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Iscritto il: 21/06/2004
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GIJoe vs Transformers vol 3 - The Art Of War (3 di 5)
G.I. Joe vs. Transformers (vol 3)
“The Art Of War” (3 di 5)
Storia: Tim Seeley
Disegni: Joe Ng e James Raiz
Chine: Rob Ross e M3th
Colori: Kevin Yan e Rob Ruffolo
Pubblicato dalla casa editrice Devil’s Due nel maggio 2006.
Arte prodotta dall’Udon Studios.
La storia
Sulla Terra, Perceptor si oppone all’idea che gli umani di G.I. Joe accompagnino gli Autobot su Cybertron, ma Hawk non transige: Serpent O.R. è una responsabilità del governo statunitense, per il quale lui lavora.
Dopo che Mainframe ha steso il cinico dottor Liu, che era interessato solo ai risultati del progetto Serpent O.R., il più ragionevole dottor Martin spiega la genesi del cosiddetto Serpent Organic Robot: un aneroide creato per essere un soldato e un assassino altamente adattabile, dotato di una tecnologia rivoluzionaria (come i filamenti di celle meccanoidi che costituiscono la sua pelle e gli consentono di rendersi invisibile e di connettersi ad altre macchine per controllarla) e, soprattutto, guidato da un programma di personalità derivato da quella di Megatron.
E’ stato quest’ultimo programma a prendere il sopravvento e a scatenare Serpent O.R.; ma, per quanto il rischio fosse prevedibile, i progettisti non hanno saputo rinunciare alla tentazione di questo frutto proibito (e da qui il Serpente che gli dà il nome).
Si forma così una squadra di umani (Hawk, Scarlett, Snake Eyes, Roadblock), che parte per Cybertron insieme agli Autobot (Bumblebee, Grimlock, Arcee, Perceptor): il viaggio avviene attraverso il cancello di distorsione (warpgate), che però Serpent O.R. aveva danneggiato e non potrà far eseguire altri balzi.
Mainframe, che intanto sta contattando le riserve e gli altri membri di G.I. Joe, si occupa della manutenzione del cancello di distorsione.
Il balzo porta la squadra alle coordinate impostate da Serpent O.R. nel suo balzo precedente: dritti in una discarica all’interno della Zona Gladiatoria di Cybertron.
La zona è infestata dai mostruosi Cannibalizer, colossali robot costituiti da pezzi di diversi Transformer; la squadra di Autobot e Joe li tiene a bada e riesce a fuggire, ma viene intercettata e catturata dalle forze di Serpent O.R. (Predaking, Piranacon e alcuni Stunticon).
Serpent O.R. decide di tenerli come ostaggi, ma non prima di aver ucciso a sangue freddo Bumblebee.
A Capital City, Optimus Prime e Hot Rod hanno ricevuto un segnale di soccorso di Perceptor, interrottosi di colpo.
Hot Rod convince Optimus Prime a restare in città, per presenziare alle celebrazioni della pace planetaria. Dopo milioni di anni di guerra, i Cybertroniani hanno bisogno di credere di poter ricominciare a vivere normalmente, e deve essere Optimus a inaugurare questo evento.
Optimus, che avrebbe voluto invece gettarsi a capofitto nel pericolo, gli dà ragione: ormai è così abituato a combattere che ha quasi dimenticato come essere un capo senza una pistola in mano.
Sarà quindi Hot Rod a guidare una discreta squadra di ricognizione.
Le forze di Serpent O.R. si rifugiano temporaneamente nel Bunker Predacon, dove i Joe sono tenuti prigionieri in contenitori di munizioni con qualche buco per l’aria.
Hawk è pentito della scelta fatta e di aver messo a rischio la vita dei suoi uomini, ma Roadblock gli conferma la propria fedeltà.
Tra Scarlett e Snake Eyes scocca invece la scintilla dell’amore, che va oltre l’aspetto superficiale delle orribili cicatrici sul volto di Snake Eyes.
La ricognizione aerea di Sandstorm e Springer non porta a nulla: il Bunker Predacon è protetto da una nuova schermatura radar, fornita da Serpent O.R. stesso.
All’interno del Bunker, Divebomb cerca di convincere Hun-Grrr a partecipare all’impresa con i suoi Terrorcon, ma questi non vuole saperne di robot obsoleti come i Predacon.
