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Iscritto il: 21/06/2004
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Regeneration One nr. 0
Regeneration One # 0
Less Than Zero
[Meno di zero]
Storia di Simon Furman
Disegni di Casey Coller (tempo presente), Geoff Senior (battaglia del Deathbringer), Jeff Anderson (antico Cybertron), Josè Delbo (Terra invasa degli zombie-Con), Nick Roche (il futuro di Galvatron e Rodimus Prime)
Colori di Jon-Paul Bove
Less Than Zero
[Meno di zero]
Storia di Simon Furman
Disegni di Casey Coller (tempo presente), Geoff Senior (battaglia del Deathbringer), Jeff Anderson (antico Cybertron), Josè Delbo (Terra invasa degli zombie-Con), Nick Roche (il futuro di Galvatron e Rodimus Prime)
Colori di Jon-Paul Bove

La storia
Alla deriva nello Spazio Zero, di cui sta finalmente comprendendo la natura onnicomprensiva, Hot Rod tocca terra a Denver, in Colorado, più di venti anni fa: davanti a lui si svolge la disperata lotta tra gli Autobot di Optimus Prime e un Deathbringer impazzito e animato dalla forza della Matrice. Optimus Prime risolve il conflitto nel modo ben noto agli archivi storici collettivi degli Autobot (il loro “torrente” di informazioni), ma Hot Rod scopre un epilogo della vicenda: un frammento di energia corrotta della Matrice è sopravvissuto ed è fuggito da qualche parte nel cosmo.
Il flusso dello Spazio Zero sposta Hot Rod a Nova Cronum, su Cybertron. Milioni e milioni di anni fa, prima della guerra civile, il tribuno Jhiaxus si unisce all’Alto Circuitmaster Boltax per formare un collettivo delle cinque massime menti del pianeta: il loro scopo è fondere le loro conoscenze nell’Omnibase, ma Jhiaxus è stanco della politica isolazionista di Cybertron e l’incontro prende una piega imprevista: Jhiaxus stermina i colleghi sul piano astrale (ciber-oceano), cancella ogni prova e ricordo della propria esistenza e lascia il pianeta, portando con sé la summa della conoscenza della vita cybertroniana.
Hot Rod si sposta ancora nel tempo e nello spazio: sulla Terra, assiste all’inizio della campagna di conquista di Megatron e dei suoi Ex-bot zombificati. Tra gli umani in fuga, ci sono anche Buster e Jesse Witwicky, che cercano di convincere Spike a tornare in azione come Fortress Maximus. Ciò non accade, a causa del dramma psicologico dello stesso Spike, e i due ragazzi vanno incontro a una tragica fine.
Ancora una volta, Hot Rod avanza nel tempo: in un futuro non familiare, su un pianeta fatto solo di rottami (Junk), dove assiste a uno scontro tra Galvatron e un personaggio familiare ma mai incontrato prima: Rodimus Prime.
Rodimus viene sconfitto, nonostante Hot Rod tenti di avvertirlo del tranello in cui è caduto, ma mentre Galvatron procede nella sua marcia trionfale, Hot Rod si trova davanti la custodia della Matrice di Rodimus Prime.
Nel presente, sul Guerra Mondo: Bludgeon si appresta a uccidere Kup, quando un Autobot lo ferma. E’ il nuovo Rodimus Prime.
Note
Inizialmente progettato come Annual, questo Numero Zero mantiene comunque la sua natura celebrativa, riportando sui Transformer alcuni artisti che hanno fatto la storia della grandiosa epopea Marvel (su entrambe le sponde dell’oceano).
L’intruso (per così dire) Casey Coller, che disegna la prima e l’ultima pagina, è forse il più formale, ma è anche il meno convincente.
Geoff Senior ripropone la fantastica battaglia contro il DeathBringer, nel suo stile titanico e spettacolare.
Jeff Anderson, da sempre autore un po’ datato, è soprendentemente la scelta perfetta per illustrare un Antico Cybertron ante-guerra: i suoi meccanoidi hanno il sapore e l’emozione che trasmettevano le prime, pionieristiche storie della Marvel.
Josè Delbo, da sempre un disegnatore “pigro” abituato a riciclare i model sheet per i Transformer, sfodera il suo stile classico e realistico, riportandoci all’epoca in cui le sue matite così particolari invogliavano a voler acquistare tutti i modellini delle sue affollate tavole.
Nick Roche è vivace e personale come sempre: le sue tavole mescolano molto bene le suggestioni della serie animata G1 e dei fumetti Marvel (non a caso gli è stata assegnata la sequenza alternativa di TFTM86).
