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Iscritto il: 21/06/2004
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Regeneration One nr. 80.5
Regeneration One #80.5
"Counterpoint"
Storia: Simon Furman
Disegni: Andy Wildman
Chine: Stephen Baskerville
Colori: John Paul Bove
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel Maggio 2012 per il Free Comic Book Day.
La storia
In un “non luogo” chiamato Spazio Zero (Zero Space), eventi del passato e del futuro sembrano coesistere.
Dal marasma di immagini risucchiate da un vortice, comincia a delinearsi la storia dei Transformer: la battaglia tra il Signore della Luce e quello dell’Oscurità (Primus e Unicron); l’avvento del divoratore di mondi; la genesi dei Transformer dalla superficie di Cybertron; la guerra civile tra Autobot e Decepticon, che compromette il piano di Primus.
Su Cybertron, 21 anni sono trascorsi dalla Rioccupazione.
Se nella capitale Iacon sembra andare tutto bene, sotto lo sguardo benevolo dell’Ultimo Autobot, a Polyhex un gruppo di dissidenti si è radunato nei resti di Fort Scyk.
Si tratta di Decepticon nostalgici del passato, a cui Soundwave si rivolge con un subdolo discorso manipolatore: la visione di Megatron (“pace tramite la tirannia”) era l’effettiva visione divina di Primus; ma il testo sacro dell’Alleanza (Covenant) è convenientemente andato perso e gli Autobot ora possono imporre a piacere la propria interpretazione.
E’ tempo che i Decepticon si facciano nuovamente carico del fardello di essere i custodi dell’universo.
Spazio Zero: l’Arca lascia Cybertron per eliminare una pericolosa pioggia di meteore, ma i Decepticon attaccano a tradimento, costringendo Optimus Prime a farla precipitare sulla Terra. Quattro milioni di anni dopo, la guerra ricomincia.
Cybertron: Kup e Ultra Magnus raggiungono la fortezza in cima a Nova Point, dove Optimus Prime vive quasi come un recluso. Ad accoglierli c’è Hot Rod, che in qualità di “prescelto” sta ricevendo una certa educazione da Optimus stesso.
Ultra Magnus riferisce di fermento clandestino tra gli ex Decepticon, che sono tornati a radunarsi. Kup richiede il permesso di intervenire coi Wrecker per spazzare via questi raduni, stroncando il problema sul nascere.
Optimus respinge la richiesta: senza un capo carismatico come Megraton in scena, il movimento di Soundwave è destinato a morire spontaneamente.
Spazio Zero: il breve regno di Shockwave nell’Arca; i Dinobot contro Megatron; Defensor contro Bruticus; Scorponok contro Fortress Maximus nelle caverne di Monte St. Hilary; Starscream che stermina Bluestreak, Bumblebee e Hound usando il potere dell’Underbase.
A Kalis, una squadra di Decepticon guidata da Soundwave (Ruckus, Spinister, un Firecon, Flywheels) fa irruzione nella centrale che controlla un satellite “asteroid smasher”, il cui scopo è disintegrare asteroidi vaganti giunti troppo vicini a Cybertron.
Spazio Zero: la Matrice Oscura, nelle mani di Thunderwing; Unicron attacca Cybertron. Nella battaglia che segue, Optimus Prime muore davanti a Prowl e Wheeljack. Megatron affronta il suo alter ego Galvatron, giunto da una diversa linea temporale. I Neo-Knight riattivano l’Ultimo Autobot su un Cybertron morente.
Il rinato Optimus Prime sconfigge Bludgeon, ponendo definitivamente fine alla guerra.
Cybertron: proprio quando gli eventi di Punto Zero hanno raggiunto la conclusione della saga, il satellite “asteroid smasher” si attiva e un fascio di energia piomba sull’Ultimo Autobot, disintegrandolo.
Optimus , Magnus, Hot Rod, Kup e Soundwave assistono in silenzio, mentre l’evento catastrofico sembra innescare il vortice di Spazio Zero visto all’inizio della storia.