Quando lo scontro sembra inevitabile, Serpent O.R. interviene, facendosi riconoscere da tutti i presenti come erede di Megatron e dando loro la motivazione per combattere uniti: il trionfo della gloriosa razza gladiatoria dei Decepticon e la distruzione dei vili Autobot, discendenti dai servi.
A Capital City, la popolazione Transformer festante viene aggredita all’improvviso da uno stormo di jet Decepticon (Sixshot, Blitzwing, Octane, Astrotrain e Buzzsaw).
Optimus Prime e Skids attivano le difese di Omega Supreme, che li respinge, ma subito dopo quest’ultimo viene circondato da ben tre Gestalt ostili: Piranacon, Predaking e Menasor.
Note
Il destino d’amore di Snake Eyes e di Scarlett sembra essere sempre lo stesso, in qualunque realtà alternativa la storia venga narrata.
Il nome di Sandstorm viene erroneamente attribuito a Springer (per di più, è lo stesso Sandstorm a chiamarlo con questo nome).
Tra i Decepticon compare un robot che potrebbe essere un Reflector.
Altro nome sbagliato: Headstrong dei Predacon viene chiamato Tantrum (dal suo stesso compagno Divebomb).
Il riferimento di Serpent. O.R. alle origini dei Decepticon e degli Autobot riprende sia elementi dei fumetti Marvel (i Gladiatori) sia elementi della serie animata (gli schiavi dei Quintesson).
I Cannibalizer ricordano come idea l’Autobot X di “Autobot Spike”, visto che sono composti di parti provenienti da diversi Transformer.
Bumblebee è curiosamente caratterizzato come un ragazzino iperattivo ed egocentrico, che anticipa involontariamente certe sfaccettature della sua versione Animated.
Osservazioni
La storia si apre con un flashback dal sapore vagamente metafumettistico, in cui il piccolo Clay gioca alla guerra tra un robot e i suoi soldatini: naturalmente il colossale robot ha vittoria facile sui soldatini. Clay non è altri che Hawk, che da adulto si ritrova proprio a dover combattere contro robot giganti.
Con questa sequenza, Tim Seeley si dichiara apertamente consapevole del problema principale di questo tipo di cross-over, dimostrando ancora una volta di comprendere con chiarezza le meccaniche della narrazione del fumetto d’azione.
In un abile capovolgimento di prospettiva, il presunto scoglio narrativo del tema del confronto tra umanità e robot diventa l’elemento chiave dell’albo (e, in parte, anche dell’intera saga).
Nel caso dei buoni, è un metodo abbastanza convenzionale per dare più spessore ad Hawk, ma sul versante dei malvagi Seeley ottiene risultati abbastanza inediti e originali. Serpentor è un Megatron rivisitato, che viene privato della sua follia egomaniaca in favore di un approccio più razionale e meditato; se è vero che Serpentor usa la tecnologia per sottomettere i Decepticon, è anche vero che ciò che lo guida è un ideale di unità della specie, che il Megatron originale non ha mai manifestato. E’ quindi l’influenza calmante della sua componente umana a dargli la chiave per la vittoria che Megatron ha cercato invano per millenni: per ottenere un esercito veramente unito, il metodo ideale non è quello della supremazia attraverso il terrore e la forza, ma bensì quello dell’ideale condiviso da tutti.
In simmetrica contrapposizione a questi nuovi Decepticon, che di colpo si mettono a perseguire un ideale tipico dei loro avversari Autobot, ecco che questi ultimi si ritrovano col problema opposto. Dopo milioni di anni di guerra, Optimus Prime ha dimenticato come essere un capo senza impugnare un’arma, e i Cybertroniani non riescono a credere di aver finalmente ritrovato la pace, neppure nel bel mezzo delle celebrazioni per la fine della guerra.
E’ Hot Rod a riportare equilibrio nella situazione, abbandonando la sua abituale caratterizzazione stereotipata di giovane impulsivo in favore di un primo passo verso la maturazione: Seeley sembra dirci che, inevitabilmente, è destino che un giorno il potenziale di condottiero di Hot Rod emerga completamente, che egli riceva o meno la Matrice.
Il confronto tra Autobot e Decepticon si arricchisce di un’ulteriore sfumatura, tratta da diverse sorgenti, alcune delle quali vengono rielaborate in modo originale (almeno rispetto alla storia dei Transformer).
