coda impugnato nella mano destra principale e al coltello ricurvo della sinistra fanno un robot armato fino ai denti, ma solo di armi bianche.
La colorazione è decisamente meglio distribuita, ed evidenzia tutte le parti mobili; infine, per via delle numerose parti appuntite, Bruticus fa ampio uso di plastiche più morbide in tutte le armi e in vari altri punti.
Conclusioni
Bruticus ha reputazione di essere un modello brutto. A questa sua cattiva fama ha contribuito il parere di numerosi videorecensori esteri, compreso il celebre TJOmega che l’ha incluso nella sua rubrica
The Plastic Addict. Ora, questo recensore nella sua lunga raccolta di modelli brutti non ha mai fatto mistero di scegliere solo quelli che in realtà avevano delle qualità in grado di redimerli, e in Bruticus sono evidenti tanto i pregi quanto i difetti, ma mentre i primi rispondono ad un gusto particolare, i secondi sono più facili da individuare: c’è in lui, come accennavo nella descrizione di alcune parti del beast mode, qualcosa di... Precipitoso. Non è stata messa la stessa cura nella progettazione di questo o quel dettaglio, e così gli sono rimaste un sacco di note stonate come le numerose parti che premono o sfregano una contro l’altra, ma quello che è vincente è il colpo d’occhio d’insieme: è un cerbero, è un demone, è uno scheletro ed è un guerriero fantasy. Ovviamente si potrebbe obbiettare che se questo è l’effetto complessivo, allora non ha molto che richiami la tradizione dei Transformers, ed ovviamente è così. RiD, una serie innovatrice e conservatrice al tempo stesso (ripropone persino il mold del
Bruticus originale, che coincidenza!) non ha posto per lui; ma la sua destinazione originale, Beast Machines, era una serie di rottura, e sotto questo punto di vista Bruticus arriva a vette inesplorate: solo i film live action azzarderanno a fare Transformers con un bizzarro numero di arti o che sembrano altre cose.
Come ormai dovrebbe risultare evidente, a me piace proprio per il suo essere una specie di outsider, un modello di rottura, qualcosa di rimasto unico e ineguagliato per tanto tempo; questa sua natura, però, gli ha anche precluso qualsiasi esposizione mediatica, riducendone ulteriormente la popolarità . Per rimediare provo ad aggiungere qualche notizia su di lui: secondo la sua biografia ufficiale, Bruticus è un idiota: tre teste non sono servite a farlo furbo, e così il meglio che Megatron è riuscito a fare di lui è stato nominarlo carceriere... Un compito che prende con uno zelo impareggiabile. In un mondo in cui l’eccellenza
Predacon è rappresentata da
Sky-bite, idiota è proprio un brutto insulto; forse avrei fatto meglio a tenermi le notizie biografiche per me. Venendo al punto, Bruticus non piacerà ai tradizionalisti e ai conservatori, ma io lo trovo un modello memorabile e sono stra-orgoglioso di averlo nella mia collezione.