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#p162132 • Pubblicato il:
31 Dic 2013, 19:16 Parto subito col dire che, guardando per la prima volta in televisione Transformers Armada, Jetfire fu sicuramente tra i personaggi più memorabili: oltre ad avere un aspetto fichissimo, a trasformarsi in uno space shuttle (e non in una delle millemila astronavi aliene vabbè che ci propinano in ogni serie), ricopriva il prestigioso ruolo di secondo in comando e ricambio di biancheria di Optimus Prime, oltre a dimostrarsi un luogotenente affidabile e capace, che dopo che nella serie precedente l'apparizione di Ultra Magnus era stata seguita dalle atroci puntate della faida familiare presa di peso da Dragonball non era roba da poco.
Poi puntualmente gli autori decisero che alla morte di Prime il comando degli Autobot dovesse andare ad Hot Shot, e lì volarono sputi al televisore.
Dieci anni dopo son finalmente riuscito a recuperare il modellino di quello che tuttora ritengo il miglior personaggio a portare il nome Jetfire: all'epoca infatti il modellino in Italia, come d'altronde sempre accadeva con quelli più desiderati, non si vide mai, e come sempre accade in tali casi chiunque avesse potuto vantarne il possesso si sarebbe guadagnato la stima di tutti i fan di Armada della mia classe delle elementari cioè io e il mio amico Nicola, che all'epoca tra beyblade, yugioh è il sempiterno Dragonball i Transformers non se li filava nessuno.
Il modello appartiene alla classe Gigacon, grossomodo corrispondente alla Ultra, con un po' di massa in più e con luci e suoni.
La MODALITÀ VEICOLARE è, come si è detto, uno Space Shuttle pensato per avere forme sufficientemente realistiche che usa il bianco per il muso ed il corpo del jet ed il grigio per le ali ed il blocco motori. I tre reattori principali sono però in plastica rosso trasparente, scelta che approvo tantissimo per motivi sentimentali che non sto qui a spiegarvi, poco realistici ma giustificati almeno in parte dal fatto che quello centrale contiene un led.
Per il resto, la colorazione consiste di qualche dettaglio nero e rosso dipinto, oltre che di punti di colore di parti o snodi di altre modalità che rimangono visibili. Spiccano in particolare i dettagli arancio-dorati sul muso, come segni del rientro in orbita, assenti nella versione giapponese. Non sono certo sgradevoli, ma forse c'erano altre parti che sarebbe stato meglio dipingere.
Il disguise rimane comunque accettabile, pur essendo evidenti viste da sotto le sagome di braccia, gambe e piedi.
Gli effetti luminosi e sonori si ottengono premendo l'aletta superiore del veicolo: premendola indietro il suono è di un laser che spara, ma premendola in avanti, o meglio mettendo lo shuttle in piedi sui reattori, parte un countdown in inglese seguito dai rumori del decollo: una scelta davvero azzeccatissima, il cui solo difetto è che si attiva facilmente anche in altre modalità dove non ha motivo di essere.
Le altre gimmick del modello sono attivate dal minicon, Comettor: questo ha la modalità alternativa di una sonda lunare, e diventa un robot che ricorda i droni spaziali da telefilm di fantascienza: le gambe sono arcuate in avanti e dotate di ruote, le braccia terminano in un cannone ed in uno scudo/pannello solare.
La terza modalità del minicon è quella di carrello d'atterraggio anteriore del mezzo, mentre quello posteriore è un pannello nero rotante sullo scudo del robot, che si attacca sotto il blocco reattori.
Attaccato davanti all'aletta superiore, il minicon modifica i rumori di sparo prodotti premendo l'aletta stessa ed in più fa aprire altri due flap laterali.
Può poi agganciarsi alle prese sulle ali, sotto alle quali sono attaccati due missili in plastica arancione neon che vengono così sganciati. Questo effetto bombardamento però è davvero povero rispetto al classico missile sparato a molla, ed in più l'attacco dei missili sotto le ali è davvero precario. Fortunatamente proprio accanto alle prese della gimmick ci sono due fessure in cui i missili possono essere attaccati solidamente in tutte le modalità, dimenticandosi poi completamente della loro esistenza.
Un'ulteriore presa minicon è rivelata aprendo i due pannelli sul corpo dell'aereo, sotto uno dei quali è scolpita una sorta di mappa galattica.
La modalità veicolare quindi è complessivamente promossa e molto godibile, per quanto inizialmente si faccia un po' di fatica a maneggiarla senza far staccare niente.
La TRASFORMAZIONE è semplice ed intuitiva: si staccano il minicon e lo scudo, quindi si divide il retro del mezzo liberando il cannone del robot, con la bocca da fuoco costituita dal reattore principale. Gli altri due reattori ruotano diventando i tacchi, quindi si abbassano i piedi e si estendono le gambe.
Si ruotano dietro la schiena e verso l'alto le ali, e le braccia escono dalla pancia del veicolo lasciando un vuoto subito riempito dalla part frontale del mezzo: su di essa, due pannelli paralleli si aprono coprendo le spalle quindi si può sollevare la testa e ruotare in alto il pannello coi finestrini, contribuendo a riempire lo spazio in cui era conservata la testa.
