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Iscritto il: 21/06/2004
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RotF Prequel: Alliance #4
“Revenge Of The Fallen Prequel: Alliance” (4 di 4)
Storia: Chris Mowry
Arte: Alex Milne
Colori: Josh Perez e Kris Carter
Copertina A: arte di Alex Milne, colori di Priscilla Tramontano.
Copertina B: arte e colori di Josh Nizzi.
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel Marzo 2009.
La storia
Gli Autobot e i soldati della NEST raggiungono San Francisco, dove danno la caccia a due automobili Decepticon, che non hanno ancora mostrato la loro forma robotica in pubblico.
Con la copertura di una perdita di agenti chimici, si dividono in tre squadre, che esplorano la cittĂ e rintracciano i due Decepticon nel centro di San Francisco.
E’ Ratchet a individuarli, ma è Optimus Prime a eliminare il primo di loro, Deadend, investendolo e ponendo fine alla sua esistenza.
Bumblebee e il Maggiore Lennox inseguono invece Swindle sul Ponte del Golden Gate, dove Bumblebee è costretto ad assumere forma robotica, per eliminare il nemico.
Swindle muore giurando che i Decepticon riusciranno comunque a trovare ciò che cercano e che nessun Autobot sarà al sicuro.
Salani ed Epps si occupano di far pizza pulita dei resti dei Decepticon.
Rientrando alla base, Optimus Prime e Lennox concludono che sul resto del pianeta devono essere presenti anche molti altri Decepticon. Non sapendo quale sia il loro obiettivo, e preoccupati per l’incolumità di Sam Witwicky, inviano Bumblebee a sorvegliarlo da vicino, a mo’ di guardia del corpo.
Alla base, Lennox deve rendere conto al suo contatto al Pentagono della missione: il pezzo grosso dell’esercito non è contento del fatto che Bumblebee abbia mostrato la propria forma robotica, rischiando di seminare altro panico tra la popolazione. Nessuno vuole che si ripeta un’altra Mission City, ma per ogni evenienza, c’è sempre la scusa ufficiale (che a quanto pare consiste nel dare la colpa alla McClaren Robotics).
Lennox rischia di perdere la pazienza con il pezzo grosso, ma riesce a controllarsi. Optimus Prime si ripromette di lavorare ancora più duramente, ma il problema di fondo è che neppure al Pentagono sanno distinguere tra gli Autobot e i Decepticon.
Dopo la partenza di Bumblebee, la squadra di pronto intervento del NEST deve tornare in azione, per intercettare i Decepticon in diverse parti del globo.
Optimus nota che questi Decepticon non si comportano come i vecchi guerrieri di Megatron, ma piuttosto come esploratori; ma non si sa cosa cerchino: potrebbero essere le spoglie di Megatron, come la casa di Sam.
Usando tecnologia del Settore Sette migliorata Ratchet, gli Autobot rintracciano e annientano gli esploratori Decepticon.
(In Italia, Fracture viene investita da Ironhide e gettata in un burrone: è l’ultima dei tre Decepticon di stanza in quella nazione.)
Settimane e mesi passano: soldati da tutto il mondo si uniscono al NEST, che diventa sempre piĂą efficiente.
(In Europa, viene abbattuto Overcast.)
(Nella missione in Medio Oriente, Salani muore.)
I Decepticon non forniscono nessuna informazione, anche perché comunque muoiono fin troppo presto.
(In Florida, Dropkick e Incinerator vengono eliminati da Optimus Prime, Ironhide e Ratchet.)
Oppure, riescono a fuggire, in barba a ogni manovra del NEST, come accade sempre a Barricade.
Ogni missione è seguita da un rapporto, una valutazione e nuovi ordini.
E’ proprio in questa fase che giunge una lieta notizia: qualcuno ha finalmente risposto al radiosegnale interstellare che Optimus Prime trasmette costantemente tramite un congegno installato in una discarica di automobili.
Quando Lennox e Optimus si recano sul posto, ci sono cinque veicoli mai visti prima ad attenderli: un’automobile sportiva argentata, tre motociclette e un vecchio furgone dei gelati.
Si tratta di cinque Autobot che si uniscono subito al NEST, per difendere la neonata alleanza con gli umani.
Dopo un breve periodo di addestramento, la squadra ampliata del NEST riceve una nuova missione: questa volta, a Shanghai.
Note
Come appreso dall’anteprima del romanzo “The Veiled Threat”, NEST è un acronimo che sta per Networked Elements: Supporters and Transformers, cioè Elementi di Rete: Sostenitori e Transformer.