La colorazione di Jon-Paul Bove rispecchia quella delle epoche illustrate: per le sequenze di Senior e Delbo, lo stile replica quello “a punti” di Nel Yomtov (con tanto di gruppi di personaggi monocromatici); per la sequenza di Anderson, lo stile è invece quello ad acquerelli dipinti dei migliori albi Marvel UK.
La battaglia contro il Deathbringer appartiene alla continuità Marvel UK, ma nello stesso tempo è stata citata in G1 Marvel US #65, il che la rende un evento comune alle due continuità . Non essendo mai stato narrato nella saga US, Furman lo può riproporre (con grande fedeltà ) senza infrangere la sua dichiarazione iniziale di tenere separati questi due universi. Ma nello stesso tempo, riesce a collegarli: diabolico.
Le origini di Jhiaxus divergono ora radicalmente dalla saga G2: Jhiaxus è ora un meccanoide antico, non un sottoprodotto moderno. La sua esistenza resta comunque sempre occultata a tutti, come anche le sue motivazioni espansionistiche. Dietro le quinte, questa nuova genesi si riallaccia a quanto proposto da Simon Furman nella sua saga -Ation per la IDW.
Tra i fondatori dell’Omnibase, compaiono Boltax e Decanus. Boltax è un personaggio classico della saga G1 Marvel US, creato e poi annientato da Bob Budiansky e Josè Delbo.
Nova Cronum è una località creata in The War Within: The Dark Ages.
Buster e Jesse si sono sposati. I due ragazzi incontrano la loro fine per opera di Ratbat, all’interno di un autolavaggio, in un riferimento al famigerato albo G1 Marvel US #31. Anche la copertina di Guido Guidi cita questa storia, pur mostrando una targa di auto che recita “T2006 UK” (omaggio a “Target: 2006” della saga Marvel UK).
Tra gli Ex-Bot della Terra compare Bugly, che non è tra i caduti della battaglia dell’Omnibase. Può essere un errore del disegnatore come una possibile sequesta “fuori scena”: Bugly non compare più dopo G1 Marvel US #55 e il suo destino è ignoto.
Il futuro alternativo mostra una variante della scena dello schianto della navetta Autobot su Junk, come vista in TFTM86. Da notare come il Rodimus Prime del futuro porti ancora la Matrice al collo. Anche la fine di Rodimus Prime cita il film, richiamando quella di Ultra Magnus.
Hot Rod non riconosce Arcee, perché si tratta di un personaggio non ancora comparso nella sua linea temporale.
Simon Furman ha commentato che questo futuro alternativo è lo stesso di “Rhythms Of Darkness” (G1 Marvel US #67), sebbene alcuni particolari differiscano da quanto narrato in quell’albo (a onor del vero, le scene dell'albo originale dedicate alla morte di Rodimus Prime e Kup sono volutamente generiche, tanto da poter essere facilmente conciliate con questo Regen One #0).
Alla deriva nello Spazio Zero, di cui sta finalmente comprendendo la natura onnicomprensiva, Hot Rod tocca terra a Denver, in Colorado, più di venti anni fa: davanti a lui si svolge la disperata lotta tra gli Autobot di Optimus Prime e un Deathbringer impazzito e animato dalla forza della Matrice. Optimus Prime risolve il conflitto nel modo ben noto agli archivi storici collettivi degli Autobot (il loro “torrente” di informazioni), ma Hot Rod scopre un epilogo della vicenda: un frammento di energia corrotta della Matrice è sopravvissuto ed è fuggito da qualche parte nel cosmo.
Il flusso dello Spazio Zero sposta Hot Rod a Nova Cronum, su Cybertron. Milioni e milioni di anni fa, prima della guerra civile, il tribuno Jhiaxus si unisce all’Alto Circuitmaster Boltax per formare un collettivo delle cinque massime menti del pianeta: il loro scopo è fondere le loro conoscenze nell’Omnibase, ma Jhiaxus è stanco della politica isolazionista di Cybertron e l’incontro prende una piega imprevista: Jhiaxus stermina i colleghi sul piano astrale (ciber-oceano), cancella ogni prova e ricordo della propria esistenza e lascia il pianeta, portando con sé la summa della conoscenza della vita cybertroniana.
Hot Rod si sposta ancora nel tempo e nello spazio: sulla Terra, assiste all’inizio della campagna di conquista di Megatron e dei suoi Ex-bot zombificati. Tra gli umani in fuga, ci sono anche Buster e Jesse Witwicky, che cercano di convincere Spike a tornare in azione come Fortress Maximus. Ciò non accade, a causa del dramma psicologico dello stesso Spike, e i due ragazzi vanno incontro a una tragica fine.
Ancora una volta, Hot Rod avanza nel tempo: in un futuro non familiare, su un pianeta fatto solo di rottami (Junk), dove assiste a uno scontro tra Galvatron e un personaggio familiare ma mai incontrato prima: Rodimus Prime.