Note
Pagina 1.
Il vortice include eventi G1 e G2, tra cui:
- Jhiaxus (il principale antagonista della maxiserie G2)
- Galvatron attaccato da Hook (G1 Marvel US #73)
- Grimlock incoronato (G1 Marvel US #28-41)
- un misterioso umano con una scarna corazza da cyborg (che sia Circuit Smasher?)
- la testa di Optimus Prime (G1 Marvel US #5-12)
- Buster Witwicky rapito da Ratbat (G1 Marvel US #37) (scena citata anche nella maxiserie G2)
- la fusione di Megatron e Ratchet (G1 Marvel US #69-70)
- i “demoni” di Cybertron (G1 Marvel US #76)
Pagina 2.
- la battaglia tra il signore della Luce e quello dell’Oscurità (G1 Marvel UK #150) (G1 Marvel US #74)
Pagina 3
- la genesi dei primi Transformer (G2 Marvel US #5)
- la guerra civile (G1 Marvel US #1)
Per le scene più storiche, il disegnatore ha utilizzato i vecchi modelli dei personaggi e il colorista ha recuperato gli schemi cromatici dell’epoca. Soundwave, per esempio, è violetto; Megatron indossa il suo elmetto vecchio stile color blu scuro.
Pagina 4.
La parola Reoccupation termina in –Ation.
Iacon è definita “hub-capital”, come nella serie The War Within.
L’Ultimo Autobot osserva Cybertron da un piedistallo: la storia sembra suggerire che questo enigmatico personaggio (alquanto simbolico e anomalo) stia sempre in quella posizione.
La statua con i due cybertroniani che sorreggono un simbolo sembra suggerire l’unificazione delle fazioni. Ma il simbolo sembra tutto Decepticon.
Un generico robot sembra non credere che qualcun altro abbia davvero detto “It’s over—finished!”.
Questa frase è un tipico Furmanismo (locuzione ricorrente nel lavoro di Furman): meta-autoironia.
La regione di Polyhex era controllata dai Decepticon di Lord Straxus (G1 Marvel US #17-18).
“Peace through tyranny” è il motto di G1 Megatron.
Pagina 5
Il Covenant Of Primus è stato ideato per Beast Wars.
Il tema degli Autobot che interpretano i testi “sacri” come più fa comodo è comparso anche nelle serie scritte da James Roberts (Last Stand Of The Wreckers e More Than Meets The Eye).
Tra i Decepticon radunati da Soundwave: un Clone; uno o piĂą Firecon; un Triggercon; Spinister; alcuni Duocon.
Alcuno di questi personaggi sarebbero in teoria morti nel ciclo finale Marvel US, ma la rinascita di Cybertron e l’intervento dell’Ultimo Autobot potrebbe aver riguardato anche loro.
Come giĂ nel futuro alternativo della G1 Marvel UK e nel famoso racconto non del tutto ufficiale di Alignement, Soundwave riempie il vuoto di potere assumendo il comando dei Decepticon per condurli alla riscossa.
Pagine 6-7
Un riepilogo degli eventi di G1 Marvel US #1: l’Arca che elimina gli asteroidi; l’attacco dei Decepticon; la caduta sulla Terra.
La scena di Optimus che tira un rottame in faccia a Megatron viene da G1 Marvel US #2.
Pagine 8-9
Optimus Prime si comporta come se si fosse ritirato in cima al Nova Point: sia il luogo che il comportamento sono un riferimento al G1 Marvel UK Annual del 1991 (“Another time and place”)[.
Ultra Magnus compare per la prima volta nella linea temporale del presente G1 Marvel US: sinora, lo si era visto solo negli albi UK (e in un fill in fuori continuitĂ ).
Hot Rod è il “chosen one”, in un riferimento alla sua possible incarnazione di Rodimus Prime.
