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Iscritto il: 19/12/2005
LocalitĂ : Albenga, (SV)
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Cross-counter Origins
Questa è una fanfiction che ho scritto un bel po' di tempo fa come uno scherzo privato tra me e un'amica, con la quale facciamo il gioco di dare un'identità Transformer alle automobili: lei aveva comprato da poco una Citroen c3, a suo dire, color Shockwave, e ce ne venimmo fuori con l'idea che fosse un'individuo nato per essere un Decepticon ma diventato Autobot attraverso alcune vicissitudini... Poi io mi son fatto prendere la mano, e ho mescolato le origini di questo O.C. (original character) con quelle di alcuni personaggi ben più popolari, e con numerosi elementi presi a prestito dai fumetti IDW, dalla G1 in generale e dal mio gusto personale... Ci ho messo veramente tanto a decidermi a pubblicarla, avendo l'impressione che sarebbe sembrata solo un mal cucinato purè di elementi rubati qua e là e di grossi atti di presunzione da parte mia, nel voler cambiare la storia di determinati personaggi. Ma la recente esperienza di Auto Assembly mi ha ridato fiducia in me stesso, soprattutto nell'apporto che posso dare a questo forum, che consiste anche nel non tenere sul mio hard disk o dentro la mia testa idee che riguardano il mondo dei Transformers. e Ora, senza uteriori indugi...
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Termine modalità stand-by d’emergenza……………………………………………………………………
Ripristino totale delle funzionalità in 3.0 nanoclick……………………………………………………….
Diagnostica in corso: danni strutturali superiori al 47% . Arto superiore sinistro: perduto. Arto inferiore destro: perduto. Giroscopio: funzionalità compromessa……………………………………..
Ripristino sensori ottici…………………………………………………………………………………………
Guardo quello che rimane di me, i cavi sospesi dove prima c’erano un mio braccio e una gamba, le cromature bianche imbrattate di olio lubrificante e liquido di raffreddamento, le due piastre toraciche trasparenti ridotte ad una ragnatela di venature; poi alzo lo sguardo e vedo il volto del mio luogotenente, e lo sconforto che lo opprime: la sua bocca si muove, ma io non odo alcun suono; per un istante, mi sembra di immaginare che anche lui, come molti altri, come talvolta me stesso, veda nella mia immagine ridotta in questo modo un riflesso del suo incubo peggiore: il comandante supremo di tutti gli Autobot, il Prescelto della Matrice, il Portatore della Luce che Illumina l’ Ora più Buia, a terra, sconfitto e danneggiato mortalmente.
Ripristino sensori uditivi……………………………………………………………………………………….
“Ultra Magnus..” Riesci a sentirmi, “Ultra Magnus?”. Per aver pensato, anche solo per un istante, una cosa del genere, temo che i miei danni siano ancora più gravi di quanto sembri. Non c’è errore né confusione in Springer mentre chiama il mio nome come se ciò potesse aiutarmi a tornare online: in questo momento i suoi pensieri non sono rivolti al “fratello gemello” di Optimus Prime, ma a me, il suo leader sul campo, che lo ha scelto, insieme agli altri Wreckers, per la missione d’infiltrazione e recupero… La missione che passerà alla storia come quella in cui Ultra Magnus ha rischiato di perdere la vita, e non ha compiuto il suo dovere.
Solo qualche ciclo fa ero a rapporto dal mio diretto superiore a ricevere le istruzioni per questo obiettivo: “La nostra intelligence ha finalmente dato i suoi frutti, Fratello. Ora tocca a te, e ai tuoi Wreckers, fare il lavoro sporco”. “Come sempre”, pensai mentre udivo queste parole da Prime. “Sappiamo che Shockwave ha messo in atto personalmente la fase uno di un suo progetto chiamato Regenesis, e perciò in questo momento si trova nell’ orbita di un qualche pianeta sperduto, da solo. I Dynobots lo stanno sorvegliando, e con la loro solita iniziativa personale (della quale come sempre fingerò di non essere al corrente) lo terranno occupato; voi vi infiltrerete nel suo laboratorio, che sarà sorvegliato solo dai droni-sentinella, poiché Regenesis è un segreto persino per Megatron, e estrarrete dal laboratorio tutti i dati che lo riguardano. Finora il progresso della tecnologia Transformers è stato quasi appannaggio esclusivo dei Decepticons, ma con un po’ di Energon e tanta fortuna, oggi la tua squadra può mettere fine a questo vantaggio”.
