Transformers crossovers Venom
L’idea di un supereroe Marvel in versione Transformer non mi esalta per nulla: i due universi sono troppo lontani tra loro e l’idea di fonderli assieme, almeno concettualmente parlando, risulta a mio avviso pretestuosa e troppo legata a logiche di marketing finalizzate al massimo profitto.
Eppure, una volta avuto per le mani questo Venom, mi sono parzialmente ricreduto, almeno per quanto riguarda la pura riuscita estetica del giocattolo!
E’ inutile negare che Venom si presenti bene già in confezione, una muscle car americana tamarrissima, nera e cattiva, grossa e peraltro impacchettata in un blister piuttosto curato, dal taglio fortemente asimmetrico e con due belle immagini della nemesi di Spiderman, una classica in alto a sinistra e una “robotica” in basso a destra.
Una volta smembrato il blister le impressioni positive restano tali nel constatare le effettive dimensioni dell’automobile e l’incredibile disguise (praticamente totale, ai livelli dei migliori Alternators) delle forme robotiche, ottenuto soprattutto grazie all’inserimento di un pannello inferiore che maschera completamente gli arti ripiegati all’interno del corpo vettura. L’auto ha un sapore molto retrò nella linea e presenta dei bellissimi cerchi a forma di stella a 4 lame ricurve, oltre a delle belle decorazioni fiammeggianti viola sulle fiancate e l’emblema tipico di Venom realizzato sul cofano motore.
Carina anche la mascherina frontale, caratterizzata da una “dentatura” molto affilata e il taglio spigoloso e nervato dei due paraurti: una menzione anche per le coppie di prese d’aria realizzate davanti ai passaruota posteriori che incattiviscono ulteriormente, se possibile, il carattere sportivo del bolide.
L’unico dettaglio molto fuori tono è rappresentato dai vetri dell’auto, realizzati in plastica dipinta con colori pieni, un tristissimo e giocattoloso azzurrino, piuttosto che in plastica trasparente.
La trasformazione è interessante, pur non essendo particolarmente originale, a mio avviso vagamente ispirata a quella del Movie Bumblebee Old Camaro, differenziandosi essenzialmente per il fatto che le portiere dell’auto non vanno a costituire le ali del robot ma si ripiegano letteralmente attorno agli avambracci di Venom; le gambe si ricavano dalla porzione posteriore dell’auto, che si ripiega su sé stessa a formare dei possenti ma forse eccessivamente sproporzionati polpacci. Il cofano motore diventa il torace di Venom scomponendosi in 3 porzioni, di cui quella centrale ruota ulteriormente a formare la parte centrale del petto, con l’emblema in bella vista.
Il “robot mode” (ma sarebbe meglio definirlo il “battle suit mode”) è decisamente grosso e cattivo e in effetti richiama subito alla mente, senza sforzi di immaginazione eccessivi, il design tipico di Venom; trovo, tuttavia, le proporzioni un tantinello sballate, avrei preferito una figura più longilinea e prestante, anche a discapito di una perdita generale di massa.
Come si presenta, infatti, Venom risulta troppo tozzo, con le gambe eccessivamente corte rispetto agli arti superiori (di contro MOLTO lunghi) ma, ragionando esclusivamente nell’ottica dell’armatura da battaglia, direi che il risultato è più che buono.
In particolare la testa risulta, ovviamente, il particolare migliore e l’unico elemento VERAMENTE distintivo (schema cromatico a parte) del personaggio, con la sua espressione arcigna, le fauci spalancate e la lunga lingua fuori dalla bocca.
Molto belle le due ruote anteriori dell’auto che formano le spalle dell’armatura.
Si aggiungono al nero tanti dettagli di colore viola sulle mani, piedi, gambe e testa del personaggio: le mani sono realizzate molto bene con dita articolate, di cui pollice e indice indipendenti.
L’arma di Venom è costituita da due vani per l’alloggiamento di altrettanti missili, ubicati ai polsi: questa arma cita, naturalmente, la particolarità del simbionte alieno di Venom di poter proiettare una sorta di ragnatela organica.
Le dimensioni del “battle suit mode” sono all’incirca quelle di un Alternator o di un Voyager medio-grande, quindi decisamente una presenza notevole, sia in termini di altezza che come massa complessiva.
Alla fine direi che si tratta di un buon Transformer in senso lato, sicuramente non indispensabile nella collezione dei “puristi” più sfegatati, ma che sicuramente saprà fare leva su una grossa fetta di mercato anche (e soprattutto) estranea all’universo dei nostri amati robottoni trasformabili!
Ha collaborato Judas 