Nelle storie d’azione ambientate sulle ondulate strade di San Francisco, DEVE esserci un’auto che salta da un dosso: è una legge non scritta di questo genere narrativo.
Anche Optimus Prime dimostra di conoscerla, ma questa è probabilmente la prima volta in cui vediamo un camion compiere il balzo.
Optimus Prime uccide i Decepticon senza alcuna esitazione: un’altra conferma di come questi Autobot siano una versione più dura rispetto ad altre incarnazioni (peccato che poi lascino parecchio a desiderare in quanto a intelletto nella vita “quotidiana”… o forse tra le due cose c’è un collegamento?).
Gli altri due Decepticon annientati in Italia sono presumibilmente Reverbe e Gunbarrel.
Una delle tre motociclette Autobot (o tutte e tre?) dovrebbe essere Arcee: purtroppo, in nessuno dei fumetti di Prequel è stata data spiegazione di questo cambiamento. Chris Mowry, però, ha lasciato intendere che potrebbe esserci ancora una possibilità (una terza miniserie, forse Tales Of The Fallen, che esordisce ad Agosto 2009).
L’automobile sportiva argentata dovrebbe essere Sideswipe.
Non è ben chiaro invece chi sia il vecchio furgone dei gelati.
Nella penultima tavola, compare un satellite orbitale che probabilmente è Soundwave.
Sul suo blog, Chris Mowry ha spiegato che a questa miniserie sono stati apportati molti cambiamenti dell’ultimo momento, sicuramente perché la sceneggiatura finale di RoTF era all’epoca ancora in fase di rielaborazione. Oltre a quanto abbiamo visto negli albi precedenti, un esempio eclatante in questo caso è la morte di Salani: probabilmente il personaggio, inizialmente parte della vicenda di RotF, è poi stato eliminato dalla stessa.
La copertina di Josh Nizzi ha subito molte variazioni, come accaduto anche per quella di Defiance #3.
L’anteprima del 13 dicembre 2008, apparsa su ComicsNewsI.com, mostrava uno sfondo più luminoso, con la Piramide di Gizah dietro i personaggi; Optimus Prime aveva una posa più goffa; Ironhide e Ratchet erano più grossi e in evidenza; Jolt compariva a malapena dietro le tre motociclette.
La versione finale ha un tono più cupo e sobrio; sono visibili almeno due piramidi; Optimus Prime ha una posa diversa; Ironhide e Ratchet sono meno in evidenza; Jolt è stato completamente rimosso.
Nella versione definitiva sono state rimossi anche alcuni dettagli della carrozzeria di Sideswipe.
Galleria delle tavole di anteprima e delle copertine.
Osservazioni
Che genere di storia dei Transformer si ottiene, quando si elimina la caratterizzazione dei suoi protagonisti?
Si ottiene un prodotto simile a un pastone indigesto, che oscilla tra la noia e l’imbarazzo.
Il motivo è ovvio: senza la possibilità di sviluppare e analizzare i personaggi, la storia può solo vertere su scene d’azione e preparativi/conseguenze delle stesse.
Ciò può anche essere potabile sul grande schermo, dove è possibile ricorrere a un sacco di mezzucci per tenere desta l’attenzione puramente istintiva dello spettatore di bocca buona.
Ma, sulla carta stampata, questa condizione si traduce inevitabilmente in un’esperienza mortalmente noiosa: Chris Mowry se ne accorge benissimo, e tenta infine di porvi rimedio con una narrazione in prima persona di Optimus Prime, ma neppure l’accelerazione del ritmo riesce ad attenuare piattezza di questa storia.
Non che sia colpa di Mowry: in tutti i sensi, questo valido scrittore si ritrova con le mani legate, quando si tratta di RotF. Non può caratterizzare i personaggi, perché si tratta di robot bidimensionali capaci solo di menare le mani o di comportarsi in modo ridicolo; non può sviluppare alcun intreccio, perché l’unica situazione prevista è quella in cui i Decepticon vengono braccati e uccisi; non può lasciarsi andare a nessun guizzo narrativo, perché la situazione deve restare immutabilmente quella delineata da TFTM07; non può proporre alcun elemento introspettivo, perché i personaggi devono mantenere la monolitica personalità da bigino di quattro righe manifestata nei due Film.