“Come faremo con i codici d’accesso?” Chiesi, andando subito al punto; i discorsi sulla supremazia scientifica o su quella tattica, così come gli incoraggiamenti, non hanno mai fatto per me… Lasciatemi il lavoro sul campo. “Per l’accesso al laboratorio siamo già in possesso di qualcosa, ma per violare gli archivi, ti assegnerò un esperto che svolgerà il lavoro direttamente sul luogo: si tratta di Chromedome, il migliore tra noi Autobots in campo di informatica. Non è granché addestrato al combattimento, ma visto che l’obiettivo ne prevede meno possibile, la cosa non dovrebbe preoccuparti. A te il resto della composizione della squadra”.
“Un novellino in più non sarà un problema, anche se ne ho già uno”, pensai, ma me lo tenni per me. Poi comunicai come da protocollo la convocazione degli elementi che ritengo i migliori, non solo per questa missione, ma per qualunque missione: “il mio consigliere tattico, Kup, veterano di mille battaglie; i miei guerrieri migliori, il coraggioso Springer e il fedele… no; LA fedele, cioè insomma.. Arcee. Poi la recluta, Hot Rod, perché Kup ci vede del potenziale, e infine il sopravvissuto, Wheelie. Da quando è tornato dal naufragio su quel pianeta sconosciuto non fa che rivelare straordinarie capacità di adattamento alle situazioni più ostili, anche se i compagni hanno cominciato a trovarlo irritante. Chissà perché.”
“Capo, come stai? Sei completamente operativo?” La voce di Springer mi riporta al presente e mi ricorda che in questo preciso momento ho più responsabilità verso di loro che verso la missione o il comando centrale di Iacon, perciò cerco di apparire più simile a quello che ero fino a poco fa, un leader sul campo determinato ed efficiente, o a ciò che alcuni vorrebbero che fossi: il futuro Prime.
“Le celle di memoria mi giocano brutti scherzi, potresti riepilogarmi la situazione?”, chiedo.
Dopo l’ attacco a sorpresa subito, per ironia della sorte ci siamo proprio asserragliati nel laboratorio di Shockwave… continua Springer.
“Cosa ci ha attaccati?” E’ la domanda che mi suggerisce l’ istinto. Ma l’ istinto del guerriero e il dovere del comando a volte non coincidono. “Rapporto operatività della squadra”, chiedo; anzi, Ordino. “Springer efficiente, signore… Solo qualche graffio!” dice il soldato che solo un click prima accudiva il suo superiore ferito, me, come un caro amico. “Arcee operativa, signore. Hot Rod sta monitorando la situazione da una feritoia delle paratie della torre superiore, poiché non c’è verso di accedere ai monitor del sistema di sicurezza.”
“Come, non c’è verso?” Interrompo il rapporto di colei che da un po’ di tempo è divenuta un mistero per me, e mi domando in che modo i suoi emettitori vocali possano mascherare completamente la paura per una simile situazione, sempre ammesso che Arcee, qualunque cosa sia divenuta da quando l’ ha rapita Jhiaxus, sia ancora in grado di provarne. La risposta, preceduta dallo stridio degli pneumatici sul metallo del suolo del nostro rifugio temporaneo, e dallo sbuffo del vecchio motore, arriva da Kup che in forma veicolo trasporta un corpo completamente disattivato… “Il ragazzo non ce l’ ha fatta, Magnus.” L’ orrore che c’è là fuori, qualsiasi cosa sia, è stato troppo per lui; d’altronde, non c’è andato leggero neppure con te.”
A queste parole si trasforma e adagia delicatamente il corpo di Chromedome al suolo; in confronto a me, ad un primo esame sembra quasi appena uscito dalla catena di montaggio… Finché non mi accorgo che la sua testa è stata recisa di netto. L’attitudine ai toni melodrammatici del mio consigliere tattico stavolta è sinistramente appropriata.
