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4 Ott 2014, 10:40 Ecco la mia entry, un racconto "breve" (14'780 battute, a detta di LibreOffice Writer) che vorrei intitolare [glow=red]Maximum Dinoforce[/glow].
Le trasformazioni subite dal corpo e dalla mente di Shockwave, sottoposto al rito dell'Empurata e allo Shadowplay, avevano radicalmente mutato la visione che aveva del mondo. E non solo perché ora lo osservava attraverso un singolo sensore ottico: liberato da ogni emozione, aveva imparato come stabilire con freddezza il miglior corso d'azione per raggiungere i propri scopi.
L'obbiettivo di Shockwave era la salvezza di Cybertron, un fine apparentemente in contrasto coi metodi del gruppo al quale si era associato, i Decepticons; tuttavia il leader di questi ultimi, Megatron, gli aveva offerto i mezzi di cui necessitava per portare avanti i suoi piani, al piccolo prezzo di soddisfare una sua singola richiesta.
In passato Shockwave era stato allievo di Jhiaxus, lo scienziato di fiducia di Nova Prime, il quale gli aveva ordinato di dare forma alla sua interpretazione della profezia 'Finché tutti saranno uno': mentre molti ritenevano che si riferisse al momento in cui le Scintille dei Cybertroniani si sarebbero congiunte all'AllSpark di Primus, Nova credeva a un'unione di tipo fisico; Jhiaxus mise così a punto una tecnologia che permetteva la fusione dei meccanoidi in uno che fosse la somma della loro potenza fisica e di calcolo.
I soggetti del primo test si ritrovarono però trasformati in veri e propri mostri, nel corpo e nell'indole, e la loro forma combinata, battezzata Monstructor, dovette essere abbattuta e imprigionata.
Shockwave ricordava bene la violentissima battaglia di quest'ultima con Omega Supreme, il quale prevalse per un soffio: ma più della distruzione arrecata, ciò che rimase impresso nel suo cervello elettronico era l'idea che neppure il suo maestro fosse infallibile.
Nonostante la palese incontrollabilità dei soggetti sottoposti alla fusione, ciò che Megatron aveva chiesto a Shockwave era proprio di fornire ai Decepticons un Combiner. Fin da subito lo scienziato aveva messo in chiaro che sarebbe occorso molto tempo, ma Megatron non si era dimostrato impaziente; da quando poi aveva fatto suo il gigantesco mostro rinvenuto sotto alla raffineria di Toraxxis, la questione sembrava definitivamente passata in secondo piano.
Ma Shockwave era conscio che prima o poi Megatron si sarebbe ricordato del loro patto, pertanto era necessario produrre dei risultati, evitando però che ciò lo distogliesse troppo a lungo dai suoi piani.
Scorrendo rapidamente i files ereditati da Jhiaxus, il meccanoide viola notò un progetto che quest'ultimo aveva completato poco prima di lasciare Cybertron, basato su un'idea che faceva proprio al caso suo...
Dall'altra parte del pianeta, anche il medico Autobot noto come Ratchet era alla ricerca di ispirazione. Purtroppo in tutto il database di Iacon non esisteva uno straccio di documentazione riguardante la patologia dei suoi pazienti più recenti: le specifiche dell'adozione dinamica di una forma alternativa erano apparentemente sparite insieme al suo ideatore, l'ufficiale medico dei Dynobots chiamato Skar.
La sua squadra era stata costretta a utilizzarlo prima che venisse testato, per fronteggiare un branco di creature selvagge facendo proprie la loro fisionomia e la loro ferocia; i Dynobots riuscirono così a respingerle, tuttavia da allora se tentano di trasformarsi o vengono sottoposti a un elevato stress finiscono per perdere il controllo: Skar in particolare l'ha scoperto nella maniera peggiore, ucciso dal suo stesso caposquadra.
