FlorenceCC
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27 Mag 2016, 21:31 I fan di primo pelo del brand Transformers, quando sentono nominare il celebre Autobot spadaccino dai tratti orientaleggianti e dal rigido codice d’onore, certamente di domanderanno in cuor loro: ma chi è ‘sto Drift? Ebbene, questo personaggio è stato creato dalla mente di Shane McCarthy fra il 2007 e il 2008, mosso dall’idea di sapere cosa accadrebbe se un ex Decepticon (in questo caso, un rude guerriero di nome Deadlock) diventasse un Autobot. Da allora nacque Drift, uno spadaccino dall’apparente aspetto angelico per via della prevalenza del bianco del suo schema cromatico, nonché personaggio esclusivamente dei fumetti IDW fino al 2014. Quell’anno, infatti, segna il ritorno di Drift in chiave moderna col suo debutto sul grande schermo nel quarto capitolo della saga Transformers ad azione vivente diretta da Micheal Bay, ovvero Transformers 4: l’Era dell’Estinzione: qui Drift diventa un samurai a tutti gli effetti (seppur stereotipato fino al midollo) e con una nuova livrea nera e blu con tocchi di giallo oro. Tale versione passerà alla storia come l’Autobot dal retroscena di ex Decepticon confuso e la sua famigerata natura di Triple Changer elicottero-Bugatti Veyron concepita solo per “farlo più fico” sullo schermo.
Nella primavera dell’anno seguente, in occasione dell’arrivo della nuova serie animata successiva a Prime, Drift esordisce anche in tv in Robots in Disguise, sempre col suo look da samurai stavolta stilizzato ma con una nuova colorazione, sfoggiando di fatto un’inedita combinazione di arancione-nero-rosso che ironicamente era il primo schema cromatico usato nei primi concept art della sua controparte cinematografica.
Sebbene, di primo acchito, la sua silhouette possa sembrare grossolana e sgradevole per la sua sagoma a clessidra, l’auto sportiva futuristica scelta come altmode per Drift è esteticamente anonima e citazionistica allo stesso tempo, giacché appare essere un ibrido fra la Bugatti Veyron dell’AoE Drift e una Gumpert Apollo: bella e elegante con sue curve, l’auto imita discretamente la controparte animata dallo stemma rosso a forma di testa di toro sul paraurti anteriore al mini-spoiler in coda. In secondo luogo, tutta la colorazione si basa sull’arancio ad eccezione del nero dei paraurti anteriore e posteriore, le portiere, gli specchietti e il particolare sul cofano, nonché una goccia di rosso sul logo di cui sopra e la striscia sulle gonne delle portiere. Fanaleria purtroppo assente, o meglio scolpita ma non colorata, ma a compensare tale difetto sono di sicuro la plastica trasparente nero chiaro dei finestrini e del parabrezza e quella opalescente grigio fumé delle ruote come tocco di classe, sebbene i cerchioni non abbiano i particolari colorati in rosso, come si vede invece nel cartone – e a differenza di Sideswipe, sulle quattro ruote Drift cammina che è un piacere!
Come automobile Drift si difende molto bene affiancato agli altri Warrior class della linea, perfettamente in scala, e il neo di essere un’auto bassa rispetto ai suoi compagni Autobot non può essere considerato un difetto vero perché è una caratteristica tipica della controparte CG; piuttosto, a dare fastidio è il disguise mediocre, col robot dalla testa ai piedi ben visibile da sotto il mezzo nonostante il corpo dalla vita in su sia ruotato di 180°. In compenso è qui che in forma alternativa potremo riporre le spade di Drift, una lunga e una corta, usando gli appositi slot nelle else, in modo che esse rimangano nascoste e ben protette per un camuffamento migliore!
Prima di trasformare il modellino da veicolo a robot bisogna mettere da parte le spade, onde evitare di spezzarle. Fatto ciò, slittiamo in esterno i lati dell’auto dai parafanghi alle portiere e poi verso il basso, liberando il paraurti che ribalteremo sulla schiena: in questo modo abbiamo già le braccia.
Per il tettuccio, tiriamo le sue metà verso di noi e le trasliamo verso il basso grazie ai doppi perni, prima di ancorarle nei forellini sul bagagliaio e successivamente, una volta separate le due metà, ruotiamo in giù i blocchi neri sul lato posto, rivelando il piedi del robot.
Abbiamo quasi finito: dopo aver ruotato il busto di 180°, apriamo il cofano e blocchiamolo all’altezza della cintura tramite perno; dopodiché estendiamo gli arti superiori grazie alle doppie cerniere e la trasformazione è completata. Volendo, è possibile slittare un poco verso l’alto le spalle per rendere la figura più proporzionata, poiché le istruzioni indicano che esse devono restare in una posizione un pelo più bassa, col risultato però di far apparire le braccia gorillesche e troppo lunghe.
Se, come abbiamo visto, l’altmode appare elegante e citazionistico dell’omologo cinematografico, Drift in forma robotica è altrettanto elegante e “mistico” così vestito da samurai, e mostra finalmente l’onnipresente logo da scannerizzare con la fotocamera per l’app RiD sullo smartphone/tablet, invisibile nell’auto.
