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Iscritto il: 21/06/2004
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Skids

Nome: Skids
Alleanza: Autobot
Recensione di Megrimlock
Anche il personaggio G1 di Skids arriva infine nella linea Alternators, ma il timido antropologo che conoscevamo è stato bruscamente sostituito da un personaggio più aggressivo, nell’andazzo generale degli ultimi anni che esige che tutti i personaggi siano guerrieri valorosi, altrimenti sono solo sfigati.
Il modello originale del veicolo di Skids era una Honda City Turbo compact, sostituita ora da uno Scion xB. Il motto "Nel profondo, siamo più simili agli umani che dissimili" diventa ora “La velocità è irrilevante, quando si dispone di intelligenza. E di cerchioni assassini”. Per finire, alla colorazione, originale basata su un blu omogeneo un po’ anonimo (con l’eccezione della striscia rossa verticale sul cofano), è stato aggiunto un motivo a fiamme sulle fiancate anteriori, che prosegue sulle portiere, sfumando da arancione a giallo.
A parte questi “aggiornamenti” dal gusto opinabile, però, Skids è un altro Alternator che dà lustro alla linea, per le ottime caratteristiche di progettazione e fruibilità che presenta in tutte le sue modalità .
La modalitĂ di veicolo, un furgoncino a quattro posti con un vano bagagli occupato dai piedi del robot, rispetta il solito standard di ricchezza di dettagli: quattro portiere apribili, cofano e baule apribili, quattro sedili reclinabili, cruscotto e carrozzeria molto particolareggiati (i fanali anteriori e posteriori, il tubo di scappamento, il volante, i tergicristalli, gli specchietti retrovisori, le ruote anteriori sterzabili eccetera). I vetri sono leggermente opachi, nei due terzi inferiori, e il volante non gira.
La trasformazione non è semplice e nemmeno intuitiva, per cui la prima volta si impone un livello di attenzione abbastanza elevato. Tetto e sportello del baule devono essere sollevati attentamente e il primo deve anche essere ripiegato su se stesso, per formare, insieme al lunotto anteriore, la schiena dl robot. Le gambe si ricavano dal resto dell’abitacolo posteriore, dal quale vanno estratti i piedi; le gambe sono compresse telescopicamente ed è necessario un vigoroso strattone per estrarle. I sedili posteriori e si ripiegano sul retro degli stinchi, seguiti dagli sportelli posteriori; il paraurti posteriore, diviso in due, si abbassa sui piedi, aumentandone la stazza.
Il cofano diviene naturalmente il torace e dal suo interno vanno estratte la testa e le braccia, ma per portare tutto il gruppo di elementi in posizione è necessario compiere qualche evoluzione con i perni che li collegano al resto del corpo. Non c’è nulla di nuovo, in questa trasformazione, ma sembra che in essa vi siano racchiuse tutte le caratteristiche disseminate nei vari modelli precedenti.
La testa fa parte del “motore” (infatti, in modalità di veicolo, l’arma è agganciata alla testa) e una volta messa in posizione, viene affiancata da due proiezioni del tettuccio sulla schiena, che si agganciano al cofano, rendendo più stabile il torace del robot.
Ciò che colpisce di più in questa trasformazione è l’ingegnosità dell’aggancio schiena-torace e le circonvoluzioni necessarie per estrarre le braccia dal cofano e disporle ai lati del robot, davanti agli sportelli anteriori (che si dispongono sui lati, a mo’ di ali); per quanto il processo non sia immediato, è poi facile da ripetere e, soprattutto, non comporta le difficoltà e i rischi di staccare i pezzi tipici di alcuni modelli precedenti (come Smokescreen).
In altre parole, i progettisti hanno imparato dagli “errori” del passato.
La modalità di robot che ne risulta è meno goffo di quanto appaia nelle fotografie della confezione stessa, dove risulta basso e grasso (perché, stranamente non gli hanno allungato le gambe). I piedi sono un po’ ridicoli, ma il paraurti che scende a coprirli rimedia donando loro un aspetto più massiccio (e anche la curiosa asimmetria del tubo di scappamento).
La posabilità è veramente superlativa, grazie ai numerosissimi snodi degli arti. Le braccia ne hanno ben cinque, contando anche le spalle che ruotano. Le gambe dispongono dei tre classici e in più possono ruotare all’altezza delle cosce e i piedi hanno un tallone ad inclinazione regolabile.
Lo schema dei colori del veicolo, come già detto, è basato su un blu scuro onnipresente, attenuato dal motivo a fiamme e da piccoli dettagli in argento.
Lo schema dei colori del robot viene leggermente variato da inserti rossi (avambracci e inguine), giallo-argento (ginocchia e cosce) e neri (mani, spalle e varie giunture), sebbene questi ultimi si confondano col resto del blu scuro.
Il simbolo Autobot sulla spalla sinistra riprende l’argento e il rosso.
L’arma che si ricava dal motore è l’unica nota un po’ stonata perché è piccola in modo quasi sproporzionato quando viene impugnata. In compenso, può essere agganciata sulla testa, trasformando l’elmo in una versione più bellicosa (che, ci dice Jazzluca, ricorda G1 Trailbreaker).

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