I Dynobots avevano allora cercato di ammassare denaro sufficiente ad abbandonare Cybertron, per raggiungere un luogo dove non avrebbero arrecato danno ai loro simili. Venuto a conoscenza della situazione, Optimus Prime promise di aiutarli, un giuramento che finì per ricadere sulle spalle di Ratchet, già gravate dall'onere di curare i feriti della guerra.
Anche in circostanze ideali, il medico temeva che guarirli andasse oltre le sue possibilità; se alla scarsità di mezzi si aggiungeva il fatto che i Dynobots non erano esattamente dei pazienti modello, è possibile comprendere perché lo sconforto si impadronisse di lui sempre più spesso. Durante l'ultima delle loro crisi – sorta in seguito a un banale diverbio – erano andati distrutti preziosi macchinari che Ratchet non aveva idea di come sostituire, la cui perdita avrebbe reso ancor più duro il suo lavoro.
Immerso in tali pensieri, quando uno degli assistenti entrò nel suo studio visibilmente allarmato, Ratchet pensò che i responsabili fossero ancora una volta i Dynobots; invece a turbare l'altro meccanoide era stato l'arrivo improvviso di un gran numero di feriti, molti dei quali in condizioni a dir poco disperate.
Ratchet abbandonò immediatamente le proprie ricerche per mettersi al lavoro e, osservando i meccanoidi danneggiati ammassati in corsia, notò che avevano le corazze sfregiate da colpi d'artiglio e arti amputati o addirittura maciullati, quasi avessero affrontato le medesime creature che anche lui aveva recentemente incontrato sotto alla raffineria di Toraxxis, sopravvivendo a stento.
Il medico era così concentrato sul da farsi che non notò l'imponente sagoma del leader dei Dynobots alle sue spalle. Grimlock osservava silenziosamente le ferite dei meccanoidi agonizzanti, giungendo rapidamente alle medesime conclusioni del medico Autobot: forse non tutte quelle mostruosità erano state spazzate via dall'esplosione della raffineria e, private della riserva di Energon dalla quale traevano abitualmente sostentamento, erano salite in superficie alla ricerca di alternative.
Grimlock cominciava a pensare che i destini di quegli esseri e della sua squadra fossero legati da un filo invisibile: stavolta però avrebbe reciso quel legame una volta per tutte.
Fuggire dall'ospedale in mezzo a una simile confusione non fu difficile, né lo fu seguire a ritroso la carovana di feriti che giungevano dal luogo dove era in corso la battaglia. Lì Grimlock trovò sei fiere meccaniche di varie fogge e colori, intente a pasteggiare letteralmente coi resti degli sfortunati rimasti a coprire la ritirata dei compagni.
Quella vista disgustò profondamente il Dynobot, che si vergognò nel pensare che comunque ciò giocava a suo favore: senza alleati di cui preoccuparsi, avrebbe potuto scatenare la sua bestia interiore e porre rapidamente fine allo scontro, incurante delle conseguenze.
Le sei creature osservavano Grimlock con scarso interesse, preferendo apparentemente concludere il loro pasto prima di occuparsi del nuovo venuto; anche il Transformer le guardava, lasciando che quel macabro spettacolo alimentasse la sua furia, inizializzando le subroutine che avrebbero scatenato la sua metamorfosi.
Pochi istanti dopo, il Dynobot emise un ruggito e assunse la forma di una creatura dalla bocca enorme munita di denti aguzzi, con potenti gambe e una lunga coda. Subito scattò in avanti con le fauci spalancate verso i nemici, che si sparpagliarono; uno di essi, un quadrupede bianco e nero dal muso appuntito, fu però troppo lento, e finì tra le zanne di Grimlock, che lo scagliò contro un vicino cumulo di macerie. Prima che l'Autobot potesse scegliere una nuova preda, una creatura alata bianca e blu gli fu addosso, graffiandogli il muso con le zampe inferiori; pur non causandogli gravi danni, ciò distrasse comunque Grimlock abbastanza perché due dei compagni del volatile, una coppia di mostri simili tra loro, entrambi bianchi ma con fregi verdi o blu, salissero in groppa al Dynobot, lacerando la spessa corazza sul suo dorso coi loro artigli.
