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Iscritto il: 21/06/2004
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Blurr (Deluxe)
Nome: Blurr
Alleanza: Autobot
Chiave Planetaria: Pianeta Della VelocitĂ
Trasformazione: Auto Sportiva Futuristica
Codice: doy2
BLURR è un ex campione di corse, che si ritirò anni fa e, da allora, ha fatto carriera come allenatore di giovani velocisti, che ha istruito nelle sottigliezze della corsa.
E’ un maestro severo, con una personalità brusca, che spesso viene scambiata per un brutto carattere da chi non lo conosce.
I suoi studenti di lunga data, però, sanno che il suo temperamento esigente nasconde una Scintilla gentile.
E’ severo con quelli che si presentano da lui per essere allenati, perché considera personali i loro successi e fallimenti; dagli studenti, come da se stesso, non richiede niente di meno del massimo.
Forza 7,0
Intelligenza 8,0
VelocitĂ 9,0
Resistenza 7,0
Rango 7,0
Coraggio 9,0
Potenza di fuoco 7,0
AbilitĂ 9,0
Contenuti segreti codice Planet Key
Il giocattolo è in effetti un omaggio al super velocista Transformer Blurr della Generazione Uno.
Blurr fu presentato nel 1986 nella distribuzione per le sale di Transformers: the Movie ed era agli ordini prima di Ultra Magnus e poi di Rodimus Prime.
Blurr era il più veloce Autobot conosciuto ed era famoso per la sua parlata, troppo veloce perché qualcuno potesse capire cosa stava dicendo.
Blurr apparve anche in quasi ogni episodio della Stagione 3 della serie televisiva della Generazione Uno; questa è la sua prima reincarnazione in una linea di giocattoli moderna!
Vedi: Armada Blurr Supercon
Recensione di Megrimlock
Blurr, della classe Deluxe di Cybertron, è uno dei repaint che la Hasbro ha realizzato a partire da alcuni modellini della linea di Armada; di conseguenza, Blurr eredita alcuni difetti che ne erano il marchio distintivo, come la giocattolosità e la scarsa potabilità ; per fortuna, ci sono anche alcuni pregi che li compensano, almeno in parte.
La modalità veicolare è quella di un’auto futuristica, con un vistoso motore a propulsione che emerge dalla parte posteriore. Soprattutto in quest’ultimo, c’è un discreto numero di dettagli di scultura, come i tubi di scarico e le turbine.
Nel motore sono inseriti anche i due cannoni laterali, che sparano due lunghi proiettili, a loro volta piuttosto elaborati.
Il tetto della cabina di guida si può sollevare, mentre le portiere si aprono verticalmente (anche se in realtà si tratta di un movimento necessario per la trasformazione).
Il vetro della cabina è di plastica gialla translucida, come quello dei fanali anteriori. Curiosamente, anche le ruote sono in plastica translucida.
Il modello originale attivava una trasformazione aggiuntiva inserendo il compagno Mini-Con nel posteriore del motore; con un piccolo remold, adesso è una Cyber Key ad attivare la rotazione verso l’esterno dei fianchi posteriori dell’auto, che si ritrova così dotata di una specie di coppia di ali con tanto di propulsori (che sono i cannoni stessi). In questa modalità , sembra quasi di vedere G1 Tracks, che disponeva di una simile modalità aerea.
Lo schema di colori del veicolo si basa soprattutto sull’azzurro, come il classico personaggio G1 da cui deriva il nome, con l’aggiunta di una striscia centrale rossa che lo attraversa dal muso al motore, imitata da due strisce simili sui fianchi. In più, i dettagli della scultura del motore sono stati colorati di bianco o di giallo, conferendo loro un certo risalto. Da questo punto di vista, il repaint ha decisamente funzionato, vista l’accuratezza del risultato e l’assenza delle sbavature piuttosto vistose che erano abbastanza frequenti in Armada.
La trasformazione è abbastanza classica e annunciata, visto che guardando l’auto da sotto il robot è ben visibile.
Il muso si separa in due, per diventare le braccia del robot, mentre le gambe si estendono dalla parte posteriore del veicolo. L’unico vero difetto è l’ingombrante carrozzeria che resta appesa sulla schiena del robot, come un enorme mantello.
Sono presenti ulteriori componenti in plastica traslucida grigia: i piedi, le cosce, un pannello sul bacino e altri due segmenti sulle spalle.
Le braccia hanno un curioso doppio (triplo?) snodo, che serve per compiere le contorsioni che le trasformano nel cofano vero e proprio dell’auto.
I piedi sono composti da due segmenti inclinabili e indipendenti; le gambe hanno una forma che richiama molto quella di G1 Blurr.
Ma il vero omaggio al personaggio G1 è la testa che in questa versione è stata rimodellata a sua immagine.
Lo schema di colori del robot è basato su un blu e un azzurro più accesi di quelli del veicolo, presenti nelle gambe, nel torace e ovviamente nella testa (insieme al bianco).