La scultura è discretamente fedele al modello CG, eccetto forse la posizione delle ruote, che nel cartone le posteriori costituiscono i polpacci del robot e quelle anteriori sono letteralmente il kibble sulla schiena. A proposito, nel modello non c’è alcuna traccia di zaino, non contando il muso dell’auto ora divenuto la schiena vera e propria del robot e le due metà del tettuccio che fungono da talloni per il modellino – una soluzione analoga è già vista in Bumblebee della stessa classe, seppur non funzioni egregiamente com’era palese nel RiD Deluxe Vehicon della linea Transformers: Prime. Di conseguenza, quel che appare ai nostri occhi è l’ennesimo tentativo si assomigliare un TF a un’action figure! Inoltre dalla testa ai piedi, con un’eccezione degli arti superiori, Drift è fedelissimo alla controparte animata, nonostante l’economia di dettagli colorati a dir poco imbarazzante: la testa è identica al 100% al cartone sebbene la barba sia solo scolpita e non colorata; al torace ci sono tutti i dettagli tranne i fari azzurri a mo’ di pettorali, così come mancano i puntini rossi sulle ginocchiere; per non parlare dei piedi, che così scolpiti sembra che Drift indossi delle tipiche calzature da guerriero ninja giapponese del XVI-XVII secolo! Purtroppo in altezza è pari a tutti i Warrior della linea, il che stona con l’effettiva stazza del personaggio nel cartone, la cui testa arriva almeno ai pettorali di Optimus Prime ma allo stesso tempo è un pelo più alto di Bumblebee.
Ovviamente le spade possono essere impugnate in ciascuna mano e, come si vede anche nel cartone, rimetterle a posto negli anelli sul fianco sinistro del robot, simulando dei foderi. Questi anelli, però, non sono uguali ma sagomati apposta perché la spada lunga sia sempre posizionata in alto e quella più corta in basso: infatti, se dovessimo accidentalmente scambiarle di posto, l’anello in basso sarebbe troppo stretto per la katana e vi entrerebbe a fatica, mentre quello in alto risulterebbe tale che la spada corta scivolerebbe fuori. Da notare che questa incarnazione moderna di Drift, condivide con i suoi predecessori la caratteristica di essere equipaggiato con le spade – per capirlo meglio, basta affiancare questo modello con gli omonimi della linea Generations e Age of Exinction, entrambi di classe Deluxe!
Infine la posabilità è più che discreta, con punti di snodo interessanti:
- la testa ruota su un perno a 360°, sebbene impedito dalla scultura del casco, e di conseguenza l’angolo complessivo di rotazione si assesta sui 90° circa (cioè 45° da entrambe le parti);
- spalle su balljoint, più doppia cerniera per esigenze di trasformazione, rendendo gli arti pressoché liberi di muoversi senza ostacoli;
- gomiti su doppio perno: uno a fungo per la completa rotazione a 360° e uno normale appena sotto per piegarli a 90°, idem dicasi per le ginocchia;
- polsi articolati tramite perno con una rotazione di 90° verso l’interno;
- il busto ruota di “soli” 45° ambo i lati, nonostante siano 180° e più in totale in trasformazione. Ciò non è un male, poiché è possibile sfruttare insieme tale articolazione e quella delle braccia per posare Drift in procinto si estrarre le spade dal fianco sinistro, caratteristica in comune con il Deluxe Gen T30 Windblade, sebbene quest’ultima non sia provvista di bacino posabile!
- grazie alle due metà del gonnellino apribili, montate su un piccolo ratchet, le anche piegano a 90° in avanti, all’indietro e in fuori.
- piedi posabili, grazie ai perni che si utilizzano durante la trasformazione.
COMMENTO FINALE
Ciò che ha reso questo modello una statuetta praticamente perfetta è di certo il fascino del suo look ispirato al paese del Sol Levante tanto amato da noi occidentali, ma anche il carisma del personaggio raffigurato che sfocia fra l’anonimo e il conosciuto. Nonostante la show accuracy del RiD Warrior Drift sia rispettata nei due terzi della forma robotica e più della metà dell’auto, il modellino è più che altro consigliato per coloro che vorrebbero aggiungere un terzo “gemello” agli unici omonimi di tutto il brand Transformers (il Generations e il Age of Exinction Deluxe), oppure per coloro che desidererebbero un’alternativa migliore del RiD Deployer a causa della sua mobilità quasi pari a zero... a meno che lo acquistiate per il Minicon Jetstorm (e anche Slipstream) da affiancare al Warrior, giusto per citare i piccoli allievi di Drift che si vedono nel cartone.
Progettazione più che soddisfacente, con più pregi che difetti; di sicuro il pezzo migliore di tutta la linea RiD, da avere in esposizione nella propria vetrinetta da collezionista. E magari da mettere in posa come un vero samurai. Sayonara!
VOTO GLOBALE: 7,5/10
TFan e autrice della serie The Game Fighters. Seguici su Tumblr al profilo FlorTheWriter! TFs e Company, siete avvisati!
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