SupremeStarscream
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#p152074 • Pubblicato il:
15 Gen 2013, 14:45 Ecco una nuova recensione per la linea Generations ispirata al videogioco Fall Of Cybertron, quest’oggi prenderemo in esame il secondo Autobot di classe Voyager, Autobot Blaster e il suo fido compare Steeljaw.
Una nota velocissima sulla CONFEZIONE: la struttura è identica a quella dell’altro voyager Grimlock, ma volevo porre l’accento sulla bellissima artwork posta sul lato sinistro della confezione, che ritrae frontalmente Blaster e Steeljaw, mentre sul lato il disegno prosegue mostrando anche gli altri minion (Eject, Rewind, Ramhorn e Sunder, un repaint rosso e arancione di Laserbeak). Questa è una di quelle artwork per cui vale la pena tenere intatta la confezione o, quantomeno, vale la pena ritagliarla e conservarla.
Passiamo dunque al ROBOT così come esce dalla confezione: nonostante sia solo un remold del voyager Soundwave (e lo stesso Soundwave Voyager a sua volta un remold in scala più grande del Deluxe uscito qualche anno fa per il videogioco War For Cybertron), il primo impatto è più che positivo, lo stampo e sopratutto i colori si adattano alla perfezione al personaggio, donandogli un look un po’ blocchettoso (in senso buono) che ben rimembra il vecchio G1.
Non per questo si può dire che le forme siano troppo squadrate o banali, anzi, il robot trae giovamento da angoli e curve e nel complesso risulta ben proporzionato e antropomorfo. L’unica pecca in questo senso è costituita dal blocco superiore del torso, che dona al robot un petto molto pronunciato e una sorta di zaino altrettanto ingombrante a causa della gimmick, di cui parlerò tra poco.
In quanto a scultura non ci si può davvero lamentare, dato che i dettagli scolpiti sono davvero tanti e anche in questo caso (come Grimlock) anche se non tutti sono pitturati il colore delle plastiche li mette bene in risalto. Parlando di colorazione non si può che fare un’ulteriore elogio, dato che come dicevo molti particolari sono ben pitturati e i colori danno una buona impressione, anche quelli delle plastiche: abbiamo le gambe di plastica grigia con i dettagli sugli stinchi neri e, sul lato delle gambe, delle parti di veicolo con dettagli rossi, le ruote in plastica grigio scuro e i cerchioni bronzati (davvero ben scolpiti, con un piccolo simbolo Autobot al centro). La parte superiore del corpo ha come colore predominante il rosso, un rosso abbastanza acceso senza essere fastidioso, con dettagli su spalle e braccia argentati, gialli, neri e azzurri, le giunture sui gomiti e i pugni di plastica nera, e al centro del petto è scolpita una sezione che ricorda molto lo sportello dell’iconico G1, giallo con una finestrella azzurra trasparente e sotto una sorta di fregi simili a bottoni colorati di argento. Anche la testa è un piccolo capolavoro, rossa con le iconiche “corna” divergenti, una sorta di visiera sulla fronte gialla, il viso argentato e gli occhi di plastica azzurra trasparente.
Sul fianco destro della testa c’è un foro (che è quello per inserire l’arma di Soundwave, che in questo caso rimane inutilizzato) mentre dalla parte opposta c’è un pulsante che fa aprire a scatto lo sportello sul petto. Dentro lo sportello sono scolpiti vari fregi colorati di grigio. Cosa molto apprezzabile: i due pugni hanno uno stampo diverso: mentre il destro è un pugno normale, il sinistro ha l’indice della mano scolpito leggermente sporgente... in questo modo è possibile simulare il fatto che Blaster prema da solo il pulsante per aprire lo sportello. Davvero un tocco molto carino.
Come posabilità non c’è male, ma si nota un abbandono dei ball-joint a favore di un ritorno delle articolazioni a scatto: queste sono presenti su gomiti e ginocchia, mentre anche e spalle hanno una doppia articolazione per far muovere l’arto sia in avanti che lateralmente. La testa può ruotare, ma non può guardare in alto e in basso; i pugni possono ruotare, mentre non ci sono articolazioni sui piedi o sul bacino. Altra nota positiva: apparentemente non c’è nessun arto cavo e il robot appare solido sotto tutti i punti di vista. Evviva!
Arriviamo quindi alla gimmick: nello sportello, spingendo indietro la piastra è possibile inserire fino a tre mini dischi per essere poi lanciati. Punto (molto) dolente: spingendo i dischi all’interno e facendo arretrare la piastra, arretrerà anche il pannello posto sulla schiena... inserendo tre dischi il pannello sporgerà di oltre 5 centimetri oltre la schiena del robot, ottenendo il pessimo effetto visivo di Movie Payload.