Grimlock ruggì per il dolore ma anche per la rabbia, effettuando una rotazione di 180 gradi in modo da centrare il nemico volante con un colpo di coda che lo scagliò lontano. Poi si lanciò contro un vicino edificio in rovina, nel tentativo di schiacciare contro di esso i due che ancora indugiavano sulla sua schiena: ebbe successo solo con uno, poiché quello bianco e verde riuscì a saltare via all'ultimo istante. A dar manforte a quest'ultimo giunse un'altra creatura, stavolta un quadrupede verde e nero dotato di piccole ali, ma anche insieme i due esseri non erano apparentemente in grado di impensierire il Dynobot.
Le bestie arretrarono di qualche passo, lanciando ripetutamente acuti richiami, udendo i quali i loro compagni si radunarono tutti attorno a esse, compreso l'essere nero e dorato dalla corporatura tozza rimasto finora ai margini dello scontro.
Anche se Grimlock fosse stato in possesso di tutte le sue facoltà mentali, nulla avrebbe potuto prepararlo a quanto stava accadendo: le sei creature si stavano infatti fondendo in un unico, gigantesco robot. Il Dynobot, per nulla intimorito, emise un ruggito all'indirizzo del colossale meccanoide, ma questi, che con la sua stazza torreggiava sull'avversario, ruggì a propria volta, oscurando completamente la voce dell'Autobot. Grimlock non si fece però scoraggiare, anzi si lanciò immediatamente all'attacco, azzannando il colosso a una gamba: il mostro però rise del suo tentativo, abbattendo poi i pesanti pugni sul dorso del Dynobot e schiacciandolo a terra.
Il colpo fu così violento da far tornare in sé il Transformer, il cui corpo si sforzò di riassumere la propria configurazione umanoide. Momentaneamente incapace di muoversi, Grimlock sentiva avvicinarsi la fine, mentre il gigante sollevava il piede per dargli il colpo di grazia.
Improvvisamente un colpo di bazooka annunciò l'arrivo degli altri Dynobots che, non riuscendo a rintracciare il proprio caposquadra nell'ospedale, avevano anch'essi seguito a ritroso le tracce della battaglia, certi di trovarlo nel cuore del conflitto. Così, mentre Snarl, Swoop e Sludge tenevano a bada il gigantesco avversario con un fuoco di sbarramento, Slag si recava in soccorso di Grimlock per trascinarlo al sicuro.
Una volta che il ferito venne messo al riparo dietro ad alcune macerie, il suo salvatore disse:
“Adesso ce ne occupiamo noi.”
Grimlock osservò il compagno correre verso il nemico mentre il suo corpo si tramutava in una creatura a quattro zampe, massiccia e munita di corna. Caricando a testa bassa l'avversario distratto dal fuoco del resto dei Dynobots, lo centrò a un polpaccio, facendolo cadere in ginocchio; quello fu il segnale per gli altri di lanciarsi all'attacco, scatenando la loro bestia interiore contro il gigante.
Mentre Slag vomitava un torrente di fiamme contro il colosso impedendogli di rialzarsi, Sludge, tramutatosi in un'enorme creatura dal lungo collo, si sollevò sulle zampe posteriori, per poi calare con violenza le altre sul torace del nemico, inchiodandolo al suolo; Snarl lo colpì invece con la coda munita di spuntoni, mentre Swoop, divenuto una fiera alata, si avventava col lungo becco sui sensori ottici dell'avversario. Il Combiner se ne liberò tuttavia con un possente manrovescio, tornando in piedi in men che non si dica e affrontando i Dynobots con una ferocia non inferiore alla loro: nessuna delle parti sembrava intenzionata ad arrendersi, e la battaglia prese ben presto la forma di uno spietato gioco al massacro.
Grimlock non poteva fare a meno di osservare quanto accadeva provando una sensazione di fastidio: il comportamento dei suoi amici non era poi così diverso da quello delle creature che poco prima avevano suscitato il suo disgusto.