“Ufficiale tattico: rapporto dettagliato!” Comando. Poi segue un secondo di silenzio, come se Kup stesse cercando nella sua banca dati un aneddoto di guerra simile a quello che ci sta succedendo; o stesse scaldando il suo pubblico, come fa l’affabulatore più navigato. “Il percorso d’avvicinamento che avevo studiato, passare attraverso il labirinto delle fornaci, sarebbe stato buono, se ci fossero stati solo i droni-sentinella, questo lo sai. Ma là fuori c’è qualcosa in cui non ci siamo mai imbattuti prima. Ci hanno attaccato a sorpresa, colpendo prima l’anello debole della nostra squadra, il meno addestrato, e poi te, che sei rimasto fuori fino all’ ultimo per darci copertura mentre entravamo”. Tutto questo era andato perduto nella mia memoria, dovevo sapere altro. “Con quali armi ci hanno attaccati? Cosa dice il tuo database su questa tattica di avvicinamento?” chiesi al mio comandante in seconda.
“Questa, tattica, ragazzo mio, si chiama cacciare in branco. Le loro armi erano zanne, artigli, morsi e zampate. Quello che ha ridotto te e Chromedome – Primus l’ abbia in gloria - così come siete attaccava dall’alto, mentre gli altri inseguivano, afferravano, e mordevano. Ma non stavano solo difendendo il territorio, avevano anche fame.”
Avevo sentito abbastanza. “Non esistono bestie del genere in questa parte di Cybertron! Per Primus, se non credete alla leggenda degli Abitatori delle Profondità , non esistono bestie su tutto Cybertron!” proruppi, con la pazienza al limite.
“Ha dimenticato chi è il nostro attuale padrone di casa, signore?” chiese Hot Rod nel mio com-link. “E poi, col dovuto rispetto, io non credo nelle leggende, ma credo a quello che sento. E anche se sono bravi a non farsi vedere, quei… cosi sono ancora là fuori, e fanno abbastanza chiasso affinché noi non ce lo dimentichiamo mai”. La recluta lasciò il canale di comunicazione aperto per tutti mentre manteneva il più totale silenzio, e a quel punto sentimmo anche noi ciò di cui parlava. Lame affilate facevano stridere le lastre di metallo graffiandone la superficie, sibili acuti simili al fischio di un missile a ricerca e battiti col ritmo di un caricatore automatico di mitragliatrice fendevano l’ aria; e ogni tanto si udiva qualche ruggito, o qualche ululato. Poi lo scatto meccanico di una morsa capace di esercitare la pressione di un impianto di demolizione, lo schiocco di lame metalliche che affondano nella corazza, e il suono della lamiera che si lacera. Compresi che quello che c’era la fuori continuava a mordere, per placare la fame. Tremai al pensiero di cosa potessero avere ancora incastrato fra le loro zanne.
“Autobot, allora con cosa abbiamo a che fare, secondo te?” Chiesi alla mia sentinella; e mi sembrò di captare il suo orgoglio mentre preparava la voce per dire quello che il suo capo aveva richiesto per la prima volta: il suo parere. “Ci ho pensato a lungo, signore, e con il dovuto rispetto” (la frequenza di certe formule nel vocabolario del ragazzo mi convinse che Kup aveva lavorato bene con lui sul versante della disciplina, e mi fece sorgere qualche dubbio sui metodi impiegati) “ritengo che non siano bestie, ma siano Decepticons. E’ vero che sono biechi, brutali e non si distingue nel loro metodo cosa sia il frutto di una tattica e cosa sia il risultato di un incontrollabile impulso alla violenza gratuita, ma per la Matrice, chi tra quei rottami non è così? In particolare, poi, gli orrori che crea Shockwawe in questa sua Fabbrica delle Atrocità per rimpolpare le fila dell’esercito di Megatron sono rinomati, no? E in più, questi mostri sono in grado di comunicare. Giurerei che uno di loro continuasse a ripetere un nome, o forse… Una specie di suono, fatto apposta per spaventarci… una cosa tipo: Hun-Grr, Hun-Grr…”
A quel punto avevo sentito abbastanza. Di sicuro là fuori c’era qualcosa che non comprendevo fino in fondo, ma a sentir parlare di lugubri voci pensai che forse la mia valutazione dell’ idoneità della recluta a questo genere di missione era stata un po’ avventata. Mi serviva almeno un secondo parere prima di decidere il corso delle azioni che, se Optimus Prime non aveva errato nell’ assegnarmi il comando, ci avrebbe almeno riportato a Iacon il più possibile sani e salvi, ora che la missione era compromessa.
“Ci sono altri suggerimenti?” chiesi ad alta voce, e la risposta venne dall’elemento della squadra che avevo inteso proprio come il mio asso nella manica: La voce acuta di Wheelie, insieme alla luce dei suoi fari, irruppero nel buio e nel silenzio che si diramavano attraverso le gallerie che formavano il piano più basso di questa costruzione: “Forse ho trovato una soluzione”.