La posabilità del robot è abbastanza ridotta, sia per l’ingombrante mantello della carrozzeria sia per la limitatezza delle articolazioni di gomiti, ginocchia, anche e spalle, che possono muoversi in un solo senso. In compenso, i doppi segmenti dei piedi possono essere inclinati piuttosto liberamente, guadagnando punti in equilibrio.
I cannoni laterali del veicolo possono essere anche impugnati dal robot, ma le mani (unico pezzo dell’insieme colorato di nero) reggono saldamente l’impugnatura di una sola delle due armi; l’altra è leggermente ballerina (sarà lo stampo che ormai è usurato?).
Alla confezione è allegato un DVD di cui avremmo fatto volentieri a meno, con l’episodio 3 della serie animata, “Hidden” (“Nascosti”, equivalente a Galaxy Force 4, “Imparare a vivere sulla Terra”), nel quale Blurr appare in forma di veicolo, insieme ad altri due suoi cloni dai colori diversi.
A parte la vomitevole sigla di Cybertron, la storia è veramente brutta, e non può neanche definirsi una storia, perché non ha una propria fisionomia narrativa: è più un polpettone di vari eventi scollegati, in stile molto soap-operistico e insapore.
Si va dalle prolungate gag dei tre ragazzini umani che tentano di insegnare agli Autobot come mimetizzarsi sulla Terra (che fanno sembrare gli Autobot un branco di poveri decerebrati) a uno scontro del tutto immotivato con Thundercracker, in cui gli Autobot dimostrano di non avere la minima capacitĂ tattica (oltre che una caratterizzazione nulla).
Ben presto la cosa passa al cliché melenso dell’eroe che si espone inerte i colpi del nemico per proteggere gli umani, per poi degenerare nel solito scontro diretto da spaccamontagne in pose che fanno a gara a chi ha il colpo magico più pirotecnico; alla fine, le Cyber Key arrivano ancor più magicamente dal nulla a salvare capra e cavoli, e naturalmente senza spiegazione alcuna.
Memorabile scambio di battute:
Optimus: “Possiamo supporre che ciò accadrà sempre, quando saremo in difficoltà ?”
Vector: “Forse.”
Come mi manca la fantascienza vera.
L’unica cosa che dell’episodio che vale la pena di guardare è l’elegante e raffinata resa in CGI dei Transformer (il resto dell’animazione è terribile, perché si vedono i pixel delle linee di contorno di molte immagini, specie nei primi piani degli umani).
Alleanza: Autobot
Chiave Planetaria: Pianeta Della VelocitĂ
Trasformazione: Auto Sportiva Futuristica
Codice: doy2
BLURR è un ex campione di corse, che si ritirò anni fa e, da allora, ha fatto carriera come allenatore di giovani velocisti, che ha istruito nelle sottigliezze della corsa.
E’ un maestro severo, con una personalità brusca, che spesso viene scambiata per un brutto carattere da chi non lo conosce.
I suoi studenti di lunga data, però, sanno che il suo temperamento esigente nasconde una Scintilla gentile.
E’ severo con quelli che si presentano da lui per essere allenati, perché considera personali i loro successi e fallimenti; dagli studenti, come da se stesso, non richiede niente di meno del massimo.
Forza 7,0
Intelligenza 8,0
VelocitĂ 9,0
Resistenza 7,0
Rango 7,0
Coraggio 9,0
Potenza di fuoco 7,0
AbilitĂ 9,0
Contenuti segreti codice Planet Key
Il giocattolo è in effetti un omaggio al super velocista Transformer Blurr della Generazione Uno.
Blurr fu presentato nel 1986 nella distribuzione per le sale di Transformers: the Movie ed era agli ordini prima di Ultra Magnus e poi di Rodimus Prime.
Blurr era il più veloce Autobot conosciuto ed era famoso per la sua parlata, troppo veloce perché qualcuno potesse capire cosa stava dicendo.
Blurr apparve anche in quasi ogni episodio della Stagione 3 della serie televisiva della Generazione Uno; questa è la sua prima reincarnazione in una linea di giocattoli moderna!
Vedi: Armada Blurr Supercon
Recensione di Megrimlock
Blurr, della classe Deluxe di Cybertron, è uno dei repaint che la Hasbro ha realizzato a partire da alcuni modellini della linea di Armada; di conseguenza, Blurr eredita alcuni difetti che ne erano il marchio distintivo, come la giocattolosità e la scarsa potabilità ; per fortuna, ci sono anche alcuni pregi che li compensano, almeno in parte.
La modalità veicolare è quella di un’auto futuristica, con un vistoso motore a propulsione che emerge dalla parte posteriore. Soprattutto in quest’ultimo, c’è un discreto numero di dettagli di scultura, come i tubi di scarico e le turbine.
Nel motore sono inseriti anche i due cannoni laterali, che sparano due lunghi proiettili, a loro volta piuttosto elaborati.