Kup cita i Wrecker, in un altro riferimento alla serie G1 Marvel UK: ora come ora, i Wrecker sono famosissimi, ma quando Simon Furman li creò, erano un’esclusiva dei fumetti britannici dei Transformer.
Pagina 10
Shockwave ha appeso gli Autobot come salami (G1 Marvel US #5).
Megatron se la vede coi Dinobot in montagna (G1 Marvel US #8).
Pagina 11
Defensor affronta Bruticus in un deposito ferroviario (G1 Marvel US #35).
Scorponok contro Fortress Maximus nelle caverne di Monte St. Hilary (G1 Marvel US #38).
Starscream sfoltisce le fila degli Autobot (G1 Marvel US #50).
Pagina 12
La Città Stato di Kalis è una località usata nei fumetti britannici (G1 Marvel UK #164-169).
Flywheels, se si tratta davvero di lui, è comparso finora solo nei fumetti UK (proprio nella saga di Kalis appena citata).
Pagina 13
Soundwave usa un satellite “asteriod smasher”, per ridare inizio al conflitto, in un gesto che chiude simbolicamente il cerchio, riallacciandosi alla missione originale dell’Arca.
Pagina 14
Thunderwing burattino della Matrice Oscura (G1 Marvel US #73-75).
Unicron attacca Cybertron ((G1 Marvel US #74-75).
Optimus Prime si spegne (G1 Marvel US #76).
Megatron affronta Galvatron (G1 Marvel US #78).
L’Ultimo Autobot segna la rinascita di Optimus e la sconfitta di Bludgeon (G1 Marvel US #79-80).
Orrore: Matrix Of Leadership invece di Creation Matrix.
Osservazioni
Impossibile commentare questo albo in modo anche solo vagamente soggettivo: l’effetto nostalgia dettato dalla gioia di veder proseguire la storica e amata saga G1 Marvel, dopo ventuno anni, è semplicemente troppo potente.
E’ vero, c’erano state già la maxiserie G2 e la storielle Classic del TransformersClub, ma entrambe non erano la stessa cosa, per numerosi motivi (dallo stile narrativo all’impostazione dei giocattoli).
L'aspettativa, alimentata da petizioni, anteprime e interviste, era enorme e altrettanto grande era la paura che il tutto si traducesse in un fallimento. Invece, ogni promessa è stata mantenuta e superata (vale sempre l'avvertenza iniziale).
Ci sono di nuovo i tre autori storici (ma non il colorista Nelson Yomtov, per fortuna), c’è la stessa ambientazione, ci sono gli stessi concetti: come non provare un’intensa emozione nel vedere finalmente la scena di Optimus Prime arroccato a Nova Point? Come non esaltarsi nel ripercorrere gli eventi epocali che segnarono la prima e vera saga dei Transformer sulla Terra? Il trionfo di Shockwave, la sconfitta di Megatron, la ridda di “tecnologie”, l’apoteosi di Starscream, la tragedia di Optimus… e come non desiderare altre dieci pagine di rivisitazione di simili momenti storici.
L’albo è naturalmente fedele allo stile programmatico di Furman: anche quando si “guarda indietro” (per il riepilogo), bisogna trovare il modo per continuare ad andare avanti. Ed ecco quindi che il riassunto si intreccia con una nuova vicenda, ambientata nel 2012. Un prologo, a cui la rivisitazione della storia dei Transformer si intreccia, dando forma a una narrazione coinvolgente e nuova. Altro che lo sterile riassunto paventato da altri: non è mica Continuum, questo.
L’intreccio è narrativo, simbolico e stilistico. La storia si apre col “vortice” dello Spazio Zero, e si chiude con un evento che sembra scatenarlo. Il riepilogo descrive la prima missione dell’Arca (spazzare via una pioggia di asteroidi) e la trama nel presente si chiude con un attentato eseguito sfruttando un satellite anti-asteroidi come arma. La sequenza storica si chiude con l’avvento dell’Ultimo Autobot, e la trama del presente si conclude con la distruzione dello stesso meccanoide.