E non può nemmeno fare affidamento sugli elementi che fanno parte del copione di RotF, perché tanto anche questi vengono continuamente cambiati a ogni revisione, costringendolo a compiere i salti mortali per tentare disperatamente di mantenere un briciolo di consistenza.
Ciliegina sulla torta, la materia su cui lavorare è davvero scarsa: Mowry tenta di sfruttarla al meglio, ma non può evitare di diventare pesantemente ridondante, continuando a riesporre e riassumere elementi già stranoti a tutti. Il fatto che poi essi non portino da nessuna parte (come accade col Frammento di OmniScintilla) peggiora la sensazione generale di inutilità di questa storia.
L’arte di Alex Milne, per quanto più definita rispetto alle due ultime prove su questa miniserie, continua ad avere il sapore di un primo studio grafico a cui non ha fatto seguito la revisione degli errori, ma solo una inchiostratura sbrigativa. Prospettive improbabili si mescolano a figure umane dalle proporzioni ballerine, e alcuni veicoli Transformer sono più curvi dei mash-mellow con cui Pat Lee ci deliziava spesso e volentieri (sempre che non fosse uno dei suoi ghost-artist a propinarceli).
I colori di Josh Perez continuano ad avere lo stesso problema di annegare nel buio anche i dettagli di scene che si svolgono all’aperto, in piena luce diurna. Le scene che si svolgono al chiuso sono difficili da decifrare, come sempre, ma fanno anche sorgere un dubbio: perché quando Perez colora l’arte di Don Figueroa questi problemi non si presentano?
Partita bene, grazie agli ultimi strascichi delle vicende (a loro volta castrate) di Reign Of Starscream, Alliance ha deluso sin da quando ha rinnegato ognuna di queste vicende, rettificandole una a una. Si è poi ammosciata fino a sgonfiarsi definitivamente quando è passata a illustrare la situazione di partenza di RotF, ribadendola all’infinito con poche e anonime varianti usate per raggiungere il numero previsto di quattro albi.
Decisamente una lettura dimenticabile, che probabilmente risulterà più tollerabile nella versione trade paperback (dove di solito viene corretto il difetto della colorazione catacombale). Ciò sempre augurandoci che 88 pagine di “noi impariamo da voi” e di “io mi fido, tu ti fidi, egli si fida, noi ci fidiamo, voi vi fidate” eccetera non risultino fatali anche per il lettore più affezionato.
Storia: Chris Mowry
Arte: Alex Milne
Colori: Josh Perez e Kris Carter
Copertina A: arte di Alex Milne, colori di Priscilla Tramontano.
Copertina B: arte e colori di Josh Nizzi.
Pubblicato dalla casa editrice IDW nel Marzo 2009.
La storia
Gli Autobot e i soldati della NEST raggiungono San Francisco, dove danno la caccia a due automobili Decepticon, che non hanno ancora mostrato la loro forma robotica in pubblico.
Con la copertura di una perdita di agenti chimici, si dividono in tre squadre, che esplorano la cittĂ e rintracciano i due Decepticon nel centro di San Francisco.
E’ Ratchet a individuarli, ma è Optimus Prime a eliminare il primo di loro, Deadend, investendolo e ponendo fine alla sua esistenza.
Bumblebee e il Maggiore Lennox inseguono invece Swindle sul Ponte del Golden Gate, dove Bumblebee è costretto ad assumere forma robotica, per eliminare il nemico.
Swindle muore giurando che i Decepticon riusciranno comunque a trovare ciò che cercano e che nessun Autobot sarà al sicuro.
Salani ed Epps si occupano di far pizza pulita dei resti dei Decepticon.
Rientrando alla base, Optimus Prime e Lennox concludono che sul resto del pianeta devono essere presenti anche molti altri Decepticon. Non sapendo quale sia il loro obiettivo, e preoccupati per l’incolumità di Sam Witwicky, inviano Bumblebee a sorvegliarlo da vicino, a mo’ di guardia del corpo.
Alla base, Lennox deve rendere conto al suo contatto al Pentagono della missione: il pezzo grosso dell’esercito non è contento del fatto che Bumblebee abbia mostrato la propria forma robotica, rischiando di seminare altro panico tra la popolazione. Nessuno vuole che si ripeta un’altra Mission City, ma per ogni evenienza, c’è sempre la scusa ufficiale (che a quanto pare consiste nel dare la colpa alla McClaren Robotics).
Lennox rischia di perdere la pazienza con il pezzo grosso, ma riesce a controllarsi. Optimus Prime si ripromette di lavorare ancora più duramente, ma il problema di fondo è che neppure al Pentagono sanno distinguere tra gli Autobot e i Decepticon.