Era questo ciò che lui e gli altri erano diventati? Non più guerrieri, ma mostri?
Grimlock estrasse la spada, cogliendo il riflesso del proprio volto nella lama: avrebbe combattuto da Cybertroniano, fino alla fine.
Rialzatosi, si gettò nella mischia colpendo con tutta la forza rimastagli la gamba del nemico: questi si accorse a malapena dell'attacco, seguitando nel tentativo di strangolare Sludge, mentre Snarl lo colpiva sul fianco e Swoop tornava a insidiare i suoi occhi; solo Slag aveva notato l'arrivo di Grimlock e, incapace di riconoscere il compagno a causa della furia che lo pervadeva, si preparava a riversare contro di lui un torrente di fiamme.
Ma l'altro lo guardò dritto nei sensori ottici, dicendo:
“Sei un Dynobot o un mostro?”
Nell'udire quelle parole, i ricordi riemersero incontrollabili nel cervello elettronico di Slag: erano immagini di quando lui e la sua squadra erano membri della Primal Vanguard, l'orgoglio delle forze di Nominus Prime, con uno stato di servizio impeccabile. Il Cybertroniano prese così nuovamente il sopravvento sulla bestia, ritornando al proprio aspetto normale.
“Dynobot.” rispose, imbracciando a sua volta la spada e usandola contro il nemico che torreggiava sopra di loro.
Stavolta il colosso percepì l'attacco, lasciando andare il collo di Sludge per schiacciare Slag sotto il suo pugno: quest'ultimo e Grimlock sollevarono le braccia in uno sforzo disperato, riuscendo in qualche modo a contrastare la forza del Combiner, ma avrebbero ben presto ceduto.
La vista dei compagni in difficoltà risvegliò però qualcosa negli altri Dynobots, i quali ripresero uno dopo l'altro forma di robot. Benché in questo modo i loro attacchi avessero perduto gran parte della potenza, diretti dalla ragione risultarono persino più efficaci e, grazie a essi, Grimlock e Slag riuscirono a trarsi d'impiccio.
Il colosso fu costretto a indietreggiare, dando modo ai Dynobots di raggrupparsi. Mentre l'avversario si preparava a caricare, i cinque Cybertroniani attesero immobili che questi incombesse su di loro, concentrando il fuoco delle loro armi contro il torace del nemico che, colpito, precipitò loro addosso. L'impatto sollevò una nube di detriti, dalla quale riemersero i soli Dynobots, malconci ma funzionanti, circondati dai corpi inerti delle creature che formavano il gigante.
“Beh, ce la siamo vista brutta,” disse Snarl, scrollandosi la polvere di dosso “ma è finita.”
“Un momento,” intervenne Swoop, “questo è ancora vivo!”
Il Dynobot sollevò la propria arma all'indirizzo della creatura nera e dorata che poco prima costituiva il petto del nemico. L'essere non sembrava intenzionato a reagire, anzi tentava di sottrarsi alla canna del fucile strisciando via con sguardo spaventato.
“No.” disse Grimlock, afferrando il braccio del compagno, “Non siamo mostri: lo porteremo con noi, e verrà giudicato per le sue azioni.”
Mentre i Dynobots facevano ritorno a Iacon col prigioniero, dal tetto di un edificio vicino due figure li osservavano allontanarsi.
“Il processo di riproduzione a partire dal C.N.A. di Monstructor è stato un successo,” disse Shockwave, “ma i cloni sono incontrollabili quanto gli originali.”
“È un risultato accettabile per un primo test.” rispose l'altro, “So che non mi deluderai.”
“Non lo farò, Lord Megatron.”
Il leader dei Decepticons se ne andò, lasciando solo lo scienziato. Quel fallimento gli aveva consentito di guadagnare un po' di tempo, ma se voleva proseguire nel suo lavoro avrebbe avuto bisogno di altri risultati, e presto. Prese così il comunicatore, lo accese e disse:
“Ambulon? Sono Shockwave. Avrei una questione da sottoporti, vediamoci nel mio laboratorio.”