I Decepticon perseguono un ideale di valore guerriero ereditato dai loro antenati Gladiatori, come fanno i Predacon di Beast Wars.
Gli Autobot, invece, credono nei loro alti ideali e conoscono il valore della libertà per ogni essere senziente perché in passato sono stati schiavi, e hanno dovuto lottare per conquistarsi il diritto di autodeterminarsi. Questo elemento ricorda molto da vicino i concetti della G2, dove la specie Transformer ha saputo liberarsi dalle catene della propria natura violenta perché ha saputo trovare dentro di sé l’esigenza di essere qualcosa di più che un insieme di circuiti e risposte pre-programmate: in entrambi i casi, i Transformer si dimostrano esseri dal coraggio e dalla visione necessaria per saper superare i propri limiti, raggiungendo un nuovo livello di consapevolezza ed esistenza, guidato da ideali che solo un percorso di difficoltà e sofferenza permette di capire e fare propri.
La trama portante è quasi totalmente sbilanciata a favore dei Transformer, che appaiono ovviamente in gran numero. Seeley orchestra molto bene le loro sequenze, per la gioia degli appassionati: sotto questo aspetto, la parte più godibile dell’albo è rappresentata sicuramente dai preparativi di guerra dei Decepticon e dall’assalto a Capital City.
I G.I. Joe si devono ritagliare uno spazio di approfondimento nei momenti di pausa, durante i quali vivono vicende molto personali e abbastanza slegate dalla trama portante.
La caratterizzazione dei personaggi è radicata nel materiale più classico di entrambe le linee, ma non esita a tentare anche sviluppi sinora inediti, come dimostrano le sequenze dedicate a Optimus Prime e a Serpentor, personaggi sviluppati in nuove e logiche direzioni che rispettano pienamente le loro premesse storiche.
Per le 11 tavole finali, le matite passano a James Raiz, che, a differenza di Joe Ng, è meno propenso alle teste robotiche in miniatura, usa molte più ombre tratteggiate e infine piazza sempre sulle corazze dei Transformer numerose file di ‘bulloni’.
Lo stile grafico diventa quindi più rigido e scolpito, ma le caratteristiche di imponenza e solidità dei personaggi restano inalterate e la qualità dello storytelling si mantiene elevata.
“The Art Of War” (3 di 5)
Storia: Tim Seeley
Disegni: Joe Ng e James Raiz
Chine: Rob Ross e M3th
Colori: Kevin Yan e Rob Ruffolo
Pubblicato dalla casa editrice Devil’s Due nel maggio 2006.
Arte prodotta dall’Udon Studios.
La storia
Sulla Terra, Perceptor si oppone all’idea che gli umani di G.I. Joe accompagnino gli Autobot su Cybertron, ma Hawk non transige: Serpent O.R. è una responsabilità del governo statunitense, per il quale lui lavora.
Dopo che Mainframe ha steso il cinico dottor Liu, che era interessato solo ai risultati del progetto Serpent O.R., il più ragionevole dottor Martin spiega la genesi del cosiddetto Serpent Organic Robot: un aneroide creato per essere un soldato e un assassino altamente adattabile, dotato di una tecnologia rivoluzionaria (come i filamenti di celle meccanoidi che costituiscono la sua pelle e gli consentono di rendersi invisibile e di connettersi ad altre macchine per controllarla) e, soprattutto, guidato da un programma di personalità derivato da quella di Megatron.
E’ stato quest’ultimo programma a prendere il sopravvento e a scatenare Serpent O.R.; ma, per quanto il rischio fosse prevedibile, i progettisti non hanno saputo rinunciare alla tentazione di questo frutto proibito (e da qui il Serpente che gli dà il nome).
Si forma così una squadra di umani (Hawk, Scarlett, Snake Eyes, Roadblock), che parte per Cybertron insieme agli Autobot (Bumblebee, Grimlock, Arcee, Perceptor): il viaggio avviene attraverso il cancello di distorsione (warpgate), che però Serpent O.R. aveva danneggiato e non potrà far eseguire altri balzi.
Mainframe, che intanto sta contattando le riserve e gli altri membri di G.I. Joe, si occupa della manutenzione del cancello di distorsione.
Il balzo porta la squadra alle coordinate impostate da Serpent O.R. nel suo balzo precedente: dritti in una discarica all’interno della Zona Gladiatoria di Cybertron.
