Non poteva essere trascurato un personaggio simile da una recensione; ed essendo da poco passato il mese dedicato ai Wreckers questa assume ancora piĂą significato, parlando appunto di Whirl.
Whirl è prima di tutto un Autobot appartenente ai Wreckers, una task force con base operativa Cybertron alla quale appartenevano molti altri personaggi, perennemente a caccia di Decepticon; e, infatti, anche Whirl non ne fa eccezione, comparendo in qualche tavola nei fumetti Marvel U.K. (praticamente assente in quelli U.S.) all’interno della miniserie Target:2006, (#78-88) e in alcuni cameo seguenti ai numeri della serie; nessun avvistamento, invece nella serie animata di marca Sunbow.
Whirl ha un alt mode di elicottero - tralasciando nella serie G1 il solo Blades del gruppo dei Protectobots e gli alt mode di Sandstorm e Springer – sono gli unici velivoli a elica nel panorama degli Autobot; in particolare la forma alternativa per il nostro eroe è un Bell AH1-Cobra, totalmente in azzurro. Curiosamente in tutte le incarnazioni future di Whirl, passando per Classics, Universe fino alla linea Revenge of the fallen dedicata al secondo film è un elicottero sempre dello stesso colore. Whirl come detto ha un colore completamente azzurro pallido con unica eccezione per le due pale dell’elicottero, sia quelle grandi principali sia quelle piccole posteriori di colore giallo e un cockpit accessibile di color giallo scuro, trasparente e dalle prese d’aria immediatamente dietro la cabina e lo scarico di colore nero, così come le armi accessorie (ben due, una mitragliatrice e un lanciarazzi, che vengono inserite nelle alette laterali) in dotazione assieme al modello. Le pale sono ruotabili (entrambe) e la cabina può ospitare un passeggero; l’apertura della stessa avviene verso la parte anteriore dell’elicottero anziché verso la parte posteriore. Il disguise sarebbe potuto essere perfetto, ma sollevando il modellino nella parte inferiore si nota la faccia del robot. La trasformazione è molto immediata; si può asserire che il robot sia ripiegato su se stesso:
- La parte inferiore dell’elicottero, immediatamente sotto la cabina e comprensiva dei pattini d’atterraggio, forma le gambe e i piedi, rispettivamente, e vengono disposte, allungandole e mettendo in posizione i piedi;
- La parte superiore, a questo punto, viene letteralmente “piegata in due” in senso trasversale rispetto alla linea dell’elicottero, scoprendo così il viso e formando il torace con la cabina e la schiena, con la coda;
- Le prese d’aria dietro la cabina di cui sopra sono in realtà le braccia, che vengono posizionate, allungandole, e rivelando le mani;
- Vengono piegate le due eliche dietro la schiena a formare un improbabile “criniera” e sollevata la minuscola antenna a lato del viso.
Il robot trasformato è abbastanza grande, quasi venti di centimetri, molto particolare anche se un po’ smilzo; mantiene lo stesso assortimento cromatico tranne che per le giunture dei gomiti e della testa, di una bella tonalità blu mare, e le cosce rese grigie dal metallo di cui sono composte. Il nero è circoscritto alle mani, alle spalle e l’antenna.
Sarebbe abbastanza proporzionato se non fosse per i piedoni – formati dagli stessi pattini d’atterraggio – che sono molto lunghi sia anteriormente che posteriormente a Whirl. Le mani, incredibile a dirsi, non sono vere e proprie mani ma nemmeno i classici pugni chiusi fissi; si tratta di una specie di pinze che posso essere aperte per tenere un oggetto in maniera stabile, grazie alla plastica che le compone e che può consentire quest’operazione. Le armi in dotazione sono due per la modalità robot e mentre una può essere inserita nelle stesse alette con cui si inseriscono le armi in modalità elicottero, l’altra viene letteralmente calzata ed inserita nel polso. A vederle bene, di primo acchito, queste - che si chiamano rispettivamente Paralyzo Box e Null Ray Module - non hanno l’aspetto di vere e proprie armi.
Il viso è molto simile a una nostra vecchia conoscenza, ovvero Shockwave, per cui c’è una totale assenza di tratti somatici o umanoidi, a favore di un unico monocolo di colore rosso, racchiuso dall’elmo: l’antennina a lato incredibile a dirsi, è una vera croce per i completasti, poiché soggetta a smarrimento e capace a volte di generare il reale prezzo del modello. Fisso nelle giunture, può solo muovere le braccia rendendo vana qualsiasi altra posabilità . Gli adesivi rendono molto al modello, specie quelli rappresentanti la fazione di appartenenza posti sulla cabina e sul braccio sinistro e quelli decorativi di colore rosso sulle pale, che ne contrastano il giallo.
Analogamente al suo collega Roadbuster, Whirl ne ha seguito le stesse sorti sia come storia sia come commercializzazione, per cui non mi dilungherò se non ricordando che il nostro eroe proviene dalla serie Dorvack (Special Armored Battalion Dorvack) rappresentato dal modello VH-64 MR Oberon Gazzette – Oberon dal nome del pilota, Luise Oberon – all’epoca licenziato dalla Takatoku, e incredibile a dirsi, in alcuni siti nostrani tuttora in vendita, anche MIB.
Praticamente difficilissimo da trovare qua in Italia nella versione Transformers, è molto ricercato e reperibile oltreoceano, da dove mi sono procurato il mio esemplare, grazie all’aiuto del fido scudiero Alberto Camarra.
A parere personale, questo modello una volta trasformato, smorza di molto l’entusiasmo specie se confrontato con Roadbuster, assai più bello, proporzionato, articolato e ricco di accessori; ma il suo essere così robotico e lontano dai normali canoni finora riscontrati nei Transformers, lo rende un modello da non trascurare, non solo per i completisti come me.