Dopo la partenza di Bumblebee, la squadra di pronto intervento del NEST deve tornare in azione, per intercettare i Decepticon in diverse parti del globo.
Optimus nota che questi Decepticon non si comportano come i vecchi guerrieri di Megatron, ma piuttosto come esploratori; ma non si sa cosa cerchino: potrebbero essere le spoglie di Megatron, come la casa di Sam.
Usando tecnologia del Settore Sette migliorata Ratchet, gli Autobot rintracciano e annientano gli esploratori Decepticon.
(In Italia, Fracture viene investita da Ironhide e gettata in un burrone: è l’ultima dei tre Decepticon di stanza in quella nazione.)
Settimane e mesi passano: soldati da tutto il mondo si uniscono al NEST, che diventa sempre piĂą efficiente.
(In Europa, viene abbattuto Overcast.)
(Nella missione in Medio Oriente, Salani muore.)
I Decepticon non forniscono nessuna informazione, anche perché comunque muoiono fin troppo presto.
(In Florida, Dropkick e Incinerator vengono eliminati da Optimus Prime, Ironhide e Ratchet.)
Oppure, riescono a fuggire, in barba a ogni manovra del NEST, come accade sempre a Barricade.
Ogni missione è seguita da un rapporto, una valutazione e nuovi ordini.
E’ proprio in questa fase che giunge una lieta notizia: qualcuno ha finalmente risposto al radiosegnale interstellare che Optimus Prime trasmette costantemente tramite un congegno installato in una discarica di automobili.
Quando Lennox e Optimus si recano sul posto, ci sono cinque veicoli mai visti prima ad attenderli: un’automobile sportiva argentata, tre motociclette e un vecchio furgone dei gelati.
Si tratta di cinque Autobot che si uniscono subito al NEST, per difendere la neonata alleanza con gli umani.
Dopo un breve periodo di addestramento, la squadra ampliata del NEST riceve una nuova missione: questa volta, a Shanghai.
Note
Come appreso dall’anteprima del romanzo “The Veiled Threat”, NEST è un acronimo che sta per Networked Elements: Supporters and Transformers, cioè Elementi di Rete: Sostenitori e Transformer.
Nelle storie d’azione ambientate sulle ondulate strade di San Francisco, DEVE esserci un’auto che salta da un dosso: è una legge non scritta di questo genere narrativo.
Anche Optimus Prime dimostra di conoscerla, ma questa è probabilmente la prima volta in cui vediamo un camion compiere il balzo.
Optimus Prime uccide i Decepticon senza alcuna esitazione: un’altra conferma di come questi Autobot siano una versione più dura rispetto ad altre incarnazioni (peccato che poi lascino parecchio a desiderare in quanto a intelletto nella vita “quotidiana”… o forse tra le due cose c’è un collegamento?).
Gli altri due Decepticon annientati in Italia sono presumibilmente Reverbe e Gunbarrel.
Una delle tre motociclette Autobot (o tutte e tre?) dovrebbe essere Arcee: purtroppo, in nessuno dei fumetti di Prequel è stata data spiegazione di questo cambiamento. Chris Mowry, però, ha lasciato intendere che potrebbe esserci ancora una possibilità (una terza miniserie, forse Tales Of The Fallen, che esordisce ad Agosto 2009).
L’automobile sportiva argentata dovrebbe essere Sideswipe.
Non è ben chiaro invece chi sia il vecchio furgone dei gelati.
Nella penultima tavola, compare un satellite orbitale che probabilmente è Soundwave.
Sul suo blog, Chris Mowry ha spiegato che a questa miniserie sono stati apportati molti cambiamenti dell’ultimo momento, sicuramente perché la sceneggiatura finale di RoTF era all’epoca ancora in fase di rielaborazione. Oltre a quanto abbiamo visto negli albi precedenti, un esempio eclatante in questo caso è la morte di Salani: probabilmente il personaggio, inizialmente parte della vicenda di RotF, è poi stato eliminato dalla stessa.
La copertina di Josh Nizzi ha subito molte variazioni, come accaduto anche per quella di Defiance #3.
L’anteprima del 13 dicembre 2008, apparsa su ComicsNewsI.com, mostrava uno sfondo più luminoso, con la Piramide di Gizah dietro i personaggi; Optimus Prime aveva una posa più goffa; Ironhide e Ratchet erano più grossi e in evidenza; Jolt compariva a malapena dietro le tre motociclette.
