Megatron, nella sua incarnazione
Voyager, si offre agli occhi dell’acquirente nella classica confezione “a scatola” nella sua forma di alt-mode, com’è d’uso per i TF di questa classe.
Il retro della scatola presenta una breve biografia (esclusivamente in lingua angolofona, dato che il modello proviene da oltremanica) e le foto dell’alt-mode e del robot mode.
Partendo dalla descrizione dell’
alt-mode, Megatron si presenta come una sorta di ibrido tra un carro armato e un velivolo di probabile origine cybertroniana; a quest’ultimo rimandano la presenza di due reattori che occupano il retro del veicolo e le due coppie di alette laterali ai lati dello stesso, nonché in generale la forma della parte superiore del mezzo, che richiama lontanamente il cockpit di un mezzo interstellare.
Il cannone frontale (sparante) è integrato nella linea del mezzo e, non disponendo di una torretta dedicata, non ruota.
Completano il modello due coppie di cingoli neri fissi provvisti di rotelle per lo spostamento. Curiosamente, la disposizione dei cingoli risulta opposta a quella del leader, presentando la coppia piĂą piccola davanti e quella piĂą grande dietro.
Sulla parte frontale del veicolo, al di sotto del cannone, fa capolino la testa di Megatron ripiegata in avanti, (mal) celata dietro una griglia argentata (capisco la necessità di essere fedeli al film ma, cos’è, ha bisogno di vedere dove va?

).
Nella parte posteriore del carro armato predominano i due reattori, mentre la parte inferiore del veicolo mostra principalmente il petto del robot.
Il colore predominante è una sorta di grigio acquamarina tendenzialmente uniforme per il corpo centrale. I cingoli e le alette invece sono neri.
In generale, si nota subito che il carro armato risulta più fedele alla sua controparte del film rispetto al modello della classe leader, grazie al maggiore sviluppo in larghezza rispetto all’altezza e alla presenza delle suddette alette laterali. Per contro, il colore del modello (il già citato grigio acquamarina) mal si concilia con la colorazione della controparte animata: in ciò il leader si avvicina maggiormente a quanto visto nel film.
La
trasformazione è relativamente intuitiva: innanzitutto si separano le alette dai cingoli (a cui sono fissati tramite due coppie di pioli), in modo da sbloccare la parte superiore del veicolo. Successivamente i cingoli posteriori ruotano di 180° verso l’esterno, posizionandosi sul retro del veicolo (dove vengono inseriti nei reattori, che presentano un’apertura a molla) in modo da formare le gambe del robot.
Le due coppie di cingoli più piccole ruotano di 90° verso l’alto e in un secondo momento si ripiegano all’interno dei cingoli più grandi (dove uno sportellino apposito si apre per fornirne l’alloggiamento). In questo modo vengono formati i talloni di Megatron. Per completare le gambe, infine, i cingoli più grandi grazie a uno snodo intermedio si ripiegano inclinandosi in avanti e facendo poggiare i talloni a terra dietro e le “dita” davanti. Gambe completate.
Passando alla parte superiore del robot, il cannone si estrae ruotando dal suo alloggiamento (operazione che fa uscire anche il coprispalla) e forma il braccio sinistro del robot. Similmente, il braccio destro con il suo coprispalla ruota verso l’esterno palesandosi da sotto la parte superiore del carro armato. Tramite un ingranaggio, l’avambraccio destro si estende e contemporaneamente viene estratta una lama (meccanismo simile a quello già utilizzato per il braccio-coda di BW Megatron). Da ultimo, si ruota verso l’esterno la parte superiore del coprispalla destro.
A questo punto la griglia argentata che protegge la testa di Megatron si separa e ruota all’indietro. La testa di Megatron tramite un doppio snodo si mette in posizione. Le due alette anteriori del carro armato si piegano all’indietro per poi ruotare su loro stesse. La griglia, riunita, fornisce un punto d’aggancio per la parte superiore del carro armato che rimane così fissata.
In forma di
robot Megatron si presenta in modo oggettivamente più armonioso e gradevole rispetto alla sua incarnazione leader: la parte destra del corpo risulta ancora sbilanciata rispetto alla parte sinistra (per via del braccio “chelone”) ma l’effetto complessivo sulla figura non è straniante come per il “fratello maggiore”. Da notare che la funzione sparante in questo modello è assunta dal “braccino” che forse anche per questo motivo risulta in proporzione meno rachitico.
Il modello, alto circa 16 centimetri, è stabile e ben posato. Tra i rimandi alle edizioni precedenti di Meggy (oltre ovviamente al cannone), il già citato braccio-chela e la forma leggermente “dinosaurica” delle gambe, che mi hanno riportato alla mente con maggior forza il Megatron di Beast Wars.
Oltre alla chela, laddove il modello si discosta con forza rispetto al film e al leader è nella vistosa esposizione in robot-mode dell’interno della parte superiore del carro armato, che io chiamo affettuosamente “il mantellone”. Premesso che la sua presenza, con le ali che spuntano da ogni dove, mi piace un sacco e ai miei occhi lo rende più imponente (tra l’altro ricordandomi non poco il Megatron di Beast Machines in questo), chi ricerca una visione più fedele a quella del film più sempre piegarne i lati all’indietro (come effettivamente rappresentato sul retro della scatola, malgrado il fatto che le istruzioni indichino di lasciarlo aperto). Così facendo il robot in visione frontale risulta sicuramente più simile alla sua controparte animata; per contro, lateralmente, tenderà a soffrire dell’odioso (almeno per me) “effetto zainone”.
Il modello abbonda di dettagli scolpiti, nonché dipinti con cura addirittura maggiore rispetto al leader, soprattutto per quanto riguarda la colorazione del volto che è una gioia per gli occhi. Parlando di colori, il grigio acquamarina rimane dominante sulla figura, mentre compaiono su cosce, lama, spalle e testa sfumature aerografate d’argento che impreziosiscono il modello e che il fratello maggiore non si sogna neppure (per tacer del “tocco dorato” costituito dal volto di Megatron). Compare inoltre sulla coscia destra l’unico simbolo decepticon del modello, in nero.
Automorph praticamente assente (se si esclude l’ingranaggio della chela, ma allora anche in BW avevamo l’automorph!) e mech-alive sostanzialmente trascurabile (ingranaggi visibili all’interno del busto che girano quando questo ruota, vi ricordate Roboto dei Masters?). Peccati veniali che non tolgono nulla al modello.
PosabilitĂ ottima per testa, arti inferiori e superiori grazie alle ball-joint; gli avambracci ruotano e si piegano entrambi; una certa rigiditĂ dal ginocchio (che comunque si piega) in giĂą, per esigenze di trasformazione.
In definitiva, un modello che consiglio senza riserva alcuna anche in sostituzione del leader e che mi ha fatto riscoprire la gioia di possedere un Megatron dopo tanti, troppi modelli insipidi che di Meggy ereditavano il nome ma non lo spirito. E pazienza se la scala della vostra collezione di ROTF non è rispettata.
P.S. Girano in rete delle foto (di cui una anche pubblicata qui sul forum) che ritraggono una modalità aerospaziale ufficiosa per Meggy Voyager. Io l’ho sperimentata, e devo dire che viene dannatamente bene! Potrete godere di un Megatron triple-changer come-il-film, alla faccia del leader.