Come sempre, la narrazione essenziale ed evocativa di Furman nutre la fantasia, aprendo le porte su scenari tanto familiari quanto intriganti nel loro potenziale ancora tutto da esplorare.
Il fascino della saga originale è ancora presente, quasi come se questa pausa di ventuno anni fosse stata programmata sin dagli inizi (e in effetti, quel famoso Annual UK sembrava davvero preparare il terreno a un evento simile!).
Affascinanti gli elementi che contribuiscono a costruire le basi per ciò che verrà . Cos’è lo Spazio Zero? E’ solo una scusa o è un astuto stratagemma per spiegare dove finisce la vicenda G2?
La voce narrante appartiene a qualcuno, tipo i Vok, oppure è un altro “segnale di stile” che richiama i fumetti dell’epoca Marvel (Al giorno d’oggi, la voce narrante, presente anche nella scena a Iacon, è ormai quasi in disuso)?
La visione dei Transformer di Furman abbraccia tutte le epoche, sintetizzandole per rilanciare ciò che fu nell’ottica di ciò che è.
Il modo in cui, secondo Soundwave, gli Autobot interpretano a piacere il Covenant richiama l’ambiguità presente nelle opere di James Roberts, ma anche le sfumature tra fazioni che facevano capolino nei classici Marvel (soprattutto quelli UK, basti pensare a Carnivac e Catilla).
La visione di Megatron, descritta da un Soundwave più manipolatore che mai, sembra riagganciarsi alle evoluzioni War Within e IDW (di Nova Prime): adesso i Decepticon sono gli aspiranti guardiani dell’universo!
Ottimo lo stile delle didascalie: apparentemente è verboso, cosa di cui Furman viene spesso accusato, senza che gli accusatori colgano la differenza tra verbosità e ridondanza. Di certo non è ripetitivo, come invece è successo con certi altri autori IDW che si perdevano in interminabili sproloqui atti a ribadire sempre gli stessi concetti.
I testi di Furman sono ricercati, complessi, ricchi di proprietĂ linguistica (a differenza degli altri autori, che usano solo il verbo to get combinato con tutte le preposizioni possibili) e, soprattutto, sono concisi e mirati: non una sola parola va sprecata, nell'immediatezza con cui "vanno al punto".
La prosa è tanto mirata quanto enfatica, sempre per via dell'operazione "nostalgia" che recupera lo stile del fumetto originale a tutti i livelli. La ricercatezza la impreziosisce, contribuendo a rendere il fumetto qualcosa di più di una operazione commerciale.
La colorazione del fan-artista John Paul Bove, ben noto ai fan di Mosaic, raggiunge livelli di fedeltà filologica ossessivi: lo schema cromatico dell’Arca, il Soundwave violetto dei Flashback, il casco blu del “primo” Megatron, lo schema cromatico dei Signori della Luce e dell’Oscurità …
La parte grafica curata da Andy Wildman mostra tanto le caratteristiche storiche del disegnatore, quali l’organicità dei suoi robot, quanto quelle purtroppo più recenti del suo declino degli ultimi anni. Optimus Prime sembra soffrire più di tutti di questo problema e la sua figura risulta bizzarramente deformata e allampanata in almeno un paio di vignette: c’è solo da sperare che il buon Andy riprenda in fretta la mano con i Transformer, adesso che sta nuovamente disegnandoli in pianta stabile.
Per fortuna, l’apprezzatissimo Stephen Baskerville torna a corroborare le matite di Wildman con le proprie, dettagliatissime chine, che già all’epoca della G1 Marvel avevano contribuito a dare un carattere unico e distintivo al ciclo finale della saga (gli abi #70-74 e #76-80).
Onore al merito, infine, a Chris Mowry, qui in veste di letterista: la sua parte di recupero storico implica nientemeno che il ritorno ai balloon di dialogo quadrati con le triple punte agli angoli!
