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Iscritto il: 08/07/2006
Località: Parts Unknown
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Darth Vader: Death Star
Nome: Darth Vader
Velivolo: Death Star
Darth Vader combatte la flotta dell'Alleanza Ribelle con armi, guerrieri, e il potere della Forza! Il Lord Sith colpisce con la sua spada laser e i suoi blaster, quindi usa la tecnologia di trasformazione segreta per cambiare nella stazione da battaglia Death Star e lanciare un attacco devastante agli eroici Ribelli!
Recensione di SithThundercracker
Darth Vader Death Star (Morte Nera) è la terza incarnazione del popolare Signore Oscuro dei Sith all'interno della linea Transformers, dopo lo storico Tie Advanced (da Episodio IV) e l’esclusivo Jedi Starfighter (da Episodio III).
La scatola si presenta con i colori ed il design caratteristici di questa linea, ovvero principalmente rosso con il simbolo imperiale in bella vista. Come di consueto nelle linee americane, il TF è rappresentato sotto forma di disegno; in questo caso è presente anche una fotografia della modalità alternativa, che però occupa inspiegabilmente metà dell’interno della scatola, che di conseguenza anziché essere grande come quella di un Leader, è grossa come quella di Unicron Armada (!).
La confezione contiene:
- Darth Vader, im modalità robotica (o mech, come vengono chiamati nella linea SW)
- il mantello di stoffa staccabile (sic!)
- 4 personaggi (Darth Vader e 3 Stormtroopers)
- 3 “minicon” Tie-Fighter
- la lightsaber
- un fucile col suo missile
Il robot si presenta ben proporzionato e massiccio, delle dimensioni di un Leader standard (anche se risulta più alto per via delle parti sollevate della schiena).
E’ quasi completamente nero, ad esclusione dei vetrini rossi che coprono gli alloggiamenti dei personaggi, delle porzioni grigie di Death Star che rimangono visibili (soprattutto sulla schiena del robot) e dei particolari dipinti in argento.
L’aspetto generale del TF ricorda la controparte reale in maniera decisamente più approssimativa rispetto alle versioni più piccole (soprattutto il Tie Advanced), poiché, testa a parte, gli unici riferimenti evidenti alla tuta spaziale di Darth Vader sono la fibbia della cintura, la forma delle spalline e il mantello; quest’ultimo (che va inserito in un apposito alloggiamento dietro al collo) è abbastanza carino da vedere, anche se è dubbia la sua pertinenza su un robot che dovrebbe essere grande come una luna (!).
Complessivamente il robot è comunque ben scolpito, con un buon numero di dettagli (alcuni dei quali dipinti) e l’effetto dei vetri trasparenti è comunque gradevole; viste le dimensioni del modello era auspicabile l’articolazione delle dita, quantomeno nella mano non coinvolta nella gimmick.
Come struttura ricorda molto il suo predecessore sferico più prossimo: Cybetron Primus, con due grandi quarti di sfera sulle spalle e il resto delle porzioni tonde distribuite (in questo caso ripiegate su loro stesse) tra braccia e gambe. La parte inferiore della Death Star è ruotata e appoggiata alla schiena, coperta dalle spalle e dal mantello.
L’articolazione e la posabilità sono buone ma non eccezionali, per la mancanza di dettaglio nelle mani di cui sopra e soprattutto per via della struttura posteriore del modello, molto ingombrante e pesante.
In modalità robotica il TF può impugnare la spada nella mano destra (dov’è presente una gimmick elettronica), il fucile (sparante) nella sinistra e contenere le 4 figure negli alloggiamenti presenti su braccia e gambe.
Anche nella trasformazione il modello ricorda Cyberton Primus, dal momento che le uniche differenze sostanziali sono il fatto che il bacino non ruota (quindi le gambe si ripiegano su loro stesse con un’articolazione contraria a quella anatomica) e che le forme sferiche non sono parte integrante del robot ma piuttosto un “guscio” da dispiegare al momento della trasformazione.
