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Iscritto il: 10/10/2005
Località: Arcore (MB)
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Retromodels - Armada
Ciao a tutti,
come avevo anticipato nel topic degli ultimi acquisti, mi è venuta in mente l'idea di aprire un topic dedicato a discussioni e riflessioni su modelli appartenenti a serie passate.
Pensavo a questa iniziativa come a uno spunto di riflessione utile a ricordare quali erano le sensazioni e le impressioni suscitate al momento dell'uscita di questi modelli e come queste sensazioni sono cambiate, se lo sono, alla luce degli standard imposti dalle serie successive.
Il nome che ho scelto per questa iniziativa è:
RETROMODELS (si stava meglio quando si stava peggio?)
E vorrei iniziare questa discussione parlando di una serie che ancora oggi fa discutere, ovvero TF Armada.
Ovviamente le mie valutazioni saranno soggettive e basate su esperienze personali. Vi invito pertanto a intervenire raccontando aneddoti e impressioni sullo stesso tenore.
E quindi, facciamo un salto indietro nel tempo fino a poco più di dieci anni fa. All’epoca avevo appena ripreso “confidenza” con il mondo dei Transformers grazie a quella straordinaria operazione che fu Beast Wars e ai suoi fantastici leader (Optimus Prime e Megatron). Dopo anni di oblio, mi sembrava di tornare a respirare aria pura. Nel frattempo erano iniziati a uscire i primi modelli di Robots in Disguise, che a dirla tutta non mi convincevano fino in fondo. Ad alcuni, notevoli per possanza e dettagli come le ruote in gomma e le rifiniture, si contrapponevano altri più semplicistici. Insomma, non capivo l’orientamento del brand, il suo target, le sue intenzioni future.
Poi arrivò Armada. Modellini legnosi, generalmente poco posabili, dall’aspetto giocattoloso e dalla trasformazione tutto fuorché elaborata, pieni di meccanismi a molla, a scatto, a leva/intrusione/connessione/superca**ola. Con tanto di robottini di supporto.
Mi ricordo che la mia espressione quando vidi in primi modelli sugli scaffali fu:
E la seconda fu:
A me, che prediligevo estetica e trasformazione a discapito della giocabilità, sembrò di fare un passo indietro di dieci anni. Mi resi conto che BW era stata una parentesi felice che si era purtroppo conclusa, e che Hasbro aveva ripreso a fare semplici giocattoli per bambini.
In breve, di quella linea non comprai NULLA, dis.gus.tato da quelli che per me erano difetti insormontabili. Mi chiusi di nuovo al mondo dei TF, in animazione sospesa in attesa di qualcosa che mi facesse risvegliare di nuovo la scintilla, un evento che scatenasse il torpore e l’apatia.
Quell’evento arrivò due anni dopo, con Alternators. Ma quella è un’altra storia.
Fast-forward fino al 2010. Ormai non so più dove mettere i TF (ne sapete nulla, voialtri?
), eppure ancora resiste l’atavico blocco verso Armada. L’occasione di riscatto della linea arriva grazie a un viaggio in Giappolandia e a un esame approfondito di un modello (in realtà l’edizione Energon) di Tidal Wave in un Mandarake in quel di Shibuya.
Alla fine quel Tidal Wave non lo prendo, benché colpito dalla solidità del modello e dalla qualità dei dettagli dello sculpt: colori troppo pacchiani (piaga storica per Energon; ne parliamo magari in un topic futuro). Successivamente (grazie autorobot!) scopro che in realtà il modello originale è uscito proprio sotto la linea Armada, con colori meno da pugno in un occhio. Ma ci sono altre priorità: Gli Alternity, gli ultimi scampoli giapponesi di Animated, quella cosa superlativa che è stata Revenge of the Fallen. Facciamo un’altra volta…
Ri-fast-forward fino al 2013. Prime e FoC hanno settato i nuovi standard della produzione dei TF da scaffale, orientati verso la semplificazione e l’economia nell’utilizzo di materiali e colorazione. Costretto a rivolgermi all’estero per recuperare i pochi Generations che ancora tengono alto il nome della linea e ai third parties per tutto il resto, ripenso con nostalgia a quel Tidal Wave dagli occhi a mandorla.
E’ un attimo. Carta di credito alla mano, mi tuffo in Ebay. Ne emergo dopo una breve apnea, vittorioso.
E oggi Tidal Wave Armada troneggia sul mio tavolo, arrogante nella sua massa e solidità, connubio perfetto tra materiali e dettagli, vestigia schietta ma non semplicistica di un passato che sembra lontanissimo (ma in realtà è dietro l’angolo) in cui maneggiavi un TF e lo “sentivi” tale, non un guscio vuoto che hai paura di smontare solo a guardarlo.
Tocca a voi, estimatori. Parlatemi di Armada. Riprendete in mano quei modellini. Svelate al mondo i diamanti nascosti sotto al carbone o uccidete il ricordo annegandolo nella squallida pozza dell’oggettività.
Vi aspetto.
come avevo anticipato nel topic degli ultimi acquisti, mi è venuta in mente l'idea di aprire un topic dedicato a discussioni e riflessioni su modelli appartenenti a serie passate.