La zona è infestata dai mostruosi Cannibalizer, colossali robot costituiti da pezzi di diversi Transformer; la squadra di Autobot e Joe li tiene a bada e riesce a fuggire, ma viene intercettata e catturata dalle forze di Serpent O.R. (Predaking, Piranacon e alcuni Stunticon).
Serpent O.R. decide di tenerli come ostaggi, ma non prima di aver ucciso a sangue freddo Bumblebee.
A Capital City, Optimus Prime e Hot Rod hanno ricevuto un segnale di soccorso di Perceptor, interrottosi di colpo.
Hot Rod convince Optimus Prime a restare in città, per presenziare alle celebrazioni della pace planetaria. Dopo milioni di anni di guerra, i Cybertroniani hanno bisogno di credere di poter ricominciare a vivere normalmente, e deve essere Optimus a inaugurare questo evento.
Optimus, che avrebbe voluto invece gettarsi a capofitto nel pericolo, gli dà ragione: ormai è così abituato a combattere che ha quasi dimenticato come essere un capo senza una pistola in mano.
Sarà quindi Hot Rod a guidare una discreta squadra di ricognizione.
Le forze di Serpent O.R. si rifugiano temporaneamente nel Bunker Predacon, dove i Joe sono tenuti prigionieri in contenitori di munizioni con qualche buco per l’aria.
Hawk è pentito della scelta fatta e di aver messo a rischio la vita dei suoi uomini, ma Roadblock gli conferma la propria fedeltà.
Tra Scarlett e Snake Eyes scocca invece la scintilla dell’amore, che va oltre l’aspetto superficiale delle orribili cicatrici sul volto di Snake Eyes.
La ricognizione aerea di Sandstorm e Springer non porta a nulla: il Bunker Predacon è protetto da una nuova schermatura radar, fornita da Serpent O.R. stesso.
All’interno del Bunker, Divebomb cerca di convincere Hun-Grrr a partecipare all’impresa con i suoi Terrorcon, ma questi non vuole saperne di robot obsoleti come i Predacon.
Quando lo scontro sembra inevitabile, Serpent O.R. interviene, facendosi riconoscere da tutti i presenti come erede di Megatron e dando loro la motivazione per combattere uniti: il trionfo della gloriosa razza gladiatoria dei Decepticon e la distruzione dei vili Autobot, discendenti dai servi.
A Capital City, la popolazione Transformer festante viene aggredita all’improvviso da uno stormo di jet Decepticon (Sixshot, Blitzwing, Octane, Astrotrain e Buzzsaw).
Optimus Prime e Skids attivano le difese di Omega Supreme, che li respinge, ma subito dopo quest’ultimo viene circondato da ben tre Gestalt ostili: Piranacon, Predaking e Menasor.
Note
Il destino d’amore di Snake Eyes e di Scarlett sembra essere sempre lo stesso, in qualunque realtà alternativa la storia venga narrata.
Il nome di Sandstorm viene erroneamente attribuito a Springer (per di più, è lo stesso Sandstorm a chiamarlo con questo nome).
Tra i Decepticon compare un robot che potrebbe essere un Reflector.
Altro nome sbagliato: Headstrong dei Predacon viene chiamato Tantrum (dal suo stesso compagno Divebomb).
Il riferimento di Serpent. O.R. alle origini dei Decepticon e degli Autobot riprende sia elementi dei fumetti Marvel (i Gladiatori) sia elementi della serie animata (gli schiavi dei Quintesson).
I Cannibalizer ricordano come idea l’Autobot X di “Autobot Spike”, visto che sono composti di parti provenienti da diversi Transformer.
Bumblebee è curiosamente caratterizzato come un ragazzino iperattivo ed egocentrico, che anticipa involontariamente certe sfaccettature della sua versione Animated.
Osservazioni
La storia si apre con un flashback dal sapore vagamente metafumettistico, in cui il piccolo Clay gioca alla guerra tra un robot e i suoi soldatini: naturalmente il colossale robot ha vittoria facile sui soldatini. Clay non è altri che Hawk, che da adulto si ritrova proprio a dover combattere contro robot giganti.
Con questa sequenza, Tim Seeley si dichiara apertamente consapevole del problema principale di questo tipo di cross-over, dimostrando ancora una volta di comprendere con chiarezza le meccaniche della narrazione del fumetto d’azione.
