Recensione di Gianni
“Alternators” è sinonimo di camuffamento: anche se spesso si penalizzano le linee del robot, la caratteristica comune in questa serie è sicuramente un forte accento sui dettagli della forma veicolare, riproducendo ogni sfaccettatura, rasentando una realistica perfezione.
Decepticharge si presenta all’interno della confezione “a bolla” (che sicuramente ha la pecca di lasciarsi aprire danneggiandosi quasi certamente) in forma di auto, una Honda S2000 (spider da 240 cavalli, che può raggiungere una velocità di oltre 240 km/h) ed è un remold di
Alternator Windcharger.
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Premessa: la colorazione di questo modello può sicuramente non piacere a molti, soprattutto se paragonata a quella di Windcharger, molto più fine e gradevole.
Lo schema cromatico del veicolo è costituito principalmente da un “incerto” giallo, che si alterna con il color oro della cappotta ed il numero dipinto sul cofano, quest’ultimo di colore nero.
A mio parere, questo contrasto tra cofano e carrozzeria, richiamata poi dal numero, è sicuramente opinabile, oggettivamente poco piacevole.
A questo si aggiungono varie scritte sulle fiancate, che non legano con il colore della carrozzeria.
Si comincia ad ignorare la discutibile colorazione osservando con ammirazione i vari dettagli: gomme e cerchi realizzati molto bene, griglia/radiatore di un bel nero lucido, fari anteriori e posteriori di “vetro” molto apprezzabile, possibilità di togliere la cappotta, specchietti laterali, targa posteriore e marmitte; gli interni non sono da meno, con volante, leva del cambio e freno a mano, cruscotto scolpito discretamente e sedili reclinabili; si possono aprire tutte le portiere: sportelli, bagagliaio e cofano, che rivela il motore (che diventerà l’arma del robot).
Infine la chicca in grado di dipingere un atteso sorriso sul volto: le ruote sterzanti, collegate da due innesti magnetici.
La parte sottostante sarebbe perfettamente in “disguise” se non si vedessero le mani ed una parte della testa.
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Passiamo al punto forte del modello: la trasformazione.
Non è prerogativa degli Alternators avere delle trasformazioni “scorrevoli”, caratteristica che Decepticharge possiede.
Si comincia togliendo la cappotta

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Aprire gli sportelli ed estrarre il motore/pistola
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Separare in due metĂ il muso del veicolo
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Far ruotare verso l’interno i fari e tirare fuori i piedi, con i relativi “talloni”


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Chiudere i due pannelli, andando così a formare le gambe e ruotare il cofano di 180 gradi, sopra ai sedili

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Spingere verso l’esterno gli sportelli e ruotarli fino al livello delle gambe


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Ruotare le fiancate di 180 gradi, poi la parte posteriore dell’auto

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Reclinare i sedili e spingere verso il basso le due metĂ della parte posteriore

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Tirare fuori le braccia e le mani, poi disunire in due parti l’alettone

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Ruotare il bagagliaio verso il basso, formando torace ed addome, rivelando così la testa
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Inserire pistola e scudo
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Abbiamo di fronte a noi un bel robot, con due grossi copri spalle, un bel torace che aggiunge altro colore nero (oltre a quello presente su gambe, piedi e braccia) e rivela il simbolo dei Decepticon, gambe slanciate e “libere”, che danno un tocco di grigio insieme al bacino ed all’addome.
Il volto è scolpito molto bene, ma lascia molto a desiderare il collo, decisamente troppo affusolato.
Anche in forma robotica, Decepticharge esce un po’ dagli schemi degli Alternators, spesso appesantiti dai componenti veicolari: gli sportelli, “spalmati” sulle gambe, non creano alcun impedimento e le gambe si presentano atletiche e snelle.
Sulla schiena non si crea nessuno “zaino” o altro: si può notare solo un piccolo “gonnellino”, costituito dal parabrezza, ma, essendo trasparente, non incide molto sui lineamenti del Transformer.
Sicuramente molto brutta l’arma, una pistola anonima, un motore con manico annesso: bisogna fare un gran lavoro di fantasia per poter considerare tale oggetto un’arma da fuoco.
La posabilità è molto buona e soddisfacente, con ben quattro perni per le braccia, due per le mani (alcune dita delle quali si possono muovere), tre per le gambe e due per i piedi.
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Giudizio positivo nel complesso, un buon modello, che ha il suo maggiore difetto in una colorazione dell'alt mode oggettivamente infelice.
Sicuramente da acquistare soltanto se si possiede giĂ Alternator Windcharger, dai colori certamente piĂą eleganti.
Chi invece è un grande amante della serie Alternators, non rimarrà sicuramente deluso dall’acquisto di quest’esemplare.