Per prima cosa si ripiegano leggermente le braccia e si agganciano sui fianchi, dispiegando le parti di guscio connesse alla spalle e agli avambracci.
Prima di procedere con l’unione delle gambe e il loro ripiegamento sul petto, si può decidere di inserire tra di esse il fucile, per fare in maniera che la Death Star spari il suo missile dall’avvallamento che nella stazione spaziale corrisponde al cannone.
Dopo aver sistemato le gambe facendo rientrare i “tacchi” del robot e ruotando la porzione di guscio attaccata alle cosce, si estrae la base dalla schiena e la si fa ruotare fino a posizionarla sotto le gambe.
Come ultimo passaggio si compattano le due semisfere sulle spalle e si chiude la sfera.
Unico problema sostanziale di una trasformazione per il resto semplicissima e la presenza di numerosi spicchi di guscio da far combaciare e incastrare reciprocamente, per cui dopo i 30 secondi spesi per preparare il tutto, aspettativi di passare 5 minuti buoni a incastrare pezzi.
La modalità alternativa è la leggendaria stazione spaziale da battaglia Death Star (Morte Nera) da Episodio IV di star Wars. Discretamente scolpita anche in questo caso, è colorata con 3 tonalità di grigio. In più, rispetto all’originale, sono presenti 4 zampe estraibili sul versante inferiore per fornire una base di supporto al modello e 2 scomparti “segreti” per alloggiare i minicon e il mantello.
Le gimmick sono:
- in modalità robot inserendo la lightsaber nella mano destra e premendo un pulsante sullo stesso braccio si attivano l’illuminazione della spada (dal basso, in stile LEGO Star Wars) e un suono che dovrebbe essere quello di accensione ma sembra uno sparo di TIE.
Premendo un pulsante sul petto (che si illumina di verde) si possono ascoltare 4-5 frasi ispirate al film, seguite ogni volta dal classico respiro “asmatico” del personaggio; dico ispirate perché chiaramente non è James Earl Jones a pronunciale.
- in modalità alternativa premendo un bottone ben mimetizzato si possono attivare due diverse sequenze di sparo, la prima molto suggestiva con le luci verdi che si illuminano a rotazione, seguite dallo sparo e da un’esplosione (di Alderaan ovviamente); la seconda, meno azzeccata, con lo sparo introdotto dalla frase “you can fire when ready” che però nel film era pronunciata da Moff Tarkin, e quindi con questo modello non c’entra molto. Entrambe le sequenze sono seguite dal solito respiro asmatico, questa volta completamente fuori luogo.
- il missile del fucile viene sparato in entrambe le modalità, in quella alternativa premendo la testa del robot accessibile da un’apertura sulla sommità della Death Star; quest’ultimo meccanismo richiede che la trasformazione sia ineccepibile e le varie parti siano a contatto , oppure farà invariabilmente cilecca!
Gli accessori sono il sicuramente punto debole per un vero fanboy di SW:
- la lightsaber ha un design grossomodo corretto, ma la parte finale dipinta in maniera invertita.
- il fucile è una versione tozza e goffa del blaster imperiale…forse era meglio uno ad hoc!
- i TIEs hanno le ali montate con un’angolazione sbagliata; sulla confezione vengono chiamati minicons per via del fatto che presentano una piccola trasformazione (dall’alto fuoriesce una specie di occhio rosso, mentre al posto dei due cannoni della parte bassa c’è una specie di coda semovente)…questa in effetti è una bella idea!
Edit: una cosa che non mi pare sia riportata sulle istruzioni è che i 3 minicons possono essere agganciati alla Morte Nera attraverso le code. E la stazione da battaglia con i TIEs che gli ronzano attorno acquista non poco!
- i personaggi sono discreti (in linea con il resto della serie) anche se in questo caso sono davvero troppo fuori scala!