La versione finale ha un tono più cupo e sobrio; sono visibili almeno due piramidi; Optimus Prime ha una posa diversa; Ironhide e Ratchet sono meno in evidenza; Jolt è stato completamente rimosso.
Nella versione definitiva sono state rimossi anche alcuni dettagli della carrozzeria di Sideswipe.
Galleria delle tavole di anteprima e delle copertine.
Osservazioni
Che genere di storia dei Transformer si ottiene, quando si elimina la caratterizzazione dei suoi protagonisti?
Si ottiene un prodotto simile a un pastone indigesto, che oscilla tra la noia e l’imbarazzo.
Il motivo è ovvio: senza la possibilità di sviluppare e analizzare i personaggi, la storia può solo vertere su scene d’azione e preparativi/conseguenze delle stesse.
Ciò può anche essere potabile sul grande schermo, dove è possibile ricorrere a un sacco di mezzucci per tenere desta l’attenzione puramente istintiva dello spettatore di bocca buona.
Ma, sulla carta stampata, questa condizione si traduce inevitabilmente in un’esperienza mortalmente noiosa: Chris Mowry se ne accorge benissimo, e tenta infine di porvi rimedio con una narrazione in prima persona di Optimus Prime, ma neppure l’accelerazione del ritmo riesce ad attenuare piattezza di questa storia.
Non che sia colpa di Mowry: in tutti i sensi, questo valido scrittore si ritrova con le mani legate, quando si tratta di RotF. Non può caratterizzare i personaggi, perché si tratta di robot bidimensionali capaci solo di menare le mani o di comportarsi in modo ridicolo; non può sviluppare alcun intreccio, perché l’unica situazione prevista è quella in cui i Decepticon vengono braccati e uccisi; non può lasciarsi andare a nessun guizzo narrativo, perché la situazione deve restare immutabilmente quella delineata da TFTM07; non può proporre alcun elemento introspettivo, perché i personaggi devono mantenere la monolitica personalità da bigino di quattro righe manifestata nei due Film.
E non può nemmeno fare affidamento sugli elementi che fanno parte del copione di RotF, perché tanto anche questi vengono continuamente cambiati a ogni revisione, costringendolo a compiere i salti mortali per tentare disperatamente di mantenere un briciolo di consistenza.
Ciliegina sulla torta, la materia su cui lavorare è davvero scarsa: Mowry tenta di sfruttarla al meglio, ma non può evitare di diventare pesantemente ridondante, continuando a riesporre e riassumere elementi già stranoti a tutti. Il fatto che poi essi non portino da nessuna parte (come accade col Frammento di OmniScintilla) peggiora la sensazione generale di inutilità di questa storia.
L’arte di Alex Milne, per quanto più definita rispetto alle due ultime prove su questa miniserie, continua ad avere il sapore di un primo studio grafico a cui non ha fatto seguito la revisione degli errori, ma solo una inchiostratura sbrigativa. Prospettive improbabili si mescolano a figure umane dalle proporzioni ballerine, e alcuni veicoli Transformer sono più curvi dei mash-mellow con cui Pat Lee ci deliziava spesso e volentieri (sempre che non fosse uno dei suoi ghost-artist a propinarceli).
I colori di Josh Perez continuano ad avere lo stesso problema di annegare nel buio anche i dettagli di scene che si svolgono all’aperto, in piena luce diurna. Le scene che si svolgono al chiuso sono difficili da decifrare, come sempre, ma fanno anche sorgere un dubbio: perché quando Perez colora l’arte di Don Figueroa questi problemi non si presentano?
Partita bene, grazie agli ultimi strascichi delle vicende (a loro volta castrate) di Reign Of Starscream, Alliance ha deluso sin da quando ha rinnegato ognuna di queste vicende, rettificandole una a una. Si è poi ammosciata fino a sgonfiarsi definitivamente quando è passata a illustrare la situazione di partenza di RotF, ribadendola all’infinito con poche e anonime varianti usate per raggiungere il numero previsto di quattro albi.
Decisamente una lettura dimenticabile, che probabilmente risulterà più tollerabile nella versione trade paperback (dove di solito viene corretto il difetto della colorazione catacombale). Ciò sempre augurandoci che 88 pagine di “noi impariamo da voi” e di “io mi fido, tu ti fidi, egli si fida, noi ci fidiamo, voi vi fidate” eccetera non risultino fatali anche per il lettore più affezionato.

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.








