Recensione G1: Reflector
Sembrano uno, ma sono tre. Sono in tre ma uniti formano uno. Chi è???Ma certo, è lui, il primo esempio di “ibrido pre-combiner” Transformers: Reflector.
Spesso nella serie animata erroneamente confuso come una singola entità , anche perché composto da robot praticamente uguali, quasi gemelli – a parte qualche piccola sostanziale differenza - in realtà Reflector è formato dall’unione di tre robot distinti fra loro, per aspetto e funzione, che uniti formano una macchina fotografica. Nello specifico guardando la fotocamera di fronte:
- La parte centrale della macchina è un robot di nome Viewfinder; assoggettabile come il leader del trio, ha un corpo di color blu notte, braccia e spalle grigi; nel ventre viene collocato l'obiettivo della macchina fotografica.
- A sinistra, c’è Spyglass; ha un torace con un’interessante cromatura azzurra e sulla sua testa viene posto il Flash;
- Alla sua destra, invece, c’è Spectro; il torace è colorato di rosso, con le braccia nere: sulla sua testa risiede un pulsante a simulare il click della macchina fotografica.
Analogamente alla serie animata, i tre robot mantengono una struttura minuta, quasi gracile e un’altezza abbastanza conforme fra loro; Spectro e Spyglass sono molto simili a parte la succitata differenza nella colorazione e qualche diversità nell’head-sculpt. Viewfinder, invece è sostanzialmente diverso sia nei connotati del viso – molto più “robotico” rispetto a quello degli altri due- sia per alcuni dettagli nell’anatomia, necessari questi ai fini della trasformazione, che saranno di seguito spiegati con maggior chiarezza. Tutti, e sottolineo tutti e tre i robot sono perfettamente snodabili e mantengono una buona posabilità , specie nelle gambe all’altezza delle ginocchia, ad eccezione di Spyglass che può piegare le ginocchia in modo contrario a quello anatomicamente naturale causa trasformazione. Ogni singolo personaggio è dotato di una propria arma.
Dei tre, però, il più interessante, a giudizio personale, è proprio Viewfinder, per via del sua interessante struttura anatomica.
La trasformazione avviene in modo semplice e immediato, e i movimenti da compiere sono per lo piĂą analoghi in tutti e tre i robot: si tratta di trasformarli in piccoli cubi da unire tra loro.
- Vengono fatte rientrare le braccia e le spalle di Viewfinder e queste andranno a coprire la testa, mentre le gambe vengono piegate in direzione della schiena.
- Spectro segue una trasformazione analoga per le gambe mentre le braccia vengono disposte verso il torace del robot;
- Spyglass segue una trasformazione diametralmente opposta a Spectro: infatti, le gambe vengono ruotate verso la parte anteriore e le braccia posizionate dietro al schiena.
- I tre robot ora vengono uniti fra loro grazie a dei perni presenti sul corpo di Viewfinder, più precisamente ad altezza dei polpacci e delle spalle: questi ultimi poi diventano visibili solo all’atto della trasformazione;
- Viene infine posizionato l’obiettivo sul ventre di Viewfinder e il flash sulla testa di Spyglass.
L’alt mode è piccolo ma davvero carino. Particolari degni di nota le plastiche delle gambe di Spyglass e Spectro, simulanti la struttura della macchina fotografica, l’adesivo con la scritta Reflector ottenuto unendo le due spalle di Viewfinder, il pulsante posizionato sopra la testa di Spectro e l’originalissimo flash sparante, poiché dotato di un lancia missile a molla. L’unica pecca forse, è il non completo disguise di Reflector: guardando la macchina fotografica frontalmente questo è totale, mentre nella parte posteriore lo è un po’ meno per via delle braccia di Spyglass e Spectro, molto in evidenza; in aggiunta, se vi improvvisate novelli fotografi, non potrete fare a meno di notare il……bel faccione di Spectro che vi guarda!!!
Infine, qualche curiosità su quest’imperdibile oggetto: Reflector all’epoca, non era disponibile nei negozi al pari degli altri compagni. Si poteva ottenere bensì tramite una mail –order, penso in maniera simile a quella della raccolta punti più denaro da spedire utilizzata per ottenere gli Omnibots. In commercio in Giappone dalla Takara nel 1985, la Hasbro lo importò l’anno dopo, quando ormai, in obbedienza alle crudeli leggi del commercio, il personaggio era già sparito da molto tempo dal cartoon, ma non dalla memoria di tanti collezionisti.