nico_fiaba_robot ha scritto:Credo la maggior ricchezza di una lingua rispetto ad un' altra consista fondamentalmente nella capacità di esprimere al meglio qualunque concetto in tutte le sue sfumature, mantenendo nello stesso tempo una forma fluida
Come fa perfettamente l'inglese...
ha scritto:e gradevole da ascoltare.
Abbi pazienza, non capisco chi lo stabilisce. Non credo ci sia un ente che valuta la scorrevolezza, e non credo che i linguisti abbiano criteri in merito. Se stabilire che l'ascolto sia gradevole o meno non è soggettivo, non so cosa lo sia!
ha scritto:Di conseguenza maggiori saranno le opzioni relativamente ai termini appartenenti al vocabolario della lingua considerata, tanto più facile risulterà esprimere un concetto: è come avere più frecce al proprio arco.
E' esattamente il caso dell'inglese, che è ricco di termini!
ha scritto:Se gli inglesi affermano che la nostra lingua è troppo ricca di termini inutili è solo per ignoranza.
Era solo un esempio, un inglese con un briciolo di cultura non sparerebbe mai a zero su altre lingue.
Volevo farti capire ciò che intendo: allo stesso modo, un inglese direbbe che, se uno straniero che afferma che le sue radici culturali sono superiori (o che la sua lingua è più fluida, tanto per dire), lo fa per ignoranza. Un inglese riterrebbe campanilistica l'affermazione, esattamente come noi riterremmo tale la sua affermazione ipotetica da me suggerita.
E' una questione soggettiva, no?
ha scritto:Esistono lingue nelle regioni indocinesi ad avere un alfabeto composto da una miriade di suoni diversi, tra vocali e consonanti, e per noi magari solo in parte pronunciabili a fatica: pensa a tutte le possibilità a loro disposizione per esprimere qualsiasi idea!
Certo non sono un linguista ma credo assurdo a loro piaccia complicarsi la vita senza ragione e sarei solo un idiota a dire che la loro lingua è zeppa di termini stupidi e superflui...
Esatto; allo stesso modo, noi non spariamo a zero sulla lingua inglese, facendo affermazioni che facilmente possono essere rigirate su quella italiana. Non c'è mai superiorità , solo differenza. Rispetto alla lingua anglosassone come a quelle orientali, entrambi dotate di profonde radici culturali equivalenti alle nostre - e a volte comuni.
ha scritto:Riguardo al concetto di "nome vero": credo sia un problema di evulozione dei termini che hanno portato la nostra lingua per esempio a racchiudere in una parola l' espressione di una frase intera.
Faccio un esempio classico anche se non riguarda un nome proprio di persona: "antibiotico". Il termine deriva dall' unione dei vocaboli dal greco antico "anti" (contrario) e "bios" (vita) cioè "che è contrario alla vita". L' evoluzione della lingua a portato all' unione dei termini per definire in una sola parola, cioè in maniera più scorrevole, ciò che veniva enunciato per mezzo di una serie di termini, senza perdere parte del significatio per strada. Ora, io questa la chiamo evoluzione.
Il fatto di dover ricorrere ancora all' uso di termini composti (quelli che ho chiamato "cartelli da supermercato" o "indicazioni", oltre che far emergere dei limiti a livello di scorrevolezza nel parlato, è anche sintomo di uno stadio più embrionale per quanto concerne la crescita della lingua stessa.
Vedi, così sembra che, quando un termine composto è vecchio, allora è "legittimo" (perchè ci siamo abituati); se invece è "nuovo" (per noi - perchè per gli inglesi il termine shockwave è nel dizionario da tempo), allora è "illegittimo". Invece, è ancora una questione di percezioni e di abitudine!
Il "nome vero" sarebbe solo qualcosa che esiste da un tot di tempo, da quello che dici: mi sembra che sia un criterio abbastanza arbitrario! Chi stabilisce il periodo di vita necessario?
Le parole composte inglesi, a loro volta esito di evoluzione, e che a volte sono anche ben antiche, mantengono tutto il significato della frase originale!
Come sia avvenuto il conio di ogni termine è forse ignoto, ma non c'è prova che sia diverso da quanto è accaduto per "antibiotico"! Termini accoppiati per esprime un concetto, e divenuti d'uso comune: che siano scorrevoli, lo stabilisce il fatto che siano stati usati! Non penseremo mica che gli inglesi si complicano la vita senza motivo? Probabilmente per loro usare questi termini è facile, anche se
noi non capiamo il perchà©. E' lo stesso discorso fatto per le lingue orientali. Identico.
Se ci pensi bene, l'inglese composito che ti dispiace tanto, nei fatti corrisponde
esattamente alla "definizione" che tu dai per antibiotico!
Non solo il discorso che fai per l'inglese si può rigirare sull'italiano, ma accade anche il contrario: decisamente lo trovo oggettivo, ma solo perchè vale
allo stesso modo per
entrambe le lingue e le pone
sullo stesso piano.
Passando alla questione embrionale, abbi pazienza, ma di oggettivo in questa definizione vedo ben poco!
Premetto che non la condivido: una lingua che crea nuovi termini è una lingua in crescita, evoluzione e miglioramento, è viva e vitale; non esiste la lingua perfetta, già pronta, immutabile e giunta al termine dell'evoluzione (perchè questa è una lingua caduta nella
staticità e quindi
morta).
Ma a prescindere dal fatto che condivida o meno, è l'italiano stesso che
non è una lingua perfettamente evoluta, perchà© non solo sta
ancora a sua volta usando termini compositi, ma ne accorpa o crea di nuovi, anche se in modo sempre più goffo; quindi, abbi pazienza, ma non ti seguo più, perchà©, seguendo il tuo ragionamento, la lingua italiana risulta allo
stesso livello di quella inglese.
E ancora una volta, la scorrevolezza è un criterio soggettivo come pochi, perchà© è nell'orecchio di chi ascolta: è soggettiva!
Non credo esista una definizione universale di scorrevolezza a cui tutti si adeguano! Semplicemente, come già detto, se non hai familiarità con l'inglese, è chiaro che ti suonerà ostico. Lo stesso vale per l'italiano ascoltato, che so, da un tedesco.
Ancora, dov'è il limite, nel dire "shockwave" invece che "wave of shock"? A me questo appare come un progresso, una possibilità aggiuntiva (l'italiano non può farlo, quindi gli manca qualcosa!), un'evoluzione, la creazione di qualcosa di nuovo: il contrario di un limite!
E parlando con un inglese, questi termini non rappresentano certo un ostacolo; l'inglese li usa con la massima naturalezza, senza fermarsi a comporli o incespicare; semmai sarà l'italiano, che è mediamente ignorante di inglese, stando alle statistiche, a non capire e a faticare, ma la deficienza è sua, mica della lingua!
Sì, alla fine, per quel che mi riguarda hai espresso posizioni soggettive, perchè o dipendono dal tuo gusto personale e dalla tua familiarità con la lingua (musicalità , scorrevolezza) o sono capovolgibili e applicabili facilmente all'inglese come all'italiano.
Ovviamente poi ognuno la pensa come vuole e dei gusti non si discute, ma mi spiace, non condivido che questi gusti vengano fatti passare per oggettive, perchè così risulterebbe che qualcuno dispone di verità assolute a me precluse!