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Iscritto il: 11/10/2007
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Downshift (Deluxe)
Questo Downshift non è altri che la versione Energon di Wheeljack G1 e mi è oscuro il motivo per cui gli abbiano affibbiato il nome di uno degli Omnibot, ma tant'è. [ed. Probabilmente perché all'epoca i diritti del nome non erano impiegabili nella linea Energon].
Dal primo momento in cui ho visionato le foto di questo modellino è stato amore a prima vista, dettato in larga misura dalla sua effettiva e notevolissima somiglianza col tanto amato, vecchio, Saetta.
Appena mi è stato recapitato a casa sono entrato in fibrillazione: ho aperto il pacco e questo Downshift mi si è parato davanti trasformato in una bella ma imprecisata auto da rally, di dimensioni generose, bella pesante e tanto, tanto somigliante alla storica Lancia Stratos!
Ma procediamo con ordine: i riferimenti al modellino originale sono molteplici, partendo dalla colorazione bianca a strisce verdi e arancio, disegnate parallelamente all'asse lungo dell'auto.
La carrozzeria dell'auto è una versione Cybertroniana della citata Stratos, simile sia nel lungo cofano che nella parte posteriore accorciata, senza lunotto e con un bell'alettone ricurvo di colore grigio scuro.
Bellissimi i vetri dell'auto e i fanali anteriori, realizzati in plastica trasparente di colore arancio!
Le piccole portiere si aprono verso l'alto, a mo' di ali di gabbiano.
Su ogni fiancata dell'auto si trova un bel tubo di scarico (tra l'altro rimovibile a piacimento), anch'esso realizzato in plastica trasparente di colore arancio: questi tubi non sono altro che le due armi di Downshift, di differente lunghezza dal momento che solo uno dei due monta un congegno a molla sparante.
Le plastiche sono davvero di pregevolissima qualità, pesanti, durissime e piene e conferiscono all'auto una grande sensazione di solidità.
La trasformazione è molto semplice: il tettuccio e le portiere dell'auto scorrono in avanti verso il cofano, che a sua volta si separa in due parti a formare le gambe del robot (i piedi fuoriescono da due pannelli ubicati sotto al cofano).
La parte posteriore delle fiancate laterali va a formare le spalle e le braccia del robot e il cofano posteriore si ribalta all'indietro di circa 180° a formare la schiena del robot.
E devo dire che, una volta finito, il risultato è incredibilmente simile al G1 Wheeljack!
La testa è praticamente la stessa, dipinta di due differenti tonalità di grigio con particolari in plastica trasparente arancione (occhi e antenne laterali); sulle spalle ci sono le grosse gomme posteriori dell'auto e addirittura sul busto è stato scolpito il tettuccio della Lancia Stratos, con tanto di parabrezza (appena accennato, a onor del vero), proprio a voler richiamare il look generale del suo antenato!
Un altro tocco di classe, ennesimo chiaro omaggio al passato, è rappresentato dalle coppie di piccoli tubi di scappamento ubicati dietro le gomme posteriori, sulle spalle del robot: questi si ruotano in avanti di 90° diventando dei cannoncini che ricordano a tutti gli effetti i grossi lanciamissili che si posizionavano sulle spalle del G1!
In modalità di robot, lo schema dei colori vede l'aggiunta di uno strano verdino sugli arti (braccia, gambe e piedi) e su alcuni particolari delle spalle, oltre che sulla schiena.
La posabilità è molto buona nelle braccia (sono molti i punti di snodo) e nella testa, che può ruotare a destra, sinistra e in alto, mentre è appena sufficiente nelle gambe, limitandosi alle sole anche.
Le armi di cui parlavo prima possono essere impugnate ciascuna in ogni pugno, entrambe nella stessa mano (una sopra e una sotto) oppure unite all'alettone posteriore dell'auto (rimovibile) a formare una specie di enorme fucile a doppia canna.
Ma non finisce qui, perchè potrete pure divertirvi a posizionare le due singole armi sulle gambe del robot (come per Blastoff G1, la navetta spaziale dei Combacticon), oppure in appositi fori ricavati sopra le grosse ruote che formano le spalle dello stesso!
Ora però arrivano i difetti, peraltro comuni a quasi tutti gli stampi della serie Energon;
se visto frontalmente, dunque, questo Downshift è molto bello e discretamente ben proporzionato, ma lateralmente, o peggio di spalle, le cose peggiorano di molto. Sembra, infatti, un ammasso informe e pesante di parti di auto e si perdono completamente le fattezze da gorillone del robot.
Inoltre mi lasciano perplesso i lunghissimi piedi del robot, che sicuramente hanno una funzione stabilizzante quando Downshift impugna le sue grosse armi, ma gli donano un aspetto un po' buffo, vagamente caricaturale.
Salto a piè pari la storia del Powerlink, visto che è la cosa che più detesto in assoluto di questa linea; a mio avviso, infatti, le esigenze di fusione tra due robot non fanno altro che appesantire la linea generale dei singoli modelli con gambe abnormi, corpi tozzi (per fortuna questo Downshift è appena più elegante di altri modelli) e proporzioni sempre sballate...
In più, il risultato finale delle combinazioni, nel 95% dei casi, è osceno e inguardabile e fa venire tanta nostalgia per i gloriosi Combiner della G1.
Tutto sommato, comunque, questo Downshift risulta un bel modello, non esente dai difetti generali della linea Energon, ma comunque MOOOOLTO più piacevole alla vista, che so, di un Hot Shot o di un Rodimus.
E poi i mille rimandi al G1 Wheeljack ne fanno un pezzo di pregio per i fanatici della G1 come me.