In conclusione:
Robot: 7,5 (massiccio quanto basta, forse un po’ troppo ingombranti le appendici della sfera)
Death Star: 8 (ok è una sfera, ma con buoni dettagli e una bocca da fuoco azzeccata)
Posabilità: 6,5 (vedi recensione)
Gimmick: 7 in modalità alternativa, 6,5 in robot mode.
Fattore Fanboy: 5- (design del robot poco fedele, voci e suoni sballati)
Totale: 7+ (7- per i fan di SW)
La scatola si presenta con i colori ed il design caratteristici di questa linea, ovvero principalmente rosso con il simbolo imperiale in bella vista. Come di consueto nelle linee americane, il TF è rappresentato sotto forma di disegno; in questo caso è presente anche una fotografia della modalità alternativa, che però occupa inspiegabilmente metà dell’interno della scatola, che di conseguenza anziché essere grande come quella di un Leader, è grossa come quella di Unicron Armada (!).
La confezione contiene:
- Darth Vader, im modalità robotica (o mech, come vengono chiamati nella linea SW)
- il mantello di stoffa staccabile (sic!)
- 4 personaggi (Darth Vader e 3 Stormtroopers)
- 3 “minicon” Tie-Fighter
- la lightsaber
- un fucile col suo missile
Il robot si presenta ben proporzionato e massiccio, delle dimensioni di un Leader standard (anche se risulta più alto per via delle parti sollevate della schiena).
E’ quasi completamente nero, ad esclusione dei vetrini rossi che coprono gli alloggiamenti dei personaggi, delle porzioni grigie di Death Star che rimangono visibili (soprattutto sulla schiena del robot) e dei particolari dipinti in argento.
L’aspetto generale del TF ricorda la controparte reale in maniera decisamente più approssimativa rispetto alle versioni più piccole (soprattutto il Tie Advanced), poiché, testa a parte, gli unici riferimenti evidenti alla tuta spaziale di Darth Vader sono la fibbia della cintura, la forma delle spalline e il mantello; quest’ultimo (che va inserito in un apposito alloggiamento dietro al collo) è abbastanza carino da vedere, anche se è dubbia la sua pertinenza su un robot che dovrebbe essere grande come una luna (!).
Complessivamente il robot è comunque ben scolpito, con un buon numero di dettagli (alcuni dei quali dipinti) e l’effetto dei vetri trasparenti è comunque gradevole; viste le dimensioni del modello era auspicabile l’articolazione delle dita, quantomeno nella mano non coinvolta nella gimmick.
Come struttura ricorda molto il suo predecessore sferico più prossimo: Cybetron Primus, con due grandi quarti di sfera sulle spalle e il resto delle porzioni tonde distribuite (in questo caso ripiegate su loro stesse) tra braccia e gambe. La parte inferiore della Death Star è ruotata e appoggiata alla schiena, coperta dalle spalle e dal mantello.
L’articolazione e la posabilità sono buone ma non eccezionali, per la mancanza di dettaglio nelle mani di cui sopra e soprattutto per via della struttura posteriore del modello, molto ingombrante e pesante.
In modalità robotica il TF può impugnare la spada nella mano destra (dov’è presente una gimmick elettronica), il fucile (sparante) nella sinistra e contenere le 4 figure negli alloggiamenti presenti su braccia e gambe.
Anche nella trasformazione il modello ricorda Cyberton Primus, dal momento che le uniche differenze sostanziali sono il fatto che il bacino non ruota (quindi le gambe si ripiegano su loro stesse con un’articolazione contraria a quella anatomica) e che le forme sferiche non sono parte integrante del robot ma piuttosto un “guscio” da dispiegare al momento della trasformazione.
Per prima cosa si ripiegano leggermente le braccia e si agganciano sui fianchi, dispiegando le parti di guscio connesse alla spalle e agli avambracci.
Prima di procedere con l’unione delle gambe e il loro ripiegamento sul petto, si può decidere di inserire tra di esse il fucile, per fare in maniera che la Death Star spari il suo missile dall’avvallamento che nella stazione spaziale corrisponde al cannone.