Recensione di M3Gr1ml0ck
Ha contribuito Tankorr
Formattazione di JazzLuca
Discussione
"Counterpoint"
Storia: Simon Furman
Disegni: Andy Wildman
Chine: Stephen Baskerville
Colori: John Paul Bove
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel Maggio 2012 per il Free Comic Book Day.
La storia
In un “non luogo” chiamato Spazio Zero (Zero Space), eventi del passato e del futuro sembrano coesistere.
Dal marasma di immagini risucchiate da un vortice, comincia a delinearsi la storia dei Transformer: la battaglia tra il Signore della Luce e quello dell’Oscurità (Primus e Unicron); l’avvento del divoratore di mondi; la genesi dei Transformer dalla superficie di Cybertron; la guerra civile tra Autobot e Decepticon, che compromette il piano di Primus.
Su Cybertron, 21 anni sono trascorsi dalla Rioccupazione.
Se nella capitale Iacon sembra andare tutto bene, sotto lo sguardo benevolo dell’Ultimo Autobot, a Polyhex un gruppo di dissidenti si è radunato nei resti di Fort Scyk.
Si tratta di Decepticon nostalgici del passato, a cui Soundwave si rivolge con un subdolo discorso manipolatore: la visione di Megatron (“pace tramite la tirannia”) era l’effettiva visione divina di Primus; ma il testo sacro dell’Alleanza (Covenant) è convenientemente andato perso e gli Autobot ora possono imporre a piacere la propria interpretazione.
E’ tempo che i Decepticon si facciano nuovamente carico del fardello di essere i custodi dell’universo.
Spazio Zero: l’Arca lascia Cybertron per eliminare una pericolosa pioggia di meteore, ma i Decepticon attaccano a tradimento, costringendo Optimus Prime a farla precipitare sulla Terra. Quattro milioni di anni dopo, la guerra ricomincia.
Cybertron: Kup e Ultra Magnus raggiungono la fortezza in cima a Nova Point, dove Optimus Prime vive quasi come un recluso. Ad accoglierli c’è Hot Rod, che in qualità di “prescelto” sta ricevendo una certa educazione da Optimus stesso.
Ultra Magnus riferisce di fermento clandestino tra gli ex Decepticon, che sono tornati a radunarsi. Kup richiede il permesso di intervenire coi Wrecker per spazzare via questi raduni, stroncando il problema sul nascere.
Optimus respinge la richiesta: senza un capo carismatico come Megraton in scena, il movimento di Soundwave è destinato a morire spontaneamente.
Spazio Zero: il breve regno di Shockwave nell’Arca; i Dinobot contro Megatron; Defensor contro Bruticus; Scorponok contro Fortress Maximus nelle caverne di Monte St. Hilary; Starscream che stermina Bluestreak, Bumblebee e Hound usando il potere dell’Underbase.
A Kalis, una squadra di Decepticon guidata da Soundwave (Ruckus, Spinister, un Firecon, Flywheels) fa irruzione nella centrale che controlla un satellite “asteroid smasher”, il cui scopo è disintegrare asteroidi vaganti giunti troppo vicini a Cybertron.
Spazio Zero: la Matrice Oscura, nelle mani di Thunderwing; Unicron attacca Cybertron. Nella battaglia che segue, Optimus Prime muore davanti a Prowl e Wheeljack. Megatron affronta il suo alter ego Galvatron, giunto da una diversa linea temporale. I Neo-Knight riattivano l’Ultimo Autobot su un Cybertron morente.
Il rinato Optimus Prime sconfigge Bludgeon, ponendo definitivamente fine alla guerra.
Cybertron: proprio quando gli eventi di Punto Zero hanno raggiunto la conclusione della saga, il satellite “asteroid smasher” si attiva e un fascio di energia piomba sull’Ultimo Autobot, disintegrandolo.
Optimus , Magnus, Hot Rod, Kup e Soundwave assistono in silenzio, mentre l’evento catastrofico sembra innescare il vortice di Spazio Zero visto all’inizio della storia.
Note
Pagina 1.
