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Iscritto il: 21/06/2004
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Jetfire ( Voyager )
Nome: Jetfire
Alleanza: Autobot
Modalità alternativa: jet
“La vittoria si trova nelle conquiste dei misteri sconosciuti.”
Jetfire è il Guardiano dell’Aria Autobot.
Jetfire era un tempo famoso su tutta la superficie di Cybertron.
Come grande scienziato ed esploratore, fu il primo a viaggiare nelle nere profondità dello spazio profondo, e il solo in assoluto ad affrontare e sconfiggere i pirati stellari della Nebulosa maculata (Blot Nebula).
Fu a causa del suo status di eroe che la sua improvvisa scomparsa fu accolta con costernazione mondiale.
Fu scoperto, milioni di anni dopo, congelato nelle profondità del ghiaccio Artico sulla Terra, dove si levò subito davanti alla sfida rappresentata dai Decepticon.
E’ tra I più potenti e coraggiosi degli Autobot: si getta in battaglia senza un momento di esitazione, il rombo martellante del suo ripetitore di fascio a particelle che sommerge tutti gli altri suoni.
Forza 6,0
Intelligenza 10,0
Velocità 10,0
Resistenza 5,0
Rango 10,0
Coraggio 9,0
Potenza di fuoco 7,0
Abilità 9,0
Recensione di MeGrimlock
Nella classe Voyager della linea Classics del 2006-2007 torna anche una rarità come il personaggio di Jetfire, che, pur essendo di recente comparso in Armada/Energon/Cybertron, è in realtà sparito dal 1984, perché non è mai stato riproposto una sola volta con il suo ‘vero’ look G1 (“rubato” a sua volta dalla linea Macross).
La modalità di jet è in realtà composta da due diverse modalità: quella semplice, che consiste nel jet vero e proprio, e quella super, che prevede una serie di armi aggiuntive, disponibili anche per il robot.
Il jet semplice presenta la classica forma a V, con ali laterali e di coda regolabili, le prime in senso orizzontale e le seconde in senso verticale. Il vetro della cabina è trasparente, ma al suo interno non è presente un vero e proprio abitacolo, bensì uno spazio vuoto in parte occupato dal retro dell’elmo del robot.
Il carrello è composto da tre elementi a scomparsa (uno anteriore e due posteriori), con rotelle funzionanti.
L’unico elemento che davvero tradisca la forma del robot camuffata è costituito dalle mani, ben visibili in coda alle fiancate del jet, sebbene coperte dalle ali.
Il jet super dispone di due cannoni aggiuntivi sulle fiancate, altri due più piccoli (secondari) sulla faccia inferiore e, infine, due enormi razzi addizionali (con ulteriori cannoni incorporati) sulla faccia superiore. Volendo, anche i cannoncini rotanti ai lati del muso possono essere visti come armi aggiuntive.
I cannoni all’interno dei razzi possono essere fatti rientrare negli alloggiamenti con una rotazione verticale di 180 gradi; un meccanismo a molla li fa ritornare in posizione di attacco automaticamente, se non vengono subito ricoperti da un rivestimento bloccante, che scorre lungo i razzi come su un binario.
Sebbene il jet super sia più “coreografico” nella sua abbondanza di accessori, l’insieme risulta anche piuttosto goffo, soprattutto per via dell’enorme fardello dei razzi addizionali. Molto più agile ed elegante, oltre che maneggevole, risulta invece essere il jet semplice, la cui densità di particolari rimane comunque nella media anche senza le armi aggiuntive.
Il jet è fedele al modellino “terrestre” storico della linea Macross, con l’eccezione del muso squadrato; anche la coppia di razzi addizionali è tratta dal modellino Macross. In ciò, c’è una netta differenza rispetto al personaggio della serie animata G1 (che fra l’altro era stato ribattezzato Skyfire).
Lo schema dei colori è basato principalmente sul bianco per il jet, con ampi e lineari motivi decorativi rossi e piccoli inserti neri. Lo stesso schema, in un gioco di richiami, ritorna anche nelle armi addizionali, dove però il bianco passa in minoranza a vantaggio di rosso e nero. Il gioco di richiami prosegue anche nei missili laterali, in plastica azzurra trasparente come lo è anche il vetro della cabina di pilotaggio.
La trasformazione passa da elementi molto semplici ad altri più complessi.
La scomposizione di braccia e gambe, che formano il corpo posteriore inferiore del jet, è sicuramente molto semplice: disposti in parallelo, i quattro arti sono agganciati l’uno all’altro, con le gambe al centro e le braccia ai lati. Le gambe si allungano telescopicamente e gli ugelli, aprendosi a pinza, divengono i piedi. Le braccia non cambiano forma: semplicemente, ruotando su perni verticali all’interno del torace, si posizionano all’altezza corretta per agganciarsi alle spalle del robot.