Il tetto della cabina di guida si può sollevare, mentre le portiere si aprono verticalmente (anche se in realtà si tratta di un movimento necessario per la trasformazione).
Il vetro della cabina è di plastica gialla translucida, come quello dei fanali anteriori. Curiosamente, anche le ruote sono in plastica translucida.
Il modello originale attivava una trasformazione aggiuntiva inserendo il compagno Mini-Con nel posteriore del motore; con un piccolo remold, adesso è una Cyber Key ad attivare la rotazione verso l’esterno dei fianchi posteriori dell’auto, che si ritrova così dotata di una specie di coppia di ali con tanto di propulsori (che sono i cannoni stessi). In questa modalità , sembra quasi di vedere G1 Tracks, che disponeva di una simile modalità aerea.
Lo schema di colori del veicolo si basa soprattutto sull’azzurro, come il classico personaggio G1 da cui deriva il nome, con l’aggiunta di una striscia centrale rossa che lo attraversa dal muso al motore, imitata da due strisce simili sui fianchi. In più, i dettagli della scultura del motore sono stati colorati di bianco o di giallo, conferendo loro un certo risalto. Da questo punto di vista, il repaint ha decisamente funzionato, vista l’accuratezza del risultato e l’assenza delle sbavature piuttosto vistose che erano abbastanza frequenti in Armada.
La trasformazione è abbastanza classica e annunciata, visto che guardando l’auto da sotto il robot è ben visibile.
Il muso si separa in due, per diventare le braccia del robot, mentre le gambe si estendono dalla parte posteriore del veicolo. L’unico vero difetto è l’ingombrante carrozzeria che resta appesa sulla schiena del robot, come un enorme mantello.
Sono presenti ulteriori componenti in plastica traslucida grigia: i piedi, le cosce, un pannello sul bacino e altri due segmenti sulle spalle.
Le braccia hanno un curioso doppio (triplo?) snodo, che serve per compiere le contorsioni che le trasformano nel cofano vero e proprio dell’auto.
I piedi sono composti da due segmenti inclinabili e indipendenti; le gambe hanno una forma che richiama molto quella di G1 Blurr.
Ma il vero omaggio al personaggio G1 è la testa che in questa versione è stata rimodellata a sua immagine.
Lo schema di colori del robot è basato su un blu e un azzurro più accesi di quelli del veicolo, presenti nelle gambe, nel torace e ovviamente nella testa (insieme al bianco).
La posabilità del robot è abbastanza ridotta, sia per l’ingombrante mantello della carrozzeria sia per la limitatezza delle articolazioni di gomiti, ginocchia, anche e spalle, che possono muoversi in un solo senso. In compenso, i doppi segmenti dei piedi possono essere inclinati piuttosto liberamente, guadagnando punti in equilibrio.
I cannoni laterali del veicolo possono essere anche impugnati dal robot, ma le mani (unico pezzo dell’insieme colorato di nero) reggono saldamente l’impugnatura di una sola delle due armi; l’altra è leggermente ballerina (sarà lo stampo che ormai è usurato?).
Alla confezione è allegato un DVD di cui avremmo fatto volentieri a meno, con l’episodio 3 della serie animata, “Hidden” (“Nascosti”, equivalente a Galaxy Force 4, “Imparare a vivere sulla Terra”), nel quale Blurr appare in forma di veicolo, insieme ad altri due suoi cloni dai colori diversi.
A parte la vomitevole sigla di Cybertron, la storia è veramente brutta, e non può neanche definirsi una storia, perché non ha una propria fisionomia narrativa: è più un polpettone di vari eventi scollegati, in stile molto soap-operistico e insapore.
Si va dalle prolungate gag dei tre ragazzini umani che tentano di insegnare agli Autobot come mimetizzarsi sulla Terra (che fanno sembrare gli Autobot un branco di poveri decerebrati) a uno scontro del tutto immotivato con Thundercracker, in cui gli Autobot dimostrano di non avere la minima capacitĂ tattica (oltre che una caratterizzazione nulla).
Ben presto la cosa passa al cliché melenso dell’eroe che si espone inerte i colpi del nemico per proteggere gli umani, per poi degenerare nel solito scontro diretto da spaccamontagne in pose che fanno a gara a chi ha il colpo magico più pirotecnico; alla fine, le Cyber Key arrivano ancor più magicamente dal nulla a salvare capra e cavoli, e naturalmente senza spiegazione alcuna.
Memorabile scambio di battute:
Optimus: “Possiamo supporre che ciò accadrà sempre, quando saremo in difficoltà ?”
Vector: “Forse.”
Come mi manca la fantascienza vera.
L’unica cosa che dell’episodio che vale la pena di guardare è l’elegante e raffinata resa in CGI dei Transformer (il resto dell’animazione è terribile, perché si vedono i pixel delle linee di contorno di molte immagini, specie nei primi piani degli umani).

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