Il ROBOT così ottenuto rende bene il bellissimo design del personaggio nello show, al prezzo di qualche imprecisione nelle proporzioni (ma già il fatto che le gambe non disturbino, pur dovendo svolgere poi la stessa funzione anche per il super mode è una graditissima sorpresa). La colorazione non riserva molte sorprese, con il bianco per il corpo e il grigio per cosce ed avambracci, a parte per la testa in plastica rossa trasparente con il visore e gli occhi dorati e le guance bianche. Ci sono poi dettagli rossi e dorati sulle spalle, rossi sulle gambe, e la punta dei piedi è dipinta in argento che sfuma nel grigio della plastica.
Da notare alcune note di stile, come i tacchi formati dai reattori che danno l'effetto stivale a razzo, molto carino, ed il citato pannello sul petto che slitta in alto migliorando le proporzioni del busto.
Il robot è equipaggiato col grosso blaster la cui bocca da fuoco è il reattore centrale del veicolo, dotato di effetti sonori, e di uno scudo bianco e nero in cui l'unico dettaglio colorato è il simbolo Autobot rosso in una cornice dorata, che può essere attaccato alla presa minicon sul lato sinistro (peccato che poi non ci siano posti dove attaccare agevolmente Comettor, se non sulle ali e sul blaster, dove non è particolarmente bello a vedersi).
Il blaster può essere impugnato oppure attaccato all'avambraccio destro, e nonostante il peso notevole, avendo all'interno tutta l'elettronica, il robot riesce a tenerlo sollevato in avanti (cosa che purtroppo Optimus in super mode non può fare).
L'articolazione del modello sarebbe globalmente eccellente, avendo tutti ma davvero tutti gli snodi possibili (e quasi tutti "cliccanti") TRANNE quello fondamentale per alzare la gamba in avanti! E pensare che le gambe possono invece allargarsi e c'è perfino uno snodo, pressocchè inedito per l'epoca, che permette di inclinare il piede lateralmente per una maggiore stabilità.
Ah, ed escludendo ovviamente anche la rotazione al bacino vista la trasformazione, e la testa che ruota di 360º ma non è su ball-joint.
Mi chiedo come mai lasciare fuori proprio quell'articolazione standard per la gamba... Probabilmente avrebbe compromesso la stabilità in modalità combinata.
Per passare alla combinazione si parte dal veicolo privato del cannone, e con i piedi abbassati come nel robot: la parte posteriore dello shuttle si divide in due per formare lo shuttle mentre l'abitacolo si divide in tre pannelli che si ripiegano ai lati del busto e dietro di esso. Inoltre le ginocchiere di Jetfire ruotano verso l'alto di 180º.
Optimus Prime assume la stessa forma che aveva per combinarsi col suo rimorchio, ma aggiungendo sul petto lo scudo di Jetfire.
Il robottone così ottenuto guadagna qualche centimetro in altezza rispetto al Super Optimus, ma sfortunatamente non in articolazioni visto che le gambe sono fisse, o al massimo possono allargarsi un po', e se proprio vi va si possono ruotare le cosce ed inclinare i piedi: una scelta discutibile, ma forse rendendolo più snodato non si sarebbe comunque retto in piedi (anzi, gli snodi per muovere in avanti le gambe ci sarebbero pure, ma sono bloccati dalle spalle di Jetfire all'interno).
L'arma dovrebbe essere quella di Jetfire, e ci sta anche bene, ma risulta sfortunatamente troppo pesante per le braccia di Optimus, che si piegano sotto il suo peso (e se anche non lo fanno, il robot cade in avanti).
Le ali dello shuttle canonicamente andrebbero messe spioventi ai lati delle cosce, magari ripiegandole all'indietro, ma volendo le si può anche mettere come nel robot, anche se così le gambe sembrano un po' troppo secche.
In ogni caso però hanno il vantaggio di sembrare delle gambe e non una torre con dei piedi scolpiti sopra, e in più il modello è completamente privo di zaino, per quanto ció riveli un buco nella schiena. Visto da dietro, comunque, non è particolarmente riuscito.
Nel complesso, la modalità combinata è carina, ma non vale da sola l'acquisto del modello. Qui soprattutto si sente la mancanza di verniciatura rispetto alla versione giapponese, che con il suo bianco più pulito (e senza i dettagli arancioni) è senza dubbio migliore di quella Hasbro in tutte le modalità: essa aveva però in più molti dettagli sullo scudo, fra cui il blu dei finestrini scolpiti sopra, ed il bianco sulla parte superiore delle gambe (cioè sul lato delle spalle e degli avambracci di Jetfire) che aiutava molto a renderle coese contrastando il grigio delle cosce.
In particolare, lo scudo tutto bianco ha poco senso sul petto di Optimus.
In ogni caso Jetfire rimane un modello che vale sicuramente la pena recuperare, nonostante i difetti compensati almeno in parte dalla giocabilità e dalla massa non indifferente. Potendo, sarebbe meglio prendere la versione giapponese, che purtroppo però anche ammesso di trovarla viaggia sui novanta euro, che per il mold sono un po' troppi. La versione americana rimane comunque un buon compromesso, dato che le differenze di colorazione non danneggiano più di tanto le due modalità principali.
Di questo mold esiste un (brutto) repaint powerlinx e un remold in Astrotrain, con nuova testa, esclusiva dell'OTCC uscito ormai parecchi anni fa.
Loves Daikyojin (Kingstar di Calendar Man)