Dopo aver sistemato le gambe facendo rientrare i “tacchi” del robot e ruotando la porzione di guscio attaccata alle cosce, si estrae la base dalla schiena e la si fa ruotare fino a posizionarla sotto le gambe.
Come ultimo passaggio si compattano le due semisfere sulle spalle e si chiude la sfera.
Unico problema sostanziale di una trasformazione per il resto semplicissima e la presenza di numerosi spicchi di guscio da far combaciare e incastrare reciprocamente, per cui dopo i 30 secondi spesi per preparare il tutto, aspettativi di passare 5 minuti buoni a incastrare pezzi.
La modalità alternativa è la leggendaria stazione spaziale da battaglia Death Star (Morte Nera) da Episodio IV di star Wars. Discretamente scolpita anche in questo caso, è colorata con 3 tonalità di grigio. In più, rispetto all’originale, sono presenti 4 zampe estraibili sul versante inferiore per fornire una base di supporto al modello e 2 scomparti “segreti” per alloggiare i minicon e il mantello.
Le gimmick sono:
- in modalità robot inserendo la lightsaber nella mano destra e premendo un pulsante sullo stesso braccio si attivano l’illuminazione della spada (dal basso, in stile LEGO Star Wars) e un suono che dovrebbe essere quello di accensione ma sembra uno sparo di TIE.
Premendo un pulsante sul petto (che si illumina di verde) si possono ascoltare 4-5 frasi ispirate al film, seguite ogni volta dal classico respiro “asmatico” del personaggio; dico ispirate perché chiaramente non è James Earl Jones a pronunciale.
- in modalità alternativa premendo un bottone ben mimetizzato si possono attivare due diverse sequenze di sparo, la prima molto suggestiva con le luci verdi che si illuminano a rotazione, seguite dallo sparo e da un’esplosione (di Alderaan ovviamente); la seconda, meno azzeccata, con lo sparo introdotto dalla frase “you can fire when ready” che però nel film era pronunciata da Moff Tarkin, e quindi con questo modello non c’entra molto. Entrambe le sequenze sono seguite dal solito respiro asmatico, questa volta completamente fuori luogo.
- il missile del fucile viene sparato in entrambe le modalità, in quella alternativa premendo la testa del robot accessibile da un’apertura sulla sommità della Death Star; quest’ultimo meccanismo richiede che la trasformazione sia ineccepibile e le varie parti siano a contatto , oppure farà invariabilmente cilecca!
Gli accessori sono il sicuramente punto debole per un vero fanboy di SW:
- la lightsaber ha un design grossomodo corretto, ma la parte finale dipinta in maniera invertita.
- il fucile è una versione tozza e goffa del blaster imperiale…forse era meglio uno ad hoc!
- i TIEs hanno le ali montate con un’angolazione sbagliata; sulla confezione vengono chiamati minicons per via del fatto che presentano una piccola trasformazione (dall’alto fuoriesce una specie di occhio rosso, mentre al posto dei due cannoni della parte bassa c’è una specie di coda semovente)…questa in effetti è una bella idea!
Edit: una cosa che non mi pare sia riportata sulle istruzioni è che i 3 minicons possono essere agganciati alla Morte Nera attraverso le code. E la stazione da battaglia con i TIEs che gli ronzano attorno acquista non poco!
- i personaggi sono discreti (in linea con il resto della serie) anche se in questo caso sono davvero troppo fuori scala!
In conclusione:
Robot: 7,5 (massiccio quanto basta, forse un po’ troppo ingombranti le appendici della sfera)
Death Star: 8 (ok è una sfera, ma con buoni dettagli e una bocca da fuoco azzeccata)
Posabilità: 6,5 (vedi recensione)
Gimmick: 7 in modalità alternativa, 6,5 in robot mode.
Fattore Fanboy: 5- (design del robot poco fedele, voci e suoni sballati)
Totale: 7+ (7- per i fan di SW)
