La parte superiore del jet, una sorta di piano che comprende i due gruppi di ali, si solleva e si posiziona a mo’ di schiena del robot.
La parte più complessa è quella del muso, che si scompone in tre segmenti, i quali vanno ripiegati per formare il torace del robot; la cabina è il segmento centrale, ai cui fianchi si dispongono le due estremità simmetriche che formavano il muso vero e proprio del jet.
Questa operazione porta anche allo scoperto la testa del robot, alloggiata all’interno della cabina.
Per finire, le ali maggiori ruotano verso l’alto, sporgendo così da oltre le spalle del robot.
Il robot che ne risulta può essere, a sua volta, in due diverse modalità. Da notare che la trasformazione può essere eseguita a partite tanto dal jet semplice quanto da quello super (ovviamente, il risultato sarà il robot semplice o quello super!).
Se nel jet super gli armamenti aggiuntivi danno un effetto estetico abbastanza blando e una sensazione complessiva di goffaggine, nel robot super è invece tutta un’altra storia: lo zaino razzo con i cannoni pieghevoli a novanta gradi (che si posizionano sulle spalle), l’elmo con i cannoncini laterali, i cannoni sugli avambracci e, infine, il fucile che si ricava dalla fusione dei cannoni secondari, contribuiscono a formare un robot dall’aspetto a dir poco spettacolare.
Il look è fin troppo familiare, dato che lo si è visto di recente nella produzione a fumetti IDW di Stormbringer (e non solo), cosa che lascia pensare che, dietro Classic Jetfire, ci sia la progettazione del solito Don Figueroa.
Per ottenere il robot semplice, che è un forte omaggio al personaggio animato di Skyfire, si rimuovono il casco (un altro omaggio a Macross/Robotech, che mette allo scoperto una testa più piccola e umanoide), lo zaino-razzo, i cannoni sugli avambracci e, volendo, anche il fucile. Compare così il Jetfire più rassicurante della versione “scienziato” (se vogliamo rifarci alla sua storia della serie animata G1).
Il robot è notevole, in entrambe le modalità, per la ricchezza di dettagli, siano essi meramente estetici o funzionali alla posabilità dello stesso: con l’eccezione del bacino fisso e dei piedi (dotati però di segmenti inclinabili indipendenti) sono infatti presenti e dotati di ampio raggio tutti gli snodi più importanti (spalle, gomiti, ginocchia, anche).
L’unico dettaglio stonato sono le ali maggiori: orientate verso l’alto producono, insieme a quelle minori, un effetto “ali di farfalla” che poco si addice al personaggio.
Lo schema dei colori del robot è lo stesso del jet: non ci sono parti nascoste che, emergendo, svelano nuovi colori. Va però segnalata, sull’elmo, la minima presenza di un tocco di giallo, oltre al visore ottico azzurro traslucido che riprende il tema della cabina di pilotaggio. Per finire, sul volto del robot vero e proprio è presente un grigio argentato finora inedito.
Le armi sono particolarmente abbondati e ben congegnate:
- i cannoni minori del jet (“impugnati” dalle mani in questa modalità) si uniscono nel fucile principale a doppi canna del robot (arma tratta dalla serie animata);
- i cannoni sugli avambracci del robot (o sulle fiancate del jet) sono funzionanti e sparano i lunghi proiettili con una gittata considerevole;
- i cannoni a scatto che fuoriescono dalle due strutture dello zaino-jet sono un accessorio del tutto inedito, sia per quanto riguarda il personaggio Macross sia per lo Skyfire della serie animata G1;
- i cannoncini laterali dell’elmo, che sono visibili anche nel jet, hanno la caratteristica di poter ruotare su loro stessi e, posizionati in verticale, possono fungere da “antenne” per il robot;
Questo nuovo Jetfire, terzo rappresentante della classe Voyager, è quindi sicuramente il modello più riuscito dell’intera linea, in quanto riassume le caratteristiche migliori dei suoi colleghi Megatron e Optimus Prime e riesce ad evitare certi loro difetti piuttosto rilevanti.
In particolar modo, sono degne di lode la complessità della trasformazione (Megatron è sicuramente più complesso, ma c’è poco equilibrio con la modalità alternativa), la profusione di armi trasformabili (sicuramente più complete di quelle di Optimus!) e, infine, la fedeltà al personaggio originale (che qui deve fare i conti con due origini “diverse”).
Ha collaborato Jazzluca

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
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