Credo che in quel momento ammutolimmo tutti per un istante: i miei sensori ottici, quelli di Arcee, Springer e Kup puntavano l’ Autobot più piccolo della squadra, come a porgli un’ implicita domanda. Egli reagì dopo qualche interminabile nanoclick a quello sguardo: “Ehm, volevo dire…Wheelie ha trascorso gli ultimi cicli ad esplorare / e ora vi dice: non dovete disperare!”.
Sono convinto che qualcuno dei miei abbia emesso un sospiro di sollievo. In quella situazione disperata, le strane peculiaritĂ di ciascuno di noi si rivelavano il brandello di normalitĂ al quale dovevamo aggrapparci per resistere.
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Diagnostica in corso: danni strutturali superiori al 47% . Arto superiore sinistro: perduto. Arto inferiore destro: perduto. Giroscopio: funzionalità compromessa……………………………………..
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Guardo quello che rimane di me, i cavi sospesi dove prima c’erano un mio braccio e una gamba, le cromature bianche imbrattate di olio lubrificante e liquido di raffreddamento, le due piastre toraciche trasparenti ridotte ad una ragnatela di venature; poi alzo lo sguardo e vedo il volto del mio luogotenente, e lo sconforto che lo opprime: la sua bocca si muove, ma io non odo alcun suono; per un istante, mi sembra di immaginare che anche lui, come molti altri, come talvolta me stesso, veda nella mia immagine ridotta in questo modo un riflesso del suo incubo peggiore: il comandante supremo di tutti gli Autobot, il Prescelto della Matrice, il Portatore della Luce che Illumina l’ Ora più Buia, a terra, sconfitto e danneggiato mortalmente.
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“Ultra Magnus..” Riesci a sentirmi, “Ultra Magnus?”. Per aver pensato, anche solo per un istante, una cosa del genere, temo che i miei danni siano ancora più gravi di quanto sembri. Non c’è errore né confusione in Springer mentre chiama il mio nome come se ciò potesse aiutarmi a tornare online: in questo momento i suoi pensieri non sono rivolti al “fratello gemello” di Optimus Prime, ma a me, il suo leader sul campo, che lo ha scelto, insieme agli altri Wreckers, per la missione d’infiltrazione e recupero… La missione che passerà alla storia come quella in cui Ultra Magnus ha rischiato di perdere la vita, e non ha compiuto il suo dovere.
Solo qualche ciclo fa ero a rapporto dal mio diretto superiore a ricevere le istruzioni per questo obiettivo: “La nostra intelligence ha finalmente dato i suoi frutti, Fratello. Ora tocca a te, e ai tuoi Wreckers, fare il lavoro sporco”. “Come sempre”, pensai mentre udivo queste parole da Prime. “Sappiamo che Shockwave ha messo in atto personalmente la fase uno di un suo progetto chiamato Regenesis, e perciò in questo momento si trova nell’ orbita di un qualche pianeta sperduto, da solo. I Dynobots lo stanno sorvegliando, e con la loro solita iniziativa personale (della quale come sempre fingerò di non essere al corrente) lo terranno occupato; voi vi infiltrerete nel suo laboratorio, che sarà sorvegliato solo dai droni-sentinella, poiché Regenesis è un segreto persino per Megatron, e estrarrete dal laboratorio tutti i dati che lo riguardano. Finora il progresso della tecnologia Transformers è stato quasi appannaggio esclusivo dei Decepticons, ma con un po’ di Energon e tanta fortuna, oggi la tua squadra può mettere fine a questo vantaggio”.
“Come faremo con i codici d’accesso?” Chiesi, andando subito al punto; i discorsi sulla supremazia scientifica o su quella tattica, così come gli incoraggiamenti, non hanno mai fatto per me… Lasciatemi il lavoro sul campo. “Per l’accesso al laboratorio siamo già in possesso di qualcosa, ma per violare gli archivi, ti assegnerò un esperto che svolgerà il lavoro direttamente sul luogo: si tratta di Chromedome, il migliore tra noi Autobots in campo di informatica. Non è granché addestrato al combattimento, ma visto che l’obiettivo ne prevede meno possibile, la cosa non dovrebbe preoccuparti. A te il resto della composizione della squadra”.
