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#p112489 • Pubblicato il:
21 Lug 2010, 14:11 Huffer è una particolarità tra i Power Core Combiner: si tratta infatti dell'unico scout con un nome classico, nonostante molti altri siano più o meno evidentemente ispirati a personaggi già esistenti.
Si presenta in un blister targato "PCC", rosso. Inoltre, per contenere i robot al suo interno vengono usati due colori di plastica trasparente: per Huffer quella classica che abbiamo visto in tutti i modelli; per il suo Minicon Caliburst è invece azzurro acceso, per richiamare i perni di combinazione.
Siccome Huffer si presenta in modalità robot, l'arte sulla confezione raffigura il veicolo. Peccato.
In modlaità robot, Huffer è più grosso di un comune scout, bene articolato: ha anche un doppio snodo al gomito, ma in compenso manca lo snodo alla vita, che pure si sarebbe potuto inserire. E' sufficientemente stabile grazie ai due perni quadrati dietro ai talloni.
La testa è ben scolpita, ma troppo anonima e niente affatto somigliante al personaggio G1; in compenso i colori sono quelli classici, giallo arancio e azzurro. In più un simbolo autobot sul petto e dettagli gialli, grigi, con cosce e spalle nere. La testa ha una lente unica per gli occhi argentata e il volto celeste su elmo nero, e manca di Lightpiping (cosa comune a tutti gli scout PCC).
Non ha armi ad eccezione del mini-con, e le mani non hanno il buco universale per impugnarle.
La trasformazione è molto molto semplice, a livello di un G2, con le gambe che si uniscono formando il retro del camion e la testa che semplicemente si abbassa. Un po' più interessante quella delle braccia: si sollevano, gli avambracci ruotano di 180° sul loro asse, poi le spalle si staccano e ruotano di 180°, attaccandosi e formando la cabina del camion, con gli avambracci a formare un'unica piastra nera che si aggancia dietro le gambe, con due perni che si infilano nelle mani.
Il risultato è una motrice di camion (seguendo l'esempio del leader optimus, ora a muso lungo) sufficientemente ben scolpita e dettagliata, ma molto piccola. La griglia del radiatore è grigia con contorno nero, così come il paraurti e i fari scolpiti sopra al tettuccio. Quelli anteriori invece sono gialli. Le marmitte sono invece grigie, il cofano arancione e i finestrini blu. Sulle fiancate, simboli Autobot neri. C'è anche un aggancio per rimorchi non funzionale scolpito.
Come tutti gli scout PCC, il disguise è pessimo: a voler essere buoni, si vedono petto e gambe del robot sotto al veicolo, per non parlare dei due perni azzurri sul retro. Miracolosamente, la nuca del robot risulta abbastanza mimetizzata nel paraurti.
Per la modalità torso, si abbassa la testa del robot normale, gli avambracci si ripiegano e si attaccano ai alti del busto, mentre le gambe si accorciano ripiegando la parte interna su se stessa. Infine si estraggono i quattro perni: due dietro le spalle, due sotto i piedi.
Infine si apre il cofano e ne esce la testa più grande, con due corni gialli, faccia argentata a metà tra lo stile classico e quello movie ed elmo nero. Gli occhi stavolta sono retroilluminati.
Il risultato è un buon torso, che però per sua natura si sposa poco bene con gli arti aerialbot. Bisognerà vederne l'effetto coi Rallybot.
Il minicon Caliburst è realizzato in plastica trasparente celeste, e solida argentata e grigia. Il robottino ha come unico dettaglio colorato è la faccia argentata.
Esteticamente è probabilmente il più riuscito dei minicon della prima wave, con le ali argentate piene di ingranaggi dietro le spalle e il grosso (per lui) cannone sul braccio sinistro.
Le gambe hanno uno snodo a leva al ginocchio e ball-joint all'anca, mentre le braccia possono solo ruotare in avanti, e la testa è fissa. Il cannone è su Ball-Joint.
Per la trasformazione, in realtà, le spalle sono più in alto di quanto dovrebbero, ma non si nota troppo quando stanno dritte lungo i fianchi.
Il minicon ha tre modalità alternative: arma del veicolo, arma del robot, corazza.
Per trasformarlo in arma del veicolo si ruotano le ali, chiudendo le braccia sopra la faccia e orientando il cannone verso il semicerchio formato dalle armi, mentre le gambe si posizionano ai lati del corpo come i vecchi Powermaster. L'arma si attacca sul retro di Huffer (o di qualunque altro modello dotato di presa minicon) tramite la presa sulla schiena, e il cannone ha un certo raggio di movimento racchiuso tra i due ingranaggi laterali, di grande effetto.
L'arma del robot è simile, solo che il cannone è girato dall'altro alto rispetto agli ingranaggi e le gambe, rimangono unite e piegate alle ginocchia dietro l'arma. Nonostante Huffer possa uarla solo tramite la presa mini-con sotto il suo braccio destro, Caliburst ha due impugnature per consentirne l'utilizzo anche agli altri modelli. Queste impugnature sono in realtà altre prese per agganciare ulteriori minicon.
La modalità corazza è forse la più riuscita: si tratta più che altro di una pettorina supplementare per differenziare ulteriormente il robot dal super robot. Le ali si aprono orizzontalmente, con le braccia del minicon sollevate a coprirne i bordi e le gambe che si ripiegano per nascondere la testa. Il cannone, finito sulla spalla sinistra, può essere orientato a piacimento. Si attacca anturalmente sulla presa minicon a scomparsa sul petto del robot.
In conclusione, Huffer è il modello ideale per cominciare a conoscere i PCC (per quanto, ribadisco, c'è bisogno di almeno un 5-pack ed un 2-pack per apprezzarli a pieno) in quanto economico e dettagliato, complice anche la mancanza di un modello classi corrispondente. Devo fare alcune osservazioni di demerito sulla qualità delle verniciature: gli avambracci e i perni sul petto a cui si agganciano sul petto tendono a scolorirsi con l'uso fin troppo facilmente.
Compratelo tranquillamente: se poi alla peggio il sistema PCC proprio non piace pazienza, è sempre uno scout come gli altri.
Loves Daikyojin (Kingstar di Calendar Man)