Il vortice include eventi G1 e G2, tra cui:
- Jhiaxus (il principale antagonista della maxiserie G2)
- Galvatron attaccato da Hook (G1 Marvel US #73)
- Grimlock incoronato (G1 Marvel US #28-41)
- un misterioso umano con una scarna corazza da cyborg (che sia Circuit Smasher?)
- la testa di Optimus Prime (G1 Marvel US #5-12)
- Buster Witwicky rapito da Ratbat (G1 Marvel US #37) (scena citata anche nella maxiserie G2)
- la fusione di Megatron e Ratchet (G1 Marvel US #69-70)
- i “demoni” di Cybertron (G1 Marvel US #76)
Pagina 2.
- la battaglia tra il signore della Luce e quello dell’Oscurità (G1 Marvel UK #150) (G1 Marvel US #74)
Pagina 3
- la genesi dei primi Transformer (G2 Marvel US #5)
- la guerra civile (G1 Marvel US #1)
Per le scene più storiche, il disegnatore ha utilizzato i vecchi modelli dei personaggi e il colorista ha recuperato gli schemi cromatici dell’epoca. Soundwave, per esempio, è violetto; Megatron indossa il suo elmetto vecchio stile color blu scuro.
Pagina 4.
La parola Reoccupation termina in –Ation.
Iacon è definita “hub-capital”, come nella serie The War Within.
L’Ultimo Autobot osserva Cybertron da un piedistallo: la storia sembra suggerire che questo enigmatico personaggio (alquanto simbolico e anomalo) stia sempre in quella posizione.
La statua con i due cybertroniani che sorreggono un simbolo sembra suggerire l’unificazione delle fazioni. Ma il simbolo sembra tutto Decepticon.
Un generico robot sembra non credere che qualcun altro abbia davvero detto “It’s over—finished!”.
Questa frase è un tipico Furmanismo (locuzione ricorrente nel lavoro di Furman): meta-autoironia.
La regione di Polyhex era controllata dai Decepticon di Lord Straxus (G1 Marvel US #17-18).
“Peace through tyranny” è il motto di G1 Megatron.
Pagina 5
Il Covenant Of Primus è stato ideato per Beast Wars.
Il tema degli Autobot che interpretano i testi “sacri” come più fa comodo è comparso anche nelle serie scritte da James Roberts (Last Stand Of The Wreckers e More Than Meets The Eye).
Tra i Decepticon radunati da Soundwave: un Clone; uno o piĂą Firecon; un Triggercon; Spinister; alcuni Duocon.
Alcuno di questi personaggi sarebbero in teoria morti nel ciclo finale Marvel US, ma la rinascita di Cybertron e l’intervento dell’Ultimo Autobot potrebbe aver riguardato anche loro.
Come giĂ nel futuro alternativo della G1 Marvel UK e nel famoso racconto non del tutto ufficiale di Alignement, Soundwave riempie il vuoto di potere assumendo il comando dei Decepticon per condurli alla riscossa.
Pagine 6-7
Un riepilogo degli eventi di G1 Marvel US #1: l’Arca che elimina gli asteroidi; l’attacco dei Decepticon; la caduta sulla Terra.
La scena di Optimus che tira un rottame in faccia a Megatron viene da G1 Marvel US #2.
Pagine 8-9
Optimus Prime si comporta come se si fosse ritirato in cima al Nova Point: sia il luogo che il comportamento sono un riferimento al G1 Marvel UK Annual del 1991 (“Another time and place”)[.
Ultra Magnus compare per la prima volta nella linea temporale del presente G1 Marvel US: sinora, lo si era visto solo negli albi UK (e in un fill in fuori continuitĂ ).
Hot Rod è il “chosen one”, in un riferimento alla sua possible incarnazione di Rodimus Prime.
Kup cita i Wrecker, in un altro riferimento alla serie G1 Marvel UK: ora come ora, i Wrecker sono famosissimi, ma quando Simon Furman li creò, erano un’esclusiva dei fumetti britannici dei Transformer.
