SupremeStarscream
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#p151908 • Pubblicato il:
11 Gen 2013, 14:17 Grimlock fa parte della prima ondata di modelli di classe voyager della linea dedicata al videogioco Fall of Cybertron.
La CONFEZIONE è degna di menzione in quanto ci troviamo di fronte ad un nuovo stile: siamo sempre di fronte ad un parallelepipedo con un angolo segato, ma questa volta è l’angolo in basso a sinistra, dove sul lato della confezione è stampato il logo di fazione su sfondo nero. Di fronte abbiamo una bella vetrina in cui fa mostra quasi completa il modello in modalità robot, sulla sinistra c’è una splendida artwork che ritrae Grimlock in modalità tirannosauro, disegno che continua anche sul lato della confezione. Il lato destro è occupato dalla metà di un grosso simbolo di fazione e il codice del prodotto (in questo caso, 01 Series #003).
Sul retro abbiamo la classica bio, una foto che ritrae il modello in entrambe le sue modalitĂ e le tech spec in stile molto G1. Davvero una bella confezione.
Dopo averlo estratto dalla confezione, ecco il nostro bel ROBOT: le cose che saltano subito all’occhio guardandolo sono molteplici, ma andiamo con ordine. Prima di tutto la taglia. Anche ad occhio si nota che questo modello è più grosso rispetto alla maggior parte dei classe voyager (o powerizer) a cui siamo abituati ultimamente. Facendo un confronto diretto, Grimlock supera di più di una testa il Powerizer Optimus Prime, e quasi arriva alla statura del vecchio voyager Animated Shockwave (uno dei più alti voyager prodotti). Anche come stazza è bello massiccio, e regge tranquillamente il paragone con Breakdown o Bulkhead.
Questo aumento di altezza però dà l’impressione di andare a discapito della massa effettiva del robot. Le plastiche infatti sembrano abbastanza fragili e sottili, e purtroppo si riscontra ancora una desolante vuotezza in quasi tutte le parti del robot, sopratutto a causa della trasformazione. Insomma, la sensazione al tatto non è delle migliori. Il buco nel pettò è però riempito dalla testa del tirannosauro, che sporge anche dietro la schiena donando al modello una discreta “gobba”.
Altri due punti a favore di questo modello stanno nella colorazione e nella scultura, entrambe davvero di alto livello. I dettagli scolpiti sono davvero tantissimi e parecchi di questi sono messi in risalto da una scelta cromatica molto azzeccata, sopratutto su torace e gambe. Lo schema generale comunque è molto simile a quello classico, con gli arti per la maggior parte grigi, corpo giallo spento con dettagli in rosso e nero e la testa nera con il visore di plastica trasparente rossa.
Anche alcuni inserti sul petto sono di plastica trasparente rossa, come il simbolo simil-Autobot che spicca al centro del petto. A questo proposito si può accennare alla gimmick del robot: tirando una piccola leva sulla schiena del robot si accende una luce rossa che ne illumina il petto. L’effetto non è malvagio, purtroppo a causa della succitata plastica sottile non vengono illuminate solo le parti di plastica trasparente ma praticamente tutta la parte superiore del robot, vanificando così l’effetto.
Parlando invece della posabilità direi che è discretamente buona: abbiamo articolazioni a scatti su ginocchia, anche, spalle e gomiti; la testa è su ball-joint e gli arti possono ruotare su loro stessi a livello di coscia e spalla. Inspiegabilmente assente la rotazione del bacino, che poteva tranquillamente essere inserita senza pregiudicare la stabilità del robot o ostacolare la trasformazione.
Purtroppo a causa della trasformazione le spalle sono del tutto mobili e non c’è verso di fissarle, al minimo movimento basculano avanti e indietro. Sarebbe bastato un piccolo aggancio per risolvere il problema.
Le armi in dotazione invece sono fatte molto bene, si tratta di una spada e uno scudo con impugnature di plastica grigia molto scura e il resto di plastica rossa trasparente, piuttosto solida.
