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#p158144 • Pubblicato il:
6 Lug 2013, 15:25 L'ultimo ed il più giovane dei fratelli Autorobot, Side Burn è caratterialmente una variazione sul tema "figli bast*rdi di Hot Rod", per quanto lo stereotipo che incarna nella serie non sia precisamente lo stesso di un Armada Hot Shot, per dire, ossia il personaggio di collegamento amico dei bambini. Mettiamo, se Hot Shot in termini di stereotipi è Ash, Side Burn è più che altro Brock (visto il vizio di correre dietro alle auto rosse - tra cui, in un'occasione particolarmente disturbante, Megatron).
L'influenza concettuale di Hot Rod si vede chiaramente nell'alt mode di, uh, hot rod con le fiamme serigrafate, ma in toni di blu e celeste anzichè di rosso e giallo. L'alt mode è una Dodge Viper realmente esistente, al punto che la casa automobilistica costrinse Hasbro a comprare i diritti sul modello: tutte le successive versioni del mold, a partire da quella super, coi colori di Hot Rod, hanno infatti in più il logo sul paraurti anteriore.
Il veicolo ha tutte le chicche comune ai suoi fratelli: ruote gommate, cromature su cerchioni e motore a vista e portiere che si aprono in modo naturale (pur rivelando parti del robot). Molto apprezzabili anche le suddette serigrafie con i bordi bianchi, come quelle tanto decantate del Buster Optimus Prime. Purtroppo il disguise non è proprio eccellente, con molte parti riconoscibili sia da sotto sia attraverso i finestrini. L'unica differenza con la versione Takara è il simbolo Autobot sul tettuccio.
La trasformazione era, per l'epoca, il non plus ultra dell'ingegneria ed anticipava direi di molti anni il livello dei migliori (o peggiori, se amate le trasformazioni semplici) ROTF.
Si comincia staccando il paraurti posteriori (che sarà la balestra) e la marmitta (un missile celeste, invero poco mimetizzato nonostante sia scolpito ad hoc per sembrare un tubo di scappamento), quindi si aprono le portiere e si abbassa il paraurti anteriore. Ora le fiancate posteriori si sganciano dal tetto e si ribaltano in fuori le cosce, che occupavano l'abitacolo, e si mettono in posizione i piedi. Ora si può sollevare il tettuccio, attaccato al braccio sinistro. Questo è su una leva che permette di portare il tutto sotto il veicolo, ma per farlo sarà necessario ruotare il bacino di 90 º per permettere il movimento (per poi rimetterlo com'era subito dopo.
A questo punto si possono sollevare le due parti del cofano, che faranno kibble sulle spalle (e, secondo il gusto, anche richiudere le portiere. Qui arriva il difficile: tra le due ruote anteriori è ripiegato il braccio destro: bisogna staccarlo da sotto il blocco motore (il petto del robot) a sinistra perchè possa ruotare sul perno sulla destra di 180º, prendendo così posto al lato del bacino, con la ruota che va a nascondersi dietro il motore. Si può quindi ruotare il paraurti anteriore sul suo ball-joint per formare la spallina e completare la rotazione del braccio destro sulla sua leva. Infine non resta che rovesciare il petto e bloccarlo negli appositi buchi per finire la trasformazione.
Si ottiene così un robot che risulta essere uno shellformer molto anomalo, per la frammentazione dell'alt mode che precorre ancora una volta i modelli movie, per quanto sempre nello stile asimmetrico e simil-TM2 del trio Autobot di RiD:
-cofano e portiere sono appesi alla schiena divisi longitudinalmente
-le fiancate e le ruote posteriori sono ai lati delle gambe
-il tettuccio è diventato un unico grande scudo appeso al braccio sinistro
-il paraurti anteriore è una bizzarra spallina disposta perpendicolarmente alle spalle
-la ruota anteriore sinistra si trova sotto il polso destro, e quella destra è all'interno del petto, sporgente un po' da un buco nella schiena
-il blocco motore infine, unica parte del robot sporgente nell'alt mode, è al centro del petto come nel Rodimus Classic.
Il robot così ottenuto è ben proporzionato, a parte le cosce forse un po'troppo smilze rispetto alla parte alta delle gambe, con una corporatura molto adatta ad un personaggio giovane: lo schema cromatico si arricchisce del bianco sugli arti e del celeste, poco visibile in alt mode. Si scopre inoltre che tutta la carrozzeria dell'auto è fatt da plastica gialla trasparente colorata di blu, da cui la sfumatura particolare. Il robot ha anche un simbolo Autobot rosso cromato sull'avambraccio sinistro. La testa è molto particolare ed anch'essa asimmetrica, con il volto argentato, gli occhi rossi (di cui il sinistro coperto da una piastrina gialla trasparente) e l'elmo azzurro con dettagli gialli. La posabilità è molto buona quanto a numero di snodi (dei tre, è l'unico con la rotazione al bacino), ma rimane un po'ostacolata dalle "parti appese".
L'arma principale è la balestra formata dal paraurti posteriore, che spara il missile-marmitta. Purtroppo non può essere riposta da nessuna parte, per quanto le istruzioni segnalano la possibilità di attaccarla alla spallina che ha un apposito buco... Con risultati però fallimentari: regge, sì, ma è troppo sporgente.
Side Burn ha anche una piccola pistola cromata, che può anche essere usata come pugnale usando l'altra impugnatura. Questa invece sì si ripone per bene, attaccata con un per dietro al bacino, dove rimane senza problemi anche in alt mode.
Per concludere, Side Burn porta alle estreme conseguenze la sperimentazione tecnica visibile nei tre fratelli: il risultato è un modello decisamente avanti coi tempi, che chiaramente potrà non piacere per le forme asimmetriche e peculiari nonchè per la trasformazione a tratti frustrante. In ogni caso, si tratta a mio avviso di una pietra miliare nella storia del brand, a livello tecnico e qualitativo.
Loves Daikyojin (Kingstar di Calendar Man)