Pagina 10
Shockwave ha appeso gli Autobot come salami (G1 Marvel US #5).
Megatron se la vede coi Dinobot in montagna (G1 Marvel US #8).
Pagina 11
Defensor affronta Bruticus in un deposito ferroviario (G1 Marvel US #35).
Scorponok contro Fortress Maximus nelle caverne di Monte St. Hilary (G1 Marvel US #38).
Starscream sfoltisce le fila degli Autobot (G1 Marvel US #50).
Pagina 12
La Città Stato di Kalis è una località usata nei fumetti britannici (G1 Marvel UK #164-169).
Flywheels, se si tratta davvero di lui, è comparso finora solo nei fumetti UK (proprio nella saga di Kalis appena citata).
Pagina 13
Soundwave usa un satellite “asteriod smasher”, per ridare inizio al conflitto, in un gesto che chiude simbolicamente il cerchio, riallacciandosi alla missione originale dell’Arca.
Pagina 14
Thunderwing burattino della Matrice Oscura (G1 Marvel US #73-75).
Unicron attacca Cybertron ((G1 Marvel US #74-75).
Optimus Prime si spegne (G1 Marvel US #76).
Megatron affronta Galvatron (G1 Marvel US #78).
L’Ultimo Autobot segna la rinascita di Optimus e la sconfitta di Bludgeon (G1 Marvel US #79-80).
Orrore: Matrix Of Leadership invece di Creation Matrix.
Osservazioni
Impossibile commentare questo albo in modo anche solo vagamente soggettivo: l’effetto nostalgia dettato dalla gioia di veder proseguire la storica e amata saga G1 Marvel, dopo ventuno anni, è semplicemente troppo potente.
E’ vero, c’erano state già la maxiserie G2 e la storielle Classic del TransformersClub, ma entrambe non erano la stessa cosa, per numerosi motivi (dallo stile narrativo all’impostazione dei giocattoli).
L'aspettativa, alimentata da petizioni, anteprime e interviste, era enorme e altrettanto grande era la paura che il tutto si traducesse in un fallimento. Invece, ogni promessa è stata mantenuta e superata (vale sempre l'avvertenza iniziale).
Ci sono di nuovo i tre autori storici (ma non il colorista Nelson Yomtov, per fortuna), c’è la stessa ambientazione, ci sono gli stessi concetti: come non provare un’intensa emozione nel vedere finalmente la scena di Optimus Prime arroccato a Nova Point? Come non esaltarsi nel ripercorrere gli eventi epocali che segnarono la prima e vera saga dei Transformer sulla Terra? Il trionfo di Shockwave, la sconfitta di Megatron, la ridda di “tecnologie”, l’apoteosi di Starscream, la tragedia di Optimus… e come non desiderare altre dieci pagine di rivisitazione di simili momenti storici.
L’albo è naturalmente fedele allo stile programmatico di Furman: anche quando si “guarda indietro” (per il riepilogo), bisogna trovare il modo per continuare ad andare avanti. Ed ecco quindi che il riassunto si intreccia con una nuova vicenda, ambientata nel 2012. Un prologo, a cui la rivisitazione della storia dei Transformer si intreccia, dando forma a una narrazione coinvolgente e nuova. Altro che lo sterile riassunto paventato da altri: non è mica Continuum, questo.
L’intreccio è narrativo, simbolico e stilistico. La storia si apre col “vortice” dello Spazio Zero, e si chiude con un evento che sembra scatenarlo. Il riepilogo descrive la prima missione dell’Arca (spazzare via una pioggia di asteroidi) e la trama nel presente si chiude con un attentato eseguito sfruttando un satellite anti-asteroidi come arma. La sequenza storica si chiude con l’avvento dell’Ultimo Autobot, e la trama del presente si conclude con la distruzione dello stesso meccanoide.