In un abile capovolgimento di prospettiva, il presunto scoglio narrativo del tema del confronto tra umanità e robot diventa l’elemento chiave dell’albo (e, in parte, anche dell’intera saga).
Nel caso dei buoni, è un metodo abbastanza convenzionale per dare più spessore ad Hawk, ma sul versante dei malvagi Seeley ottiene risultati abbastanza inediti e originali. Serpentor è un Megatron rivisitato, che viene privato della sua follia egomaniaca in favore di un approccio più razionale e meditato; se è vero che Serpentor usa la tecnologia per sottomettere i Decepticon, è anche vero che ciò che lo guida è un ideale di unità della specie, che il Megatron originale non ha mai manifestato. E’ quindi l’influenza calmante della sua componente umana a dargli la chiave per la vittoria che Megatron ha cercato invano per millenni: per ottenere un esercito veramente unito, il metodo ideale non è quello della supremazia attraverso il terrore e la forza, ma bensì quello dell’ideale condiviso da tutti.
In simmetrica contrapposizione a questi nuovi Decepticon, che di colpo si mettono a perseguire un ideale tipico dei loro avversari Autobot, ecco che questi ultimi si ritrovano col problema opposto. Dopo milioni di anni di guerra, Optimus Prime ha dimenticato come essere un capo senza impugnare un’arma, e i Cybertroniani non riescono a credere di aver finalmente ritrovato la pace, neppure nel bel mezzo delle celebrazioni per la fine della guerra.
E’ Hot Rod a riportare equilibrio nella situazione, abbandonando la sua abituale caratterizzazione stereotipata di giovane impulsivo in favore di un primo passo verso la maturazione: Seeley sembra dirci che, inevitabilmente, è destino che un giorno il potenziale di condottiero di Hot Rod emerga completamente, che egli riceva o meno la Matrice.
Il confronto tra Autobot e Decepticon si arricchisce di un’ulteriore sfumatura, tratta da diverse sorgenti, alcune delle quali vengono rielaborate in modo originale (almeno rispetto alla storia dei Transformer).
I Decepticon perseguono un ideale di valore guerriero ereditato dai loro antenati Gladiatori, come fanno i Predacon di Beast Wars.
Gli Autobot, invece, credono nei loro alti ideali e conoscono il valore della libertà per ogni essere senziente perché in passato sono stati schiavi, e hanno dovuto lottare per conquistarsi il diritto di autodeterminarsi. Questo elemento ricorda molto da vicino i concetti della G2, dove la specie Transformer ha saputo liberarsi dalle catene della propria natura violenta perché ha saputo trovare dentro di sé l’esigenza di essere qualcosa di più che un insieme di circuiti e risposte pre-programmate: in entrambi i casi, i Transformer si dimostrano esseri dal coraggio e dalla visione necessaria per saper superare i propri limiti, raggiungendo un nuovo livello di consapevolezza ed esistenza, guidato da ideali che solo un percorso di difficoltà e sofferenza permette di capire e fare propri.
La trama portante è quasi totalmente sbilanciata a favore dei Transformer, che appaiono ovviamente in gran numero. Seeley orchestra molto bene le loro sequenze, per la gioia degli appassionati: sotto questo aspetto, la parte più godibile dell’albo è rappresentata sicuramente dai preparativi di guerra dei Decepticon e dall’assalto a Capital City.
I G.I. Joe si devono ritagliare uno spazio di approfondimento nei momenti di pausa, durante i quali vivono vicende molto personali e abbastanza slegate dalla trama portante.
La caratterizzazione dei personaggi è radicata nel materiale più classico di entrambe le linee, ma non esita a tentare anche sviluppi sinora inediti, come dimostrano le sequenze dedicate a Optimus Prime e a Serpentor, personaggi sviluppati in nuove e logiche direzioni che rispettano pienamente le loro premesse storiche.
Per le 11 tavole finali, le matite passano a James Raiz, che, a differenza di Joe Ng, è meno propenso alle teste robotiche in miniatura, usa molte più ombre tratteggiate e infine piazza sempre sulle corazze dei Transformer numerose file di ‘bulloni’.
Lo stile grafico diventa quindi più rigido e scolpito, ma le caratteristiche di imponenza e solidità dei personaggi restano inalterate e la qualità dello storytelling si mantiene elevata.

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








