Kobayashi
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27 Giu 2010, 22:50 Cybertonian Bumblebee, assieme ai suoi colleghi Optimus Prime e ai Generation Drift e Thrust, è uno dei modelli deluxe che la catena di vendita videogames Gamestop ha immesso sul mercato italiano in concomitanza con l’uscita del videogioco War for Cybertron.
Il modellino è confezionato nel classico bubble dedicato alla classe deluxe, in forma di robot. Come tale, già dalla confezione si possono apprezzare i numerosi dettagli dello stampo e balzano subito all’occhio elementi quali la testa del robot (che richiama fortemente il modellino Classic) e le due caratteristiche coppie di pugnali in plastica rossa trasparente che sono posizionati all’altezza degli avambracci.
La confezione riporta un grado di difficoltà pari a 4 (avanzato): finalmente la scala di trasformazione viene slegata dalla classe per divenire propria del modello in sé (tant’é vero che Thrust è classificato con un 2, semplice, e Drift con un 3, intermedio) e fornire un’informazione oggettiva e in grado di aiutare l’acquirente.
Tornando al robot, non si può non osservare la sua natura di Classic evolutosi attraverso le esperienze che i progettisti Hasbro hanno mutuato dalle linee dedicate ai film: come già detto, la forma della testa e del volto richiamano la versione classica di Bumblebee (la cui espressione stavolta è impreziosita da due caratteristiche fossette ai lati della bocca). Anche lo schema di colori è fortemente improntato alla visione tradizionale del modellino, con abbondanza del classico colore giallo su petto, gambe e avambracci e altrettanto classico nero all’altezza delle cosce e della parte superiore delle braccia.
I richiami alla tradizione però finiscono qui, in quanto Bumblebee presenta una struttura del tutto particolare che richiama il suo omonimo dell’universo Bay: robusto nella parte superiore del corpo, longilineo nelle gambe; parte anteriore della modalità alternativa che costituisce il petto, con inserti nero lucido e presenza di un inedito arancione (la griglia dell’alt mode nonché il simbolo autobot sul petto); vistosa presenza di sezioni dell’alt-mode comprendenti ruote (nere con inserti gialli e rossi trasparente) sugli avambracci; mani fisse ma semiaperte e in grado di impugnare entrambe la pistola fornita in dotazione; la forma dei piedi è totalmente bayformeriana, con la presenza dell’altra coppia di ruote incastonata nei polpacci e racchiusa da inserti dorati. Infine, i summenzionati pugnali da avambraccio, che sono a scomparsa. Il retro del modello presenta una piacevole linea continua costituita dal tettuccio e dalla parte posteriore dell’alt-mode). Si nota la plastica trasparente scura dei vetri, impreziosita da una linea rossa che corre in mezzo ad essi.
La sensazione che si prova tenendo in mano Bumblebee è quella di piacevole compattezza. Il modello è stabile sui piedi, bilanciato e senza pezzi laschi che girano per i fatti loro (con l’eccezione del gruppo ruote sugli avambracci, ripiegato ma non fissato a incastro; il giunto è comunque abbastanza duro da tenere).
La posabilità del modello è quella cui oramai lo standard della linea TF ci ha abituato, cioè estrema (un perno per testa, cinque perni per braccio, un perno per bacino, cinque perni per gamba). Il perno del bacino è limitato nel suo movimento dal tettuccio dell’alt-mode ripiegato sulla schiena del robot: se si vuole farlo ruotare è necessario disincastrare leggermente questa parte.
La trasformazione è una pagina di storia Transformer che verrà ricordata ai posteri come uno dei più importanti frutti dell’ingegno umano nel campo di questo brand, se rapportata alla dimensione contenuta del modello.
Partendo dalla parte inferiore del robot, liberare le ruote dai piedi e dai loro fermi dorati (che ruotano su loro stessi). Estrarre le ruote e far scivolare la parte superiore delle cosce all’interno della gamba, nello spazio prima occupato dalle ruote stesse.
Aprire le gambe a “spaccata” e ripiegare il giunto intermedio tra bacino e ginocchio verso il basso. Affiancare tra loro i piedi del robot all’interno delle gambe.
Passando alla parte superiore, estendere il tettuccio e la parte posteriore dell’auto e allontanarle dal corpo; far rientrare i pugnali e estendere il gruppo ruote presente sugli avambracci; ruotare la testa e farla scomparire all’interno del petto; piegare all’indietro e nuovamente all’altezza del gomito le braccia e incastrare il gruppo ruote negli appositi incastri presenti ai lati del petto;riavvicinare il tettuccio alla parte superiore del robot e chiudere il tutto piegando all’indietro il modello all’altezza dello snodo apposito presente nello stesso petto. Incastrare i perni del retro dei talloni all’interno degli appositi fori del tettuccio e tutti gli altri piccoli incastri di conseguenza (operazione che potrebbe protrarsi per la numerosa presenza dei ganci di raccordo e della necessità di compattare le frammentazioni della carrozzeria). Infine, incastrare la pistola nell’apposito spazio all’interno della parte posteriore del veicolo.
La modalità alternativa di Bumblebee è quella di un veicolo di terra cybertoniano, la cui linea richiama fortemente una ipotetica versione futura della Volkswagen New Beetle. La forma del veicolo predilige le linee curve, continue. Il giallo della carozzeria (purtroppo vittima di numerose frammentazioni dovute al processo di trasformazione) in tale modalità viene sapientemente intervallato dal nero, rappresentato dai vetri laterali e posteriore (in plastica trasparente, con la già citata linea rossa al loro interno) e da due vistosi inserti verticali in corrispondenza di quelli che dovrebbero essere i fanali.
Inoltre è nera anche la sezione centrale dell’autoveicolo, con una linea di dimensioni importanti che parte del cofano e arriva fino al lunotto posteriore, allargandosi verso la fine per ospitare al suo interno un ulteriore inserto giallo trapezoidale.
Tra i vetri laterali e quello posteriore la continuità è spezzata dalla presenza della carrozzeria gialla, foggiata a mo’ di presa d’aria. Infine, sulla parte posteriore del veicolo si notano le luci di posizione arancioni, sagomate (così come la presa d’aria arancione frontale) all’interno della carrozzeria.
L’assetto del veicolo è ribassato, con il pianale quasi a toccar terra. Girando il veicolo sottosopra le uniche parti robotiche che si notano sono relative al bacino e (parzialmente occultato dall’addome) il retro della testa. Presenza di “vuoto” nello spazio tra il bacino e le ruote posteriori, riscontrabile solo da sotto al veicolo.
Impressioni personali: questo Bumblebee è sbalorditivo, nel senso più stretto del termine.
Al di là del fatto che possa piacere o meno la modalità alternativa (in effetti poco più di un mouse su ruote) è incredibile constatare quale prodigio di ingegneria meccanica sia contenuto in un modellino dalle dimensioni così ridotte.
Qualunque sezione, ogni singolo pezzo di Bumblebee cambia forma e posizione sotto le nostre avide mani. Mani che devono necessariamente riporre per un momento il modellino per regalare un applauso a chi ha progettato un tale mirabile esempio di tecnica.
Consigliarne l’acquisto è come consigliare di respirare.
"Autorobot! Trasformatevi e rollate!" 