Come sempre, la narrazione essenziale ed evocativa di Furman nutre la fantasia, aprendo le porte su scenari tanto familiari quanto intriganti nel loro potenziale ancora tutto da esplorare.
Il fascino della saga originale è ancora presente, quasi come se questa pausa di ventuno anni fosse stata programmata sin dagli inizi (e in effetti, quel famoso Annual UK sembrava davvero preparare il terreno a un evento simile!).
Affascinanti gli elementi che contribuiscono a costruire le basi per ciò che verrà . Cos’è lo Spazio Zero? E’ solo una scusa o è un astuto stratagemma per spiegare dove finisce la vicenda G2?
La voce narrante appartiene a qualcuno, tipo i Vok, oppure è un altro “segnale di stile” che richiama i fumetti dell’epoca Marvel (Al giorno d’oggi, la voce narrante, presente anche nella scena a Iacon, è ormai quasi in disuso)?
La visione dei Transformer di Furman abbraccia tutte le epoche, sintetizzandole per rilanciare ciò che fu nell’ottica di ciò che è.
Il modo in cui, secondo Soundwave, gli Autobot interpretano a piacere il Covenant richiama l’ambiguità presente nelle opere di James Roberts, ma anche le sfumature tra fazioni che facevano capolino nei classici Marvel (soprattutto quelli UK, basti pensare a Carnivac e Catilla).
La visione di Megatron, descritta da un Soundwave più manipolatore che mai, sembra riagganciarsi alle evoluzioni War Within e IDW (di Nova Prime): adesso i Decepticon sono gli aspiranti guardiani dell’universo!
Ottimo lo stile delle didascalie: apparentemente è verboso, cosa di cui Furman viene spesso accusato, senza che gli accusatori colgano la differenza tra verbosità e ridondanza. Di certo non è ripetitivo, come invece è successo con certi altri autori IDW che si perdevano in interminabili sproloqui atti a ribadire sempre gli stessi concetti.
I testi di Furman sono ricercati, complessi, ricchi di proprietĂ linguistica (a differenza degli altri autori, che usano solo il verbo to get combinato con tutte le preposizioni possibili) e, soprattutto, sono concisi e mirati: non una sola parola va sprecata, nell'immediatezza con cui "vanno al punto".
La prosa è tanto mirata quanto enfatica, sempre per via dell'operazione "nostalgia" che recupera lo stile del fumetto originale a tutti i livelli. La ricercatezza la impreziosisce, contribuendo a rendere il fumetto qualcosa di più di una operazione commerciale.
La colorazione del fan-artista John Paul Bove, ben noto ai fan di Mosaic, raggiunge livelli di fedeltà filologica ossessivi: lo schema cromatico dell’Arca, il Soundwave violetto dei Flashback, il casco blu del “primo” Megatron, lo schema cromatico dei Signori della Luce e dell’Oscurità …
La parte grafica curata da Andy Wildman mostra tanto le caratteristiche storiche del disegnatore, quali l’organicità dei suoi robot, quanto quelle purtroppo più recenti del suo declino degli ultimi anni. Optimus Prime sembra soffrire più di tutti di questo problema e la sua figura risulta bizzarramente deformata e allampanata in almeno un paio di vignette: c’è solo da sperare che il buon Andy riprenda in fretta la mano con i Transformer, adesso che sta nuovamente disegnandoli in pianta stabile.
Per fortuna, l’apprezzatissimo Stephen Baskerville torna a corroborare le matite di Wildman con le proprie, dettagliatissime chine, che già all’epoca della G1 Marvel avevano contribuito a dare un carattere unico e distintivo al ciclo finale della saga (gli abi #70-74 e #76-80).
Onore al merito, infine, a Chris Mowry, qui in veste di letterista: la sua parte di recupero storico implica nientemeno che il ritorno ai balloon di dialogo quadrati con le triple punte agli angoli!
Recensione di M3Gr1ml0ck
Ha contribuito Tankorr
Formattazione di JazzLuca
Discussione

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.