Inoltre la gimmick in se non funziona granché: aprendo lo sportello e spingendo i dischi questi dovrebbero atterrare sul loro pulsante di attivazione e trasformarsi automaticamente. Su una trentina di tentativi Steeljaw è atterrato in maniera corretta solo un paio di volte, e nessuna delle due con una forza adeguata a fare scattare la molla per la trasformazione.
Prima di parlare di Steeljaw una parola sull’arma di Blaster: è fatta di plastica nera e la forma ricorda molto da vicino quella del G1 e per fortuna è un po’ più piccola risultando più proporzionata al soggetto.
Parliamo ora di STEELJAW, che si presenta come una sorta di leone giallo e bianco. Parto dalla conclusione per poi spiegarne i motivi: l’idea del minidisk che si trasforma a molla è carina, ma realizzata in modo pessimo.
Quello che dovrebbe essere un leone si presenta gobbo e con evidenti difetti di proporzioni, a causa della molla che ne fa piegare in avanti la parte anteriore del corpo. Anche la trasformazione a scatto va completata a mano, quindi a questo punto avrei preferito una trasformazione manuale e un’esclusione della molla in modo da far rimanere il tutto più compatto e con una forma migliore. Anche gli altri minion soffrono dello stesso problema, in maniera molto meno marcata, ma questo e Ravage sono gli esempi più eclatanti di quanto la molla abbia ucciso una buona idea. O meglio LE molle, perchè ce n’è una per quasi ogni parte del disco che si separa e ruota. Parlando appunto del DISCO non credo si possa parlare della soluzione definitiva che rende le vecchie cassette obsolete, ma comunque è apprezzabile: lo spessore è comunque considerevole per parlare appunto di un disco, ma la pittura della parte superiore è molto carina, con fregi e segni neri su sfondo color bronzo, e al centro un piccolo simbolo Autobot nero.
Passiamo alla TRASFORMAZIONE di Blaster, che è del tutto simile a quella del deluxe Soundwave ma semplificata sotto certi aspetti. Facciamo rientrare i pugni negli avambracci, apriamo gli sportelli sulle spalle e portiamo le braccia all’indietro. Portiamo le ruote che si trovavano sul fianco del robot in avanti e grazie ad un doppio snodo facciamo abbassare le braccia e aderire le spalle al torso, chiudendo la testa tra i due sportelli. Il pannello sulla schiena arretra completamente e dispiegandosi va a formare il tetto del veicolo, mentre gli avambracci si piegano verso il basso formando i fianchi. Il bacino si stacca dal corpo e ruota all’indietro agganciandosi dietro la schiena. Le parti ai fianchi delle gambe ruotano verso l’alto e i piedi all’indietro. Le gambe si piegano fino a far combaciare i fianchi al resto del veicolo mentre la parte frontale si muove su una doppia cerniera e si angola leggermente verso l’alto.
Il VEICOLO che ne risulta è una camionetta un po’ anonima, a parer mio. Purtroppo in questa modalità la colorazione ha poco senso, dove passa dal rosso predominante frontale al grigio posteriore senza un’apparente ragione, con un distacco un po’ troppo netto. In compenso la scultura rimane eccelsa, con molti dei particolari che in forma robotica sembravano solo di bellezza, qui assumono un significato e aggiungono qualcosa al veicolo. Sul tetto troviamo un foro dove è possibile riporre l’arma con dietro un piccolo sedile... scelta decisamente inspiegabile secondo me: sarebbe stato carino se il sedile fosse stato in scala con i minion per farlo diventare una postazione di artiglieria, ma è decisamente troppo piccolo. Purtroppo l’aver semplificato la trasformazione incide anche sulla qualità di questo veicolo, sopratutto come giocabilità : le plastiche faticano a stare attaccate (sopratutto quelle frontali che coprono la testa del robot) mentre la parte inferiore del bacino è troppo in basso e impedisce al mezzo di muoversi correttamente, strisciando sulla superficie. Anche in questa modalità la gimmick è utilizzabile, anche se con risultati non proprio felici.
CONCLUDENDO: il robot è davvero ben fatto, ben colorato, solido e discretamente posabile, ma sopratutto della giusta dimensione per un voyager. Il veicolo è per quasi tutti i versi da dimenticare essendo molto meno riuscito della sua controparte Decepticon più piccola di qualche anno fa. La gimmick è un po’ intrusiva se non la si usa e molto intrusiva se la si usa. Steeljaw è brutto forte ma come idea rende parecchio. Come per il collega Grimlock, sicuramente non è esente da difetti, ma ci stiamo avviando sulla strada giusta e correggendo il tiro potremo tornare ad avere buoni robot, buoni veicoli e una buona trasformazione. per ora, accontentiamoci di un buon robot e di quella che secondo me è la migliore rappresentazione di Blaster G1.
Grazie a mentre83 per l'avatar!