Infine questo è il link dove potrete visualizzare un po’ di foto del modello, fatte dal sottoscritto: galleria di foto di Energon Downshift
Revisione di MeGrimlock
Dal primo momento in cui ho visionato le foto di questo modellino è stato amore a prima vista, dettato in larga misura dalla sua effettiva e notevolissima somiglianza col tanto amato, vecchio, Saetta.
Appena mi è stato recapitato a casa sono entrato in fibrillazione: ho aperto il pacco e questo Downshift mi si è parato davanti trasformato in una bella ma imprecisata auto da rally, di dimensioni generose, bella pesante e tanto, tanto somigliante alla storica Lancia Stratos!
Ma procediamo con ordine: i riferimenti al modellino originale sono molteplici, partendo dalla colorazione bianca a strisce verdi e arancio, disegnate parallelamente all'asse lungo dell'auto.
La carrozzeria dell'auto è una versione Cybertroniana della citata Stratos, simile sia nel lungo cofano che nella parte posteriore accorciata, senza lunotto e con un bell'alettone ricurvo di colore grigio scuro.
Bellissimi i vetri dell'auto e i fanali anteriori, realizzati in plastica trasparente di colore arancio!
Le piccole portiere si aprono verso l'alto, a mo' di ali di gabbiano.
Su ogni fiancata dell'auto si trova un bel tubo di scarico (tra l'altro rimovibile a piacimento), anch'esso realizzato in plastica trasparente di colore arancio: questi tubi non sono altro che le due armi di Downshift, di differente lunghezza dal momento che solo uno dei due monta un congegno a molla sparante.
Le plastiche sono davvero di pregevolissima qualità, pesanti, durissime e piene e conferiscono all'auto una grande sensazione di solidità.
La trasformazione è molto semplice: il tettuccio e le portiere dell'auto scorrono in avanti verso il cofano, che a sua volta si separa in due parti a formare le gambe del robot (i piedi fuoriescono da due pannelli ubicati sotto al cofano).
La parte posteriore delle fiancate laterali va a formare le spalle e le braccia del robot e il cofano posteriore si ribalta all'indietro di circa 180° a formare la schiena del robot.
E devo dire che, una volta finito, il risultato è incredibilmente simile al G1 Wheeljack!
La testa è praticamente la stessa, dipinta di due differenti tonalità di grigio con particolari in plastica trasparente arancione (occhi e antenne laterali); sulle spalle ci sono le grosse gomme posteriori dell'auto e addirittura sul busto è stato scolpito il tettuccio della Lancia Stratos, con tanto di parabrezza (appena accennato, a onor del vero), proprio a voler richiamare il look generale del suo antenato!
Un altro tocco di classe, ennesimo chiaro omaggio al passato, è rappresentato dalle coppie di piccoli tubi di scappamento ubicati dietro le gomme posteriori, sulle spalle del robot: questi si ruotano in avanti di 90° diventando dei cannoncini che ricordano a tutti gli effetti i grossi lanciamissili che si posizionavano sulle spalle del G1!
In modalità di robot, lo schema dei colori vede l'aggiunta di uno strano verdino sugli arti (braccia, gambe e piedi) e su alcuni particolari delle spalle, oltre che sulla schiena.
La posabilità è molto buona nelle braccia (sono molti i punti di snodo) e nella testa, che può ruotare a destra, sinistra e in alto, mentre è appena sufficiente nelle gambe, limitandosi alle sole anche.
Le armi di cui parlavo prima possono essere impugnate ciascuna in ogni pugno, entrambe nella stessa mano (una sopra e una sotto) oppure unite all'alettone posteriore dell'auto (rimovibile) a formare una specie di enorme fucile a doppia canna.
Ma non finisce qui, perchè potrete pure divertirvi a posizionare le due singole armi sulle gambe del robot (come per Blastoff G1, la navetta spaziale dei Combacticon), oppure in appositi fori ricavati sopra le grosse ruote che formano le spalle dello stesso!
Ora però arrivano i difetti, peraltro comuni a quasi tutti gli stampi della serie Energon;
se visto frontalmente, dunque, questo Downshift è molto bello e discretamente ben proporzionato, ma lateralmente, o peggio di spalle, le cose peggiorano di molto. Sembra, infatti, un ammasso informe e pesante di parti di auto e si perdono completamente le fattezze da gorillone del robot.
Inoltre mi lasciano perplesso i lunghissimi piedi del robot, che sicuramente hanno una funzione stabilizzante quando Downshift impugna le sue grosse armi, ma gli donano un aspetto un po' buffo, vagamente caricaturale.
Salto a piè pari la storia del Powerlink, visto che è la cosa che più detesto in assoluto di questa linea; a mio avviso, infatti, le esigenze di fusione tra due robot non fanno altro che appesantire la linea generale dei singoli modelli con gambe abnormi, corpi tozzi (per fortuna questo Downshift è appena più elegante di altri modelli) e proporzioni sempre sballate...
In più, il risultato finale delle combinazioni, nel 95% dei casi, è osceno e inguardabile e fa venire tanta nostalgia per i gloriosi Combiner della G1.
Tutto sommato, comunque, questo Downshift risulta un bel modello, non esente dai difetti generali della linea Energon, ma comunque MOOOOLTO più piacevole alla vista, che so, di un Hot Shot o di un Rodimus.
E poi i mille rimandi al G1 Wheeljack ne fanno un pezzo di pregio per i fanatici della G1 come me.
Infine questo è il link dove potrete visualizzare un po’ di foto del modello, fatte dal sottoscritto: galleria di foto di Energon Downshift
Revisione di MeGrimlock