Parliamo ora della TRASFORMAZIONE, abbastanza semplice e senza grandi fronzoli: si estrae dalla schiena la testa del tirannosauro dispiegandola verso l’alto e agganciandola al petto del robot, andando a coprirne la testa. Si girano le graccia verso la schiena del robot e si aprono le spalle verso l’esterno, facendole poi rientrare ed incastrare nel petto. I pugni ruotano e si piegano verso il basso, formando le zampe posteriori del tirannosauro.
la parte inferiore delle gambe slitta verso l’alto rivelando le due metà della punta della coda per poi unirle. Infine si portano in avanti le piccole zampe anteriori e si sistema l’articolazione di quelle posteriori per far rimanere l’animale in equilibrio.
Il TIRANNOSAURO robotico che ne risulta è discretamente ben fatto. Sicuramente ha ancora tutti i pregi di colorazione e scultura di cui ho parlato prima, purtroppo però tutto il resto è realizzato in maniera molto grezza.
Il difetto di cui si parla di più in questa modalità è la vuotezza del corpo del dinosauro, ma se non guardato da sotto non si nota poi molto. I problemi seri di questo tirannosauro sono due, parzialmente collegati: in primis la coda, che ricordiamo è ricavata non dalle gambe del robot ripiegate ma dalle placche delle gambe slittate verso l’alto più parte del bacino del robot, quindi è di dimensioni veramente importanti, circa quanto tutto il resto del corpo. In più questa coda non ha la minima articolazione, non può essere girata, ruotata o sollevata, rendendola davvero un grosso ingombro.
Il secondo difetto è la posabilità nulla di questo tirannosauro, parzialmente dovuta alla succitata coda: data l’angolazione della stessa le pose in cui questo tirannosauro può mettersi sono veramente poche. Però c’è da aggiungere altri due fattori: l’assenza di articolazione del collo del tirannosauro (anche in questo caso non può girare la testa nè sollevarla in alcun modo) e l’assenza di articolazione sulle zampe, che ricordiamo sono ricavate dalle braccia del robot, ma la spalla nella trasformazione viene fissata all’interno del petto. Quindi le uniche articolazioni di questo povero animale sono quelle ricavate dal gomito del robot, ovvero la parte inferiore delle zampe che può piegarsi indietro e (pochissimo) in avanti. Oltre a questo ci sono le zampine anteriori su ball-joint, ma queste non servono certo per mettere l’animale in posa. per cui la posabilità di questo animale è nulla. può assumere solamente una posa realistica, altrimenti verrebbe ostacolato dalla coda oppure guarderebbe perennemente il terreno.
In questa modalità la gimmick è utile ad aprire la bocca del tirannosauro e fargli illuminare la testa. A proposito della testa, sopra di essa c’è un simbolo Autobot. Non lo stesso simbolo che c’era sul petto del robot, proprio un simbolo Autobot. Un pochettino di coerenza in questo dettaglio non sarebbe stata male.
Piccola menzione aggiuntiva sulle armi: grazie a dei fori presenti sulle zampe, le armi possono essere agganciate ad esse. L’effetto visivo non è dei migliori, ma apprezzo sempre quando le armi si possono integrare nella modalità alternativa.
In CONCLUSIONE: scrivendo la recensione ho voluto dare molto risalto ai difetti strutturali oggettivi di questo modello cercando di non farmi influenzare dal mio giudizio personale. Perchè a me questo Grimlock piace abbastanza nonostante i suoi macroscopici difetti, sopratutto per via della colorazione, della scultura e della taglia.
Oggettivamente non mi sentirei di consigliare questo modello se non a chi ama i dinobot o a chi lascia i suoi modelli in esposizione. Per chi, come me, li “pastrugna”, consiglio di valutarne l’acquisto per bene.
Grazie a mentre83 per l'avatar!