“Un novellino in più non sarà un problema, anche se ne ho già uno”, pensai, ma me lo tenni per me. Poi comunicai come da protocollo la convocazione degli elementi che ritengo i migliori, non solo per questa missione, ma per qualunque missione: “il mio consigliere tattico, Kup, veterano di mille battaglie; i miei guerrieri migliori, il coraggioso Springer e il fedele… no; LA fedele, cioè insomma.. Arcee. Poi la recluta, Hot Rod, perché Kup ci vede del potenziale, e infine il sopravvissuto, Wheelie. Da quando è tornato dal naufragio su quel pianeta sconosciuto non fa che rivelare straordinarie capacità di adattamento alle situazioni più ostili, anche se i compagni hanno cominciato a trovarlo irritante. Chissà perché.”
“Capo, come stai? Sei completamente operativo?” La voce di Springer mi riporta al presente e mi ricorda che in questo preciso momento ho più responsabilità verso di loro che verso la missione o il comando centrale di Iacon, perciò cerco di apparire più simile a quello che ero fino a poco fa, un leader sul campo determinato ed efficiente, o a ciò che alcuni vorrebbero che fossi: il futuro Prime.
“Le celle di memoria mi giocano brutti scherzi, potresti riepilogarmi la situazione?”, chiedo.
Dopo l’ attacco a sorpresa subito, per ironia della sorte ci siamo proprio asserragliati nel laboratorio di Shockwave… continua Springer.
“Cosa ci ha attaccati?” E’ la domanda che mi suggerisce l’ istinto. Ma l’ istinto del guerriero e il dovere del comando a volte non coincidono. “Rapporto operatività della squadra”, chiedo; anzi, Ordino. “Springer efficiente, signore… Solo qualche graffio!” dice il soldato che solo un click prima accudiva il suo superiore ferito, me, come un caro amico. “Arcee operativa, signore. Hot Rod sta monitorando la situazione da una feritoia delle paratie della torre superiore, poiché non c’è verso di accedere ai monitor del sistema di sicurezza.”
“Come, non c’è verso?” Interrompo il rapporto di colei che da un po’ di tempo è divenuta un mistero per me, e mi domando in che modo i suoi emettitori vocali possano mascherare completamente la paura per una simile situazione, sempre ammesso che Arcee, qualunque cosa sia divenuta da quando l’ ha rapita Jhiaxus, sia ancora in grado di provarne. La risposta, preceduta dallo stridio degli pneumatici sul metallo del suolo del nostro rifugio temporaneo, e dallo sbuffo del vecchio motore, arriva da Kup che in forma veicolo trasporta un corpo completamente disattivato… “Il ragazzo non ce l’ ha fatta, Magnus.” L’ orrore che c’è là fuori, qualsiasi cosa sia, è stato troppo per lui; d’altronde, non c’è andato leggero neppure con te.”
A queste parole si trasforma e adagia delicatamente il corpo di Chromedome al suolo; in confronto a me, ad un primo esame sembra quasi appena uscito dalla catena di montaggio… Finché non mi accorgo che la sua testa è stata recisa di netto. L’attitudine ai toni melodrammatici del mio consigliere tattico stavolta è sinistramente appropriata.
“Ufficiale tattico: rapporto dettagliato!” Comando. Poi segue un secondo di silenzio, come se Kup stesse cercando nella sua banca dati un aneddoto di guerra simile a quello che ci sta succedendo; o stesse scaldando il suo pubblico, come fa l’affabulatore più navigato. “Il percorso d’avvicinamento che avevo studiato, passare attraverso il labirinto delle fornaci, sarebbe stato buono, se ci fossero stati solo i droni-sentinella, questo lo sai. Ma là fuori c’è qualcosa in cui non ci siamo mai imbattuti prima. Ci hanno attaccato a sorpresa, colpendo prima l’anello debole della nostra squadra, il meno addestrato, e poi te, che sei rimasto fuori fino all’ ultimo per darci copertura mentre entravamo”. Tutto questo era andato perduto nella mia memoria, dovevo sapere altro. “Con quali armi ci hanno attaccati? Cosa dice il tuo database su questa tattica di avvicinamento?” chiesi al mio comandante in seconda.
“Questa, tattica, ragazzo mio, si chiama cacciare in branco. Le loro armi erano zanne, artigli, morsi e zampate. Quello che ha ridotto te e Chromedome – Primus l’ abbia in gloria - così come siete attaccava dall’alto, mentre gli altri inseguivano, afferravano, e mordevano. Ma non stavano solo difendendo il territorio, avevano anche fame.”