Rodimus viene sconfitto, nonostante Hot Rod tenti di avvertirlo del tranello in cui è caduto, ma mentre Galvatron procede nella sua marcia trionfale, Hot Rod si trova davanti la custodia della Matrice di Rodimus Prime.
Nel presente, sul Guerra Mondo: Bludgeon si appresta a uccidere Kup, quando un Autobot lo ferma. E’ il nuovo Rodimus Prime.
Note
Inizialmente progettato come Annual, questo Numero Zero mantiene comunque la sua natura celebrativa, riportando sui Transformer alcuni artisti che hanno fatto la storia della grandiosa epopea Marvel (su entrambe le sponde dell’oceano).
L’intruso (per così dire) Casey Coller, che disegna la prima e l’ultima pagina, è forse il più formale, ma è anche il meno convincente.
Geoff Senior ripropone la fantastica battaglia contro il DeathBringer, nel suo stile titanico e spettacolare.
Jeff Anderson, da sempre autore un po’ datato, è soprendentemente la scelta perfetta per illustrare un Antico Cybertron ante-guerra: i suoi meccanoidi hanno il sapore e l’emozione che trasmettevano le prime, pionieristiche storie della Marvel.
Josè Delbo, da sempre un disegnatore “pigro” abituato a riciclare i model sheet per i Transformer, sfodera il suo stile classico e realistico, riportandoci all’epoca in cui le sue matite così particolari invogliavano a voler acquistare tutti i modellini delle sue affollate tavole.
Nick Roche è vivace e personale come sempre: le sue tavole mescolano molto bene le suggestioni della serie animata G1 e dei fumetti Marvel (non a caso gli è stata assegnata la sequenza alternativa di TFTM86).
La colorazione di Jon-Paul Bove rispecchia quella delle epoche illustrate: per le sequenze di Senior e Delbo, lo stile replica quello “a punti” di Nel Yomtov (con tanto di gruppi di personaggi monocromatici); per la sequenza di Anderson, lo stile è invece quello ad acquerelli dipinti dei migliori albi Marvel UK.
La battaglia contro il Deathbringer appartiene alla continuità Marvel UK, ma nello stesso tempo è stata citata in G1 Marvel US #65, il che la rende un evento comune alle due continuità . Non essendo mai stato narrato nella saga US, Furman lo può riproporre (con grande fedeltà ) senza infrangere la sua dichiarazione iniziale di tenere separati questi due universi. Ma nello stesso tempo, riesce a collegarli: diabolico.
Le origini di Jhiaxus divergono ora radicalmente dalla saga G2: Jhiaxus è ora un meccanoide antico, non un sottoprodotto moderno. La sua esistenza resta comunque sempre occultata a tutti, come anche le sue motivazioni espansionistiche. Dietro le quinte, questa nuova genesi si riallaccia a quanto proposto da Simon Furman nella sua saga -Ation per la IDW.
Tra i fondatori dell’Omnibase, compaiono Boltax e Decanus. Boltax è un personaggio classico della saga G1 Marvel US, creato e poi annientato da Bob Budiansky e Josè Delbo.
Nova Cronum è una località creata in The War Within: The Dark Ages.
Buster e Jesse si sono sposati. I due ragazzi incontrano la loro fine per opera di Ratbat, all’interno di un autolavaggio, in un riferimento al famigerato albo G1 Marvel US #31. Anche la copertina di Guido Guidi cita questa storia, pur mostrando una targa di auto che recita “T2006 UK” (omaggio a “Target: 2006” della saga Marvel UK).
Tra gli Ex-Bot della Terra compare Bugly, che non è tra i caduti della battaglia dell’Omnibase. Può essere un errore del disegnatore come una possibile sequesta “fuori scena”: Bugly non compare più dopo G1 Marvel US #55 e il suo destino è ignoto.
Il futuro alternativo mostra una variante della scena dello schianto della navetta Autobot su Junk, come vista in TFTM86. Da notare come il Rodimus Prime del futuro porti ancora la Matrice al collo. Anche la fine di Rodimus Prime cita il film, richiamando quella di Ultra Magnus.
Hot Rod non riconosce Arcee, perché si tratta di un personaggio non ancora comparso nella sua linea temporale.
Simon Furman ha commentato che questo futuro alternativo è lo stesso di “Rhythms Of Darkness” (G1 Marvel US #67), sebbene alcuni particolari differiscano da quanto narrato in quell’albo (a onor del vero, le scene dell'albo originale dedicate alla morte di Rodimus Prime e Kup sono volutamente generiche, tanto da poter essere facilmente conciliate con questo Regen One #0).
Discussione

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.