Pensavo a questa iniziativa come a uno spunto di riflessione utile a ricordare quali erano le sensazioni e le impressioni suscitate al momento dell'uscita di questi modelli e come queste sensazioni sono cambiate, se lo sono, alla luce degli standard imposti dalle serie successive.
Il nome che ho scelto per questa iniziativa è:
RETROMODELS (si stava meglio quando si stava peggio?)
E vorrei iniziare questa discussione parlando di una serie che ancora oggi fa discutere, ovvero TF Armada.
Ovviamente le mie valutazioni saranno soggettive e basate su esperienze personali. Vi invito pertanto a intervenire raccontando aneddoti e impressioni sullo stesso tenore.
E quindi, facciamo un salto indietro nel tempo fino a poco più di dieci anni fa. All’epoca avevo appena ripreso “confidenza” con il mondo dei Transformers grazie a quella straordinaria operazione che fu Beast Wars e ai suoi fantastici leader (Optimus Prime e Megatron). Dopo anni di oblio, mi sembrava di tornare a respirare aria pura. Nel frattempo erano iniziati a uscire i primi modelli di Robots in Disguise, che a dirla tutta non mi convincevano fino in fondo. Ad alcuni, notevoli per possanza e dettagli come le ruote in gomma e le rifiniture, si contrapponevano altri più semplicistici. Insomma, non capivo l’orientamento del brand, il suo target, le sue intenzioni future.
Poi arrivò Armada. Modellini legnosi, generalmente poco posabili, dall’aspetto giocattoloso e dalla trasformazione tutto fuorché elaborata, pieni di meccanismi a molla, a scatto, a leva/intrusione/connessione/superca**ola. Con tanto di robottini di supporto.
Mi ricordo che la mia espressione quando vidi in primi modelli sugli scaffali fu:
E la seconda fu:
A me, che prediligevo estetica e trasformazione a discapito della giocabilità, sembrò di fare un passo indietro di dieci anni. Mi resi conto che BW era stata una parentesi felice che si era purtroppo conclusa, e che Hasbro aveva ripreso a fare semplici giocattoli per bambini.
In breve, di quella linea non comprai NULLA, dis.gus.tato da quelli che per me erano difetti insormontabili. Mi chiusi di nuovo al mondo dei TF, in animazione sospesa in attesa di qualcosa che mi facesse risvegliare di nuovo la scintilla, un evento che scatenasse il torpore e l’apatia.
Quell’evento arrivò due anni dopo, con Alternators. Ma quella è un’altra storia.
Fast-forward fino al 2010. Ormai non so più dove mettere i TF (ne sapete nulla, voialtri?
), eppure ancora resiste l’atavico blocco verso Armada. L’occasione di riscatto della linea arriva grazie a un viaggio in Giappolandia e a un esame approfondito di un modello (in realtà l’edizione Energon) di Tidal Wave in un Mandarake in quel di Shibuya.Alla fine quel Tidal Wave non lo prendo, benché colpito dalla solidità del modello e dalla qualità dei dettagli dello sculpt: colori troppo pacchiani (piaga storica per Energon; ne parliamo magari in un topic futuro). Successivamente (grazie autorobot!) scopro che in realtà il modello originale è uscito proprio sotto la linea Armada, con colori meno da pugno in un occhio. Ma ci sono altre priorità: Gli Alternity, gli ultimi scampoli giapponesi di Animated, quella cosa superlativa che è stata Revenge of the Fallen. Facciamo un’altra volta…
Ri-fast-forward fino al 2013. Prime e FoC hanno settato i nuovi standard della produzione dei TF da scaffale, orientati verso la semplificazione e l’economia nell’utilizzo di materiali e colorazione. Costretto a rivolgermi all’estero per recuperare i pochi Generations che ancora tengono alto il nome della linea e ai third parties per tutto il resto, ripenso con nostalgia a quel Tidal Wave dagli occhi a mandorla.
E’ un attimo. Carta di credito alla mano, mi tuffo in Ebay. Ne emergo dopo una breve apnea, vittorioso.
E oggi Tidal Wave Armada troneggia sul mio tavolo, arrogante nella sua massa e solidità, connubio perfetto tra materiali e dettagli, vestigia schietta ma non semplicistica di un passato che sembra lontanissimo (ma in realtà è dietro l’angolo) in cui maneggiavi un TF e lo “sentivi” tale, non un guscio vuoto che hai paura di smontare solo a guardarlo.
Tocca a voi, estimatori. Parlatemi di Armada. Riprendete in mano quei modellini. Svelate al mondo i diamanti nascosti sotto al carbone o uccidete il ricordo annegandolo nella squallida pozza dell’oggettività.
Vi aspetto.
"Autorobot! Trasformatevi e rollate!" 















) e appena li vidi mi fiondai sui modellini, accaparrandomi Starscream e Hot Shot (stupido, stupido Shima...) e da lì a poco quasi tutti gli altri, eccezion fatta per Op.