Avevo sentito abbastanza. “Non esistono bestie del genere in questa parte di Cybertron! Per Primus, se non credete alla leggenda degli Abitatori delle Profondità , non esistono bestie su tutto Cybertron!” proruppi, con la pazienza al limite.
“Ha dimenticato chi è il nostro attuale padrone di casa, signore?” chiese Hot Rod nel mio com-link. “E poi, col dovuto rispetto, io non credo nelle leggende, ma credo a quello che sento. E anche se sono bravi a non farsi vedere, quei… cosi sono ancora là fuori, e fanno abbastanza chiasso affinché noi non ce lo dimentichiamo mai”. La recluta lasciò il canale di comunicazione aperto per tutti mentre manteneva il più totale silenzio, e a quel punto sentimmo anche noi ciò di cui parlava. Lame affilate facevano stridere le lastre di metallo graffiandone la superficie, sibili acuti simili al fischio di un missile a ricerca e battiti col ritmo di un caricatore automatico di mitragliatrice fendevano l’ aria; e ogni tanto si udiva qualche ruggito, o qualche ululato. Poi lo scatto meccanico di una morsa capace di esercitare la pressione di un impianto di demolizione, lo schiocco di lame metalliche che affondano nella corazza, e il suono della lamiera che si lacera. Compresi che quello che c’era la fuori continuava a mordere, per placare la fame. Tremai al pensiero di cosa potessero avere ancora incastrato fra le loro zanne.
“Autobot, allora con cosa abbiamo a che fare, secondo te?” Chiesi alla mia sentinella; e mi sembrò di captare il suo orgoglio mentre preparava la voce per dire quello che il suo capo aveva richiesto per la prima volta: il suo parere. “Ci ho pensato a lungo, signore, e con il dovuto rispetto” (la frequenza di certe formule nel vocabolario del ragazzo mi convinse che Kup aveva lavorato bene con lui sul versante della disciplina, e mi fece sorgere qualche dubbio sui metodi impiegati) “ritengo che non siano bestie, ma siano Decepticons. E’ vero che sono biechi, brutali e non si distingue nel loro metodo cosa sia il frutto di una tattica e cosa sia il risultato di un incontrollabile impulso alla violenza gratuita, ma per la Matrice, chi tra quei rottami non è così? In particolare, poi, gli orrori che crea Shockwawe in questa sua Fabbrica delle Atrocità per rimpolpare le fila dell’esercito di Megatron sono rinomati, no? E in più, questi mostri sono in grado di comunicare. Giurerei che uno di loro continuasse a ripetere un nome, o forse… Una specie di suono, fatto apposta per spaventarci… una cosa tipo: Hun-Grr, Hun-Grr…”
A quel punto avevo sentito abbastanza. Di sicuro là fuori c’era qualcosa che non comprendevo fino in fondo, ma a sentir parlare di lugubri voci pensai che forse la mia valutazione dell’ idoneità della recluta a questo genere di missione era stata un po’ avventata. Mi serviva almeno un secondo parere prima di decidere il corso delle azioni che, se Optimus Prime non aveva errato nell’ assegnarmi il comando, ci avrebbe almeno riportato a Iacon il più possibile sani e salvi, ora che la missione era compromessa.
“Ci sono altri suggerimenti?” chiesi ad alta voce, e la risposta venne dall’elemento della squadra che avevo inteso proprio come il mio asso nella manica: La voce acuta di Wheelie, insieme alla luce dei suoi fari, irruppero nel buio e nel silenzio che si diramavano attraverso le gallerie che formavano il piano più basso di questa costruzione: “Forse ho trovato una soluzione”.
Credo che in quel momento ammutolimmo tutti per un istante: i miei sensori ottici, quelli di Arcee, Springer e Kup puntavano l’ Autobot più piccolo della squadra, come a porgli un’ implicita domanda. Egli reagì dopo qualche interminabile nanoclick a quello sguardo: “Ehm, volevo dire…Wheelie ha trascorso gli ultimi cicli ad esplorare / e ora vi dice: non dovete disperare!”.
Sono convinto che qualcuno dei miei abbia emesso un sospiro di sollievo. In quella situazione disperata, le strane peculiaritĂ di ciascuno di noi si rivelavano il brandello di normalitĂ al quale dovevamo aggrapparci per resistere.
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disegno dell'avatar di Jazzluca
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